Archive: November, 2009

Superato il tragico, si naviga nel comico

ROMA (30 novembre) – Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stato ricevuto oggi al palazzo presidenziale di Minsk dal presidente dittatore Alexander Lukashenko. Si tratta della prima visita ufficiale di un leader occidentale in Bielorussia da una quindicina di anni.

Il leader bielorusso era stato infatti isolato dall’Unione europea e dalla comunità internazionale dopo l’accusa di brogli nelle elezioni che lo hanno confermato al potere negli anni novanta e per una serie di limitazioni alla democrazia ed ai diritti fondamentali.

Lukashenko ha quindi ringraziato Berlusconi per aver interrotto l’isolamento internazionale della Bielorussia. «Ringrazio il presidente Berlusconi – ha detto incontrando i giornalisti locali prima dei colloqui con il premier – per la sua puntualità: aveva promesso di venire ed è venuto. Noi – ha proseguito Lukashenko – comprendiamo bene il significato di ciò e ce lo ricorderemo». (qui)

Allora, le novità che ho saputo oggi di rimando dallo Stato nel quale attualmente risiedo sono che:

  1. Un leghista celtico vorrebbe inserire una croce nella bandiera dello Stato nel quale attualmente risiedo dando prova di aver capito tutto della Svizzera e della sua bandiera (ugh ugh, c’è una croce, argh argh mettiamola anche noi!). Fantastico!
  2. Il presidente del consiglio dello Stato nel quale attualmente risiedo è andato, unico leader (non ridete) occidentale, a fare merenda da quello che giornalisticamente viene chiamato da tutti “l’ultimo dittatore europeo”. Figata!

Non capisco come possa essere possibile che ci siano italiani che si considerano liberali che votano questa coalizione di centrodestra, considerando anche il valtellinese neomarxista al governo. A casa dovete stare il giorno delle elezioni, a casa! Per fortuna sono cose che non mi riguardano e che mi riguarderanno sempre di meno. Tuttavia, ammetto che è il mio gusto dell’orrido trae sazietà da queste brevi incursioni nella società politica italica.

Obiettivo sbagliato

La domanda da porsi secondo me non è tanto “in Arabia Saudita permetterebbero la costruzione di campanili?” ma piuttosto “le società occidentali sono mediamente più evolute delle società islamiche?“. Infatti io ritengo scontato che le nostre società occidentali siano, grazie alla secolarizzazione e alla loro storia, infinitamente migliori delle società nelle quali l’Islam detta regole.

Da un certo punto di vista, potrei anche capire e approvare la vittoria nel referendum svizzero che vieta la costruzione di minareti perché al giorno d’oggi l’Islam è soprattutto ancora un movimento politico che mira a ricreare nelle società occidentali una nicchia che si allarga sempre di più e che reclama per sé e per gli altri le stesse regole liberticide che vigono nei Paesi islamici, ossia non è ancora secolarizzato come la maggior parte del cristianesimo. Vietando il potente simbolo dei minareti, si vorrebbe dire chiaramente che la Svizzera è e rimarrà un Paese libero nel quali le regole sociopatiche dell’Islam non hanno diritto di parola. Tuttavia a mio avviso questa è una considerazione tirata per i capelli perché resto convinto che se un gruppo di persone compra un terreno, ovviamente conformandosi alle regole locali, deve avere la libertà di costruire su quel terreno privato anche un minareto. Vietando su tutto il suolo della Confederazione la possibilità di costruire minareti si afferma che non esiste nemmeno un luogo, magari in periferia o in una zona industriale, nel quale un minareto non sia un pugno in un occhio. Questo ovviamente è falso.

Le società occidentali sono mediamente più evolute delle società islamiche perché qui vige, dove di più e dove di meno, la libertà dell’individuo. Se gli Svizzeri non vogliono minareti, non dovrebbero vendere i terreni a chi vuole costruire minareti o, al limite, dovrebbero votare delle regole cittadine per limitare la costruzione di minareti. Fermare il pericolo islamico vietando in toto la costruzione dei minareti è come cercare di bloccare l’influenza vietando di dire la parola “influenza”.

Ovviamente, dei scontati piagnistei islamici sui cattivi occidentali non mi interessa nulla perché la domanda “in Arabia Saudita permetterebbero la costruzione di campanili?” non ce la dobbiamo porre a noi, ma a loro sicuramente sì.

Metallo giallo

oroQuello che vedete qui di fianco è l’andamento dell’oro negli ultimi cinque anni. La recente impennata (stiamo sfiorando i 1200$ l’oncia troy) è dovuta sia al dollaro sempre più in picchiata, sia al clima di estrema incertezza riguardo l’andamento futuro prossimo dell’economia.

