Archive: October, 2009

This isn’t an adventure story

Che cazzo di film meraviglioso! Yoshi’s choice!

What a wonderful world!

Guardando le pubblicità su BBC World, sembra che il mondo sia pieno di posti fantastici ai quali fino a cinque secondi fa non avresti dato due centesimi. Posti strafighi dei quali, non si sa bene perché, non conoscevi l’esistenza mentre adesso, cazzarola, hai un unico pensiero, ossia andarci per passare la vacanza più bella della tua vita. Posti tipo Łódź (questo spot è quello vecchio, quello nuovo non sono riuscito a trovarlo ma è molto simile).

Guardando le pubblicità su BBC World, sembra anche che il mondo sia pieno di posti fantastici per fare business. Posti ai quali fino a cinque secondi fa non avresti minimamente pensato per simili opportunità. Tipo, guardando il filmato qua sotto, sento l’impellente necessità di andare in Georgia per aprire un’azienda.

Bailout It Again Tony

EU national governments must approve the deal, which they will debate at a European Council meeting early in 2010. Then, the European Parliament must back it; South Korea’s parliament also must ratify the pact. The European Commission says it hopes the pact will come into force in the second half of 2010.

Ms. Ashton said Thursday that all EU countries supported concluding the talks. “I do have the support of the Italian government to do that,” she said.

But Italy’s Deputy Industry Minister Adolfo Urso — who said he hadn’t seen the final text — said his government expected the commission to have fixed problems with the agreement related to the auto industry. “Italy reserves the right to veto the accord if these aspects have not been dealt with,” he said.

Italian auto giant Fiat SpA has opposed the deal because its smaller vehicles would face more competition from South Korean rivals such as Hyundai Motor Co. and Kia Motors Corp. The main concerns over the pact center on “duty drawback,” which is a refund South Korea makes to its manufacturers on tariffs paid on imported parts if the manufacturer exports the finished product. (qui)

La Corea del Sud e l’Unione Europea hanno firmato un accordo che mette fine a una serie di dazi. E questa è una cosa che mi farebbe dire che non tutta l’Unione Europea vien per nuocere. Cerchiamo di essere propositivi e guardiamo il bicchiere mezzo pieno: si prova a eliminare gli assurdi steccati messi contro il libero commercio mondiale (ed io ne so qualcosa perché ho appena importato merce con un dazietto del 2,2%). Tuttavia non sono molto fiducioso a riguardo. Infatti la Corea del Sud e gli Usa due anni fa avevano siglato un accordo simile, ma né il parlamento sudcoreano né il parlamento statunitense lo hanno ancora ratificato. A sentire certe dichiarazioni, mi sembra che l’andazzo sia simile anche questa volta.

Parliamo adesso dello Stato italiano. Come si legge dall’articolo, il Ministro Urso ha già messo le mani avanti, anche perché, poarìn, non ha ancora letto il testo finale (weekend lungo?). Quello che traspare chiaramente è che la Fiat, ossia l’azienda che se fosse fallita (come doveva) anni fa, ci avrebbe fatto risparmiare un po’ di soldi, farà di tutto per bloccare la ratifica italiana perché, poarina, non le va molto a genio la concorrenza, ossia, non le va molto a genio che le persone acquistino a prezzi più bassi e che abbiano la possibilità di scegliere. So già cosa diranno: difendere l’italianità, difendere il produttore nazionale, il mercato non è in grado di badare a sé stesso e ha bisogno di aiuti, ecc ecc. La verità è che la Fiat è, al netto, una piaga per noi poveri paga-tasse. Io provo un odio viscerale per questa azienda statale mascherata da privata che non passa giorno che chieda allo Stato italiano di rubarmi altri soldi.

