Archive: June, 2009

Intanto a Jesolo qualcosa si muove

Jesolo-StemmaPrende vita il progetto politico ideato dal “Partito per il Veneto Indipendente”. Dopo l’approvazione in Consiglio Comunale, che ha dichiarato ammissibile la richiesta del comitato referendario, i cittadini jesolani si troveranno concretamente di fronte alla possibilità di diventare indipendenti. E’ stata infatti ufficialmente resa nota, alla presenza di Fabrizio Dal Col, leader del movimento, e del Sindaco Francesco Calzavara, la data delle votazioni.

Autodeterminare un popolo attraverso  strumenti legali e normativi, senza la necessità del coinvolgimento bicamerale nazionale. La massima ambizione di autodeterminare la Regione comincia a dare i primi frutti. Procedendo per gradi, il movimento indipendentista , dopo la raccolta firme, circa quattromila e cinquecento, e la regolarità di procedura stabilita dal consiglio comunale jesolano, che ha visto tutti favorevoli tranne l’astensione della Lega, passa ora in rassegna le volontà collettive di indipendenza, attraverso l’indizione di un Referendum per l’autodeterminazione comunale, ufficialmente il primo step verso la scalata “regionale”. La data del voto è stata resa nota in una conferenza stampa appositamente convocata oggi in Municipio a Jesolo : si voterà il 26 e 27 Settembre 2009, con gli stessi orari previsti per le recenti consultazioni europee e amministrative, ossia il Sabato dalle ore 15 alle 22 e Domenica dalle ore 7.00 alle ore 22.00. La cifra erogata dal Comune sarà di circa trentamila euro, sufficiente a garantire l’allestimento di tutti i seggi jesolani. “Vogliamo che il diritto internazionale – spiega Fabrizio Dal Col-  venga recepito in toto dall’attuale assetto politico, andando ad indire un Referedum consultivo che per legge è la massima espressione della democrazia. Ci appelliamo al patto internazionale dei diritti civili e politici sancito a New York nel 1966 e ratificato dall’Italia, secondo cui ogni popolo ha il diritto di scegliere come governare le proprie ricchezze. Con il Referendum che avrà luogo a Jesolo proveremo a muovere la politica dal basso, ossia dai movimenti locali per arrivare ai vertici nazionali, con la massima consapevolezza di assicurare numerosi risultati concreti, come per esempio l’autonomia finanziaria, a seguito ovviamente di benefici socio-legislativi e, appunto, economici”. Non solo Jesolo, attualmente, sta percorrendo la strada dell’indipendenza : ad oggi, infatti, sono sei i comuni che seguono lo stesso iter, tra cui San Stino di Livenza e San Michele.

Da Il Piave. Grassetti miei.

Mi sembra una notizia degna di nota. Penso anche che una maggiore collaborazione e interconnessione tra i vari indipendentisti (ho scritto indipendentisti, astenersi autonomisti/federalisti perditempo) sia necessaria e fortemente auspicabile. Attendo di conoscere maggiormente i dettagli di questa interessantissima iniziativa per scrivere qualcosa di più approfondito.

Ma tu stai in campagna

Questa canzone è dedicata a FdC e a Billigioia.

La mia città privata ideale

Sono favorevolissssssimo alla costituzione di cittadine private nelle quali la residenza e il cui ingresso sia disciplinato da precise regole. Negli Stati Uniti sono una realtà, nonostante, purtroppo, l’unico neo di non poter permettere cose che fuori sono fuori legge. La città privata ideale nella quale vorrei tanto vivere potrebbe essere per alcuni un vero inferno, ma, dato che abitarvici è una scelta consapevole, non mi interessa poi molto il giudizio altrui.