L’oro viene chiamato da molti “la moneta per eccellenza” perché è un bene scarso, facilmente lavorabile e trasportabile, quindi una moneta che ha in sé valore, un bene che può fungere da merce di scambio riconosciuta da tutti. Ossia, quello che l’oro è stato per parecchi secoli prima che i vari Stati, con una lunga opera di assoggettamento lento e continuo, si appropriassero della moneta (cioè la merce usata per facilitare lo scambio) per rubare ai loro cittadini, ossia per svalutare  sostituendo parte del metallo prezioso con metallo povero e slegando il biglietto di carta dalla sua controparte in oro.

L’oro è da sempre definito un bene rifugio, ossia un bene che viene comprato nei periodi di incertezza e di paura verso il futuro, ossia nei momenti come questo. Anzi, questo a me, più che un periodo di incertezza, sembra l’approvvigionamento prima del crollo totale; ma sarò pessimista e apocalittico io. È un bene rifugio perché, come già scritto, ha un valore in sé dovuto alle sue caratteristiche. Io sono l’ultimo dei pirla ma azzardo che probabilmente tra un po’ inizierà a scendere di qualcosa a causa delle contromosse probabili americane, tuttavia la sua strada sul lungo sembra segnata: salita.

Ripeto, io sono l’ultimo dei pirla ma, se avete la possibilità economica, fossi in voi prenderei in considerazione l’ipotesi di comprare periodicamente un po’ di oro, magari in monete prive di valore numismatico (tipo le sterline d’oro inglesi o i krugerrand sudafricani) o in lingottini. Certo, tenere in casa metalli preziosi non è il massimo ed è sempre preferibile stoccarli in luoghi sicuri fuori da casa propria (sempre che voi non viviate in un bunker), ma comprare ogni tanto una monetina d’oro secondo me è cosa buona. Esistono anche servizi internet, come GoldMoney e BullionVault, che consentono di acquistare (e rivendere) oro fisico tenendolo in sicure cassaforti a prova di Terza Guerra Mondiale.

Insomma, il messaggio di speranza che voglio infondere con questo post è il seguente: probabilmente l’anno prossimo, a causa della Grande Depressione nella quale siamo ancora immersi fino ai capelli, collasseranno parecchi Stati (compreso lo Stato italiano) e sarebbe quindi meglio essere preparati all’evento.

Ovviamente scherzo, va tutto benissimo.

Emily the strange

Ogni tanto per lavoro sconfino e scendo nel nord-est dell’Italia, cioè in Emilia, più specificatamente soprattutto le province di Modena, Reggio Emilia e Bologna; profondo nord-est italiano quindi. Devo dire che continuo ad avere un rapporto strano con l’Emilia, cioè, io mi aspettavo una cosa e me ne sono trovata un’altra.

Parlando sempre in ambito lavorativo, tanto per cominciare la famosa bonarietà e accoglienza emiliana continua a latitare. Nessuno mi ha mai accolto con il lambrusco in mano e grandi sorrisoni e pacche sulle spalle non ne ho mai ricevuti. Io butto là qualche battuta e provo a fare un po’ di conversazione, tanto per fare il simpaticone, ma niente. Dite tanto della freddezza dei veneti, ma la mia esperienza lavorativa continua a essere esattamente il contrario di quello che vi aspettereste: quando non sono preoccupati per il lavoro (e di questi tempi è un po’ difficile non essere preoccupati), mi faccio sempre quattro risate dai miei clienti veneti e perdo anche troppo tempo a parlare di puttanate. Poi, nella categoria cantinari, sinceramente non ho mai visto cantinari così cantinari come ce ne sono in Emilia: in confronto il piccolo imprenditore cantinaro veneto è un tycoon. Inoltre, a volte ho l’impressione di parlare con gente alla quale manca qualche venerdì. Non so, ma alcuni hanno un’espressione degli occhi che un po’ mi inquieta, tipo che hanno inalato troppi fumi tossici. Infine, cazzarola, non potete stare in ufficio con il riscaldamento a palla e indossare una di quelle canottiere bianche a coste che usava mio nonno durante la guerra. Dai!

Sono sfigato io e non conosco a fondo la zona, però continuo ad avere un rapporto lavorativo problematico con l’Emilia. Eh, questo nord-est italiano!

If your friends don’t understand it, unfollow them

porque yo soy un tumblrero

H1N1

I miei complimenti vivissimi a Giorgio Gilestro perché ha scritto un post che spiega in modo chiaro e completo tutta la faccenda della nuova influenza. Ne riporto buona parte e vi consiglio di leggerlo perché me son roto i cojoni della saggezza da bar.