State bene attenti dal non farvi abbindolare dalla vuota retorica dell’interesse “nazionale”, o meglio, statale. L’unico interesse al quale dovete rendere conto è il vostro. Il quale interesse, unito a tutti gli altri interessi individuali, dirige le scelte del mercato in generale. Cercare di distorcere il mercato, immettendo false motivazioni o alzando barriere che danneggiano i consumatori, è un atavico vizietto dei politici favorito dagli imprenditori para-statali.

Senza false modestie: i mejo

Io continuo a ripetervelo, ma alcuni di voi proprio non vogliono capire: il PNV è un partito bellissimo! Non fate l’errore grossolano e da superficialotti di confonderci con altre cose alle quali magari siete più abituati perché le vedete ogni giorno in tv. Non confondeteci con certe Mastella Nord il cui unico scopo è quello di perpetuare nei secoli dei secoli la propria caregheta fomentando intolleranza e ignoranza e bloccando nei fatti la via alla libertà. Non fate questo errore grossolano perché non renderebbe giustizia alla vostra intelligenza e alla vostra curiosità di capire. Noi siamo altro, siamo completamente un’altra cosa.

Dopo aver constatato che l’andazzo degli altri partiti per le prossime regionali è quello di sempre, ossia scelte dei candidati funzionali ai soliti giochetti di potere, ossia scelte calate da altrove, il PNV si è guardato negli occhi e si è detto: primarie! Il PNV è un partito bellissimo anche perché, avendo come fine l’indipendenza, racchiude al proprio interno diverse anime. Da buon partito-strumento per un unico fine, è normale che racchiuda al proprio interno diversi sentimenti. Sentimenti, tuttavia, che devono stare sempre all’interno dei quattro principi fondanti:

  1. Il principio della proprietà privata, come estensione del più generale principio di libertà individuale.
  2. Il rifiuto di ogni forma di discriminazione razziale, sessista, linguistica, di convinzioni religiose, filosofiche o politiche.
  3. L’accettazione dei principi di legittimità democratica e di non violenza.
  4. L’accettazione delle norme del diritto internazionale.

Quindi, è partita la corsa per eleggere attraverso le primarie il candidato per il PNV alla presidenza del Veneto in vista delle elezioni dell’anno prossimo. Come è scritto nell’articolo inerente:

Fino alla mezzanotte di domenica 25 Ottobre accetteremo candidature munite di una breve biografia e programma.

Per presentarsi, scrivete a primarie@pnveneto.org.

I candidati approvati potranno immediatamente cominciare la loro campagna e avranno uno spazio dedicato sul sito www.pnveneto.org. Potranno votare alle primarie non solo i soci iscritti al partito, ma anche tutti i potenziali elettori del PNV. Per questo non ci sarà un Election Day, ma ogni candidato potrà raccogliere il supporto di simpatizzanti nell’arco di più settimane.

Non più tardi di giovedì 19 Novembre, verrà richiesto ad ogni candidato di presentare il nome di due running mates o vicecandidati. Questi avranno precedenza nelle liste elettorali e potranno sostituire il candidato vincente in caso di ritiro per ragioni impreviste.

Le primarie verranno chiuse mercoledì 30 Dicembre, e potranno essere estese per un massimo di due settimane solo su richiesta straordinaria da uno dei candidati.

Per ora ci sono due candidati. Uno è Michele Milanetto che si presenta con  Venetia Democratica, che è essenzialmente l’embrione di quello che nella futura Venetia libera potrà essere un partito socialista, o socialdemocratico che dir si voglia. Io sono più che felice, felicissimo, che Michele si sia presentato alle primarie perché questo vuol dire che siamo sulla strada giusta. Ossia, quella strada nella quale l’indipendenza non è vista come qualcosa di malvagio, di abominevole o addirittura di fascista (chissà perché poi) nemmeno da persone “di sinistra”. C’è questo tabù che proprio non riesco a capire, come se volere l’indipendenza implicasse l’essere chissà quale appartenente all’ultradestra. Cosa un po’ strana, dato che, come ripeto spesso, basterebbe guardare solo per esempio alla Scozia, nella quale lo Scottish National Party ,che vuole l’indipendenza, è un classico partito di centrosinistra. I socialdemocratici sono ovunque, non vedo proprio perché non dovrebbero esserci ed essere rappresentati anche dagli indipendentisti veneti.

