
About 1,000 farmers from Germany, France and other EU nations protested outside the emergency meeting, throwing bottles and eggs at police, and burning tires and hay. Police closed off the EU Council building and set up a major security perimeter, snarling traffic in parts of Brussels for much of the day.
Farmers want regulation to shield them from volatile free markets that have collapsed milk prices. Some 20 EU nations gathered ahead of the meeting, and agreed to push for a new system to regulate the market once the EU phases out market-distorting quotas in 2015.
Led by France and Germany, the nations want assurances for the dairy sector in an increasingly globalized world, even if cheaper products can be found elsewhere. “Farmers are worried we are going to a system where there are no more rules left,” said French Farm Minister Bruno Le Maire. “We need regulation; it is not the free market that will get us there.“
The 20 nations demanded that the European Commission, the EU’s executive arm, come up with cash to relieve farmers’ immediate financial needs. “We need additional money from the EU, a stimulus program for the farmers,” said German Minister Ilse Aigner. “We need help now.”
EU Farm Commissioner Mariann Fischer Boel said member states will be able to pay up to €15,000 ($21,856.50) per farmer “in the coming days” but insisted she could go along with additional funds only if the money didn’t come out of the existing EU budget. “I would be happy if the member states would give me another €5 billion for the dairy sector,” she said. “I’m not sure the finance ministers are exactly of the same opinion.” (qui)
Come forse saprete, io lavoro nella distribuzione di una gamma di materiali molto usati al giorno d’oggi. Nei computer, nelle auto, negli elettrodomestici, nell’elettrico, nei mobili, insomma…i miei materiali sono usati veramente ovunque e, anzi, sono il simbolo stesso (spesso simbolo negativo, ingiustamente) della modernità. Se non ci fossero i miei materiali, la realtà sarebbe molto diversa da quella che effettivamente è, immaginatevi l’inizio del 19° secolo; con buona pace dei primitivisti e/o decrescita-felicisti che sognano in realtà il ritorno alla miseria. Il mio è uno di quei settori che potrebbero essere definiti maturi o, al limite, ben rodati. Ossia è un settore nel quale c’è una moltitudine di attori, una concorrenza globale spietata e, alla fin fine, margini di guadagno risicati. Con questa recessione globale, ce la siamo vista brutta (dal 30 al 50% di vendite in meno). Molti clienti hanno chiuso baracca e i produttori alla fonte, vedendo che la domanda semplicemente non c’era più, hanno chiuso temporaneamente molti impianti per limitare un’offerta mostruosamente maggiore della domanda e per arginare il crollo dei prezzi.
Ecco, ora io, detto fuori dai denti, non capisco cosa cazzo vogliano gli allevatori. Parafrasando la strafamosa e stracitata frase di Bastiat, l’Unione Europea è quell’entità fittizia grazie alla quale tutti pensano di vivere sulle spalle di tutti gli altri. C’è qualcosa che non va, eh! Se mi è permesso, io mi sarei anche stancato di sovvenzionare settori che, non si capisce bene il perché, sembra debbano vivere fuori dalla realtà; fuori dal mercato sicuramente. Il prezzo del latte è crollato? Mi dispiace, ci sarà una ristrutturazione del settore e chi vivrà vedrà. A me non mi ha mai sovvenzionato nessuno e devo vedermela con il resto del mondo per portare a casa la famosa pagnotta. Gli allevatori sono speciali? Gliel’ha forse ordinato il medico di fare gli allevatori per tutta la vita? Perché vogliono impormi un prezzo artificialmente più alto per il latte? Perché vogliono rubarmi i soldi e perché sono, per giunta, un po’ vigliacchetti ché vogliono far fare il lavoro sporco alla UE?
Vi immaginate se ci fosse stata la UE durante l’epoca di passaggio tra il lavoro nei campi e la nascente industrializzazione? Chissà quanti fantastiliardi avrebbero dato ai contadini per non farli andare a lavorare in fabbrica piangendo per la salvezza di un settore obsoleto. Oggi nei campi lavorano mooooolte meno persone di una volta ma la produttività è mooooolto maggiore di quella di una volta. Perché non deve essere così anche con la produzione del latte?




33 Responses to “E perché a me nessuno mi sovvenziona?”
Una spiegazione degli aiuti all’agricoltura è il mantenimento del territorio.
Senza i contadini, come faremmo ad andare in camporella?
