Facco mi ha risparmiato un post che volevo scrivere.
boku wa
compiled just for you
italy is not my cup of tea
la mojere
likely lads
lexì valà
sto blog mi a lo podarìa anca considerar on prodoto editorial. l'è axornà (deboto senpre) na olta par dì e par mi el xe anca piasè belo de on quotidian. prima de sbanpolar però gavì da capir ca mi no so mia talian e no scrivo mia da l'italia; infra on pochi de ani anca a livel formal, staxìne serti. xontèghe che el server ndo che xe ospità sto blog el xe inte i stati unii. par strenxar, el mesajo final el vol esar: caranba e polisioti postali taliani no staxì a ronpar i cojoni co putanade cofà "la legge n. 62 del 07.03.2001"




10 Responses to “Sussidi allo spettacolo olè”
Non si fa gli “artisti” con i soldi dello spettacolo.
Si producono spettacoli con i soldi dello stato. Non si tratta di pagare gli artisti, ma tutto quello che ci lavora -lavora- intorno. Muratori, carpentieri, sarti, commessi, elettricisti.
Ci sono moltissimi “artisti” che fanno gli “artisti” part time, che lavorano di giorno o di notte e recitano, scrivono, dipingono, dirigono nel tempo libero. il FUS non c’entra nulla con quello che ti fa il ritratto in piazza Brà.
Coi soldi al FUS si sostengono teatri, musei, si organizzano mostre, festival. Che portano turismo, sghei.
O pensi che un turista andrebbe a Verona se per entrare all’Arena si dovessero pagare duemila euro? E non si tratta di dar soldi a Bocelli. Ma a chi lavora, lavora sul serio.O Facco pensa che un violinista della scala si gratti il sedere tutto il giorno fino a dieci minuti prima dell’opera? O che chi organizza serate mandi un paio di mail e vada in spiagga a prendere il sole tutto il giorno?
Togliamo il FUS, però ogni ristorante, ogni albergo, ogni bagnino, paghi una parte di quello che guadagna a chi porta turisti.
Sinceramente Facco mi ha deluso. Mi aspettavo un discorso veramente liberista, invece è il solito frignone che non vuol tirar fuori una sola lira rispetto a quello che vede subito e in tasca sua. Non ha la benché minima prospettiva. Per lui piantare alberi non ha senso perché non ne godrà l’ombra.
Io penso invece che la prospettiva non ce l’abbia tu.
Bastiat diceva che c’è quello che si vede e quello che non si vede. Secondo il tuo ragionamento quindi un ragazzino fa bene a rompere con la palla da baseball la vetrina del panettiere perché in questo modo “mette in moto l’economia” con il vetraio che ripara il vetro il quale poi con i soldi che guadagna si riparerà la moto, il meccanico quindi con i soldi guadagnati si comprerà il pane del panettiere ecc ecc.
solo che all’inizio, il panettiere ha dovuto sborsare soldi per ripare la vetrina, soldi che avrebbe potuto spendere in altro modo più fruttuoso.
inoltre, se non bastasse il discorso di prima, non vedo proprio perché con i miei soldi io debba aiutare anche indirettamente l’albergatore di verona. per me potrebbe implicare più traffico e inquinamento nella mia città e per la mia attività è ininfluente che ci siano turisti. perché si deve avvantaggiare il ristoratore e non me, scusa?
quindi, lasciamo che ognuno si arrangi e non viva sulle spalle del prossimo (certo, la beneficenza volontaria è una cosa bellissima, quando è volontaria però), che è il metodo migliore per non creare disparità
No, caro Yoshi, non fregarmi con il paradosso del vetraio, il discorso è totalmente diverso.Qui si tratta proprio del panettiere che può andare alla sera a teatro a spendere, perché la comunità sostiene non tanto lo spettacolo che piace a lui, ma la cultura e la produzione artistica. Ha permesso alla persona che ha scritto lo spettacolo di poter iniziare, di avere uno spazio dove provare.
Se poi tu pensi che si debba tornare al rinascimento, con il signorotto mecenate… Hai sbagliato i conti, perché il signorotto si poteva permettere di fare il mecenate perché aveva migliaia di quasi servi che non beccavano una lira.
Qui non si tratta di beneficienza volontaria, ma di considerare un bene comune (se non ti piace lo stato, pensa al comune, alla via, al condominio, a chi usa la tua vasca da bagno) la produzione artistica e culturale d’una nazione, d’un paese, d’un quartiere o d’un pianerottolo).
. Ma tu pensi davvero che la musica che ascolti sia tutta liberista libertaria senza un soldo da nessuno? Che questi non abbiano provato in sale di registrazione sovvenzionate? Che nessuno di loro abbia studiato in una scuola civica?