Il secondo candidato è Claudio Ghiotto. È il candidato che supporto io e del cui team faccio parte. Ghiotto corre per Veneti Lìbari, ossia, il nucleo del futuro Partito Libartariàn Veneto :) Prego gli amici libertari che leggono di far cadere l’occhio sul simbolo scelto per Veneti Lìbari. Non è cosa comune vedere una formazione politica all’interno del contenitore italico che adotta tale simbolo, eh? Veneti Lìbari è libertarian al cento per cento e lo rivendica fieramente. I Veneti Lìbari essenzialmente vogliono che ogni individuo possa vivere la propria vita come meglio crede e prendendo in prima persona le proprie decisioni. Ci sarà tempo per scendere nello specifico, per adesso voglio riportare quello che c’è scritto in fondo al mini-programma:

Ogni singola persona sa cosa è meglio per lei. Solo ogni individuo può fare le scelte migliori per il suo futuro. Non abbiamo bisogno di un governo babysitter che ci estorce pezzi delle nostre proprietà tramite uomini vestiti di grigio, perché sanno loro come spenderli meglio “per il nostro bene”.

Noi Veneti siamo gente libera e responsabile. Abbiamo il potenziale per fare meglio della Svizzera. Una volta indipendenti non dovremo crearci nuove gabbie e gabbiotti. Indipendenti e contenti.

Voi trovate che queste primarie, che queste aspirazioni, che queste idee siano provinciali o siano portate avanti da persone ignoranti, di mentalità chiusa, pericolose? Martedì scorso la nota, divertente e ben fatta trasmissione radiofonica Caterpillar ha intervistato il segretario del PNV Gianluca Busato. Ovviamente l’intento era quello di prenderlo un po’ in giro, giustamente direi, dato che il tono della trasmissione non è serio. Ascoltate l’intervento qui sotto, io penso che Giane abbia fatto un ottimo intervento (peccato per i problemi tecnici alla fine) e se si riuscirà a sfondare sempre di più il muro dei canali ufficiali, si riuscirà a far capire a sempre più persone che non c’è nessuna mostruosità.

 
 Gianluca Busato a Caterpillar [7:44m]: Play Now | Play in Popup

Auf Wiedersehen

Come ogni anno, anche quest’anno mi recherò nelle vicinanze di Friedrichshafen in cerca di fortuna e di occasioni. Sarà tutto inutile come ogni anno, ma volete mettere la bellezza di farsi cinque ore di macchina per arrivare, il cibo scadente e il cuscino mollo?

Dato che mi collegherò a internet probabilmente solo di sera prima di andare a letto e di mattina nell’intervallo di tempo tra la colazione e la cagata, non allarmatevi se dovrete attendere un po’ per vedere approvati i vostri commenti. Quindi calma e non mettetevi subito a gridare CENSURA!!!1!!

Ci si risente mercoledì o giovedì. Ciao fioi!

Urqa!

Ammetto di non potermi fregiare del titolo di amico dell’Islam né di amante delle tradizioni islamiche e, ahimè, nemmeno di tollerante nei confronti di questa religione totalitaria. Insomma, sono decisamente islamofobo, perché ritengo che non avere paura di questi invasati fascisteggianti la cui goduria suprema è quella di limitare la libertà di tutti sia un atteggiamento decisamente autolesionita. Per carità, liberi di fare i masochisti, ma non coinvolgete anche me nei vostri sordidi giochetti kinky.

