Emily the strange

Ogni tanto per lavoro sconfino e scendo nel nord-est dell’Italia, cioè in Emilia, più specificatamente soprattutto le province di Modena, Reggio Emilia e Bologna; profondo nord-est italiano quindi. Devo dire che continuo ad avere un rapporto strano con l’Emilia, cioè, io mi aspettavo una cosa e me ne sono trovata un’altra.

Parlando sempre in ambito lavorativo, tanto per cominciare la famosa bonarietà e accoglienza emiliana continua a latitare. Nessuno mi ha mai accolto con il lambrusco in mano e grandi sorrisoni e pacche sulle spalle non ne ho mai ricevuti. Io butto là qualche battuta e provo a fare un po’ di conversazione, tanto per fare il simpaticone, ma niente. Dite tanto della freddezza dei veneti, ma la mia esperienza lavorativa continua a essere esattamente il contrario di quello che vi aspettereste: quando non sono preoccupati per il lavoro (e di questi tempi è un po’ difficile non essere preoccupati), mi faccio sempre quattro risate dai miei clienti veneti e perdo anche troppo tempo a parlare di puttanate. Poi, nella categoria cantinari, sinceramente non ho mai visto cantinari così cantinari come ce ne sono in Emilia: in confronto il piccolo imprenditore cantinaro veneto è un tycoon. Inoltre, a volte ho l’impressione di parlare con gente alla quale manca qualche venerdì. Non so, ma alcuni hanno un’espressione degli occhi che un po’ mi inquieta, tipo che hanno inalato troppi fumi tossici. Infine, cazzarola, non potete stare in ufficio con il riscaldamento a palla e indossare una di quelle canottiere bianche a coste che usava mio nonno durante la guerra. Dai!

Sono sfigato io e non conosco a fondo la zona, però continuo ad avere un rapporto lavorativo problematico con l’Emilia. Eh, questo nord-est italiano!