I miei complimenti vivissimi a Giorgio Gilestro perché ha scritto un post che spiega in modo chiaro e completo tutta la faccenda della nuova influenza. Ne riporto buona parte e vi consiglio di leggerlo perché me son roto i cojoni della saggezza da bar.
Il virus dell’influenza tende a mutare utilizzando due fenomeni: mutazioni spontanee e minori dette di deriva antigenica (antigenic drift) e ricombinazioni, cioé mutazioni molto più sostanziose che cambiano completamente l’aspetto del virus (spostamento antigenico o antigenic shift).
Nella deriva antigenica, il virus cambia gradualmente e casualmente finché la sorte non introduce un numero di mutazioni che sono allo stesso tempo limitate abbastanza da non interferire troppo con la funzione del virus e diversificanti abbastanza per scappare anche solo parzialmente alla risposta immunitaria. La deriva antigenica è responsabile dell’avvento dell’epidemia stagionale, cioé quella che si verifica ogni anno. Una parte consistente del virus dell’influenza stagionale che è circolato negli ultimi decenni è una versione riveduta e corretta dello stesso virus che ha creato una pandemia nel 1968 (detto Hong Kong, variante H3N2). L’influenza suina di questi mesi sarà probabilmente una delle basi su cui si costruiranno i virus stagionali per i prossimi anni o decenni. Così via fino alla prossima pandemia.
È importante sottolineare che mutazioni avvengono continuamente ma fortunatamente la stragrande maggioranza delle mutazioni di deriva antigenica è dannosa per il virus stesso. Alcune sono silenti e altre ancora hanno pochissimo effetto. Perché sia realmente pericoloso, un virus mutato deve avere a) un vantaggio selettivo contro tutti gli altri miliardi di virus nell’organismo, di modo da prendere il sopravvento, b) riuscire ad uscire dal corpo ed infettare qualcun altro per propagarsi. Ogni anno, solo in Italia, vengono identificate decine di mutazioni. Queste piccole continue mutazioni permettono al ceppo virale di non estinguersi e ripresentarsi di anno in anno al nostro organismo. Allo stesso tempo, il fatto che il virus stagionale sia solo minimamente diverso, lo rende anche relativamente meno pericoloso. Dico relativamente perché i numeri non sono altissimi ma sono sicuramente degni di nota: tra il 5% e il 20% della popolazione si ammala di influenza ogni anno, con un tasso di mortalità di circa 0.1%. Vuol dire circa 3000-12000 morti all’anno solo in Italia. Viste queste cifre, perché quindi tutto questo baccano per il virus dell’influenza suina che finora ha fatto in Italia meno di 70 morti (equivalente ad un tasso di mortalità dello 0.0029%)?
Perché quella che ora chiamiamo H1N1 è una pandemia scaturita non da una deriva antigenica ma da uno spostamento antigenico. Gli spostamenti antigenici sono decisamente più rari e si verificano quando lo stesso ospite (ad esempio un maiale) è infettato contemporaneamente da due virus diversi: uno che di solito colpisce solo i maiali e uno che di solito colpisce solo l’uomo ma che per un processo di mutazioni è riuscito ad entrare, seppur timidamente, all’interno delle cellule suine.
I danni potenziali di un nuovo ceppo creato attraverso spostamento antigenico sono enormi. Basti pensare che l’influenza cosiddetta spagnola, che si crede essere originata in questo modo (anche essa un’influenza H1N1), colpì apparentemente il 30% della popolazione con un tasso di mortalità del 10-20%. Tra 50 e 100 milioni di morti in due stagioni: più della guerra e più della peste nera nel medioevo. Più morti di influenza spagnola in 25 settimane che di HIV in 25 anni.
Ogni nuova pandemia ha, in principio, la stesso rischio di diventare altamente pericolosa. Certo a distanza di quasi un secolo le nostre capacità di affrontare l’epidemia sono diverse: esistono unità di terapia intensiva che una volta non esistevano; inoltre la popolazione non è stremata dalla guerra come nel 1918. Però è anche vero che si viaggia molto di più e quindi ci si dovrebbe aspettare una pandemia con velocità ben più alta, magari esplosiva abbastanza per saturare gli ospedali. In sostanza, non potendo prevedere a priori la pericolosità di un possibile spostamento antigenico, l’OMS ha il dovere di lanciare l’allarme e prepararsi al peggio. È difficile farlo senza scatenare il panico, però, o senza fare la figura di quello che grida “al lupo al lupo”. Impossibile farlo se non si riesce a spiegare che un nuovo virus dell’influenza comporta un rischio potenzialmente altissimo per la società. La parola chiave, qui, è “potenziale”.
