Archive: July, 2009

Il solito teatrino dei parassiti

Approvata la mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell’aborto obbligatorio. Con la mozione la Camera impegna il governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite «che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire». (da qui)

E chi sarebbe contrario a impedire che le donne siano costrette con la forza ad abortire? Un mostro! Infatti non è questo il punto. Il punto è che da una parte i politici cattolicanti esultano per la mozione contro l’aborto tout court, dall’altra i politici depositari (a sentir loro) del volere delle donne sbraitano contro la mozione contraria al diritto ad abortire. Tutto già visto, il solito teatrino.

Aggiungiamoci poi che il dispositivo recita testualmente:

La Camera impegna il governo a promuovere – ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione – una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto.

ed ecco il solito assistenzialismo su scala globale, grazie a quella roba che è l’Onu. Quindi, da una parte ci sono i cattolicanti che non possono fare una legge che vieta l’aborto e quindi si danno aria alla bocca con questi dispositivi, dall’altra i c.d. progressisti che hanno già iniziato a stracciarsi le vesti. Io, sarò ripetitivo e noioso, la vedo un po’ diversamente. La questione alla base è il diritto di proprietà di una persona del suo stesso corpo, che a molti pare una ridondanza (sono io, ovvio che “mi possiedo”) e invece non lo è per niente. Non esiste nessun diritto di abortire (con soldi pubblici, inoltre) e non vedo perché si dovrebbero usare soldi anche miei per “politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto” (cioè, soldi in cambio di non-aborti?). Le persone sono proprietarie del loro corpo e unicamente loro possono decidere sul loro corpo e su quello che c’è dentro. Vietare l’aborto equivale a rubare la proprietà del corpo di una persona. Se una persona vuole abortire, a mio modo di vedere, dovrebbe recarsi in una struttura e pagarsi l’intervento (o farselo pagare da istituzioni caritatevoli); senza che buttiglioni vari provino a fermarla o sinistrati vari le paghino vitto e alloggio.

Quello al quale sto assistendo io è il solito teatrino al quale non voglio più concedere spazio. Di solito, una persona può diventare insofferente verso il resto del mondo quando raggiunge un’età considerevole (on vecio ruspego), io invece ho trenta anni e non ne posso più di tutta questa gentaglia di destra e sinistra che si sente in diritto di parlare sopra i nostri corpi. Provo uno schifo sincero e genuino verso la classe politica italiana e la classe antipolitica italiana e li voglio tutti lontano almeno cinquantamila miglia da me. Sono insofferente e non me ne frega niente del destino di questo Stato di merda  che mi ruba i soldi, il futuro e la dignità.

La caserma

brisceseIo sono cresciuto attaccato alla caserma, proprio al di là del Bussè. La presenza di questa distesa di edifici giallini racchiusi da un muro con sopra il filo spinato e agli angoli quattro torrette di guardia è sempre stata un punto fisso. Per me la caserma rimane legata soprattutto al ricordo dei pontieri che periodicamente costruivano ponti di legno temporanei sull’Adige. Io e i miei amici nei nostri vagabondaggi estivi lungo l’argine dell’Adige ci fermavamo a guardare questi ragazzi sudatissimi e desfà che bestemmiavano con accenti esotici mentre faticavano nelle loro esercitazioni di costruzione. Devo dire che quando, dopo un po’ di tempo che il ponte era terminato, iniziavano a smontarlo, restavo male per loro per tutto il lavoro sprecato. Poi sono arrivati i guastatori e la Folgore. Capitava anche di parlarci con questi ragazzi e di offrire loro qualche sigaretta ma, in generale, gli abitanti della caserma sono sempre stati un corpo separato dal resto della cittadina. Una reciproca diffidenza alimentata dalle solite dicerie (tipo che i militari rubano le biciclette) che si propagano in simili situazioni. Insomma, la caserma è una caratteristica della mia cittadina, nel bene e nel male.

Il fatto che un ragazzo molisano che veniva proprio da lì sia morto in un attentato in Afghanistan, mi spiace molto e mi fa pensare a questa presenza italiana in Afghanistan che a me sembra un po’ di rappresentanza, ossia non necessaria dal punto di vista strategico ma necessaria dal punto di vista politico. Io continuo a pensare che la missione  internazionale in Afghanistan sarebbe potuta essere una cosa buona per eliminare in modo decisivo il pericolo internazionale (cioè non solo legato alle questioni interne afghane) rappresentato dai talebani.

