Ammetto di non potermi fregiare del titolo di amico dell’Islam né di amante delle tradizioni islamiche e, ahimè, nemmeno di tollerante nei confronti di questa religione totalitaria. Insomma, sono decisamente islamofobo, perché ritengo che non avere paura di questi invasati fascisteggianti la cui goduria suprema è quella di limitare la libertà di tutti sia un atteggiamento decisamente autolesionita. Per carità, liberi di fare i masochisti, ma non coinvolgete anche me nei vostri sordidi giochetti kinky.
Dicevo, l’Islam e tutto il corollario che ne segue mi fanno decisamente schifo ma penso che ci sia modo e modo per combattere questa minaccia tanto amata (i kinky di cui sopra) dai nostri cari fautori progressisti dell’autodistruzione. Da quello che ho sentito, mi sembra che ora vada di moda proporre leggi sull’abbigliamento coprente. Ossia, quei cari ragazzi della Mastella Nord sono intenzionati a vietare il famoso burqa; per motivi di sicurezza, dicono. A me invece questa proposta sembra possa essere riassunta e spiegata con un gnè gnè gnè; una legge che serve tanto per dare un dispiacere a qualche zelante maomettano.
Il nostro caro sindaco Tosi si è, come al solito, spinto oltre dicendo che:
il burqa è già vietato in quanto nasconde il volto. Ci tocca però intervenire perchè questo sistema buonista finora ha tollerato tutto. Ora basta.
Tosi ha detto una cosa giusta. Una legge che vieta di mascherare il volto in casi non motivati (tipo carnevale) c’è già. Il fatto però è: vi sembra una legge degna di uno Stato nel quale vivono persone libere? A me no. Vietando alla donna di andare in giro in quel modo orrendo, si risolve il problema islamico? Ossia, si risolve il fatto che gruppi crescenti di persone reclamano e reclameranno sempre di più (gli altri Stati europei insegnano) in nome della loro religione limitazioni alla libertà di tutti (tipo la libertà di espressione)? A mio modo di vedere no. Limitare la libertà di una persona persino nel vestirsi non è esattamente la soluzione, ma piuttosto un leggerissimo palliativo che serve solo ed unicamente a catàr su voti di cittadini frastornati e impauriti. Non sono ingenuo. Sono perfettamente consapevole che le donne che indossano quella prigione di vestito nel 95% dei casi sono costrette dall’ambiente familiare oppressivo. Perché allora, invece di inventarsi ogni giorno nuove regole, non si dice chiaramente (e lo si pratica!) che mai e in nessun caso si verrà meno nel considerare ogni persona libera. Libera di disegnare vignette considerate sacrileghe, libera di ribellarsi alla catene familiari oppressive, libera di andare in giro con l’ombelico di fuori e le mutande in vista, libera di togliersi il burqa perché qui la sharia non esiste. Libero io di indicare per strada una donna con il burqa e riderle dietro per il suo abbigliamento idiota, ma libera lei di indossarlo. Libero io di pretendere piscine private burqini-free (penso sia anti-igienico e sacrilego per la mia religione delle curve in vista), ma liberi i feticisti malati del burqini di farlo usare nelle loro eventuali piscine private. Libero io di pensare che una massiccia immigrazione islamica sia un pericolo tremendo per la nostra società, ma liberi voi di pensare (ovviamente erroneamente) il contrario.
Una giornalista del Gazzettino ha fatto una prova. Il risultato è che ad Azzano in provincia di Pordenone l’hanno fermata. Per il fatto di indossare un tipo di vestito non consono. Dopo i primi trenta secondi di godimento per il fatto che la stupidità umana sia stata multata, sono tornato in me e mi sono accorto che non era soddisfacendo i miei immediati istinti islamofobi che si può vincere la guerra contro la religione attualmente più deleteria. Ci vuole una strategia di lungo periodo, ci vuole la libertà di dire che le cazzate islamiche qui non dovranno mai diventare legge.






