Archive: August, 2009

被爆者

hiroshima

A me la bomba ha portato via tutto, ha annichilito la mia infanzia, ha distrutto la mia famiglia. Di mia madre e mia sorella minore si perse ogni traccia il 6 agosto, non fu mai ritrovato neanche un frammento dei loro corpi. Mio padre morì il 3 settembre per le ustioni, le ferite e le radiazioni; mia sorella maggiore il 5. Un mese dopo erano morti anche i nonni.

Io solo ero sopravvissuto per miracolo, non so se per la volontà di Dio o di Budda. Ma la società, da quel giorno, prese a guardarmi con disgusto, ero un relitto dell’atomica, un orfano della disfatta. A 16 anni tentai il suicidio. Ho perso la vista. Ho avuto un cancro e hanno dovuto togliermi lo stomaco. A quarant’anni avevo già sofferto due infarti. Sono stato mandato in California una prima volta nel 1956 per curarmi, e fui quasi ammazzato di nuovo, ridotto a topo da laboratorio per le ricerche di un certo dottor Gallop sugli effetti delle radiazioni atomiche. I 200.000 che a Hiroshima e Nagasaki morirono sul colpo non furono i più sfortunati. Loro sono andati in paradiso subito.

Avevo solo quattro anni quando il Giappone attaccò gli Stati Uniti a Pearl Harbor: che cosa avevo fatto io, per meritarmi la vendetta atomica? Hiroshima rimane parte di me, il mio corpo porta tutte le ferite, la mia memoria vivrà finchè vivo io. Quando non ci sarò più, non dimenticate la mia agonia di questi sessant’anni. Questa è la storia personale di Takashi Tanemori che aveva otto anni il 6 agosto 1945, questa è la storia che dovete continuare a raccontare a tutto il mondo.

Lo hibakusha (“persona affetta dall’esplosione“) Takashi Tanemori che pur trovandosi a soli 1000 metri di distanza dal punto dell’esplosione sopravvisse alla bomba atomica sganciata il 6 agosto 1945 su Hiroshima.

Ogni due anni

Dato che sono un bambino grande, ho voluto provare a FdC che sono ancora capace di andare in giro da solo. Oggi sono quindi andato a Venezia. Mi sono recato prima alla Biennale ai Giardini e ho visto delle cose belle, delle cose brutte e delle boiate pazzesche. Tre foto di cose belle le metto qua sotto. Vince il premio di cosa più brutta i dipinti del padiglione giapponese, orribili. Per la boiata pazzesca invece ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, ma forse i vari mobili lunghi in stile Ikea del padiglione della Germania possono essere considerati la boiata più boiata.

Poi sono andato a zonzo per Venezia con il sole sul copìn e mi rallegro del fatto che riesco ancora a perdermi benissimo. Ho fatto la capatina d’ordinanza all’Università e ho scoperto che ora dentro Ca’ Foscari esiste un Caffè Ateneo, mi è salito spontaneo un “ma naxì in mona“. Ho comprato l’immancabile libro sul Giappone alla Cafoscarina e poi sono andato via per farla finita con i sospiri. Prima di tornare in stazione, sono andato al Ghetto e ho visto dei ragazzi ebrei che si fasciavano le braccia con dei nastri neri, l’avevo visto in qualche film ma non so cosa voglia dire.

P.S. Venezia è sempre cara impestata, non preoccupatevi.

La ville lumière

Tra una decina di giorni andiamo una settimana a Parigi. Dai, stupiteci con consigli su posti strafighi da vedere fuori dall’ordinario, con ristoranti buonissimi e non carissimi, con negozi particolari e cose particolari da fare.

Graaaazie.