Dicevo, l’Islam e tutto il corollario che ne segue mi fanno decisamente schifo ma penso che ci sia modo e modo per combattere questa minaccia tanto amata (i kinky di cui sopra) dai nostri cari fautori progressisti dell’autodistruzione. Da quello che ho sentito, mi sembra che ora vada di moda proporre leggi sull’abbigliamento coprente. Ossia, quei cari ragazzi della Mastella Nord sono intenzionati a vietare il famoso burqa; per motivi di sicurezza, dicono. A me invece questa proposta sembra possa essere riassunta e spiegata con un gnè gnè gnè; una legge che serve tanto per dare un dispiacere a qualche zelante maomettano.

Il nostro caro sindaco Tosi si è, come al solito, spinto oltre dicendo che:

il burqa è già vietato in quanto nasconde il volto. Ci tocca però intervenire perchè questo sistema buonista finora ha tollerato tutto. Ora basta.

Tosi ha detto una cosa giusta. Una legge che vieta di mascherare il volto in casi non motivati (tipo carnevale) c’è già. Il fatto però è: vi sembra una legge degna di uno Stato nel quale vivono persone libere? A me no. Vietando alla donna di andare in giro in quel modo orrendo, si risolve il problema islamico? Ossia, si risolve il fatto che gruppi crescenti di persone reclamano e reclameranno sempre di più (gli altri Stati europei insegnano) in nome della loro religione limitazioni alla libertà di tutti (tipo la libertà di espressione)? A mio modo di vedere no. Limitare la libertà di una persona persino nel vestirsi non è esattamente la soluzione, ma piuttosto un leggerissimo palliativo che serve solo ed unicamente a catàr su voti di cittadini frastornati e impauriti. Non sono ingenuo. Sono perfettamente consapevole che le donne che indossano quella prigione di vestito nel 95% dei casi sono costrette dall’ambiente familiare oppressivo. Perché allora, invece di inventarsi ogni giorno nuove regole, non si dice chiaramente (e lo si pratica!) che mai e in nessun caso si verrà meno nel considerare ogni persona libera. Libera di disegnare vignette considerate sacrileghe, libera di ribellarsi alla catene familiari oppressive, libera di andare in giro con l’ombelico di fuori e le mutande in vista, libera di togliersi il burqa perché qui la sharia non esiste. Libero io di indicare per strada una donna con il burqa e riderle dietro per il suo abbigliamento idiota, ma libera lei di indossarlo. Libero io di pretendere piscine private burqini-free (penso sia anti-igienico e sacrilego per la mia religione delle curve in vista), ma liberi i feticisti malati del burqini di farlo usare nelle loro eventuali piscine private. Libero io di pensare che una massiccia immigrazione islamica sia un pericolo tremendo per la nostra società, ma liberi voi di pensare (ovviamente erroneamente) il contrario.

Una giornalista del Gazzettino ha fatto una prova. Il risultato è che ad Azzano in provincia di Pordenone l’hanno fermata. Per il fatto di indossare un tipo di vestito non consono. Dopo i primi trenta secondi di godimento per il fatto che la stupidità umana sia stata multata, sono tornato in me e mi sono accorto che non era soddisfacendo i miei immediati istinti islamofobi che si può vincere la guerra contro la religione attualmente più deleteria. Ci vuole una strategia di lungo periodo, ci vuole la libertà di dire che le cazzate islamiche qui non dovranno mai diventare legge.

Fund raising, cioè metìve le man in scarsela e tirè fora i schei

tira fora i schei!

Ho sempre ammirato lo spirito con il quale gli americani comuni mettono mano al portafoglio e finanziano direttamente, spesso con piccoli e piccolissimi importi, quel politico con il quale si trovano in sintonia. Obama e Ron Paul sono un esempio illuminante a riguardo. Internet ha aiutato enormemente in questo campo e la donazione volontaria spiccia fatta via internet è ormai una cosa assodata.