Potrebbero riconvertire i loro campi in camporella-campi attrezzati con tutti i confort, tipo teloni in affitto, condoms ecc ecc. Sai i schei??
“Camporella” da dove arriva questa parola? Non l’avevo mai sentita prima.
Se non ho frainteso il significato, dalle mie parti si diceva andar a “rocoli” da cui il verbo “rocolar”
Tutto da sottoscrivere. Magari si riesce a spiegare ai terzomondisti (sia quelli buoni che quelli cretini) che questi sussidi affamano India, Africa, Cina ecc., così si scatenano contro i contadini?
Anche se non vorrei finisse che dopo mi ritrovo nei miei adorati dolciumi lo zucchero di (anch’esso sussidiatissimo) mais americano… brr…
“Magari si riesce a spiegare ai terzomondisti (sia quelli buoni che quelli cretini) che questi sussidi affamano India, Africa, Cina ecc., così si scatenano contro i contadini?”
sì ciao. adesso hanno inventato la scusa ambientalista del “chilometro zero” per bypassare il dilemma morale del comprare o meno prodotti agricoli di paesi sfigati lontani.
@Yoshi: Esistono già: non li avete in Veneto gli alberghi dove paghi in base all’età? (due diciottenni 36€ a notte, due cinquantenni 100)
@claudio: Non ne conosco l’etimologia, mi spiace
@Ivo: no, questa mi giunge nuova. Però mica sono campi
Credo che il problema consista nelle cosiddette “quote latte”. Purtroppo non sono abbastanza bene informata sulla cosa, ma l’Unione Europea, sa da un lato promuove la libera concorrenza, dall’altro pone dei limiti alla produzione di alcune cose, e sono principalmente i prodotti agricoli. Ad esempio lo stesso problema ce l’hanno i coltivatori di pomodori… devono ogni anno buttare una certa quantità di pomodori perchè l’unione europea non consente loro di immetterli nel mercato. E certo questa è una perdita…
Al di là dell’assurdità di promuovere il libero mercato E le quote di produzione assieme, non capisco perchè non si possa effettivamente produrre meno latte, meno pomodori, meno tutto…
Ma lo ribadisco, sono informata poco e male, qualunque delucidazione sarebbe gradita
@yoshi: condivido tutto, ma proprio tutto! Parlando di prezzi, nel settore siderurgico dal settembre ’08 al luglio ’09 si erano ridotti di un terzo, dopo la folle corsa al rialzo precedente. Per fortuna non si mettono a distribuire aiuti a pioggia anche a noi (cassaintegrazione a parte…).
@Valeria: le quote latte, come tutte le quote i i limiti di produzione (il tuo ingenuo “non potremmo produrremeno”) riducono l’offerta, producono scarsità artificiale e fanno aumentare i prezzi. Ti pare una cosa positiva?
Curiosa coincidenza: questa mattina, dal medico, ho letto che la Confederazione Svizzera, per aiutare gli agricoltori, acquista ingenti quantità di grano da panificazione, lo declassa a grano da foraggio in modo da creare, artificialmente, una scarsità di offerta e far lievitare i prezzi.
E questo oltre a dazi sull’importazione e sussidi diretti.
Tutto il mondo è paese…
yoshi, ha i presente il tuo post su chi parla di arogmenti non noti a priori? ho provato un poco questa sensazione leggendoti. sono anch’io d’accordo sul discorso delle sovvvenzioni e sul cambiamento; forse in futuro il settore primario non esisterà in europa.
In generale, in teoria, siamo d’accordo; ma dietro le righe, soprattutto nei commenti, si ha come l’impressione che l’agricoltore o allevatore sia visto come appartenente a una categoria mentenuta in vita artificialmente, un arretrato che lavora poco e/o male, con la certezza del guadagno. ciò è oggettivamente falso: gli aiuti dati all’agricoltura sono niente in confronto ai danni che lo Stato, con le quote, o la burocratizzazione o i controlli peggiori che in gran parte degli altri settori, dà agli agricoltori. Tu dirai: anche agli altri, e non prendono sovvenzioni. sì, lo so, hai ragione, c’è una disparità ingiusta. Ma sta di fatto che oggi in italia un agricoltore se lavora molto, e modernamente, ha la speranza forse di restare in pari. NESSUNO guadagna; molti si stanno mangiando su gli averi.
e sai il problema qual’è? di rappresentanza, come sempre. voi esterni sentite solo la campana della coldiretti, fortissima sui media, la quale spinge per sovvenzioni, stronzate tipo “no all’OGM” e prodotti di nicchia. ci sarebbe anche molti agricoltori che, mentre il mondo cambia, vorrebbero solo lavorare inserendosi in questo cambiamento senza avere più carte da compilare che erbacce da estirpare.
ho capito, ma cosa c’entra?
qui c’è una categoria che non vuole accettare il fatto che esiste una cosa chiamata mercato.