Jack White non riesce più a uscire dal personaggio

the dead weather - horehoundStamattina ho ascoltato per la prima volta Horehound, ossia l’album di debutto della nuova band (progetto parallelo effimero o qualcosa di più stabile?) di Jack White, cioè quello dei White Stripes e dei Raconteurs. Il gruppo si chiama The Dead Weather e ne fanno parte Alison Mosshart (la cantante dei Kills), Dean Fertita (tastierista dei Queens Of The Stone Age che qui suona la chitarra), Jack Lawrence (bassista dei Raconterurs) e, appunto, Jack White che qui suona principalmente la batteria.

Leggendo la sua intervista su Rumore di luglio/agosto e ascoltando l’album in questione, ho avuto la netta sensazione che Jack White sia entrato così tanto nel suo personaggio di nashvilliano che ormai l’abbiamo perso. Io parlo da ascoltatore non assiduo di questo tipo di sonorità ma che non le disprezza affatto. Per dire, mi  piacciono moltissimo i Black Keys e i Radio Moscow. Quello che a me sembra è che con i White Stripes c’era un gruppo contemporaneo che faceva musica contemporanea e che strizzava l’occhiolino al passato. Con i Raconteurs (soprattutto con il loro secondo album) avevamo un gruppo retrò e con questi nuovi Dead Weather si raggiunge il manierismo. Si salvano a malapena i due singoli usciti qualche mese fa, Hang You From The Heavens e Treat Me Like Your Mother. Niente di brutto eh, per carità. L’album si fa ascoltare ed è indubbiamente bello. Anzi, è proprio un bel disco potente e super-grezzo.

Però sarò io, che mi piacciono le musichine che escono dal computer, ma preferivo i White Stripes.

Elogio dell’evasore fiscale

leonardo facco - elogio dell'evasore fiscaleBisogna ringraziare Leonardo Facco perché con Elogio dell’evasore fiscale è riuscito a fare una summa del perché, checché ne dica Tommaso Padoa Schioppa, le tasse siano bruttissime e, come ogni cosa imposta, siano un’aggressione.

È un libro che consiglio in primis a quelli che pensano che gli evasori siano dei mostri, che le tasse siano necessarie, che “pagare tutti per pagare meno“. In realtà le tasse sono necessarie soprattutto per mantenere in piedi la statocrazia e il sistema di potere dei politici e se tutti pagasssero, lo Stato avrebbe solo più soldi da sprecare e basta; e di sicuro non si metterebbe a dieta volontariamente. Io non penso che allo stato attuale delle cose, si possa fare a meno dello Stato (gioco di parole, ah ah), c’è una stratificazione secolare che secondo me non si può eliminare in quattro e quattr’otto; ma questi sono pensieri che meriterebbero molti post a parte. Il fatto che io sia minarchico, non implica l’accettazione che uno Stato cadaverico mi rubi, tra le varie tasse, molto più della metà del frutto del mio lavoro. Semplicemente, è una rapina alla quale ogni persona con un minimo di giudizio e di buon senso dovrebbe ribellarsi. Non c’è niente di democratico o di giusto o di necessario in un sistema che ti toglie, oltre ai soldi, anche la voglia di creare qualcosa.

Quello di Facco è un bel libro anche perché, con tutti i suoi rimandi, può essere un punto di partenza per iniziare ad approfondire il pensiero libertario. Insomma, un bel libro che non è né pesante né noioso. Qualcosa di diverso da leggere sotto l’ombrellone!

Dalla seconda di copertina:

“Le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa”. Non si tratta di uno slogan da qualunquisti o dell’affermazione di qualche evasore. Le imposte, come spiega l’etimologia stessa della parola, sono un atto di coercizione bella e buona, un esproprio ai danni di chi onestamente lavora e produce, una rapina legalizzata. Lo Stato adopera come scusa i beni e i servizi che fornisce, anche se nella realtà essi sono pessimi e costosissimi. Servendosi delle parole dei grandi pensatori e di fatti concreti, Leonardo Pacco confuta le tesi dei gabellatori, cominciando la sua opera di smascheramento proprio dal re dei tassatori, quel Tommaso Padoa Schioppa che, nel 2007, durante un programma televisivo ebbe l’ardire di sostenere che “le tasse sono bellissime”. “Elogio dell’evasore fiscale” non è una mera provocazione culturale né un’operazione populistica, bensì l’espressione di una coscienza di classe che va maturando in Italia. Che non si limita alla semplice reazione “antipolitica” alla corruzione e alle inefficienze della classe governante, ma va in profondità, arrivando a interrogarsi sull’intera organizzazione dello Stato e degli enti pubblici con dati, numeri, rapporti istituzionali, dalle clamorose truffe nascoste nelle accise al prelievo occulto da parte dello Stato nelle nostre tasche, passando per tutta una serie di trucchi, tra i quali la clamorosa “tassa sulla tassa”.

