Ieri sono venuti i miei a pranzo da noi e io ho approfittato dell’occasione per chiedere a mia madre se, insomma, alla fine l’aveva letto o no il Capolavoro dato che è un bel pezzo che gliel’avevo regalato e che mi era sembrata molto orgogliosa del fatto che il suo bambino avesse scritto un pamphlet. Niente. Mi ha detto che è arrivata a metà perché lo legge a letto prima di addormentarsi e dopo tre pagine le cala la palpebra. Avessi scritto un libro vero, avrei dovuto aspettare cinque anni per avere un suo commento. Avere tre animali è un lavoro a tempo pieno, ok, però…
Ecco, mi sembra che una cosa simile sia capitata anche con i miei amici blogger. Insomma, io mi aspettavo di ricevere qualche recensione, qualche stroncatura. Magari poteva nascere un bel dibattito serio. Uno di quei dibattiti nei quali noi blogger ci tuffiamo quotidianamente, tra persone che hanno reciproca stima. Uno è liberissimo di pensare che io sia un pazzo ed è liberissimo di trovare noioso l’argomento. Però, se una persona che leggo quotidianamente avesse scritto un breve pamphlet scaricabile da internet, io l’avrei letto anche se avessi trovato l’agomento balzano. Ovvio: se si tratta di una serie di funzioni, ok, ma per quanto mi riguarda mi sembra di aver scritto in un italiano decente, molto piano e scorrevole. Naturalmente mi sarebbe piaciuto che il pamphlet fosse circolato il più possibile e che avesse messo in moto un po’ di discussione a riguardo: è questo il suo scopo, mica venderlo per guadagnare.
Non sto recriminando, scrivo giù queste impressioni per capire se c’è qualcosa di sbagliato nei miei ragionamenti. Probabilmente l’argomento non interessa e siamo tanti universi pieni al loro interno di idee, di concetti e di contenuti che però non riescono a comunicare tra loro. Io faccio la mia cosa, voi fate la vostra cosa e morta lì. Non c’è scambio reale. Forse manca un po’ di curiosità intellettuale, ossia quella cosa che io ho imparato a coltivare e ad accrescere proprio grazie alla lettura dei blog. Leggo molti blog, molti di più di quelli che sono linkati qui a destra, e spesso mi sembra che la gente ragioni per slogan e che classifichi tutto secondo schemi non questionabili. Non vorrei essere frainteso, non sto dicendo che i miei amici blogger o quelli che perdono tempo a leggere questo blog siano di vedute ristrette: parlo in generale.
Ripeto, liberissimi di pensarmi pazzo, liberissimi di trovare noioso l’argomento e liberissimi di reputare il pamphlet una serie di cazzate una dietro l’altra; però mi sarei aspettato di sentirmelo dire.






20 Responses to “Universi non comunicanti”
tl;dl
)
(non sono riuscito a trattenermi, scusa
ok, anche se non mi sembra proprio lungo!
(ho imparato un nuovo acronimo inglese:) )
Sono pigro, lo ammetto.
Argh.. L’ho pure scritto sbagliato! tl;dr!
(Al lavoro abbiamo un timbro per questo, insieme ad altri memi)
Confesso di non averti letto. Ho appena finito the fontaihead. Vediamo se reggi il confronto con la Rand
ad esser sincero, me lo son scaricato appena l’hai pubblicato e poi… mi son scordato di leggerlo (^_^)! stai pronto alla recensione
io l’ho letto, non ho scritto nulla perchè sono più o meno daccordo con tutto quello che ci sta scritto, l’unica cosa con cui non sono daccordo è che l’indipendenza sia auspicabile anche per i comunisti, in quanto avendo radici marxiste potrebbero obiettarti di essere un movimento a vocazione internazionalista, ovvero prima creiamo un superstato grande come il mondo, in mdoo che poi democraticamente gli operai piglaino il potere ed instaurano la rivoluzione comunista.
la socialdemocarzia localista se ci pensi è una casa cavalcata dalle estreme destre, che poi è l’unica differnza che li divide dalle estreme sinistre.
forse ci stava anche altra roba da dire ma non me la ricordo.
io ti sto preparando un pamphlet di stroncatura
(non sto scherzando, sono solo lenta)
Mhm. Sinceramente. L’ho scaricato e non letto. Meglio facevi a fare un riassuntino, web impaginato. Il computer purtroppo non è lo strumento per dei testi lunghi.
“Il computer purtroppo non è lo strumento per dei testi lunghi.”
è vero
Io l’ho letto, molto interessante una visione a 360° del tuo pensiero, ma penso che chi legge questo blog già avesse capito molto. Sicuramente così è più completa.
