
Ogni tanto per lavoro sconfino e scendo nel nord-est dell’Italia, cioè in Emilia, più specificatamente soprattutto le province di Modena, Reggio Emilia e Bologna; profondo nord-est italiano quindi. Devo dire che continuo ad avere un rapporto strano con l’Emilia, cioè, io mi aspettavo una cosa e me ne sono trovata un’altra.
Parlando sempre in ambito lavorativo, tanto per cominciare la famosa bonarietà e accoglienza emiliana continua a latitare. Nessuno mi ha mai accolto con il lambrusco in mano e grandi sorrisoni e pacche sulle spalle non ne ho mai ricevuti. Io butto là qualche battuta e provo a fare un po’ di conversazione, tanto per fare il simpaticone, ma niente. Dite tanto della freddezza dei veneti, ma la mia esperienza lavorativa continua a essere esattamente il contrario di quello che vi aspettereste: quando non sono preoccupati per il lavoro (e di questi tempi è un po’ difficile non essere preoccupati), mi faccio sempre quattro risate dai miei clienti veneti e perdo anche troppo tempo a parlare di puttanate. Poi, nella categoria cantinari, sinceramente non ho mai visto cantinari così cantinari come ce ne sono in Emilia: in confronto il piccolo imprenditore cantinaro veneto è un tycoon. Inoltre, a volte ho l’impressione di parlare con gente alla quale manca qualche venerdì. Non so, ma alcuni hanno un’espressione degli occhi che un po’ mi inquieta, tipo che hanno inalato troppi fumi tossici. Infine, cazzarola, non potete stare in ufficio con il riscaldamento a palla e indossare una di quelle canottiere bianche a coste che usava mio nonno durante la guerra. Dai!
Sono sfigato io e non conosco a fondo la zona, però continuo ad avere un rapporto lavorativo problematico con l’Emilia. Eh, questo nord-est italiano!




14 Responses to “Emily the strange”
ma… Emilia del Po e Emilia dell’Appennino? La Via Emilia è un confine e a questo scopo – dividere, non comunicare – la costruirono i romani.
Po o Appennino, non “e”
Modena, Reggio Emilia e Bologna, per semplificare Emilia
il titolo è spettacolare
in quanto al contenuto campioni rappresentativi non ne ho. all’università ho conosciuto alcune ragazze di bologna e anche a me parevano un po’ suonate, ma soprattutto erano lente a parlare, così lente che per farci un discorso dovevo mettere in conto minimo mezz’ora
qualcuno che apprezza il titolo
A Bologna? Strano. Oddio sull’ospitalità non so, ma gente con canotta a costine bianche non ne vedo, per fortuna!
giusto un po’ troppo nerd e saccente
Io sono una macchinetta a parlare, ma sono strana quello è vero, ma senza occhi strani
ma tipo parlano come Prodi?
Questi barbari …
OT
Eccomi qua con le mie opinioni sul tuo libello (scrivo qua perché l’altro post è troppo in basso). Ho finito di leggerlo un paio di giorni fa ma avevo bisogno di metabolizzarne il contenuto.
Il pamphlet non dice niente di nuovo rispetto a quello che una persona che legge il tuo blog non sappia, ma ha il pregio di condensare in un unico testo il messaggio che vuoi dare. Per me quindi non è stata una rivelazione leggerlo ma è stato utile per mettere i pensieri assieme. Premetto che a me interessa più il tuo percorso personale che la tua battaglia, anche perché non conosco il Veneto e non sono Veneto.
Io come saprai da qualche anno (cioè da quando mi sono interessato alla Svizzera dopo averla visitata) mi sono riscoperto un sostenitore della cantonizzazione italiana, sempre all’interno dell’UE. Come dici tu nel libretto il Rinascimento è stato quello che è stato proprio per la frammentazione politica ma allo stesso tempo unità culturale degli stati italici. L’unico periodo in cui la Sardegna fu indipendente e prospera fu nell’era dei Giudicati. Quattro stati indipendenti (Caralis, Arborea, Torres e Gallura) e dove nacque la Carta de Logu, uno dei primi tentativi di stato di diritto della storia. Io quindi sarei molto favorevole ad una Europa della nazioni e non degli stati. Se ti ricordi ne ho aprlato più vote nel mio blog: un’europa composta da macroaree che condividono cultura e lingua ma che non necessariamente rispecchino i confini degli stati attuali.
Il mio rigetto di buona parte del localismo è pragmatico non ideologico perché come ben sai io non sono nazionalista. Dio, patria e famiglia sono dei feticci conservatori degli stati collettivisti. La mia paura è che uno stato troppo piccolo e omogeneo al suo interno possa chiudersi al mondo. Mi spiego: la mia paura è che la varietà culturale venga meno. Ogni nazione della nostra penisola (e isole) ha pregi e difetti. Ma i difetti spesso sono corretti grazie all’apporto del resto della penisola. Nel caso del nord-est, anche se tu ti incazzi quando te lo facciamo notare, l’indipendenza porterebbe i vari leghisti al potere assoluto senza alcun bilanciamento culturale da parte del resto d’italia. Stessa cosa vale per le altre regioni. So che su questo siamo in disaccordo ma a mio parere tu sottovaluti il problema del “leghista unleashed”.
