La cosa che mi è piaciuta di meno di Ginevra è l’eccessiva quantità (per la mia islamofobia) di veli e, addirittura, burqa per strada. Era divertente vedere queste ricche (ricchissime) donne e ragazze mussulmane con i loro veli di Chanel o di qualche altra marca lussuosa, con i loro occhiali da sole costosissimi e, per le ragazze che facevano uscire qualche ciuffo di capelli, le loro tinte bionde. Purtroppo la loro religione prova piacere nel reprimere la donna e quindi, anche se sono ricche sfondate e belle, devono essere ingabbiate dentro i lori veli, per la gioia dei loro ricchissimi padri e mariti e per la gloria di Allah; contenti loro.
Per il resto, Ginevra è una città deliziosa che somma il buon gusto francese, l’aria elvetica e un bel cosmopolitismo aiutato dalle centinaia di organizzazioni internazionali che risiedono in città. Ero stato altre volte a Ginevra, ma solo in modalità mordi e fuggi. Venerdì, sabato e domenica scorsi invece abbiamo potuto apprezzare con calma questa città. Ammetto che non mi spiacerebbe vivere in questa città-cantone, che è un’enclave svizzera in Francia, che è la citta del Calvinismo, che è una piazza finanziaria rinomata, che è una capitale mondiale dell’orologeria, che è una capitale mondiale dei cioccolatini. Forse non nel centro (certo, tralasciando il fatto irrilevante che gli immobili costeranno venti vite), un po’ troppo up; ma nelle zone più periferiche, tipo nella fighètta Carouge. Inoltre, come si fa a non amare Ginevra e i ginevrini dato che l’11 dicembre, con la Fête de l’Escalade, ricordano l’11 dicembre del 1602 quando respinsero Carlo Emanuele I di Savoia che, da buon savoiardo infame e conquistatore, aveva tentato di conquistare la città. Evviva Ginevra!
Qui tutte le foto della gita.

