Tutti piangono, si disperano che non c’è lavoro. I precari, qualcuno pensi ai precari. La gioventù bruciata dal lavoro che non c’è. E come faccio a fare un mutuo? E come faccio a progettare un futuro? Quasi quasi salgo sopra una gru. Questa società mi uccide. Il lavoro, dov’è il lavoro? A ‘sto punto, sequestrare un manager non è reato.
Il lavoro, tutti cercano un lavoro.
Noi però abbiamo iniziato, informalmente, a cercare venditori e il risultato è stato…niente. Oh, a trovare un venditore libero, oh, neanche a pagarlo a peso d’oro. Forse è diventato uno di quei lavori che gli aborigeni non vogliono fare più? Forse è diventato un lavoro degradante? Certo, ogni tanto si sorride a delle emerite teste di cazzo, e vabbeh, si sopravvive, suvvia! Una pagnotta decorosa la si può portare a casa, eh!
Niente, gli agenti sembra che siano scomparsi.
Datemi una gru.






9 Responses to “I lavori che nessuno vuole fare più”
Se non serve esperienza nel settore, ti mando un po’ di gente da Napoli
Che contratto?
magari gli agenti affermati con un parco clienti già stabilito non vogliono un bagolo in più.
E uno senza esperienza non lo vuole nessuno.
Che poi, è un brutto lavoro: sei sempre in macchina, devi andare a spaccar le balle a gente che non ha voglia di spendere e ti accoglie mal volentieri.
Quanto MI pagate
?
Tra un po’ finisco il dottorato e potrei aver bisogno di trovarmi un lavoro vero… parliamone!
@tutti: contratto di agenzia aka no dipendente stipendiato.
è un po’ complicato da spiegare, comunque in effetti per il pacchetto prodotti che si può offrire adesso (ma in un futuro prossimo le cose potrebbero cambiare), probabilmente l’offerta potrebbe interessare solo ad agenti plurimandatari
Ma non è che li mandate a vendere laminati plastici senza la macchina e col contachilometri nella tibia come nella canzone di Elio?
uno può fare quello che vuole, anche andare in elicottero, i’è casi sui. basta che venda
ma il precario sottopagato che non può progettare il futuro che c’entra?
mi sento tirata in causa, ecco.
il mio era un cappello introduttivo per dare brio al post
cmq, il senso era: a volte capita che la domanda di gente in certi settori sia più grande dell’offerta mentre in altri il contrario e che molto spesso uno si fossilizzi su un settore non considerando che forse potrebbe portare a casa una dignitosa pagnotta se si muovesse da là a qua.
ma da quello che ho sentito, in italia adesso si sta discutendo di posto bullonato al culo a vita, vabbeh, si vede che ad essere disoccupati ci si diverte…
settori tipo quello della comunicazione?