Il virus dell’influenza tende a mutare utilizzando due fenomeni: mutazioni spontanee e minori dette di deriva antigenica (antigenic drift) e ricombinazioni, cioé mutazioni molto più sostanziose che cambiano completamente l’aspetto del virus (spostamento antigenico o antigenic shift).

Nella deriva antigenica, il virus cambia gradualmente e casualmente finché la sorte non introduce un numero di mutazioni che sono allo stesso tempo limitate abbastanza da non interferire troppo con la funzione del virus e diversificanti abbastanza per scappare anche solo parzialmente alla risposta immunitaria. La deriva antigenica è responsabile dell’avvento dell’epidemia stagionale, cioé quella che si verifica ogni anno. Una parte consistente del virus dell’influenza stagionale che è circolato negli ultimi decenni è una versione riveduta e corretta dello stesso virus che ha creato una pandemia nel 1968 (detto Hong Kong, variante H3N2). L’influenza suina di questi mesi sarà probabilmente una delle basi su cui si costruiranno i virus stagionali per i prossimi anni o decenni. Così via fino alla prossima pandemia.

È importante sottolineare che mutazioni avvengono continuamente ma fortunatamente la stragrande maggioranza delle mutazioni di deriva antigenica è dannosa per il virus stesso. Alcune sono silenti e altre ancora hanno pochissimo effetto. Perché sia realmente pericoloso, un virus mutato deve avere a) un vantaggio selettivo contro tutti gli altri miliardi di virus nell’organismo, di modo da prendere il sopravvento, b) riuscire ad uscire dal corpo ed infettare qualcun altro per propagarsi. Ogni anno, solo in Italia, vengono identificate decine di mutazioni. Queste piccole continue mutazioni permettono al ceppo virale di non estinguersi e ripresentarsi di anno in anno al nostro organismo. Allo stesso tempo, il fatto che il virus stagionale sia solo minimamente diverso, lo rende anche relativamente meno pericoloso. Dico relativamente perché i numeri non sono altissimi ma sono sicuramente degni di nota: tra il 5% e il 20% della popolazione si ammala di influenza ogni anno, con un tasso di mortalità di circa 0.1%. Vuol dire circa 3000-12000 morti all’anno solo in Italia. Viste queste cifre, perché quindi tutto questo baccano per il virus dell’influenza suina che finora ha fatto in Italia meno di 70 morti (equivalente ad un tasso di mortalità dello 0.0029%)?

Perché quella che ora chiamiamo H1N1 è una pandemia scaturita non da una deriva antigenica ma da uno spostamento antigenico. Gli spostamenti antigenici sono decisamente più rari e si verificano quando lo stesso ospite (ad esempio un maiale) è infettato contemporaneamente da due virus diversi: uno che di solito colpisce solo i maiali e uno che di solito colpisce solo l’uomo ma che per un processo di mutazioni è riuscito ad entrare, seppur timidamente, all’interno delle cellule suine.

I danni potenziali di un nuovo ceppo creato attraverso spostamento antigenico sono enormi. Basti pensare che l’influenza cosiddetta spagnola, che si crede essere originata in questo modo (anche essa un’influenza H1N1), colpì apparentemente il 30% della popolazione con un tasso di mortalità del 10-20%. Tra 50 e 100 milioni di morti in due stagioni: più della guerra e più della peste nera nel medioevo. Più morti di influenza spagnola in 25 settimane che di HIV in 25 anni.

Ogni nuova pandemia ha, in principio, la stesso rischio di diventare altamente pericolosa. Certo a distanza di quasi un secolo le nostre capacità di affrontare l’epidemia sono diverse: esistono unità di terapia intensiva che una volta non esistevano; inoltre la popolazione non è stremata dalla guerra come nel 1918. Però è anche vero che si viaggia molto di più e quindi ci si dovrebbe aspettare una pandemia con velocità ben più alta, magari esplosiva abbastanza per saturare gli ospedali. In sostanza, non potendo prevedere a priori la pericolosità di un possibile spostamento antigenico, l’OMS ha il dovere di lanciare l’allarme e prepararsi al peggio. È difficile farlo senza scatenare il panico, però, o senza fare la figura di quello che grida “al lupo al lupo”. Impossibile farlo se non si riesce a spiegare che un nuovo virus dell’influenza comporta un rischio potenzialmente altissimo per la società. La parola chiave, qui, è “potenziale”.

