
Se c’è uno Stato che politicamente e strutturalmente è messo di merda come o persino peggio dello Stato italiano, quello è il Giappone. Si può dire che in Giappone la situazione sia come quella italiana con l’unica differenza che là erano riusciti anni fa a essere la seconda economia del mondo mentre in Italia ci si è accontentati di entrare nella Top 10. La situazione è simile nel senso che il Giappone è uno Stato con una classe politica ridicola, corrotta e inefficiente come quella italiana e una burocrazia pervasiva come quella italiana. Il Partito Liberaldemocratico, fino a oggi, è stato praticamente al potere dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e di liberale non è che abbia mai avuto tanto. Un partito conservatore nel quale può capitare che i seggi si trasmettano di padre in figlio, un partito animato da mille correnti-clan che concorrono a spartirsi il potere, un partito che ha fatto cadere il Giappone in una stagnazione più che decennale. I Giapponesi, complice l’economia in picchiata catastrofica, si sono definitivamente stancati.
Questo Partito Democratico che ha stravinto le elezioni è nato undici anni fa dall’unione di quattro partiti che erano all’opposizione del Partito liberaldemocratico. Fondamentalmente, è un partito di centrosinistra, più centro che sinistra, e mi sembra che assomigli molto al Partito Democratico italiano. Ossia slogan abbastanza vuoti, un sentimento abbastanza anti-mercato e un populismo fondato sul yuai, cioè sull’amicizia e la felicità che, insomma, lasciano il tempo che trovano. Per un quindicennio in Giappone si sono mantenuti i tassi d’interesse prossimi allo zero per stimolare un’economia devastata dallo scoppio di una bolla immobiliare stratosferica; bolla generata soprattutto dal continuo pompare liquidità. Non si è riformato nulla e ci si è ritrovati nella situazione di avere aziende cotte e stracotte tenute in vita artificialmente per salvaguardare l’armonia sociale. Aziende protette che hanno impedito il sorgere di nuove figure più competitive. Al di là del change e hope in salsa nipponica, non mi sembra che il Minshutō abbia le caratteristiche per far risollevare il Giappone. Un fatto decisamente positivo è la fine della cancrena liberaldemocratica; questo è un aspetto sicuramente da salutare con favore. Ma il nuovo non mi sembra migliore del vecchio.
Speriamo solo che il resto del mondo non segua la parabola giapponese.






13 Responses to “Minshutō”
Come al solito sono d’accordo, ma i miei amici Giapponesi sono esaltatissimi: sono convinti che sia una svolta epocale. Vedremo.
Ieri a Tokyo grande entusiasmo (grande ovvimanente secondo gli standard giapponesi), tutti parlavano delle elezioni.
Per ora i vantaggi sono evidenti sul piano estetico: le nuove leve non sembrano cadaveri di nazisti con il riporto. E la cosa, almeno alla vista, aiuta.
Personalmente mi fa molto piacere che la Sokka Gakkai, decidendo di non candidarsi alle proporzionali, abbia perso ancora più clamorosamente.
mi sembra proprio un “effetto obama” allora.
la soka gakkai sta sul cazzo anche a me
Considerando la cosa sapendone pochissimo: pensa sempre che la politica è fatta da partito al governo E contesto. Se vanno al potere dei socialdemocratici con dei tassi d’interesse allo 0% credo tu ottenga dei tassi d’interesse simili a quelli dopo una vittoria liberale in uno Stato con tassi d’interesse più alti.
(Sempre interessanti queste tue note giapponesi, grazie.)
Il problema è che di liberali in Giappone ce ne sono meno che nello Stato italiano. Oggi pomeriggio mi sa che ci scrivo un altro post
A proposito della “Lost Decade” e della situazione in America, suggerisco di ascoltare qualche podcast della LSE (London School of Economics, una delle più prestigiose università per Economia al mondo): http://www.lse.ac.uk/resources/podcasts/publicLecturesAndEvents.htm
In particolare “The Return of Depression Economics” di Krugman.
Cioè Nova, apprezza la mia liberalità ché ti approvo un commento pubblicitario di Krugman
on August 31st, 2009 at 4:53 pm #
[...] Dopo gli USA, il centrosinistra si riprende anche il Giappone. A cosa siamo di fronte? A un nuovo corso della politica internazionale, e noi italiani ed europei dovremmo anche darci una mossa (vedremo le elezioni in Germania, ma non dimentichiamoci che probabilmente l’anno prossimo i Conservatori tornano back in the UK)? Oppure a una bolla di sapone? [...]
Strano che Franceschini non abbia ancora dichiarato che che la destra è in declino in tutto il mondo … di solito lui ste sparate le fa …
eheheh, yoshi caro. Non devi sentire solo una campan(ellin)a!
Eh si, ne so poco, ma date queste elezioni mi son fatto qualche lettura in giro (50% wikipedia devo ammettere). Effettivamente lo scenario che ho ricavato non è dissimile da quello disegnato da Yoshi.
E pensare che a leggere Liberale mi ero gasato (peraltro anche all’interno del DPJ era confluito un partito liberale), invece niente di esaltante.
Unica cosa positiva, ma potrei sbagliare, mi pare che sulla religione&temi correlati, rompano veramente poco le scatole.
Si, vabbé, adesso pure markette pro Krugman sul blog di Yoshi? Dove stiamo andando a finire?
Scusa l’off-topic, conosco la soka gakkai ma non abbastanza per farmi un’opinione al riguardo: potresti spiegarmi perché ti sta sul cazzo? Sono curioso
perché è l’erede politico della scuola di Nichiren
La mia opinione sullo storico risultato delle elezioni in nipponia non si allontana dalla tua. Forse un change di poltrone servirà almeno a spezzare qualche rapporto di clientela, detto questo, fra i due partitoni non so chi sia peggio. Le elezioni si son combattute a suon di promesse di aiuti familiari e sussidi per il salvataggio delle industrie senza fiato ormai da una vita… il Giappone avrebbe dovuto insegnare a tutti cme non ci si dovrebbe comportare a proposito di politica monetaria e decisioni politiche riguardo l’economia. Invece stiam mettendo in campo praticamente tutte le soluzioni da suicidio già tentate nel Sol Levante…