14 Responses to “Urqa!”
il fatto che il 95% delle donne sia costretta, non giustifica certo la costrizione del divieto a indossarlo per il restante 5% libero: quindi sono pienamente d’accordo, come sempre, in linea teorica. qualche dubbio dal punto di vista pratico: con quel 95%, che non sa, o non vuole farsi aiutare, o teme di farlo, come di comportiamo?
informando, dando modelli e facendo vedere che siamo migliori
tanto per dire, sono convinto che almeno in questo la tv sia molto utile
sembra facile…
Io conosco una donna che è figlia di musulmani, lei è musulmana perché così è stato dalla famiglia, uscirne è molto difficile, perché il Corano dice che se abbandoni l’islam sei un indegno che deve essere ucciso (non ricordo esattamente i versetti, ma il concetto è quello).
Lei è controllata continuamente, perché non può andare da sola in giro, meno che meno accompagnata da uomini che non siano autorizzati. Nelle finestre di casa hanno messo le sbarre, non per impedire che i ladri entrino, ma per impedire che lei possa fuggire.
Situazione di segregazione? Si, certo. E senza troppe lamentele. Per questo tutto resta a tacere e la legge non può agire (anche perché nessuno ha il coraggio di denunciare). Conoscendo bene questa situazione, in cui questa donna peraltro è l’unica che porta a casa uno stipendio (la crisi ha lasciato a casa tutti gli altri), ed è l’unica ad avere la patente, ma l’auto pagata con i suoi soldi è intestata a suo fratello che è pure senza patente; posso dedurre che sia la norma per tutte le donne musulmane. Questi sono di origine indiana, sono meno rissosi degli arabi con noi, ma non meno ortodossi nell’applicazione della legge coranica.
Da questo punto credo possiamo cominciare a ragionare su dati concreti. Uno degli aspetti da considerare è che la comunità musulmana spesso si dota della legge islamica che vale per loro, ma anche per chi entra in contatto con loro. Si tratta di una legge che si sovrappone e confligge con la legge dello stato (in questa fase evito di disquisire sulla leggittimità della sussistenza della legge dello stato italiano nelle Venezie
).
Una delle prime cose da fare è mettere dei paletti, mettere in chiaro che qui ci sono delle regole, e chi viene qui si adegua a queste regole, punto. Non ti piace? Te ne stai a casa tua, o vai ad infestare qualcun’altro.
Tu dici che questa regola è la libertà. Si bene, diciamo che è la libertà delle persone di fare quello che vogliono. Ma anche di rispettare il fondo culturale che ha forgiato una popolazione.
Quest’ultima frase potrebbe apparire fuori tema se si pensa alla libertà. Eppure, anche se per certi versi limitativa addirittura della libertà (per esempio non tollera che giri per le strade nudo), questo rappresenta il cuore di morale e di legame di ogni comunità esistente e esistita su questo pianeta.
Ignorare questo stato di fatto, è lo stesso errore che commettono coloro che ipertollerano gli altri perché stranieri.
come in tutte le cose e in ogni ambito, la libertà uno se la deve conquistare dato che nessuno gliela concederà gratuitamente.
l’esempio che porti tu penso sia tipico e penso che tocchi alla persona in questione rompere le proprie catene, non possiamo farlo noi per lei.
quello che possiamo fare invece è farle trovare una società che non la rimanderà indietro dalla famiglia perché si arrangi con lei. e questo si fa mantendo la nostra società sharia-free
Chioso l’ultimo commento di Yoshi con un “e dandole l’idea che avrà la possibilità di essere cittadina anche se “diversamente bianca”".
ci stanno certi blog tipo il blog metilparaben, che imho sintetizza abbastanza bene il pensiero sinistrorso moderato mainstream, che sembrano trattati di bispensiero un post criticano l’oscurantismo della chiesa che non ci fa scopare come mufloni tra un aborto ed un altro eccetera, ed il post successivo tesse le lodi del burkini.
cioè io veramente non mi capacito, i femministi che difendono il burqa. e mi sembra che più o meno i piddini convinti cominciano a pensarla tutti così, preti cattivi, imam buoni.
perchè evidentemente in iran gli omosessuali li impiccano i preti, perchè se pensi che sono i musulmani a farlo sei razzista.
bah.