Il nuovo H1N1 (chiamato appunto 2009 H1N1) è in giro da diversi mesi. Non sembra certo avere la pericolosità di una nuova influenza spagnola. A dirla tutta, sembra essere meno pericoloso della solita influenza stagionale. Quindi viene spontaneo porgersi alcune domande.

La prima: l’abbiamo scampata? Probabilmente sì. Ormai siamo in piena fase discendente della diffusione del virus. Il rischio che il virus evolva in una forma più pericolosa esiste sempre ma è probabilmente simile a quello che si corre ogni anno con la normale influenza. L’unico dubbio che rimane è cosa succederebbe se influenza stagionale e influenza H1N1 co-infettassero gli stessi soggetti. Una nuova ricombinazione sarebbe molto probabile e potenzialmente pericolosa.

La seconda: l’allarme era ingiustificato? No. È innegabile che questo sia un nuovo ceppo virale. Sarebbe stato impossibile prevedere fin dall’inizio l’esatta pericolosità. La cautela era d’obbligo.

La terza: han fatto bene (o fanno bene) i media a titolare in prima pagina ogni singola morte? Certo che no. I numeri parlano chiaro e non giustificano il panico.

La quarta: quindi, vaccinarsi non serve a nulla? Sbagliato. Vaccinarsi serve almeno tanto quanto serve vaccinarsi contro la normale influenza stagionale. Anche se, cumulativamente, il rischio di complicazioni o di fatalità legato a 2009H1N1 è più basso dell’influenza stagionale, la distribuzione del rischio rimane comunque differenziata in base alla categoria di appartenenza. Soggetti con malattie croniche (soprattutto polmonari) o donne incinte, ad esempio, hanno un rischio di complicazione significativamente più alto. Considerando che gli effetti collaterali della vaccinazione sono infinitesimali, la scelta dovrebbe essere semplice. Proprio le donne incinte, ad esempio, hanno un rischio decisamente più alto di qualsiasi altra categoria, benché storicamente rappresentino la categoria più restia alla vaccinazione. Purtroppo a qualcuno piace diffondere anche panico da vaccino, come se non bastasse il panico da H1N1.

Who’s who

Da buon svizzerofilo, penso che sia una cosa buona e giusta che anche i cittadini della UE, come gli Svizzeri, non debbano ricordarsi il nome del loro Presidente. Questa dimenticanza da “ce l’ho sulla punta della lingua ma proprio non mi viene” starebbe a significare che il potere centrale conta poco mentre, al contrario, quello che conta sono le istituzioni più vicine alla persona. Ovviamente io mi immagino e mi riferisco a delle istituzioni venete, ché quelle italiane per me sono più lontane dell’Hokkaidō. Da questo punto di vista, la nomina a Presidente e a Capo degli Affari Esteri di due figure grigine potrebbe anche essere, per come la penso io, una nota positiva. Tuttavia non bisogna farsi illusioni. La situazione non è comparabile con l’assetto svizzero perché, in pratica, la UE è un organismo in continuo mutamento e da molte parti si vorrebbe giungere a un superstato, il meno confederato possibile.

Io sono contrarissimo a questa eventualità perché ritengo che più si delega e più si verticalizza peggio è per l’individuo e per la sua libertà. Quando faccio questi discorsi però capita sempre che molti possano equivocare ritenendomi euroscettico o contrario all’Unione Europea. No. Io sono favorevole all’Unione Europea perché può incarnare i principi di pace e fratellanza che sono condizione necessaria per la libertà di spostamento e di commercio, ossia che sono alla base della prosperità. Avversare la costruzione di un superstato centralista non vuol dire essere contrario alla volontaria confederazione. Volere che ogni territorio scelga da sé il proprio livello di tassazione (facendosi concorrenza fiscale reciproca) o che difenda il proprio segreto bancario non vuol dire essere contrario allo spirito di pace e fratellanza che attraversa l’Europa. Quello che vorrei io è una UE più svizzera e meno italiana. Fosse così, magari anche la Svizzera non avrebbe problemi a entrarvi.

Tuti i schei in busta paga!

Bellissima giornata oggi.

Sono stato a Pordenone per sostenere la sacrosanta battaglia di Giorgio Fidenato contro il meccanismo del sostituto d’imposta. Un meccanismo che non ha nessuna giustificazione, né di principio né tecnica, e che si basa, sostanzialmente, sul concetto di fondo che il lavoratore dipendente viene considerato un idiota incapace; almeno a sentire varie dichiarazioni a favore del sostituto d’imposta. Mi ha fatto molto piacere vedere che si tratta di una battaglia condivisa trasversalmente da una pluralità di soggetti, infatti per esempio c’erano i Radicali e c’era il PNV :)

Infine, ho finalmente conosciuto dal vivo Z3ruel (coautore di Snow Crash e tenutario di The Diamond Age) e ne sono molto contento. Spero ci siano altre occasioni per far quattro ciacole insieme.

