Mi piacciono molto i Black Keys e penso che il loro Attack and Release sia un album che a distanza di un anno e passa riesca bene a dimostrare di essere una serie di long hit una dietro l’altra. I Black Keys sono quel raro tipo di gruppo che è così bravo che può facilmente piacere a pubblici diversi che ascoltano tendenzialmente musiche diverse.
Capirete quindi le mie copiose bave quando sono venuto a conoscenza dell’uscita del progetto Blakroc che consiste in pratica in una collaborazione tra i Black Keys che mettono le musiche e dieci tra artisti hip hop e R&B (per intenderci, gente come Mos Def, RZA, Ludacris e Q-Tip) che ci mettono le liriche. Undici giorni per registrare undici canzoni. Un lavoro sostanzialmente improvvisato che definire una gioia per le orecchie è una intollerabile riduzione.
Questo è un esempio di come le distanze tra generi e tra musicisti molto spesso sono solo distanze fittizie, soprattutto alimentate dai vari ultrà. Quando infatti su Rumore di dicembre leggo che il cantante e chitarrista dei Black Keys dice che:
Fin da quando abbiamo cominciato siamo stati influenzati dall’hip hop. Ascoltavamo il Wu-Tang Clan, usavamo un registratore a quattro piste perché volevamo registrare musica che suonasse come Enter the Wu-Tang (36 Chambers), con quel suono di batteria sporco e minimale. [...] Il nostro blues deve a RZA tanto quanto deve a Son House.
Ecco, quando leggi queste cose capisci che molto spesso le ristrettezza musical-mentali sono di chi ascolta e non di chi suona. Blakroc può essere un’ottima opportunità per far conoscere a vicenda l’ascoltatore abituale dei Wu-Tang e quello dei Black Keys. Sì, questo fa molto colonna sonora di Judgment Night, ma se dovesse arrivare una nuova stagione come quella inizio anni ’90, beh, evviva!