Ma certo Luca, però capisci che una segregata in famiglia non ha vie di scampo!
Siamo esseri umani, e possiamo sentirci terribilmente soli ed isolati, se anche chi stà intorno a noi ci volta le spalle. Ma questi sono convinti pure di voler bene alla loro figlia, e lei ci crede.
Siamo al limite del plagio, in piena Sindrome di Stoccolma, in cattività mentale.
A me potrai dire di prendermi la libertà, perché so cos’è. Non lo puoi dire ad una persona che non sa neppure concepirla, che per lei quella è la normalità!
Ho letto il commento di astrolabio, non ho capito bene se aveva riferimento a quello che avevo riportato, non vorrei mai che avesse frainteso quelle mie informazioni come se fossero una sorta di giustificazione ad accettare certe cose, il che sarebbe una interpretazione totalmente sbagliata.
Ad ogni scanso di equivoci, io ho riportato delle informazioni su una situazione reale, ed ho anche fatto evidenza di aspetti umani, per consentire di capire meglio come potrebbero vivere il fatto queste persone.
Io credo che gli europei hanno avuto un processo di secolarizzazione che altri popoli non hanno avuto, pertanto noi abbiamo un valore che dobbiamo difendere con i denti, perché ci è costato caro, molto caro.
Dalle presunte streghe incenerite, passando alle sante inquisizioni, fino alle limitazioni sui diritti delle donne.
“A me potrai dire di prendermi la libertà, perché so cos’è. Non lo puoi dire ad una persona che non sa neppure concepirla, che per lei quella è la normalità!”
Infatti è per questo che ho detto che dobbiamo suggerire modelli, dobbiamo mostrare che è meglio vivere da persone libere e che non c’è assolutamente niente di malvagio in questo.
“Io credo che gli europei hanno avuto un processo di secolarizzazione che altri popoli non hanno avuto, pertanto noi abbiamo un valore che dobbiamo difendere con i denti, perché ci è costato caro, molto caro.”
Lo penso anch’io ed è per questo che mi cascano le balote quando sento tanta gente che per non far arrabbiare quelli là sarebbero disposti, per esempio, a censurare delle vignette.
“quei cari ragazzi della Mastella Nord” mi ha fatto cadere dalla sedia
solo un appunto “di metodo”:
“Situazione di segregazione? Si, certo. (…) Conoscendo bene questa situazione (…) posso dedurre che sia la norma per tutte le donne musulmane.” (claudio)
mi pare una conclusione un pò azzardata, partendo da un unico esempio.
claudio non mi ero riferito a te
Si torna sempre agli stessi discorsi.
Se una ragazza musulmana si rivolge alla polizia (o a un amico, o ai vicini) perchè la famiglia le impone il velo o di non uscire con ragazzi non musulmani, bisogna tutelarla. Ma nel 95% dei casi non parliamo di situazioni di questo tipo, ma di condizionamento familiare. Quello che vale per qualsiasi norma di comportamento, da “Niente playstation dopo mezzanotte” a “Mettiti il burqa” passando per “Non drogarti”. Non puoi mandare un poliziotto in tutte le case islamiche per verificare che l’atmosfera non sia soffocante delle libertà individuali, o meglio, puoi farlo ma non sarebbe proprio una soluzione libertaria (più la cosa che potrebbe inventarsi una femminista marxista-leninista di San Francisco in acido. Bè io la voterei una così ma Yoshi non credo).