“Ma sta di fatto che oggi in italia un agricoltore se lavora molto, e modernamente, ha la speranza forse di restare in pari. NESSUNO guadagna; molti si stanno mangiando su gli averi.”
sono sinceramente dispiaciuto, e non c’è ironia perché vengo da una famiglia contadina. ma non siamo al tempo della schiavitù della gleba dove uno era COSTRETTO a fare il contadino
ma mi rendo conto di essere andato fuori tema.
il punto è che – visto che ritengo improbabile si arriverà AD una legislazione più snella, meno balzelli, ricerca vera sugli ogm, ecc – non vivrà nessuno o quasi con questo quadro, anche se aumentassero i sussidi.
vuoi sapere che ha fatto il mio vicino? ha venduto la terra (che potrebbe diventare edificabile) e col ricavato la affitta e la lavora, smenandoci anche le balle. Nessuno lo obbliga a fare il contadino, giusto. Però prepariamoci ad affrontare la questione ambientale in una realtà dove gli agricoltori muoiono e i palazzinari fanno i soldi col culo.
ciao, e perdona lo sfogo
“ciao, e perdona lo sfogo”
figurati!
hai ragione ad essere preoccupato. però, la causa di tutto questo cos’è? i pochi (!) sussidi all’agricoltura o un sistema agricolo che è diventato drogato di “quote” e che da buon drogato ne chiede sempre di più?
ogni volta che lo stato immette una stortura, poi la faccenda si avvita sempre su se stessa e non se ne esce più.
@ Yoshi et al.: odio dover dichiararmi (parzialmente) d’accordo con Zaia, ma c’è un fattore che non state considerando e che è la tutela del territorio.
Perchè in linea teorica foraggiare gli agricoltori europei invece di limitarci a comprare prodotti fatti da paesi in cui il primario è ancora prevalente, e la cui produzione potrebbe aumentare esponenzialmente grazie agli OGM (che potrebbero costituire una nuova “Rivoluzione Verde”), è criminale.
Però in pratica se dismettiamo la piccola e media impresa agricola la campagna italiana va a puttane. E a parte ciò che ha detto Zaia alla Repubblica (e cioè: “I turisti non vengono in Toscana per vedere svincoli ferroviari”), chi possiede la terra e non ci alleva più le mucche la venderà e verosimilmente qualcuno ci costruirà sopra.
I risultati li abbiamo tutti visti a Messina…
ecco, Cahorro ha posto il mio stesso problema. Io soluzioni ne ho, ma credo si possa affrontare anche da un puno di vista “libertario”, rimanendo contrari alle sovvenzioni.
sinceramente non vi seguo. state dicendo che devo sovvenzionare gli agricoltori in quanto “presidio” della campagna ché sennò diventa tutto Milano 2?
Mah!
Tu devi pagare i contadini così i turisti inglesi possono vedere i campi di grano e le vigne toscane e fare le foto. Capito?
Ahhhhhhhhh
Quello che sto dicendo è che l’Italia non è uno stivale lastricato in porfido che spunta dall’Europa, ma è una penisola con una sua geologia, una sua ecologia.
Esiste una campagna, dove per campagna intendo ciò che non è città. Con la campagna ci si possono fare tre cose: lasciarla a se stessa, coltivarla, o costruirci sopra. La terza opzione è inaccettabile, per motivi idrogeologici, estetici e di economia turistica (in ultima battuta). L’Italia come Milano 2: e dici poco! Scusa, ma ti sembra una cosa accettabile?
Così come si paga qualcuno per pulire le strade e per ripitturare i muri delle case in qualche modo bisogna prendersi cura della campagna. Mica dico che non ci possano essere delle soluzioni di mercato al problema, ma solo che la posta in gioco è alta.