Innanzittuto, il nuovo residente dovrebbe sottostare a un periodo di prova in modo che i vicini possano verificare se si trovano di fronte a un fracassone rompicoglioni ammorbatore d’aria per mezzo di piatti etnici maleodoranti. Se il nuovo residente passasse il periodo di prova, ossia se i vicini votassero a maggioranza in modo positivo, potrebbe completare l’acquisizione della casa/appartamento. In ogni caso, potrebbe sempre essere buttato fuori dopo essere stato giudicato negativamente da un’apposita commissione. Nella mia cittadina privata ideale, non si circolerebbe in auto ma solo con quelle simpatiche macchinine da golf (opportunamente modificate), oltre che in bici, ovviamente. Le macchine dei residenti sarebbero parcheggiate in appositi garage al confine con l’esterno. Nella mia cittadina privata ideale non sarebbe permesso nessun scampanamento di chiese o muezzinamenti vari, tutti i culti religiosi sarebbero permessi a patto che non arrechino disturbo alla cittadinanza e che non ci si trovi in presenza di fanatismo manifesto; in caso contrario, fuori dalla palle. Nessun burqa, nessun velo, nessun turbante, nessuna tunica jihad style. È forse questo un comportamento islamofobo? Oh che peccato, sono veramente mortificato. Ma sapete cosa? Si tratterebbe di una cittadina privata e nessuno sarebbe obbligato a risiedervi. Nella mia meravigliosa cittadina privata ideale sarebbe consentito il libero uso di qualsiasi sostanza, che faccia male o che faccia bene; tenendo ovviamente sempre in mente che se si disturba il prossimo, quello è il cancello. Nella mia cittadina privata ideale, gli ospiti per entrare dovrebbero avere il permesso esplicito di un residente; sapete, Bob il guardiano sarebbe veramente fiscale. Ovviamente, se si continuasse a invitare gente che fa casino, quello è il cancello. Nella mia stupenda cittadina ideale, le strade sarebbero sempre ordinate, liberi dai rifiuti e ben sorvegliate (ti credo, con tutto quello che pagheremmo di sicurezza privata!). Nella mia paradisiaca cittadina privata ideale, i membri della comunità, se avessero voglia, potrebbero anche trovarsi ogni sera nei vari circoli per discutere, per coltivare i propri hobby o semplicemente par far do ciacole.

N.B. ma no! questo post non è dovuto alla reazione per la realtà che mi circonda, ma cosa andate a pensare?!


Black Moth Super Rainbow

black moth super rainbow

Deep in the woods of western Pennsylvania vocoders hum amongst the flowers and synths bubble under the leaf-strewn ground while flutes whistle in the wind and beats bounce to the soft drizzle of a warm acid rain. As the sun peeks out from between the clouds, the organic aural concoction of Black Moth Super Rainbow starts to glisten above the trees.

I Black Moth Super Rainbow sono un gruppo di Pittsburgh attivo dal 2002 e che ha creato quattro album. La caratteristica che salta subito all’orecchio è l’uso di strumenti elettronici analogici, che conferisce al loro suono un delizioso gusto retrò. Da come la vedo io, i Black Moth Super Rainbow fanno musica psichedelica elettronica con un contenuto variabile di pop; e sono il gruppo più figo della Terra.

Il primo album, Falling Trough A Field del 2003, è acerbo e grezzo come si conviene a ogni album di debutto e con quel lato sperimentale alla “se avessimo avuto voglia, avremmo fatto anche una canzone di rutti per sfizio” che mi trova sempre d’accordo; a patto che il gruppo sia bravo. Il secondo album, Start A People del 2004, affina un po’ il grezzume spontaneista del primo album e introduce una piacevole venatura pop che affiora qua e là in alcune canzoni. Il terzo album, Dandelion Gum del 2007, è il classico album della consacrazione nel quale i vari ingredienti sono calibrati con sapienza; e si sente  dato che ottengono un grande album. Il quarto album è uscito il 26 maggio. Si chiama Eating Us ed è sicuramente il più “pop” che i Black Moth Super Rainbow abbiano fatto, tanto che alcune canzoni potrebbero persino essere trasmesse alla radio; lo stile è sempre quello ma molte canzoni sono intelligentemente orecchiabili. Insomma, con quest’ultimo album abbiamo la quadratura del mellotron.

I Black Moth Super Rainbow hanno quelle sonorità e ci tengono a fartelo sapere. Ogni loro nuovo album non è un salto da qua a là ma una camminata che riprende dal punto in cui era finita l’altra volta. Ad ogni nuovo album sono più bravi tecnicamente e più raffinati. Ascoltarli è un piacere perché sanno sì di già sentito, ma era da un pezzo che non si sentiva qualcosa del genere.

Peccato che per ora ci siamo loro concerti solo negli Usa.

Ci si può difendere da questa legge?