Update: martedì 14 luglio Leonardo Facco parteciperà a Nove in punto, la versione di Oscar, ossia il programma radiofonico in onda dalle 9.00 alle 10.00 su Radio 24 condotto da Oscar Giannino, per parlare di tasse.

Stile padanista

Per quelli che, purtroppo ancora, tendono a percepire il PNV come una sorta di wannabe Lega (cosa assurda perché non vuole né il c.d. federalismo né la c.d. Padania né è razzista, statalista e clientelarista), faccio sommessamente notare che se in una riunione del PNV uno prova solo a dire “teroni“, viene guardato come si guarda uno che mangia una merda fumante. La mia indipendenza non implica l’insultare altre persone dato che, semplicemente, anche gli abitanti della gloriosa Magna Grecia sono sotto il tacco di questo stato cadaverico.

Non c’è odio nel PNV per le popolazioni meridionali della penisola italica dato che, semplicemente, non c’è nessun motivo per odiarli; così come non c’è nessun motivo per odiare gli sloveni, gli austriaci o i croati. Scrivo questo perché voglio sia chiaro ancora una volta che le finalità della Lega e quelle del PNV non combaciano in nessun punto; anche perché, se così fosse, non vedo cosa avrei io da spartire con una Lega 2.

The Fresh Prince of Golos Angeles

the fresh prince of golos angeles

Dopo essermi reso conto che i giovini d’oggi non conoscono la golden era dell’Hip Hop degli anni ’90, mi sono sentito in dovere morale di fare una compilation del suddetto genere nella suddetta era. Terminato di scegliere i brani, ho pensato che potrei sfornarne molte altre di simili compile. La scelta dei brani infatti è stata durissima e mi sono reso conto di aver tralasciato quintali di pezzi di storia. Specialmente per quanto riguarda le canzoni in italiano, sentitevi onorati e ascoltate con il dovuto rispetto perché vi trovate davanti ad alcune vere e proprie perle rare; oltre che a dei veri e propri piez’e core. Ho scelto canzoni che strizzano l’occhio al grande pubblico, canzoni che strizzano l’occhio ai b-boy fieri, canzoni che strizzano l’occhio forse solo a me.

Le canzoni ci portano indietro in un decennio nel quale tutto era più genuino, tutto era più spontaneo, tutto era, in definitiva, più bello. Come? sto parlando come un vecchio? Ma come vi permettete! Non perdete altro tempo e scaricatevi The Fresh Prince of Golos Angeles (20 canzoni per un’ora, ventisette minuti e trentanove secondi e 139,7 MB).

  1. Ammazzo Il Tempo - Alien Army
  2. Who Am I (What’s My Name)? - Snoop Dogg
  3. Potere Alla Parola - Frankie Hi – NRG MC
  4. So What’cha WantBeastie Boys
  5. Notte Tempo - La Comitiva
  6. BlindCompany Flow
  7. You Got MeThe Roots feat. Erykah Badu
  8. Protect Ya Neck - Wu Tang Clan
  9. Clima Di TensioneSangue Misto
  10. Rosa ParksOutkast
  11. Meglio Che Scendi - Kaos
  12. Insane In The Brain - Cypress Hill
  13. Woo Hah!! (Got You All In Check)Busta Rhymes feat. Rampage
  14. Il Tipo Di Persona - Bassi Maestro
  15. Scenario - A Tribe Called Quest
  16. Il Cielo Su Roma - Colle Der Fomento
  17. Can’t Truss It - Public Enemy
  18. Jump Around - House Of Pain
  19. Quando Meno Te L’aspetti - Otierre
  20. Trilogia Del Tatami - Melma & Merda

Buona sicurezza a tutti

Prendiamo per esempio questa nuova religione pagana, la religione della sicurezza totale. Ora vi dico una cosa: la sicurezza totale non esiste. Ossia, i politici possono fare tutte le leggi per la sicurezza che vogliono, ma la sicurezza totale che vogliono darvi a bere è un mito; non esiste e mai esisterà.