Il nuovo H1N1 (chiamato appunto 2009 H1N1) è in giro da diversi mesi. Non sembra certo avere la pericolosità di una nuova influenza spagnola. A dirla tutta, sembra essere meno pericoloso della solita influenza stagionale. Quindi viene spontaneo porgersi alcune domande.
La prima: l’abbiamo scampata? Probabilmente sì. Ormai siamo in piena fase discendente della diffusione del virus. Il rischio che il virus evolva in una forma più pericolosa esiste sempre ma è probabilmente simile a quello che si corre ogni anno con la normale influenza. L’unico dubbio che rimane è cosa succederebbe se influenza stagionale e influenza H1N1 co-infettassero gli stessi soggetti. Una nuova ricombinazione sarebbe molto probabile e potenzialmente pericolosa.
La seconda: l’allarme era ingiustificato? No. È innegabile che questo sia un nuovo ceppo virale. Sarebbe stato impossibile prevedere fin dall’inizio l’esatta pericolosità. La cautela era d’obbligo.
La terza: han fatto bene (o fanno bene) i media a titolare in prima pagina ogni singola morte? Certo che no. I numeri parlano chiaro e non giustificano il panico.
La quarta: quindi, vaccinarsi non serve a nulla? Sbagliato. Vaccinarsi serve almeno tanto quanto serve vaccinarsi contro la normale influenza stagionale. Anche se, cumulativamente, il rischio di complicazioni o di fatalità legato a 2009H1N1 è più basso dell’influenza stagionale, la distribuzione del rischio rimane comunque differenziata in base alla categoria di appartenenza. Soggetti con malattie croniche (soprattutto polmonari) o donne incinte, ad esempio, hanno un rischio di complicazione significativamente più alto. Considerando che gli effetti collaterali della vaccinazione sono infinitesimali, la scelta dovrebbe essere semplice. Proprio le donne incinte, ad esempio, hanno un rischio decisamente più alto di qualsiasi altra categoria, benché storicamente rappresentino la categoria più restia alla vaccinazione. Purtroppo a qualcuno piace diffondere anche panico da vaccino, come se non bastasse il panico da H1N1.
Il virus dell’influenza tende a mutare utilizzando due fenomeni: mutazioni spontanee e minori dette di deriva antigenica (antigenic drift) e ricombinazioni, cioé mutazioni molto più sostanziose che cambiano completamente l’aspetto del virus (spostamento antigenico o antigenic shift).




10 Responses to “H1N1”
Amen.
Una sola precisazione, all’ultimo punto: la differenza tra le normali vaccinazioni per l’influenza stagionale e questa è che la campagna vaccinaria corrisponde temporalmente con il picco dell’epidemia. Quindi credo che non sarà molto efficace. In ogni caso, penso che i benefici superino i rischi.
Ottimo articolo, soprattutto considerato quanto “poco” ci voglia per hackerarlo.
Grazie. E’ sempre ottimo diffondere notizie chiare e veritiere.
Quello che mi “sconvolge” è che io, da malato cronico giustamente preoccupato, ho avuto le medesime informazioni sia dal medico di famiglia, che dallo specialista e perfino da una mia parente pediatra. Quindi mi domando se qualcuno ancora li interpella e li sta a sentire i medici sulle questioni di salute.
Lodevole sforo di chiarezza.
Ho tuttavia qualche obiezione, per esempio riguardo ai seguenti passaggi:
“Tra il 5% e il 20% della popolazione si ammala di influenza ogni anno, con un tasso di mortalità di circa 0.1%. [...] L’influenza suina che finora ha fatto in Italia meno di 70 morti (equivalente ad un tasso di mortalità dello 0.0029%)”.
Bisogna fare attenzione (l’abbaglio è comune, s’intenda) a mettere in relazioni dati privi di omogeneità. I morti in Italia sono quelli confermati da esami di laboratorio, mentre i casi sono quelli stimati. Le morti stimate sarebbero certamente di più, per almeno due buoni motivi: il primo è che non tutte le situazioni critiche vengono seguite a livello ospedaliero o, anche se lo sono, vengono affiancate da analisi di laboratorio. Il secondo motivo è che le analisi vengono effettuate di norma quando il paziente è in vita, per raccogliere informazioni utili per la terapia d’attacco. Ma se una persona (con patologie pregresse) muore per un’influenza non viene di certo sottoposta a test, e figurerà così tra i morti di fatto a causa del viirus ma non certo nel conteggio ufficiale dei decessi dovuti ad esso.