In qualsiasi società libertaria i genitori sono nelle condizioni di trasmettere ai propri figli i propri valori. Tanto che per i right-libertarian americani l’home-schooling è considerato il top (io invece la trovo un’idea abominevole); ma anche un moderato deve vedere con sospetto un’intrusione nell’educazione familiare. Chi mi può dire quali valori vanno bene e quali no? A costo di dire banalità: negli USA un topless in spiaggia fa strabuzzare gli occhi (oltre a rischiare una multa), in Italia ci si sconvolge semmai per un costume intero (non ricordo l’ultima volta che ne ho visto uno in un’under 50, e da noi anche le settantenni vanno al mare tette al vento). Qua a Trieste tantissime famiglie praticano il naturismo (complice la vicinanza culturale con la mitteleuropa e geografica con la Croazia), non penso che invece sia facile trovare una spiaggia nudisti in Puglia o Calabria. Ecc. ecc. ecc.
Ci si può far aiutare dal buon senso. L’abito musulmano tradizionale (capelli coperti, spalle coperte, gonna alle caviglie) è alla fine equivalente (con la variabile capelli) dei dettami degli ebrei ortodossi, dei cattolici tradizionalisti fino a un cinquant’anni fa, dei mormoni e dei Testimoni di Geova, cioè di popolazioni molto religiose. Non deprime necessariamente la libertà o la femminilità; l’estate scorsa a Sarajevo mi voltavo a guardare le ragazze col velo (elegantissime e figaccione) più delle serbe in minigonna a Belgrado. Vabbè, sto esagerando: diciamo che c’era gara (Dio ha datto in gambe alla ex-Yugoslavia tutto ciò che ha tolto al Giappone).
Gli abbigliamenti che coprono il volto sono effettivamente un eccesso. Rimangono le considerazioni di Yoshi: è utile vietarlo? E aggiungo: è giusto? Non che se ne vedano tanti di niqab in Italia, poi (neanche a Londra se per questo).
Sui presunti pericoli dell’immigrazione musulmana ho già detto: http://residenclave.wordpress.com/2009/09/04/il-mito-di-eurabia/
A proposito di proporre modelli – e lasciarli proporre agli alleati delle donne nelle comunità stesse:
http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/8305664.stm
In sintesi, filmone bollywoodiano in arrivo. Non la solita storia d’amore e basta: è un filmone sui matrimoni forzati e gli omicidi d’onore nella comunità punjabi.
/solo un appunto “di metodo”:
“Situazione di segregazione? Si, certo. (…) Conoscendo bene questa situazione (…) posso dedurre che sia la norma per tutte le donne musulmane.” (claudio)
mi pare una conclusione un pò azzardata, partendo da un unico esempio./ (la ceci)
In questo spazio non posso fare un decalogo di esempi. D’accordo, aggiungiamo qualche altro esempio in cui le donne musulmane sono mantenute segregate in casa, e se tentano di cambiare…
Brescia: Hina, 20 anni, nell’agosto 2006 fu ammazzata dal padre perché voleva vivere “all’Occidentale”.
Pordenone: Sanaa, 18 anni, nell’agosto di quest’anno é stata ammazzata dal padre perché voleva vivere “all’Occidentale”.
Il discorso di CQ non mi convince pienamente: il paragone fra l’islam moderno e il cattolicesimo antiquato non mi è mai sembrato troppo calzante. Alla fine il punto è che ciò che accadeva nelle regioni più povere del nostro Paese, quello delle donne siciliane ad esempio, è frutto di una società ancora un primitiva. Ora nessuna ragazza meridionale che io conosco si mette più il fazzoletto in testa… Ci siamo evoluti e abbiamo presentato un modello di società occidentale comune un po’ a tutta l’Europa. Qui invece parliamo di gente che emigra nei Paesi occidentali a giochi fatti, sapendo ciò che spetta loro, e pretende di non condividere i costumi locali. Anzi, li giudica spesso diabolici e in virtù di ciò esige riconoscimenti, privilegi, ecc….