Gita aziendale

Sono arrivato alla conclusione che le persone che lavorano possono essere divise in due grandi gruppi: quelli che pensano che i viaggi di lavoro siano gite e quelli che pensano che i viaggi di lavoro siano…viaggi di lavoro. Io, ovviamente, appartengo alla seconda categoria composta da noiosoni che sanno distinguere la vacanza dal lavoro.

La settimana prossima andrò a 90 km a nord-est di Reims per lavoro. Dato che atterreremo al Charleroi di Bruxelles e dato che l’aereo di ritorno è a mezzogiorno del giorno dopo, mi sembrava uno spreco e una fatica inutile alloggiare a Reims e non nel buco di culo di cittadina dove dobbiamo andare. Tuttavia, l’americano inbriagón che andiamo a trovare ci ha chiesto se preferivamo dormire attaccati alle caves nelle quali riposa lo champagne o vicino all’impianto nella cittadina buco di culo. Ora, a me sembrava palese che non avendo molto tempo a disposizione per sbrigare le faccende di lavoro e non essendo in vacanza, se scappava la gita alcolica a Reims, ok, ma altrimenti chissenefrega.

È scoppiato un mezzo psicodramma.

Mi sono dovuto scontrare con il partito della festa che mi ha additato come un disfattista e un pirla che non approfitta delle occasioni. Non so, forse è per il fatto che io sono un privilegiato che i suoi giretti in vacanza se li fa sempre, però tutta questa smania da gita a tutti costi mi lascia un po’ perplesso. Certo, avessimo un giorno libero, mi sarebbe piaciuto molto visitare Reims, ma dato che i tempi sono quelli che sono (d’altronde, ripeto, non siamo in vacanza), chi me lo fa fare di fare le corse per niente?

Comunque alla fine si fa come ho detto io, ovviamente.