Quando io sento il termine “finanziamento pubblico”, in automatico ho un sussulto perché per mia indole rifuggo dal concetto di prelevare con la coercizione a X per dare, arbitrariamente, a Y; non so a voi, ma a me questo ricorda tanto quell’azione detta “rapina”. Se poi Y è un componente di quella cupola partitica italica che, nonostante tutti i voti e tutti i chiari desideri della maggioranza di questo Stato parassitario, continua impunemente a fare la bella vita con i soldi che ci ruba, beh, ogni ipotetica remora contro il finanziamento pubblico ai partiti cade. Il bello poi, è che non viene nemmeno chiamato finanziamento pubblico, infatti, come scritto all’inizio, trattasi di rimborso elettorale.
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