L’intervento normativo in commento mira, nella sostanza, a rendere applicabile a qualsiasi forma di comunicazione o diffusione di informazioni online – avvenga essa in un contesto amatoriale o professionale e per scopo personale, informativo o piuttosto commerciale – la vecchia disciplina sulla stampa dettata con la Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 e, in particolare, il suo art. 8 relativo ad uno degli istituti più controversi introdotti nel nostro ordinamento con tale legge: l’obbligo di rettifica.

La legge sulla stampa, tuttavia – come probabilmente è noto ai più – costituisce una delle poche leggi vigenti scritte e discusse direttamente in seno all’assemblea costituente ormai oltre sessant’anni fa ed ha, pertanto, già mostrato in diverse occasioni un’evidente inadeguatezza a trovare applicazione nel moderno mondo dei media che poco o nulla ha a che vedere con quello avuto presente dai padri costituenti. Si tratta, per questo, di una legge che avrebbe richiesto un intervento di “aggiornamento” urgente, competente ed approfondito o, piuttosto, meritato di essere mandata in pensione dopo oltre mezzo secolo di onorato servizio. Contro ogni legittima aspettativa, invece, Governo e Parlamento hanno deciso di affidarle addirittura la disciplina della Rete ovvero della protagonista indiscussa di una delle più grandi rivoluzioni del mondo dell’informazione nella storia dell’uomo. Difficile, in tale contesto, condividere la scelta del Palazzo.

Ma c’è di più. Sono anni che si discute ad ogni livello – nelle università, nelle aule di giustizia e, persino, in Parlamento ed a Palazzo Chigi – della possibilità e opportunità di estendere in tutto o in parte la disciplina sulla stampa e, in particolare, le disposizioni dettate in materia di obbligo di registrazione delle testate, a talune forme di comunicazione e diffusione delle informazioni online senza che, sin qui, si sia arrivati ad alcuna conclusione sicura e condivisa.

Da Punto Informatico

Dato che sono molto ignorante in materia, chiedo qui se per esempio io sono in un qualche modo “al sicuro” da questa legge. Essendo il mio WHOIS anonimo ed essendo il server che ospita questo blog negli Stati Uniti, sono un po’ più al sicuro nei confronti di questa sinizzazione del regime italico?

Così, tanto per sapere.

Le poisson nage

Devo ammettere che non ho mai avuto particolare simpatia per la Francia e per i francesi. Come tutte le generalizzazioni e come tutti i pregiudizi, questa mia antipatia è sicuramente sbagliata. Ci sono alcuni atteggiamenti che però ho riscontrato molto spesso che non aiutano molto la mia disposizione d’animo per quella terra e per i suoi abitanti.

Penso che tutto parta dalla famosa cosiddetta grandeur, ossia l’illusione di contare come Stato tra gli Stati più di quello che in realtà si conta. A cascata viene il resto, come l’odiosa abitudine di tradurre tutto in francese, la spocchia diffusa, l’antiamericanismo ridicolo, ecc ecc. Inoltre la Francia è uno stato schifosamente statalista nel quale il termine liberale è un vero e proprio insulto (tutta la mia stima quindi agli eroi, già solo per il nome, di Alternative Libérale) e nel quale, per capire i livelli assurdi di imposizione statale, si arriva ad avere per le radio una percentuale minima di musica francese obbligatoria da trasmettere (magari adesso questa norma non c’è più, non lo so). Una cosa che, seppur minore rispetto ad altre questioni, io reputo aberrante e che fa capire come la scelta individuale sia tenuta veramente in poco conto. Tuttavia devo sempre ricordare a me stesso che lo stato francese non è i francesi e che questa, per esempio, è pur sempre la patria di Bastiat :)

Io per motivi di lavoro (e anche per interesse personale), ho iniziato a studiacchiare il francese ed è quindi necessario che mi faccia diventare simpatici questi inguaribili baguettari; infatti penso sia d’obbligo, per imparare una lingua, provare empatia per chi parla quella lingua.

Ce la farò?