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Meglio la Nonciclopedia?

Questi veneti, che da poco più di un anno regalano il loro tempo libero a questa idea, non hanno mai inneggiato ad alcun concetto di supremazia, superiorità, razzismo o qualsivoglia spirito di esclusione verso altri abitanti dello Stato che attualmente li controlla o verso abitanti di qualsiasi altra entità. Anzi, hanno ricordato spesso che la tolleranza, l’apertura repubblicana e anche democratica è in totale e forte sintonia con la tradizione di questa terra.

Non a caso il presidente di questo gruppo, che si chiama Partito Nazionale Veneto, poiché di Partito politico organizzato e di movimento per la ricomposizione dello Stato Nazionale Veneto si tratta, non è nemmeno nato e cresciuto in Veneto: è genovese. Quale migliore conferma, qualora ve ne fosse stata necessità, della totale apertura di un partito simile. Inoltre tra i suoi militanti figurava anche una persona di origini brasiliane, morta in un incidente aereo, ma candidata con passione alle ultime elezioni proprio nelle liste di questo partito.

Un partito che ha subito una curiosa e accanita campagna di controlli, ispezioni e perquisizioni da parte delle Forze Armate dello Stato Italiano con il pretesto di una presunta firma non confermata per le sue liste elettorali.

Questa storia sussurrata è quindi piena di sorprese: un partito che chiede l’Indipendenza presieduto da un cittadino cresciuto in un’altra regione, con militanti di ogni estrazione, anche extra-europea, uniti da un preciso impegno pacifista, determinati a seguire un cammino legale…ebbene questo partito viene indagato, perquisito, intimidito nella sua legale, pacifica e soprattutto legittima attività politica fatta senza gridare, senza insultare, senza offendere nessuno, ma anzi inneggiando con toni positivi alle qualità e ai vantaggi per tutti di una Repubblica Indipendente della Venetia. Il discorso politico di questo gruppo di persone si è sempre concentrato, dopo una professionale analisi dei pericoli economici attuali, nell’offrire una alternativa di sviluppo economico, politico e sociale per una Nazione veneta che ha al suo interno una forte carica propulsiva cui attinge proprio nella sua cultura.

A fronte di questo impegno, rinfrancata da primi risultati elettorali ovviamente modesti visto il pochissimo tempo e limitate risorse oltre alla censura mediatica di fronte anche a notizie di cronaca di ovvio interesse pubblico (perquisizioni, morte di una candidata in un incidente aereo di rilevanza internazionale, una campagna elettorale non priva di una certa originalità comunicativa), e oltre all’accanimento delle Forze Armate, si presenta anche un tentativo di censura da parte di un sito enciclopedico su Internet che – ovviamente motivato da diverse e più intolleranti posizione politiche – chiede di oscurare il semplice riferimento al Partito Nazionale Veneto poiché ha preso pochi voti (!).

Gustavo Dal Lago

Io non so come funzionino le cose all’interno della Wikipedia in lingua italiana, ma sinceramente non riesco a capire il perché si voglia cancellare un partito che esiste. Mi sembra che vada decisamente contro lo spirito enciclopedico. Non so, magari non ho capito niente io, può essere.

independensa: che maraveja!

Libri liberi: viva Liberilibri!

liberilibriSe in una intervista (a proposito: che scandalo che nessuno, tranne Wired, mi abbia mai intervistato!) mi dovessero chiedere quale casa editrice è la mia preferita, io non avrei dubbi nel rispondere Liberilibri.

Liberilibri è una piccola casa editrice di Macerata, è nata nel 1986 per iniziativa di Aldo Canovari e Carlo Cingolani ed è, semplicemente, un patrimonio inestimabile per gli amanti della Libertà. Questa casa editrice è una fonte unica per chi vuole conoscere o approfondire la sua conoscenza sul pensiero liberale e libertario. Grandi classici o frizzanti novità altrimenti ignorati dal mercato in lingua italiana, qui trovano posto. Volete Per una nuova libertà? C’è. Volete Difendere l’indifendibile? C’è. Volete La libertà e la legge? C’è. Volete Le serate di rue Saint-Lazare? C’è. Volete L’ingranaggio della libertà? C’è. Volete La terza America? C’è. E via discorrendo, da Liberilibri c’è una biblioteca libertaria di grandissimo spessore che aspetta solo di essere letta. Libri, inoltre, con una bella veste grafica minimalista e carta di buona qualità.

