Come si può notare dalla bandierina fissa nella colonna di destra o dalla bandierona qui a fianco a sinistra, questo blog e l’autore di blog sono decisamente gay-friendly. Questo blog e me medesimo siamo decisamente gay-friendly perché le discriminazioni contro le persone omosessuali sono idiozie pure che, però, purtroppo si ripercuotono sulla vita concreta e quotidiana delle persone. Il livello di omofobia è mediamente altino nella nostra società. Si va dai fatti tragici degli ultimi periodi a episodi molto più banali e “innocenti“. Molto spesso l’omofobia è così interiorizzata che nemmeno ci si accorge di essere omofobi; è una cosa così connaturata al costume che apostrofare una persona come “culattone di merda” per insultarla è ritenuta una cosa normale. Io sono un libertarian, perciò aborro le leggi che limitano la libertà di parola e di espressione. Questo però non fa di me una persona maleducata o che guarda con piacere alla maleducazione altrui. Per me politically correct sta a significare il non usare termini o espressioni che possono urtare la sensibilità dei diretti interessati, perciò non uso mai, per esempio, il termine frocio. È una questione di educazione e di rispetto; eventuali leggi non c’entrano.
Una cosa che mi colpisce molto è la paura delle persone eterosessuali di essere scambiati per omosessuali. Quando ho detto al mio amico M. che qualche tempo fa sono andato al Padova Pride Village, mi ha guardato un attimo perplesso e ha fatto qualche battutina sul fare attenzione nel raccogliere monete cadute per terra ecc ecc. Il mio amico M. lo conosco bene e non è una persona omofoba. Però ha questo retaggio culturale che sembra vedere l’omosessualità quasi come un virus che si trasmette e come una cosa che è meglio non avere. Anzi, bisogna ribadire spesso e volentieri che si è eterosessuali e schiantatope. Io penso che questa necessità molto sentita, qualora la situazione ponga dei dubbi, di dichiararsi amanti della cara e vecchia faiga, sia dovuta in parte anche al fatto che le persone omosessuali sono sentite come strane. Può sembrare una banalità, ma quello che voglio dire è che noi mediamente non abbiamo contatti con le persone omosessuali e quindi tendiamo ad astrarle e trasfigurarle.
Qualcosa però non torna: se è stimato che dal 5 al 10% della popolazione sia omosessuale, perché il mio amico M. dice di non aver mai incontrato un gay in vita sua? È un discorso che ho già fatto, ma è bene ripetere: io penso che se si vuole arrivare all‘indifferenza per l’orientamento sessuale di una persona, prima bisogna fare in modo che sia, appunto, ritenuto naturale e normale che una persona possa essere gay. Come si arriva a questo risultato? Con il pride delle persone omosessuali nel dichiararsi tali: fare in modo che l’omosessualità non sia più percepita come una cosa strana vuol dire renderla manifesta. Far abituare la gente all’idea che in una stanza con venti persone, probabilmente una o due sono gay. Uscire dallo sgabuzzino e fare in modo che non capiti più che una persona che ha abitato sia in provincia che in una città di medie dimensioni possa dire di non aver mai incontrato un gay. Il mio amico M. avrà incontrato decine di persone omosessuali, ci avrà parlato, avrà preso con loro dei caffè in pausa caffè e avrà anche offerto loro una sigaretta. Il fatto che dica di non aver mai incontrato un gay, non vuol dire che l’indifferenza per l’orientamento sessuale ha finalmente vinto, ma che le persone gay ancora si vergognano. A me e al mio amico M. piace la cara e vecchia faiga, la differenza è che io posso andare tranquillamente al Padova Pride Village perché non sento pericoli o imbarazzi, il mio amico M. invece avrebbe un po’ di ansia in corpo. Non sono una persona migliore o più avanti di lui, ho solo avuto gli strumenti per non cadere nella trappola del machismo (forte o blando, come nel caso di M.).
Nella nostra società c’è omofobia a vari livelli. Io penso che per eliminarla serva uno sforzo congiunto, ma senza il pride delle persone omosessuali non si andrà molto lontano.