Non si tratta di beneficienza. Si tratta di investimenti in cultura. È una cosa diversa. Poi se vuoi si può discutere se sia giusto o sbagliato sovvezionare questo o quell’altro tipo di evento. Ma la cultura dà molto di più ad un paese (città, vicolo) del mero ritorno economico.
vabbeh leppie, fai orecchie da mercante (ah ah) e non vuoi capire il punto, va bene.
non ho voglia di iniziare un botta e risposta. tu pensi che la cultura vada sovvenzionata con i miei soldi perché “è meglio per tutti”, io penso di no perché se voglio usufruire di un prodotto artistico ci penso da me a sovvenzionarlo (chi l’ha detto che le opere liriche debbano essere viste solo in arena poi…) e non ho molta voglia di vedermi rubati i soldi per un’installazione di un cesso sopra una mela dorata attorniata da cartapesta fuxia.
that’s it
Certo, i fondi allo spettacolo portano turismo, sghei. Così come i fondi alle comunità montane, così come i fondi alle comunità boschive. E quelli all’artigianato locale? E alla conservazione del Camoscio? E che dire dei fondi per i pannelli solari? E quelli per il riciclo della merda di vacca? E l’editoria? Micavorrete licenziare tutti quei giornalisti!? E i fondi per la pornografia e le pippe?
Sono sghei ragazzi, posti di lavoro!
Insomma, non c’è un cacchio da fare: se togli i fondi pubblici (cioè i soldi del lavoro dei contribuenti/schiavi) il saldo per tutte queste attività spesso inutili diventa inevitabilmente negativo e i parassiti chiudono bottega tra gli applausi dei contribuenti.
Purtroppo nella Repubblica socialista italiana va ancora di moda la classica buca da riempire e non ci possiamo fare nulla.
L’unica cosa da fare è attendere il giorno in cui a decidere che cosa porti turismo e che cosa sghei sarà il mercato e non la casta politica e i suoi servi. Nell’attesa speriamo che i comunisti si siano finalmente estinti (Santo Darwin pensaci tu!).
P.S.: dove vai in vacanza quest’anno Yo’?
a paris
Yoshi, buone ferie.
Ma mi raccomando, prima di visitare qualunque cosa, chiedi se si sovvenziona da sola o se riceve contributi statali. Mi sa che non atterri nemmeno.
“Non si tratta di beneficienza. Si tratta di investimenti in cultura.”
qual è il ROI?
Si, anch’io forse non trovo dei più azzeccati citare il paradosso del vetraio in questo caso; però per il resto son con Yoshi e J1nz0… e Facco.
Peraltro: pieno di panettieri a tali spettacoli…
Piccolo aneddoto: anche Natale al Nilo ha ricevuto degli incentivi…
Ok, qui entro io con la precisazione tecnica.
In Italia ci sono due tipi di contributi al cinema: quelli per il cinema commerciale e quelli per il cinema d’arte.
I primi (es. Natale sul Nilo, Vanzinate, cinepanettoni) devono essere restituiti: l’idea è che lo Stato fa un po’ di soldi investendo in cinema di largo consumo. Il che mi va anche bene: più soldi nelle casse comuni. Che poi magari usiamo per Strindberg. Diamine, la BBC fa vaccatone epiche per poi produrre (per dirne uno) quel capolavoro di Wallace & Gromit (che ORA guadagna, ma agli inizi era un esperimento): non mi lamento.
I contributi del secondo tipo, invece, sono a fondo perduto. E qui iniziano i guai.
Intanto: se il film finisce in attivo il produttore deve restituire allo Stato con interessi e spesso *ci rimette* – c’è la scappatoia di reinvestire i soldi guadagnati in un altro film, e così via finché non fai un flop.
Poi: questi finanziamenti “artistici” vengono dati secondo criteri spesso discutibili. C’è una commissione, mi pare: ma per accedere ai verbali l’inviata della rivista per cui lavoravo e che ci fece un articolo (era un po’ più di cinque anni fa) praticamente promise all’impiegato del ministero – beh, lo sapete già voi che gli fece intendere (non mantenne, mi pare che scappò in taxi dal bar). Quel che emergeva è che (in generale) nessun finanziamento viene dato a progetti che “fanno casino” davvero (molte “provocazioni” che poi finiscono a tarallucci e vino, insomma), a meno che non abbiano forti agganci. E moltissimi finanziamenti, invece, vengono dati a film che nessuno vedrà. Già: perché i soldi possono coprire solo i costi di produzione, ma non di pubblicità o distribuzione – non vorremo sporcarci le mani con il pubblico, vero?
Un ulteriore discorso è: molti (non tutti! e questo non ha correlazione con la distribuzione!) di questi film sono fatti male – ma malemalemale, studente del DAMS (ce ne sono di seri, lo so) che pensa che il suo genio possa prescindere da una tecnica di montaggio o di fotografia minima – tanto che il bollino dei contributi di solito provoca la reazione pavloviana “occazzo prepariamoci a soffrire” nel critico cinematografico medio.
Ma qui andiamo sull’annosa questione “il buon cinema medio in Italia”, molto à là page un lustro fa e ora non so ché son fuori dai giochi, e qui finisce la lezioncina.
PS: Sui contributi del FUS ha imho scritto un’ottima cosa Bordone,
http://www.freddynietzsche.com/2009/07/17/ci-sono-piu-cose-di-destra-nella-tua-arte-orazio-che-in-tutta-la-finanziaria/
soprattutto su come la necessità di avere contributi vada di pari passo con la necessità di darli *bene*.