La caserma

brisceseIo sono cresciuto attaccato alla caserma, proprio al di là del Bussè. La presenza di questa distesa di edifici giallini racchiusi da un muro con sopra il filo spinato e agli angoli quattro torrette di guardia è sempre stata un punto fisso. Per me la caserma rimane legata soprattutto al ricordo dei pontieri che periodicamente costruivano ponti di legno temporanei sull’Adige. Io e i miei amici nei nostri vagabondaggi estivi lungo l’argine dell’Adige ci fermavamo a guardare questi ragazzi sudatissimi e desfà che bestemmiavano con accenti esotici mentre faticavano nelle loro esercitazioni di costruzione. Devo dire che quando, dopo un po’ di tempo che il ponte era terminato, iniziavano a smontarlo, restavo male per loro per tutto il lavoro sprecato. Poi sono arrivati i guastatori e la Folgore. Capitava anche di parlarci con questi ragazzi e di offrire loro qualche sigaretta ma, in generale, gli abitanti della caserma sono sempre stati un corpo separato dal resto della cittadina. Una reciproca diffidenza alimentata dalle solite dicerie (tipo che i militari rubano le biciclette) che si propagano in simili situazioni. Insomma, la caserma è una caratteristica della mia cittadina, nel bene e nel male.

Il fatto che un ragazzo molisano che veniva proprio da lì sia morto in un attentato in Afghanistan, mi spiace molto e mi fa pensare a questa presenza italiana in Afghanistan che a me sembra un po’ di rappresentanza, ossia non necessaria dal punto di vista strategico ma necessaria dal punto di vista politico. Io continuo a pensare che la missione  internazionale in Afghanistan sarebbe potuta essere una cosa buona per eliminare in modo decisivo il pericolo internazionale (cioè non solo legato alle questioni interne afghane) rappresentato dai talebani.