13 Responses to “La cara e vecchia faiga”
Bene, ora vorrei dire che di fronte ai recenti episodi di omofobia, ho notato che solo la parte omosessuale della cosiddetta blogosfera è insorta. A parte poche e lodevoli eccezioni, la blogosfera etero di mia conoscenza, perfino la frangia più solerte in fatto di indignarsi per questa o quella faccenda, non ha dedicato all’argomento omofobia manco una virgola.
Ok, non era obbligatorio, e non esiste solo il blog per manifestare solidarietà, ma lo prendo come un esempio dell’omofobia interiorizzata di cui parli.
Condivido al 100% tutto ciò che hai detto.
Io posso dirti che paradossalmente nel mio piccolo piccolo comune sta avvenendo qualcosa di eccezionale: da poco sono venute ad abitare 1 o 2 coppie gay in appartamenti di nuova costruzione, alla prima piccola festa di “quartiere” (o meglio … di viottolo) sono stati invitati a partecipare. Questi hanno partecipato e non hanno nascosto nulla, hanno scherzato dei loro quotidiani screzi coniugali e si sono divertiti. Questi secondo me sono esempi belli, dove nessuno si ghettizza o si nasconde e nessun’altro esclude a priori. Questa cosa mi ha dato fiducia anche nei miei “burini” compaesani, fiducia che possa cambiare qualcosa, senza estremismi, urla, denunce, violenze, ma solo con la vita quotidiana.
Io a chi si indigna per l’esistenza dei gay gli faccio sempre una domanda: “E se avessi un figlio gay?”.
Ma tu ometti che, a differenza del tuo amico, avevi un’ottima ragione per venire al Padova Pride Village… ahah!
A parte gli scherzi, proprio per questo discorso è importante ribadire che la sessualità non è esclusivamente un fatto privato, come invece sostiene la corrente “siate gay ma a casa vostra”. Quando uno fa qualcosa solo dentro le proprie quattro mura, è perché, in fondo in fondo, si vergogna o è costretto a vergognarsi, no?
Al solito, condivido pienamente. Manco da molto dall’Italia e anche quando c’ero non avevo contatti con il cosiddetto paese reale, per cui, almeno tra i miei amici, non mi sentivo praticamente mai discriminato, nemmeno in modo indiretto o involontario. Certo che, al di fuori del mio mondo, gli episodi analoghi a quello del tuo amico M erano talmente tipici e ordinari che neanche ci facevo più caso. Spero che tutto questo gran parlare di omosessualità, anche se in modo sbagliato o approssimativo, sia un modo per migliorare la situazione.
Qui in Giappone le cose sono diverse, non perché non ci sia discriminazione, ma perché siamo in Giappone e le modalità, come sai, sono diverse. Se sei gay, la cosa riguarda solo la tua sfera privata: una posizione insolitamente cattolica. Certo è che considerare l’omosessualità come una questione privata (atteggiamento diffuso tanto in Italia quanto in Giappone) vanifica ogni sforzo per ottenere diritti e rispetto.
Consiglio il film “Shortbus”, è stupendo con delle musiche eccezionali.
Concordo in pieno su tutto, è importante quello che scrivi e il messaggio che lasci. Grazie
bel post, davvero.
vedo ogni giorno esempi dell’omofobia interiorizzata di cui parli. dall’esempio eclatante di alcune persone che negli ultimi mesi ho frequentato molto e che dicono “non ho nessun problema con LORO (loro? noi? essi? mah..) solo non condivido il fatto che il 90% della LORO vita giri attorno al sesso” (prego?) a cari amici che usano termini come “culatòn” in presenza di altri cari amici gay. probabilmente senza rendersene conto e in maniera non volontariamente offensiva, sono sicura. però offensiva lo è, in realtà. insomma, siamo ben lontani da quella che dovrebbe essere la normalità e la giusta indifferenza.
PEr Totentanz
Dài su non esagerare adesso! Io sono indignato anche più di prima ma come avrai notato non scrivo più di anticlericalismo, pacs, dico, preti pedofili ecc. Che cosa significa, che sono diventato clericale o appoggio i preti pedofili? No!
Nel mio caso (e l’ho scritto tempo fa) non riesco più a parlarne sul blog perché mi sento come Pierino che grida al lupo al lupo. Ti prendono per stanchezza. Prendo atto che il paese Italia è fascista e che il mio pensiero rappresenta l’1% della popolazione.