Per quanto riguarda le questioni pratiche avete un problema non indifferente e che riguarda la vostra collocazione geografica. Mentre per SArdegna e Sicilia e Alto Adige l’indipendentismo sarebbe attuabile molto facilmente voi avete il Friuli alla vostra destra che diventerebbe un exclave italiana. A meno che non cediate quel tratto di alpi, che in pratica tanto veneziano non è dal punto di vista culturale perlomeno.
Sono molto soddisfatto invece delle vostre campagne. Hanno un appeal moderno, non localistico e non possono di sicuro essere tacciate di provincialismo. Diciamo che il vostro è un partito con una base borghese di buona istruzione e questo è un punto a vostro favore. Evitate di sputtanarvi come i leghisti.
Secondo me dovreste evitare di ripetere troppo quella parola “schei”. E’ ripetuta, straripetuta ed abusata. Capisco che buona parte delle motivazioni riguardano quelli ma rischia di diventare una parola da usare per una caricatura. Così come per i leghisti lo è Roma Ladrona, o per i sardisti potrebbe essere “Il pecorino!”
Alcuni consigli: state molto attenti agli infiltrati e agli esaltati. Cercate di fare selezione tra le vostre fila. Ci potrebbero entrare i soliti razzisti o i fascioclericali magari delusi dalla Lega che potrebbero rovinarvi l’immagine, e il partito.
Per il resto se il vostro referendum andasse a buon punto sappi che io sono pronto a fondare il PNS in Sardegna per fondare la prima isola libertaria.
“io non sono nazionalista. Dio, patria e famiglia sono dei feticci conservatori degli stati collettivisti.”
Condivido!
“La mia paura è che uno stato troppo piccolo e omogeneo al suo interno possa chiudersi al mondo. Mi spiego: la mia paura è che la varietà culturale venga meno”
Come scrivo nel libretto, non è che gli stati piccoli siano per forza di cose abitati da gente con vedute piccole. Secondo me, il tuo potrebbe essere una paura di tipo irrazionale che, collegandomi con il “discorso dei leghisti”, ti fa ragionare pensando all’oggi con la situazione odierna. I leghisti sono il prodotto più italiano che lo Stato italiano ci ha “regalato”. Sbarazzati del risentimento prodotto dalla clausura italica e vedrai che il leghismo mentale sparirà da molti veneti. non so se sono ruscito a spiegare bene il mio pensiero.
“voi avete il Friuli alla vostra destra che diventerebbe un exclave italiana. A meno che non cediate quel tratto di alpi, che in pratica tanto veneziano non è dal punto di vista culturale perlomeno.”
è vero, però io penso che se riusciremo a portare avanti in modo proficuo il nostro progetto, per forza di cose territori limitrofi come i furlani avvieranno anche loro la loro strada. (che poi, possono sempre chiedere di entrare nella Venetia dato che sono fratelli
comunque, esistono exclavi, non ci vedo uno scandalo
“Sono molto soddisfatto invece delle vostre campagne. Hanno un appeal moderno, non localistico e non possono di sicuro essere tacciate di provincialismo. Diciamo che il vostro è un partito con una base borghese di buona istruzione e questo è un punto a vostro favore. Evitate di sputtanarvi come i leghisti.”
guarda, neanche da provar a fare paragoni con i leghisti
grazie!
“Alcuni consigli: state molto attenti agli infiltrati e agli esaltati.”
ti assicuro che siamo stravaccinati a riguardo!
Comunque, grazie per le opinioni, fan piacere
Prego.
E se non lo hai capito ti ho dato la benedizione ufficiale figliolo.
Io non concordo molto sull’analisi sul Rinascimento italiano. Ok la frammentazione avrà portato ad una vivacità culturale senza precedenti, ma ha anche portato alla morte di quel modello … il tutti contro tutti ha portato gli stati nazionali stranieri ad entrare ed uscire come volevano (“Ahi serva Italia ….” ). Quindi è un modello che è auto-imploso come quello delle Polis greche …
Secondo, anch’io la penso come Fabristol sul rischio di un veneto a maggioranza/governo leghista, anche se secondo me il fatto che nelle scorse elezioni siano arrivati al 25% è legato ad altri fattori, è un consenso “extemporaneo”.
E ti va anche bene che frequenti Reggio, Modena e Bologna anzichè Parma, Piacenza e Ferrara, dove siamo oggettivamente (si, oggettivamente! oh!) più chiusi e autoreferenziali. Comunque quelli simpatici sono i romagnoli, noi emiliani siamo una roba ibrida mezza-lombarda che vive della loro reputazione riflessa!
Tipo, io sono di Parma (e noi siamo i veri antipatici, i “cattivi” dell’Emilia) e quando esco dalla regione tutti, ma dico tutti, quando mi conoscono sono felici di avere a che fare con un “romagnolo”, poi però ci rimangono un po’ male quando non li porto in Riviera a mangiare la mia celeberrima piadina!
Io non capisco la reputazione che si portano dietro i veneti. Ogni volta che sono stato da quelle parti (il 90% delle volte a Treviso) mi sono sempre trovato bene e la gente è sempre stata gentile con me. Gentile e ben poco invadente.
E poi faccio outing, provo attrazione (anche sessuale) per le ragazze con l’accento veneto. se padovano ancora meglio
Stesso discorso io con le romane