L’unica nota negativa riguardo Liberilibri è che sul suo sito si possono comprare libri solo in contrassegno. Fossi in loro, darei anche la possibilità di pagare con carta di credito e, meglio ancora, Paypal. In questo modo eviterei di rompere le palle a FdC ché gli arrivano i miei pacchetti in ufficio :)

No Guns for Negroes

Laws that forbid the carrying of arms disarm only those who are neither inclined nor determined to commit crimes
Thomas Jefferson

Di solito, chi è per una decisa restrizione al possesso delle armi pensa che questo possa essere utile per limitare la violenza. Non si pensa mai, invece, che in questo modo l’autodifesa della persona viene meno e si è esposti alla violenza dei malintenzionati. Sinceramente, non vedo un solo motivo che mi faccia ritenere sbagliato il difendermi se un aggressore si intromette senza il mio permesso in casa mia. In Italia no, questa è eresia: devi per forza aspettare il salvifico intervento delle forze panzone dell’ordine, il giorno dopo. Inoltre, se anche possiedi un’arma con un porto d’armi e la usi per difenderti, stai sicuro che verrai processato per eccesso di legittima difesa. Attenzione, il mio non vuole essere un discorso da macho o da amante delle armi. Io sono una persona così marziale che non uccido nemmeno le falene quando entrano in casa ma le prendo e le libero fuori. Mi piacerebbe solamente che provaste a fare il ragionamento contrario: perché il mio diritto all’autodifesa deve essere in pratica annullato dal controllo sul possesso delle armi da fuoco? Perché lo Stato mi toglie il diritto all’autodifesa? Semplicemente, lo Stato permaloso non vuole che il suo inefficiente monopolio sulla sicurezza venga intaccato e quindi ci vieta di badare a noi stessi. Di solito, si dice che se tutti avessero un’arma si vivrebbe nel Far West (anche se bisognerebbe indagare bene su cosa è stato in realtà il Far West e non fermarsi solo ai film) e cadremmo nella situazione da jungla che ci dovrebbe essere negli Usa. Nessuno però fa mai l’esempio del Canada o della vicina Svizzera, paesi nei quali la diffusione delle armi da fuoco e pari o superiore che negli Usa. Forse allora il problema non è tanto della pistola in sè?

Negli Usa ultimamente si è tornati molto a parlare di gun control. Un aspetto che non viene mai tirato fuori e al quale, probabilmente, molti favorevoli in buona fede al gun control nemmeno sono a conoscenza è che questa voglia di limitare il possesso di armi da fuoco negli Usa ha una storia razzista. D’altronde, è una cosa logica: quando vuoi schiavizzare una popolazione, la prima cosa che devi fare è impedirle di armarsi. Succedeva ieri e succede ancora oggi. Vi consiglio caldamente di guardare il filmato di venti minuti riportato qua sotto perché scardina molti luoghi comuni con i quali siamo bombardati da una vita. Vi invito a riflettere su questo tema e vi invito a non pensare in termini semplicistici. Una popolazione disarmata è una popolazione schiavizzata. Questo valeva secoli fa e, checché ne pensiate, vale ancora oggi. Con questo non voglio dire che auspico il libero acquisto e il libero possesso di armi da fuoco affinché scoppi una rivolta popolare, assolutamente. Dico solo che lasciare le persone alla totale mercé del potere statale non è mai una cosa totalmente raccomandabile; chiedetelo ai neri statunitensi. Mi verrebbe provocatoriamente da pensare che forse oggi siamo tutti un po’ negroes.

Io non sono un amante delle armi ma sono un amante del  mio diritto sacrosanto a difendere me e la mia proprietà dalle aggressioni. Come si dice nella seconda parte del filmato: we’ve got to tell the other side of the story.


Bene, ora mi aspetto le accuse di pazzia e le prese in giro. Dato che non ne ho bisogno, vi pregherei di astenervi dallo scrivere nei commenti se il vostro scopo è quello.