Ecco, il PNV vuole fare l’americano, anche se è costretto per adesso a essere in Italì. Si è dotato di un’associazione apposita il cui scopo è quello, appunto, di catar su schei chiedendoli direttamente ai cittadini. Contributi volontari e non coercizione, questo è lo spirito del PNV. La missione è duplice. Quella ambiziosa è di trovare mille imprenditori (van bene anche se non sono imprenditori eh) che credano nel progetto indipendentista e che conseguentemente elargiscano mille euro a testa (cioè in totale la cifretta di un milione di euro). L’altro obiettivo è quello di convincere la gente normale a donare piccole cifre (si parte da cinque euro). Sei Veneto o sei solamente residente in Veneto? Risiedi in Veneto e ti senti Veneto? Non sei Veneto e non risiedi in Veneto ma solidarizzi con la causa? Bene, bravo: mettiti una mano sulla coscienza e poi falla velocemente scivolare sul portafogli perché abbiamo bisogno di soldi. Fai anche tu la tua piccola donazione, dopo ti sentirai meglio con la coscienza, assicurato! :)

Questi soldi non ci serviranno per lo spris ma per una cosa semplice e fondamentale: pubblicità. Siamo convinti che la gran parte dei Veneti sia indipendentista in nuce o in fieri ma che sia erroneamente portata alla conclusione che l’indipendenza è impossibile. Il lavoro che dobbiamo attuare per le regionali dell’anno prossimo è farci conoscere ai Veneti per far capire loro che invece si può fare.

Dobbiamo farci conoscere e per questo ci servono i tuoi soldi. Certo, se ne avanzano magari ti offriamo anche lo spristanto i’è schei toi :)

E perché a me nessuno mi sovvenziona?

About 1,000 farmers from Germany, France and other EU nations protested outside the emergency meeting, throwing bottles and eggs at police, and burning tires and hay. Police closed off the EU Council building and set up a major security perimeter, snarling traffic in parts of Brussels for much of the day.

Farmers want regulation to shield them from volatile free markets that have collapsed milk prices. Some 20 EU nations gathered ahead of the meeting, and agreed to push for a new system to regulate the market once the EU phases out market-distorting quotas in 2015.

Led by France and Germany, the nations want assurances for the dairy sector in an increasingly globalized world, even if cheaper products can be found elsewhere. “Farmers are worried we are going to a system where there are no more rules left,” said French Farm Minister Bruno Le Maire. “We need regulation; it is not the free market that will get us there.

The 20 nations demanded that the European Commission, the EU’s executive arm, come up with cash to relieve farmers’ immediate financial needs. “We need additional money from the EU, a stimulus program for the farmers,” said German Minister Ilse Aigner. “We need help now.”

EU Farm Commissioner Mariann Fischer Boel said member states will be able to pay up to €15,000 ($21,856.50) per farmer “in the coming days” but insisted she could go along with additional funds only if the money didn’t come out of the existing EU budget. “I would be happy if the member states would give me another €5 billion for the dairy sector,” she said. “I’m not sure the finance ministers are exactly of the same opinion.” (qui)

Come forse saprete, io lavoro nella distribuzione di una gamma di materiali molto usati al giorno d’oggi. Nei computer, nelle auto, negli elettrodomestici, nell’elettrico, nei mobili, insomma…i miei materiali sono usati veramente ovunque e, anzi, sono il simbolo stesso (spesso simbolo negativo, ingiustamente) della modernità. Se non ci fossero i miei materiali, la realtà sarebbe molto diversa da quella che effettivamente è, immaginatevi l’inizio del 19° secolo; con buona pace dei primitivisti e/o decrescita-felicisti che sognano in realtà il ritorno alla miseria. Il mio è uno di quei settori che potrebbero essere definiti maturi o, al limite, ben rodati. Ossia è un settore nel quale c’è una moltitudine di attori, una concorrenza globale spietata e, alla fin fine, margini di guadagno risicati. Con questa recessione globale, ce la siamo vista brutta (dal 30 al 50% di vendite in meno). Molti clienti hanno chiuso baracca e i produttori alla fonte, vedendo che la domanda semplicemente non c’era più, hanno chiuso temporaneamente molti impianti per limitare un’offerta mostruosamente maggiore della domanda e per arginare il crollo dei prezzi.