Non concordo con alcune cose, ma sono veramente delle inezie. Sono anche contrario all’uso di Wikipedia (per me quello che c’è scritto su quel sito ha l’autorevolezza di “Topolino”).
Trovo difficile (non impossibile) che un referendum sull’indipendenza del Veneto sia reso possibile considerando l’alta percentuale di salariati (burocrati, forze armate, imprese che vivono di appalti ecc.), pagati dallo stato italiano, presenti nel nostro territorio. C’è poi lo scoglio che comunque sarebbe un referendum anticostituzionale e che un referendum ha bisogno di una macchina burocratica (che attualmente è in mano italiana).
Fino ad oggi nessun territorio della penisola italiana è riuscito ad ottenere l’indipendenza, nemmeno i territori più “austriaci” e dove i partiti territoriali sono maggioranza relativa, sarebbe da capire il perchè.
“Sono anche contrario all’uso di Wikipedia (per me quello che c’è scritto su quel sito ha l’autorevolezza di “Topolino””
ossia, non prendo per buono a priori quello che c’è scritto.
l’ho usata soprattutto per semplificare e comunque la uso cum grano salis
“Trovo difficile (non impossibile) che un referendum sull’indipendenza del Veneto sia reso possibile considerando l’alta percentuale di salariati pagati dallo stato italiano, presenti nel nostro territorio”
vero, però non penso che siano una massa così critica da far naufragare il referendum. poi penso che bisognerebbe distinguere tra i vari dipendenti pubblici. per esempio, un infermiere che lavora in un ospedale pubblico…secondo me non ha la minima paura di passare dallo stato italiano a quello veneto, no?
“C’è poi lo scoglio che comunque sarebbe un referendum anticostituzionale e che un referendum ha bisogno di una macchina burocratica (che attualmente è in mano italiana)”
questo è un argomento complesso sul quale non sono in grado di spiegare chiaramente le argomentazioni. se claudio passa di qua, lo pregherei di divulgare, ché facciamo prima
“Fino ad oggi nessun territorio della penisola italiana è riuscito ad ottenere l’indipendenza, nemmeno i territori più “austriaci” e dove i partiti territoriali sono maggioranza relativa, sarebbe da capire il perchè”
forse proprio perché si sono seduti sulla loro lauta autonomia e…chi glielo fa fare? il veneto regione autonoma invece è pura utopia, quindi meglio puntare direttamente all’indipendenza che, può sembrare paradossale ma non lo è, è più facile da ottenere che l’autonomia
Spero anche in una riunificazione o comunque in un reciproco rispetto tra tutti i movimenti (non so come chiamarli) venetisti,autonomisti veneti,indipendentisti veneti, perchè francamente è una cosa che mi ha fatto sempre incazzare vedere tutta questa frammentazione … e sopratutto mi fanno un po’ pena certe azioni folkloristiche che anche tu hai “condannato” nel libro.
sulla unione delle diverse sigle…alla fine penso che bisognerebbe in realtà vedere CHI e QUANTE persone ci sono dietro le sigle… Ossia, secondo me si fa tanto casino (e ci si può sputtanare) per riunire…il nulla. Non so se sono riuscito a spiegarmi.
Poi secondo me autonomisti e indipendentisti non dovrebbero stare insieme perché hanno due finalità completamente differenti. Sembra siano simili, però secondo me sono due cose totalmente differenti. Parlo dei quadri di partito eh, perché spesso la base dei partiti autonomisti in realtà è indipendentista
Gianluca Panto è il figlio di Giorgio il fondatore di PNE??
No, un nipote
E la Polisia Veneta?
Presente il tuo ultimo post? Ecco… Stessa roba
Il trait d’union tra “l’eversione veneta” e le minacce del terrorismo rosso è Guido Papalia, coinvolto sia nelle indagini dei vecchi NTA (quelli di cui parlo) che in molti procedimenti a carico di persone della destra leghista e non (anche per quelli del carro armato in piazza San Marco? Mi pare di sì). Lui sì una “toga rossa”, non come tanti magistrati che si sono meritati questo appellativo aggratìs, applicatore inflessibile della legge Mancino (per dire, io sono contrario alla condanna al sindaco Tosi di Verona, nonostante il personaggio mi disgusti).
Comunque la mia obiezione principale all’indipendenza veneta è che poi diventereste così ricchi da superare ogni scala umana di antipatia.
il mio sogno
Diventeremo (io no
) così ricchi che spenderemo tutti i soldi in soggiorni in Italia … così va a finire che i meridionali prenderanno più soldi di quelli che prendono ora