Cultura, persone, soldi

Giovedì sera, dopo la manifestazione di Padova, siamo andati in pizzeria e abbiamo fatto un giochino: scrivere su un foglietto di carta le percentuali che avrebbe preso il PNV a Padova e a Venezia. A me, che ogni tanto piace l’azzardo, è venuta l’ispirazione di scrivere 1,5% a Padova e 1,3% a Venezia. I risultati che sono usciti oggi invece sono: Padova 0,3%, Venezia 0,2%. Sono quindi deluso. Nonostante il PNV sia un partito sconosciuto ai più, gli sforzi fatti durante la campagna elettorale avrebbero dovuto portarlo, secondo il mio punto di vista, almeno ad un 1%. Le avvisaglie del brutto risultato, d’altronde, c’erano state nella stessa serata di giovedì a Padova dato che eravamo proprio pochini: mancavano persino molti candidati consiglieri. Come ha detto in modo perfetto e deciso la candidata presidente della provincia di Venezia, Sabrina Tessari, quella sera bisognava esserci per rispondere alle intimidazioni inquisitorie accadute a Padova e per onorare la memoria di Angela Cristina De Oliveira Silva, ossia la compagna di partito, di origine brasiliana e diventata Veneta per scelta e per amore, scomparsa nel disastro aereo dell’Airbus Rio – Parigi.

Questo mi fa un po’ riflettere e penso che occorra ribadire alcuni concetti. Per andare avanti in modo proficuo sono necessarie tre cose: cultura, persone, soldi. Cultura, ossia un bagaglio di idee e di ideali chiari, profondi e sentiti; per quello ci siamo. Persone, ossia molti più soci di quelli attuali e molte più persone disposte a fare enooooormi e inimmaginabili sacrifici come quello, per esempio, di andare una sera a Padova per la chiusura della campagna elettorale…; qui non ci siamo. Soldi, ossia finanziamenti consistenti per farsi conoscere e quindi avere più soci e più voti; neanche qui ci siamo.

Mi dispiace che il PNV abbia queste difficoltà perché è un partito estremamente interessante. Prendiamo per esempio il suo statuto. Lo statuto del PNV è davvero affascinante perché in un qualche modo vuole essere una forma embrionale, un suggerimento, di quella che forse potrebbe essere la Costituzione della Venetia. Ogni Gruppo Territoriale, così come le varie comunità che formeranno la Venetia, è autonomo e i vari Gruppi Territoriali si confederano nel PNV:

Ogni Gruppo Territoriale ha piena autonomia e responsabilità per le proprie iniziative ed azioni, nel rispetto del presente Statuto e del principio di sussidiarietà.
Il PNV si realizza in forma federale attraverso la dedizione dei vari Gruppi Territoriali.
Ogni Gruppo Territoriale ha garantito il diritto di secessione dal PNV purché sia stato votato dalla maggioranza qualificata dei suoi iscritti con votazione messa a verbale e sottoscritta.

Capite quindi il mio disappunto per questa creatura che ha difficoltà nel diventare adulta. Il fatto poi è che in questi mesi ho potuto notare una frattura netta e chiarissima tra due posizioni che a un occhio poco allenato possono sembrare uguali. Da una parte il PNV e la sua ricerca moderna di libertà per tutti gli abitanti di questo territorio attraverso un percorso legale chiaro e che ha come stella polare una parola che non ammette tentennamenti: Independensa. Dall’altra parte invece vari gruppi e/o consorterie confusionarie di proposito sui termini indipendenza e autonomia che tengono veramente in poco conto la libertà e che sembrano rimpiangere unicamente i bei tempi andati del Doge. Una frattura davvero notevole che mi ha fatto capire la distanza siderale che c’è tra noi e i vari passatisti senza futuro.

Quindi, le idee, le belle idee ci sono e sono forti; mancano persone e soldi. Per i soldi è appena iniziata una bella campagna all’americana che mi piace di fund raising in vista del cruciale appuntamento delle regionali del 2010, speriamo dia risultati. Per le persone invece la vedo ancora più complicata perché purtroppo mi sono reso conto che far muovere il culo alle persone è un’impresa. Se io, nel mio individualismo, mi muovo per conquistare un futuro migliore e di libertà a me e alle persone a me care, perché tanta altra gente trova così improponibile darsi un minimo da fare? Il PNV è una cosa molto bella, sarebbe un delitto tremendo lasciarlo sfiorire.

Al voto

Ciaro patoco

Caro Padoan e caro Venesian,

Sabo e domenega che vien ndarè a votar par le provinsiali e ve vojo dar on consejo: co che sarè drento la cabina letoral ve catarè on sinbolo stranio, on sinbolo forte e gajardo; fermeve n’atimo e penseghe sora. Cuel sinbolo letoral l’è na novità storega soratuto par na raxon, defati el ga scrito suxo na parola ca la fa bagolar: Independensa.