Lo so anch’io che la posta in gioco è alta. E proprio per questo penso che sia ora di smetterla di far stare i contadini su un altro pianeta.
Ma scusa Cachorro ma non sarebbe più logico e più facile usare quei soldi per tenere a lucido questa campagna piuttosto che darli ai contadini?
Non caspico perché aggiungi un passaggio aumentando le spese.
fabristol, non te la prendere, ma il commento tuo ultimo mi ha fatto ridere. i contadini non se li mangiano quei soldi, li usano per tentare di “starci dentro”; i soldi facendo l’agricoltore, situazioni eccezzionali a parte, non li fa nessuno. e poi, lasciando perdere l’improvvisa fiducia nei successi di una gesitone statale, hai detto una stupidaggine “quantitativa”: le pac non basterebbero neanche per passare col decespugliatore intorno alle vie di comunicazione…
badate che non sto difendendo le sovvenzioni, nè proponendo soluzioni perchè non ne ho.
e adesso la smetto di usare il blog di yoshi come un forum…
ciao ciao
Non credo che Yoshi sia disturbato dal fatto che si usa il suo blog come un forum: sta ottenendo un successo di mercato!
Poi il tema mi appassiona. So che la situazione dei contadini non è facile, ed è proprio per questo che ritengo una sfida interessante l’applicare, almeno in teoria, una soluzione aderente ai principi di mercato.
Non ho molto tempo stasera, intanto la butto là: ipotizziamo che i sussidi non ci siano mai stati, cosa sarebbe accaduto?
“i soldi facendo l’agricoltore, situazioni eccezionali a parte, non li fa nessuno”
Non è che il fatto che non facciano soldi sia una dimostrazione di quanto effettivamente, tale realtà imprenditoriale, nella forma in cui è lasciata “artificialmente”, con le sovvenzioni, sopravvivere, oggi, sia evolutivamente perdente e antiquata.
Son diminuiti anche i tanti “piccoli negozietti alimentari”, etc. A quel punto potevamo sovvenzionare pure loro.
Alla fine, tanto, che sia nei prezzi o in tasse, il totale della spesa non cambia.
Magari qualcosa si perderà altro si guadagnerà.
Il mercato deciderà quale sia il compromesso migliore, che allo sviluppo attuale ci possiamo maggiormente “permettere”. Certo, magari non sarà idilliaca (cosa per definizione impossibile), ma dubito qualcuno, meglio di “esso” possa ponderare i costi/benefici totali.
Si dovesse “perdere” un po’ di preziosa campagna, capisco emotivamente non piaccia, ma concretamente rispetto ad altri problemi (es. potere acquisto etc.), può darsi debba esser una perdità calcolata (che magari quando il benessere, sviluppo tecnologico/economico sarà avanzato di un po’, riacquisteremo*).
Poi, come dice Yoshi, che “diventa tutto Milano 2″ la definirei una preoccupazione un poì irrazionale.
* vedasi discorso rivoluzione industriale, inquinamento, salute, ecologismo etc.
All’inzio, dopo “antiquata”, ci va il “?”.
In fondo, “preoccupazione un po’ irrazionale.”
Io invece rido per i vostri discorsi. Cosa vuol dire che i soldi vengono dati agli agricoltori per starci dentro? Cosa significa che i soldi vengono dati agli agricoltori per evitare che il territorio non sia utilizzato? Come dice il titolo di questo post esistono altre categorie che vorrebbero quelle sovvenzioni ma allora non vengono date. Chiunque può pretendere quelle sovvenzioni coi vostri ragionamenti. Non vedo perché io come blogger, alimentando il dibattito pubblico, contribuendo alla cultura politica di qeusto paese ecc. non possa chiedere quelle sovvenzioni. Chiediamoci: cosa sarebbe il web senza i bloggers. E poi servono a noi “per starci dentro” giusto? E via discorrendo con milioni di altre attività dalla mia più surreale come quella dell’esempio dei blogger ad altre ben più importanti.
Si chiamano parassiti stop.
scusate per i refusi del precendete commento.
fabristol, se andavi fino in fondo al commento, avreti letto: “badate che non sto difendendo le sovvenzioni(!!!!!), nè proponendo soluzioni perchè non ne ho”. Ok?
se anche yoshi non si arrabbia, non ne ho più voglia io di discutere, anche perchè non sono uno studioso del settore e cosa sarebbe successo se non vi fossero mai stati aiuti o dazi, o cosa succederà, non lo saprei dire; ho solo fotografato la situazione che forse alcuni non avevano ben chiara.
ciao
Bene, nomedelblog, utile la tua “fotografia” e grazie per avere portato la testimonianza.