Ecco, ora io, detto fuori dai denti, non capisco cosa cazzo vogliano gli allevatori. Parafrasando la strafamosa e stracitata frase di Bastiat, l’Unione Europea è quell’entità fittizia grazie alla quale tutti pensano di vivere sulle spalle di tutti gli altri. C’è qualcosa che non va, eh! Se mi è permesso, io mi sarei anche stancato di sovvenzionare settori che, non si capisce bene il perché, sembra debbano vivere fuori dalla realtà; fuori dal mercato sicuramente. Il prezzo del latte è crollato? Mi dispiace, ci sarà una ristrutturazione del settore e chi vivrà vedrà. A me non mi ha mai sovvenzionato nessuno e devo vedermela con il resto del mondo per portare a casa la famosa pagnotta. Gli allevatori sono speciali? Gliel’ha forse ordinato il medico di fare gli allevatori per tutta la vita? Perché vogliono impormi un prezzo artificialmente più alto per il latte? Perché vogliono rubarmi i soldi e perché sono, per giunta, un po’ vigliacchetti ché vogliono far fare il lavoro sporco alla UE?

Vi immaginate se ci fosse stata la UE durante l’epoca di passaggio tra il lavoro nei campi e la nascente industrializzazione? Chissà quanti fantastiliardi avrebbero dato ai contadini per non farli andare a lavorare in fabbrica piangendo per la salvezza di un settore obsoleto. Oggi nei campi lavorano mooooolte meno persone di una volta ma la produttività è mooooolto maggiore di quella di una volta. Perché non deve essere così anche con la produzione del latte?

Sporcare le ruote

Dirt 2 è l’ultimo episodio per PS3 (e per altre console che non ci interessano) della saga dei giochi di guida di Colin McRae. In effetti è il primo dalla sua tragica morte avvenuta nel 2007 (state lontani da quei trabiccoli che cadono chiamati elicotteri). La cosa a mio parere è un pochino macabra e penso che si sarebbe potuto evitare di aggiungere ancora il suo nome. Sì, ok, all’interno del gioco c’è un torneo commemorativo con filmatino finale per ricordare il leggendario pilota, ok, però io avrei evitato.

Detto questo, arriviamo al succo del post: vaccadì che figata di gioco! Dirt 2 è, come si dice in questi casi, un’esperienza ludica entusiasmante che non delude. All’inizio bisogna prendere un po’ di mano con le macchine e immancabilmente ogni curva è un macello di lamiere. Con il tempo e con la pazienza si inizia a padroneggiare il mezzo e a sentire la strada e il limite di tenuta della macchina; e le derapate che arrivano naturali sono una goduria.

Le macchine sono realistiche e accartocciabili, le piste sono tante e con fondi differenti (asfalto, fango, sabbia, ecc ecc), le modalità di gara sono molteplici (rally a cronometro, gara con altre macchine, ad eliminazione, ecc ecc) e si può giocare online contro altri giocatori (tutti sempre più bravi di te, ovviamente). L’unica cosa che smona un attimo sono gli occasionali commenti vocali degli altri partecipanti computer alle varie gare: troppo fair play e troppo zucchero (“tutto bene là dietro?“, “andrà meglio la prossima volta” e via di gentilezza). Ma cosa?? Io ti distruggo Pastrana! Ti distruggo!

“Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli”

Oggi c’è stato il Congresso del PNV ed è saltato fuori che sono stato eletto a furor di popolo (masse esaltanti e osannanti, donne in topless che chiedevano un autografo sulle bocce, scene di isterismo collettivo; non ci credereste) uno dei sette del Minor Consiglio, ossia il gruppo di coordinamento e di iniziativa politica del partito; quelli fighi insomma.

Qui una riflessione (tranquilli, è scritto bilingue).