Par la prima olta inte la nostra storia ghe xe on partito che ne dixe ciaro che el so obietivo l’è l’Independensa. No perdite de tenpo cofà “federalismo” o “autonomia“. Ani e ani persi drio on obietivo da pitochi in serca dele fregole ca el paron tajan ne vol conseder. Independensa la vol dir che nialtri se ciapemo in man el nostro futuro e deventemo done e omani grandi che i camina co le lore ganbe. L’è ciaro patoco che l’è ora, gavemo solo da intendarlo nialtri. El sinbolo ca vedì de fianco l’è on evento storego e sabo e domenega che vien vialtri podì scominsiar la strada par l’Independensa.

Drento la cabina letoral, fermeve n’atimo e penseghe sora: volì sevitar a rumegar e no verghe on futuro o volì tornar da novo a volar? Lo gavì da voler solo vialtri e gavì el poder pradego de canbiar co na croxe sora el sinbolo del PNV.

Mi go cara la me libartà, vialtri?

Coca & Troie™

Mettiamo per assurdo che in una Banana Republic, il settuagenario Pres. del Cons. vada avanti a festini a basa di Coca & Troie™, mettiamo che l’opposizione bananosa vada avanti per settimane e settimane ad attaccarlo per questa sua poca moralità e mettiamo che io sia cittadino di questa Banana Republic. Non essendo io un moralista ed essendo io uno convinto che a casa sua una persona può fare quello che vuole con altre persone consenzienti, continuerei a domandarmi: “Ma cosa me ne frega a me se Pres. del Cons. va avanti a Coca & Troie™?“. Al limite, biasimerei Pres. del Cons. per la sua ipocrisia nei confronti del proibizionismo sulla droga e sulla prostituzione, ma quello che l’intera faccenda mi farebbe apparire ancora più chiaro è lo stato bananoso dell’opposizione in questa Banana Republic. Prenderei da parte un esponente bananoso dell’opposizione e gli dire: “Ma come? Vi reputate così progressisti e vi scandalizzate se un settuagenario se la spassa con una diciassettenne?“. In fondo Pres. del Cons. rappresenta perfettamente lo stato dell’ipotetica Banana Republic della quale io sarei cittadino: facciata ottimistica, pompato per stare in piedi, senza futuro. Pres. del Cons. e opposizione bananosa sono Gianni & Pinotto, si reggono a vicenda e sono entrambi marci. Coca & Troie™ è una scelta di vita discutibile e che personalmente dopo un po’ (non so quanto, forse un giorno, forse venti anni) mi stancherebbe per il suo vuoto e il suo nulla ma non per questo andrei avanti a frantumare la minchia ai cittadini di Banana Republic sperando in una impossibile risalita elettorale moralistica.

Quello che invece mi farebbe gridare veramente allo scandalo e quello per il quale sarei ben disposto a chiedere le immediate dimissioni di Pres. del Cons., altro che Coca & Troie™, potrebbe essere l’uso parassitistico a fini privati che viene fatto dei soldi pubblici (ossia termine blando per definire i miei schei che lo Stato mi ruba). Quello che mi fa andare il sangue alla testa non è Coca & Troie™ ma il continuo furto del frutto del mio lavoro che serve, per esempio, anche a trasportare un orrendo cantante napoletano da e per la villa al mare di Pres. del Cons.

Questo mi fa incazzare. Questo mi fa provare schifo per questa Banana Republic marcia. Tuttavia non cadrei nell’errore grossolano di affidarmi all’opposizione bananosa dato che, quando si parla di parassitismo, loro non hanno eguali. Potrei avere ancora nelle orecchie l’orrenda voce petulante del segretario dell’opposizione bananosa che spiega come la ricetta giusta in questo periodo sia tassassinare ancora di più. Potrei ricordare ancora, per esempio, un viceministro dello scorso governo il cui scopo dichiarato era quello di rendere tutti dipendenti (magari di aziende di Stato).

No grazie, l’ho capito da un po’ che Pres. del Cons. e opposizione bananosa sono le due facce/feccia della Banana Republic. Di Coca & Troie™ non mi interessa nulla, voglio solo che la smettano di fare gli splendidi con soldi che non sono loro.