). C’è una condizione di basso prezzo di mercato a causa di una iperproduzione? Non mi pare. Il prezzo al consumo non è poi così basso. Il problema quindi stà nella catena di distribuzione, e nella possibilità di creare cartelli nell’accaparramento e distribuzione (cosa che accade per esempio per i produttori di alcuni cereali per alimentazione animale), ma mi si corregga se sbaglio.
Mi sembra che sei uno/a che se ne intende di cose agricole, per cui spero in ulteriori contributi.
Io mi sono fatto una personale idea. Mi pare che le sovvenzioni droghino il mercato a livello di produzione, favorendo alcune coltivazioni (remunerate di più dalle sovvenzioni) piuttosto di altre. Alla fine non ci guadagna il consumatore, che anzi paga indirettamente mediante le sovvenzioni.
In più sono dell’idea che il mercato agricolo sia oggi ed in futuro un settore che promette grandissimi risultati economici, a patto che si eliminino le sovvenzioni!
Perché dico questo? Ecco le mie idee. Certamente le persone continuano a cibarsi di verdure e frutta, non ne parliamo dei cereali, usati per alimentare anche vacche e maiali (intendo non umani
Ipotizziamo comunque che il problema sia effettivamente una iperproduzione. Ok, d’accordo, succederà che qualcuno potrebbe abbandonare la coltivazione di carote e patate e pasare alle piantagioni di abeti. A cosa servono gli abeti? A costruire case, mobili, ed essere bruciati!
E che dire del mais? L’olio ricavato da mais e colza sono ideali per la produzione di biocarburanti …non mi si dirà che c’è troppa disponibilità di carburanti, no? (ok, in questo 2009 è andata un po’ così, ma per quest’anno è andata un po’ così -leggere “da schifo”- per tutti, aspettiamo a vedere cosa accadrà appena appena la macchina si rimette in moto, con il picco del petrolio già sulla scia di poppa del tempo).
Serenissimi saluti
“Il problema stà nella catena di distribuzione, e nella possibilità di creare cartelli nell’accaparramento e distribuzione”
come t’ho detto, non sono uno studioso ma solo un “campagnolo”. però credo di poter dire che il problema principale sia questo. I grandi acquirenti italiani si contano sulle dita della mano (letteralmente!) ed hanno enorme potere, mettono a inizio stagione la verdura marocchina a 1 euro, fanno i contratti all’agricoltore di qua 1 euro, poi vendono la sua roba a 4 euro.
alla fine i tre quarti del guadagno dell’agroalimentare si generano nella filiera distributiva.
e ovviamente non è che solo gli allevatori facciano pressione sulla politica, ma anche i distributori. Per esempio, nel mio paese hanno messo la macchinetta per la vendita diretta del latte e andava da dio, poi – miracolo! – salta su la solita legge a svantagio dei piccoli, e il latte ci va scritto che va bollito…
(quanta gente morta di latte appena munto nella storia umana!!)
Campagnolo? Dal mio punto di vista, sei un “esperto di dominio”! Come vedi i termini sono un gioco, “razzle dazzle ‘em!”
Dunque il problema sono i distributori, troppo pochi, e guadagnano troppo, ben il 400% di ricarico!! D’accordo le percentuali non dicono tutto…ma abbastanza.
Allora, siccome in un mercato libero dovrebbe esserci spazio per concorrenti, mi chiedo, perché non ne nascono?
Ma voglio essere molto più esplicito. Diciamo che sono interessato a sviluppare una catena distributiva.
Che problemi incontro?
Perché il male supremo nel libero mercato di yeomen è il monopolio. Per esempio lo stato, con i suoi dannosi interventi governativi, ha creato un grave nocumento ai cittadini per rifornirsi al libero mercato imponendo il latte bollito. Una evidente imposizione arbitraria fondata sul nulla. Non c’è questione sanitaria che tenga, perché sulle macchine basterebbe indicare che il latte deve essere bollito prima di essere consumato, ed il problema sarebbe risolto.
Per inciso, questo accadeva quaranta anni fa, quando ero bambino.
Attendo con interesse le repliche.