Approvata la mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell’aborto obbligatorio. Con la mozione la Camera impegna il governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite «che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire». (da qui)
E chi sarebbe contrario a impedire che le donne siano costrette con la forza ad abortire? Un mostro! Infatti non è questo il punto. Il punto è che da una parte i politici cattolicanti esultano per la mozione contro l’aborto tout court, dall’altra i politici depositari (a sentir loro) del volere delle donne sbraitano contro la mozione contraria al diritto ad abortire. Tutto già visto, il solito teatrino.
Aggiungiamoci poi che il dispositivo recita testualmente:
La Camera impegna il governo a promuovere – ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione – una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto.
ed ecco il solito assistenzialismo su scala globale, grazie a quella roba che è l’Onu. Quindi, da una parte ci sono i cattolicanti che non possono fare una legge che vieta l’aborto e quindi si danno aria alla bocca con questi dispositivi, dall’altra i c.d. progressisti che hanno già iniziato a stracciarsi le vesti. Io, sarò ripetitivo e noioso, la vedo un po’ diversamente. La questione alla base è il diritto di proprietà di una persona del suo stesso corpo, che a molti pare una ridondanza (sono io, ovvio che “mi possiedo”) e invece non lo è per niente. Non esiste nessun diritto di abortire (con soldi pubblici, inoltre) e non vedo perché si dovrebbero usare soldi anche miei per “politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto” (cioè, soldi in cambio di non-aborti?). Le persone sono proprietarie del loro corpo e unicamente loro possono decidere sul loro corpo e su quello che c’è dentro. Vietare l’aborto equivale a rubare la proprietà del corpo di una persona. Se una persona vuole abortire, a mio modo di vedere, dovrebbe recarsi in una struttura e pagarsi l’intervento (o farselo pagare da istituzioni caritatevoli); senza che buttiglioni vari provino a fermarla o sinistrati vari le paghino vitto e alloggio.
Quello al quale sto assistendo io è il solito teatrino al quale non voglio più concedere spazio. Di solito, una persona può diventare insofferente verso il resto del mondo quando raggiunge un’età considerevole (on vecio ruspego), io invece ho trenta anni e non ne posso più di tutta questa gentaglia di destra e sinistra che si sente in diritto di parlare sopra i nostri corpi. Provo uno schifo sincero e genuino verso la classe politica italiana e la classe antipolitica italiana e li voglio tutti lontano almeno cinquantamila miglia da me. Sono insofferente e non me ne frega niente del destino di questo Stato di merda che mi ruba i soldi, il futuro e la dignità.
Io sono cresciuto attaccato alla caserma, proprio al di là del Bussè. La presenza di questa distesa di edifici giallini racchiusi da un muro con sopra il filo spinato e agli angoli quattro torrette di guardia è sempre stata un punto fisso. Per me la caserma rimane legata soprattutto al ricordo dei pontieri che periodicamente costruivano ponti di legno temporanei sull’Adige. Io e i miei amici nei nostri vagabondaggi estivi lungo l’argine dell’Adige ci fermavamo a guardare questi ragazzi sudatissimi e desfà che bestemmiavano con accenti esotici mentre faticavano nelle loro esercitazioni di costruzione. Devo dire che quando, dopo un po’ di tempo che il ponte era terminato, iniziavano a smontarlo, restavo male per loro per tutto il lavoro sprecato. Poi sono arrivati i guastatori e la Folgore. Capitava anche di parlarci con questi ragazzi e di offrire loro qualche sigaretta ma, in generale, gli abitanti della caserma sono sempre stati un corpo separato dal resto della cittadina. Una reciproca diffidenza alimentata dalle solite dicerie (tipo che i militari rubano le biciclette) che si propagano in simili situazioni. Insomma, la caserma è una caratteristica della mia cittadina, nel bene e nel male.
Stamattina ho ascoltato per la prima volta Horehound, ossia l’album di debutto della nuova band (progetto parallelo effimero o qualcosa di più stabile?) di Jack White, cioè quello dei White Stripes e dei Raconteurs. Il gruppo si chiama
Bisogna ringraziare Leonardo Facco perché con 

Se in una intervista (a proposito: che scandalo che nessuno, tranne 



