Who’s who
Da buon svizzerofilo, penso che sia una cosa buona e giusta che anche i cittadini della UE, come gli Svizzeri, non debbano ricordarsi il nome del loro Presidente. Questa dimenticanza da “ce l’ho sulla punta della lingua ma proprio non mi viene” starebbe a significare che il potere centrale conta poco mentre, al contrario, quello che conta sono le istituzioni più vicine alla persona. Ovviamente io mi immagino e mi riferisco a delle istituzioni venete, ché quelle italiane per me sono più lontane dell’Hokkaidō. Da questo punto di vista, la nomina a Presidente e a Capo degli Affari Esteri di due figure grigine potrebbe anche essere, per come la penso io, una nota positiva. Tuttavia non bisogna farsi illusioni. La situazione non è comparabile con l’assetto svizzero perché, in pratica, la UE è un organismo in continuo mutamento e da molte parti si vorrebbe giungere a un superstato, il meno confederato possibile.
Io sono contrarissimo a questa eventualità perché ritengo che più si delega e più si verticalizza peggio è per l’individuo e per la sua libertà. Quando faccio questi discorsi però capita sempre che molti possano equivocare ritenendomi euroscettico o contrario all’Unione Europea. No. Io sono favorevole all’Unione Europea perché può incarnare i principi di pace e fratellanza che sono condizione necessaria per la libertà di spostamento e di commercio, ossia che sono alla base della prosperità. Avversare la costruzione di un superstato centralista non vuol dire essere contrario alla volontaria confederazione. Volere che ogni territorio scelga da sé il proprio livello di tassazione (facendosi concorrenza fiscale reciproca) o che difenda il proprio segreto bancario non vuol dire essere contrario allo spirito di pace e fratellanza che attraversa l’Europa. Quello che vorrei io è una UE più svizzera e meno italiana. Fosse così, magari anche la Svizzera non avrebbe problemi a entrarvi.