Universi non comunicanti

multiversesIeri sono venuti i miei a pranzo da noi e io ho approfittato dell’occasione per chiedere a mia madre se, insomma, alla fine l’aveva letto o no il Capolavoro dato che è un bel pezzo che gliel’avevo regalato e che mi era sembrata molto orgogliosa del fatto che il suo bambino avesse scritto un pamphlet. Niente. Mi ha detto che è arrivata a metà perché lo legge a letto prima di addormentarsi e dopo tre pagine le cala la palpebra. Avessi scritto un libro vero, avrei dovuto aspettare cinque anni per avere un suo commento. Avere tre animali è un lavoro a tempo pieno, ok, però…

Ecco, mi sembra che una cosa simile sia capitata anche con i miei amici blogger. Insomma, io mi aspettavo di ricevere qualche recensione, qualche stroncatura. Magari poteva nascere un bel dibattito serio. Uno di quei dibattiti nei quali noi blogger ci tuffiamo quotidianamente, tra persone che hanno reciproca stima. Uno è liberissimo di pensare che io sia un pazzo ed è liberissimo di trovare noioso l’argomento. Però, se una persona che leggo quotidianamente avesse scritto un breve pamphlet scaricabile da internet, io l’avrei letto anche se avessi trovato l’agomento balzano. Ovvio: se si tratta di una serie di funzioni, ok, ma per quanto mi riguarda mi sembra di aver scritto in un italiano decente, molto piano e scorrevole. Naturalmente mi sarebbe piaciuto che il pamphlet fosse circolato il più possibile e che avesse messo in moto un po’ di discussione a riguardo: è questo il suo scopo, mica venderlo per guadagnare.

Non sto recriminando, scrivo giù queste impressioni per capire se c’è qualcosa di sbagliato nei miei ragionamenti. Probabilmente l’argomento non interessa e siamo tanti universi pieni al loro interno di idee, di concetti e di contenuti che però non riescono a comunicare tra loro. Io faccio la mia cosa, voi fate la vostra cosa e morta lì. Non c’è scambio reale. Forse manca un po’ di curiosità intellettuale, ossia quella cosa che io ho imparato a coltivare e ad accrescere proprio grazie alla lettura dei blog. Leggo molti blog, molti di più di quelli che sono linkati qui a destra, e spesso mi sembra che la gente ragioni per slogan e che classifichi tutto secondo schemi non questionabili. Non vorrei essere frainteso, non sto dicendo che i miei amici blogger o quelli che perdono tempo a leggere questo blog siano di vedute ristrette: parlo in generale.

Ripeto, liberissimi di pensarmi pazzo, liberissimi di trovare noioso l’argomento e liberissimi di reputare il pamphlet una serie di cazzate una dietro l’altra; però mi sarei aspettato di sentirmelo dire.

Cristo?

PADOVA (12 novembre) – Tre croci e, vicino, la scritta “Cristo” tracciate con la vernice nera sulla recinzione della casa della famiglia Albertin ad Abano Terme (Padova), la stessa che ha presentato e vinto il ricorso alla Corte europea contro l’esposizione del simbolo cristiano nelle classi. Insieme alle scritte sono arrivate anche lettere di minaccia.
Insieme alle scritte ed alle croci inchiodate o disegnate sugli edifici sono state recapitate anche lettere anonime che si scagliavano con toni molto forti contro gli Albertin per aver dato avvio al ricorso a Strasburgo. Sul caso stanno investigando i carabinieri.
(qui)

Si direbbe che l’ormai famosissima sentenza abbia dato la stura a gruppi di cattofascisti per esprimere la loro costernazione nei confronti di quelli che vogliono una società atea e diabolica. Penso che i fatti di Abano siano gravissimi perché sono vere e proprie intimidazioni mafiose da parte di persone che concepiscono una società autoritaria nella quale all’individuo non è permesso pensare in modo differente da questi fanatici. Credo che prima di tutto ognuno di noi, cattolico o non, debba esprimere la propria vicinanza e solidarietà alla famiglia Albertin. In secondo luogo, questi episodi mi gettano addosso uno sconforto che non potete immaginare e mi fanno venire voglia di prendermi una carabina ad aria compressa. Ti aggiri di notte attorno alla mia recinzione? Preparati ad avere il culo piombato.