Ho partecipato alla nascita del nuovo simbolo del PNV e devo dire che è stata un’esperienza istruttiva. Ci sono stati momenti di disaccordo e di tensione. Alla fine però è venuto fuori questo nuovo simbolo che secondo me va dritto all’obiettivo che ci si era dati: novità e rottura. Dai simboli dei partiti si possono capire un’infinità di cose. Dal simbolo del PNV secondo me viene fuori l’immagine di un partito che vuole discostarsi con forza dai soliti cliché che vengono affibiati per ignoranza. I concetti e le idee ce le abbiamo, ci mancava un simbolo che rappresentasse questa alterità.
Il nuovo simbolo del PNV non contiene leoni alati proprio per far capire ai potenziali elettori che non si trovano davanti né a cloni né a liste civetta né a partiti che non hanno niente da dire. Il tiglio è un simbolo veneto molto antico che, a differenza del Leone, non è conosciuto a livello popolare. È un simbolo dal valore, per così dire, civico in quanto rappresenta l’albero sotto il quale in antichità si tenevano le riunioni pubbliche. Esiste quindi un simbolo più adatto per la battaglia di libertà e di democrazia diretta che il PNV porta avanti?
Voi cosa ne pensate di questo nuovo simbolo? Io sono stato uno strenuo difensore della stringhetta arancione per fare in modo che i due colori caratteristici del PNV siano il blu e l’arancione. Ecco, non massacratemelo
El SNP no’l se ga mia limità a piasàr in bela mostra la bandiera de la Scosia ma el se ga sforsà de elaborar on sinbolo suo, distintivo. El SNP no’l se ga sentà xo a doparar, sensa riguardo, on sinbolo potente dexà pronto fà la podea esar la Croxe de Sant’Andrea.
[…]
El Partito Nasional Veneto, cofà el Partito Nasional Scosexe, no’l se ga mia sentà xo. El PNV el ga volesto dar on segnal forte e ciaro, el ga volesto dir: no semo mia n’altro partito che dopara el Leon par rincurar coei voti che el Leon in automatico el te fa ciapàr. No, nialtri volemo ndar oltre, on fraco oltre. Semo chive par dar LA svolta a la politica veneta e, de conseguensa, el ne serve on sinbolo de svolta. On sinbolo novo, fresco, moderno che ne diferensia da la palude.Ghe semo, semo senpre pì forti e deso ghemo anca on sinbolo che ne rispecia inte la nostra voja de far e sbarajar el canpo veneto da politiche vece e finte-nove. Ghe semo e me par che in tanti, intel ben (de nialtri) o intel mal (de luri), i sipia drio incorzarsene. (qui)




24 Responses to “I tigliati”
Beh, in fondo, il simbolo, non è male.
nell’ambito di partiti con spinte indipendentistiche (già so che ho sbagliato ad usare questo termine, perdonatemi) mi pare una novità, in ambito nazionale mi pare che il tema “natural-arboreo-floreale” sia stato più che usato
d’accordissimo per i colori, però dovete continuare ad usarli!
“spinte indipendentistiche”
no, il termine è giusto. è “secessione” che è sbagliato
“ambito nazionale”? volevi dire “ambito dello stato italiano” immagino
http://www.youtube.com/watch?v=aHze0SqB5Zg
ma va in mona
Non mi convince molto la foglia di tiglio; però quello in formato ridotto a fianco non è male.
Mi dispiace perchè il tuo blog mi piace.. si vede che pensi con la tua testa, e che sei in gamba… ma quando vedo scritto NASIONAL mi vien proprio da ridere…anyway respect!
Il veneto deriva dalla fusione tra latino volgare ed il venetico parlato nella regione, il quale era del resto affine al latino stesso.
Testi in volgare che presentano chiare affinità con il veneto sono rintracciabili già a partire dal XIII secolo, quando in Italia non esisteva ancora un’egemonia linguistica del toscano.
Il veneto, in particolare nella sua variante veneziana, ha goduto di ampia diffusione internazionale grazie ai commerci della Repubblica Veneta, soprattutto nel Rinascimento, diventando per un certo periodo una delle lingue franche di buona parte del Mar Mediterraneo, soprattutto in ambito commerciale. Tutt’ora molte parole del gergo marinaro sono di origini venete.
Il veneto tuttavia non si impose come lingua letteraria in quanto, già nel XIII secolo, doveva confrontarsi con esponenti letterari di grosso rilievo sia di origine toscana che di origine provenzale. A riprova di ciò è il fatto che Marco Polo dettò a Rustichello da Pisa il Milione scegliendo la lingua d’oïl, allora diffusa nelle corti quanto il latino. Le opere in veneto più significative furono scritte da autori quali il Ruzante (Angelo Beolco) nel XVI secolo, Giacomo Casanova e Carlo Goldoni; in quest’ultimo caso l’uso del veneto era limitato a buona parte delle commedie teatrali, soprattutto per rappresentare il popolo e la borghesia.
Di particolare rilievo per l’utilizzo in ambito scientifico è la stampa nel 1478 de L’Arte dell’abbaco, opera meglio nota in ambito accademico come Treviso Arithmetic, scritta da un anonimo insegnante in lingua veneta, primo testo stampato conosciuto del mondo occidentale di insegnamento dell’aritmetica e della matematica ed uno dei primi testi stampati scientifici di tutta Europa. Esso era rivolto particolarmente all’educazione della classe media e in particolare al mondo mercantile.
La diffusione di questo idioma al di fuori dell’area storica dei veneti si ebbe con il progressivo sviluppo della Repubblica Veneta, che lo utilizzava come lingua ordinaria assieme al latino e all’italiano.