A parziale conferma di quanto si dice il dato americano che svela una stima del tasso di mortalità >0.1% (rapporto tra morti confermate in labooratoorio e contagi stimati). Sorgono dubbi che la mortalità del virus possa essersi ridotta solo in Italia di più di trenta volte, e la differenza sta più verosimilmente nel numero di test eseguiti.
Riassumendo: è fuorviante paragonare il tasso di mortalità dell’influenza stagionale, ottenuto facendo il rapporto tra morti stimate e contagi stimati, con un altro tasso – questa volta dell’influenza nuova – usando il rapporto di test confermati di laboratorio su contagi stimati.
È vero che il tasso è sicuramente basso (al momento) per un virus pandemico, ma un confronto col virus stagionale penso che si potrà fare solo alla fine quando si tirerannoo le somme e si confronteranno mele con mele.
Per quel che riguarda il vaccino: io direi che un ulteriore motivo per promuovere vaccinazioni su scala abbastanza vasta sia proprio il contenimento parziale della diffusione del virus (riducendo magari il tasso di contagio ad un fattore più simile a quello di un’epidemia stagionale). Per esempio potrebbe darsi che sia possibile scongiurare una seocnda ondata (mi risulta che nel 1918-19 l’ondata peggiore fu proprio la seconda). Detto diversamente, si contrasterebbe il numero di chance (pur non azzerandole) che avrebbe il virus di variare in qualcosa di più temibile, attraverso una riduzione percenntuale importante dei contagi totali (alias, del potenziale infettivo dei vettori).
Leggasi ovviamente “sforzo” al posto di “sforo”, proprio all’inizio. Mi scuso anche per tutte le altre sviste di battitura…
Devo rettificare: negli Stati Uniti si parla dello 0.01% e non 0.1% in effetti, quindi, un dato non così lontano da quello italiano. Resta la considerazione che si parla solo dei casi di decessi di persone che sono state sottoposte al test del virus.
tutto questo articolo è errato alla radice, presuppone infatti che vi siano delle “mutazioni” e quindi una sorta di “evoluzione”, ma noi sappiam bene che i virus sono stati creati dal santo nella notte dei tempi tali e quali a coem sono oggi, e che quest’articolo è semplicemente il tentantivo di qualche ateo volto a gettare dubbi sulla fede della gente.
Io capisco poco di virus e mutazioni, ma ho il vago sospetto che il vero problema si presenterà l’anno prossimo, quando il virus avrà avuto più tempo per mutare. Sbaglio? Ma mi sembra una questione meramente di logica statistica.
@ Giorgio
Neanche io sono un esperto di virus. Però potrebbe darsi che statisticamente parlando l’ipotesi che l’anno prossimo sia peggio di ora è meno probabile di quella in cui le cose non peggiorino. Tendenzialmente, un virus che mette più in pericolo di un altro la sopravvivenza del portatore è svantaggiato rispetto a quello, dato che la morte di un soggetto rallenta la diffusione e quindi riproduzione. Data poi una mutazione random che consenta comunque al virus di continuare a replicarsi, l’ipotesi che il nuovo virus sia al tempo stesso sia più (o parimenti) infettivo che più pericoloso per la salute, anche a guardare i tipici virus influenzali, non credo che sia di massima.
Credo più che alto che l’atteggiamento sia uno di precauzione: la probabiluità di qualcosa di così tremendo è pur bassa, forse molto bassa, ma non essendo uguale a zero (e vista la posta in gioco) dobbiamo comunque prevenire che accada. Inoltre c’è appunto l’esempio della spagnola: la situazione peggiorò strada facendo rispetto ad un inizio meno aggressivo, anche se in altre pandemie ciò non accadde. Insomma, queste temutissime mutazione *potrebbero* presentarsi. Non credo comunque che ne capiamo abbastanza per misurare questo rischio in senso numerico.
Paolo
ti confesso che sono molto preoccupato perché la diffusione del virus è planetaria e quindi le possibilità di mutazione saranno elevate. Però ho capito quello che hai detto…speriamo vada tutto bene