Sì lo so che dovrei urlare di più proprio per questi motivi ma… sono stanco. Sono stanco perfino di difendere il mio status di minoranza (non cattolico, libertario, ricercatore emigrato, cittadino all’estero ecc.).
Comunque se fossi stato a Milano sarei andato alla fiaccolata contro l’omofobia di sicuro.
io dico no all’omofobia ma anche si al machismo e all’orgoglio eterosessuale, e al millantare di esserseno trombate mille mentre invece due è grasso che cola. ognun facesse quello che vuole, se uno ci tiene a ostentare la sua eterosessualità ci sta.
riguardo all’uso della parola frocio, vuol dire semplicemente omosessuale maschile in romanesco, non ha neanche un’etimologia certa (anche sei i buchi del naso a volte sono chiamate frocie) perchè è consderato offensivo? io dico per questa forma di politically correct che elimina piano piano le parole da usare e le sostituisce con altre che dopo un po’ saranno offensive anch’esse eccetera.
per esempio non c’è nulla di offensivo nel chiamare un tizio spazzino, poi gira che te rigira non se può più dire e adesso toccherà chiamarli tipo trash managers.
ecco quindi magari finirà che omosessuale farà la fine di frocio e bisognerà usare il termine diversamente etero o roba così (omoaffettivo credo sia un papabile)
comunque frocio non lo usare, sei veneto usa le parole tue
Mah. Secondo me lo sforzo congiunto è auspicabile ma non è necessario. Per combattere l’omofobia c’è bisogno di una stretta legislativa seguita da un’applicazione feroce. Dici o scrivi un commento omofobo? Multa di 10.000 euro. Dopo aver pagato 10.000 euro, scommetto che la volta successiva ti mordi la lingua. A me non interessa convertire gli omofobi (è una causa persa): la pensino come vogliono, ma siano però pronti a pagarne il prezzo qualora la cosa abbia risvolti pubblici.
“non ho nessun problema con LORO (loro? noi? essi? mah..) solo non condivido il fatto che il 90% della LORO vita giri attorno al sesso” (prego?)”
Perchè, la vita del maschio medio attorno a cosa gira per il 90%?
Yoshi: Come spesso capita, grazie. Non sai quanto aiutino gli “straight allies”.
FdC:
A proposito del “metti in piazza/esibisci la tua vita sessuale/eccetera”: io la esibisco ogni giorno. All’anulare della mano sinistra, come tutte le persone sposate.
Beh, a dirla tutta, essendo in un Paese con il para-matrimonio per gay e lesbiche qui non implica nulla sul mio orientamento. Ma in Italia mi classifica strettamente come sessualmente attiva con una sola persona, di sesso opposto, identificabile piuttosto bene. Se non è dichiarare la propria vita sessuale questo…
Non sono mica d’accordo con questa coercizione al contrario che riguarda le parole. La scelta del vocabolario è personale e intima, e io uso le parole che voglio senza rendere conto a nessuno. Mi prendo le mie conseguenze.
Ma è solo una questione di educazione. Guai a vivere in un mondo in cui si è condannabili per le parole.
E il rischio è quello di dover essere politicamente corretti verso i negri e i gay, e i gay negri, dover misurare le parole (cosa che uno deve fare solo se lo vuole fare).
Ma chi misura le parole verso tutti gli altri?
Se una è cessa? Se noi siamo dei nerd col fisico da stecco del gelato?
Quanti commenti la gente normale si prende dagli altri, pur essendo meno gravi di quelli sugli orientamenti sessuali magari, ma altrettanto fastidiosi?
Allora o nessuno dice più niente di offensivo verso chiunque altro, oppure è lecito dire qualunque cosa.
Scusatemi, io devo “rispettare” la gayezza di una persona misurando il mio vocabolario a termini neutri e scientifici, quando magari la persona gay di cui sopra mi definisce un cesso che non si toccherebbe nemmeno con un bastone…? Non credo proprio.
E a chi sostiene che bisogni dare le multe a chi scrive cose omofobe, beh, complimenti per la liberalità. Vergogna.
Basterebbe solo rispettare la legge, tutti. Poi se io dico gay, culaton, frocio o quel cazzo che volete è solo una mia personale scelta di vocabolario, opinabile, ma mia e intoccabile.
Attenzione… io punto a una società matura e responsabile, alcuni di voi a una società coercitiva e razzista al contrario.