A life of privilege

Umar Farouk Abdulmutallab, the 23-year-old Nigerian man charged with trying to blow up a transatlantic flight on Christmas Day, appears to have lived a life of privilege. As the son of one of Nigeria’s most prominent businessmen he had access to international travel and a world-class education. He has been described by one former British teacher as a dream student. (qui)

Non mi stupisco molto per il fatto che un ragazzo istruito e ricco possa aver abbracciato l’idea terrorista islamica. Mi stupisco invece di quelli che si stupiscono. Sembra infatti che tanti non abbiano ancora compreso la differenza tra istruzione e intelligenza. Ossia, sembra che l’idea secondo la quale basti fare le scuole e conoscere per essere persone intelligenti sia molto comune.

Tanto per restare vicini a noi, dovremmo ricordare che le Brigate Rosse sono state fondate da gente che andava all’università e che il loro scopo era quello di “indicare il cammino per il raggiungimento del potere, l’instaurazione della dittatura del proletariato e la costruzione del comunismo anche in Italia” attraverso azioni terroristiche, ossia assassinii a sangue freddo. Non so se mi sono spiegato: questi qui uccidevano delle persone per far arrivare al potere un’ideologia totalitaria; e andavano all’università…e avevano un folto seguito di simpatizzanti tra intellettuali e studenti! Perciò penso sia di per sé evidente che l’istruzione non è sinonimo di intelligenza.

Nemmeno lo è l’essere benestanti. Ovvio che i ricchi non sono intelligenti per il fatto di essere ricchi. Però si pensa per esempio che i problemi che si possono avere in quelle città occidentali con forti presenze mussulmane nelle quali emergono fenomeni di estremismo islamico potranno essere  superati quando anche in quei settori della popolazione arriverà un po’ di benessere. Perché si sa, agli occhi di molti “i dannati della Terra” hanno una sorta di giustificazione morale per gli atti criminali che compiono, poverini. Le dinamiche però non sono così semplici e così lineari. Ossia, come si è visto per esempio in occasione degli attentati del 2005 alla metropolitana di Londra, gli attentatori non erano immigrati poveri appena arrivati in città. Ossia, si può abbracciare l’ideologia terrorista anche se si è nati e cresciuti a Londra senza particolari disagi.

Abdulmutallab è un giovanotto di 23 anni, è istruito ed è figlio di un Nigeria’s most prominet businessmen, non esattamente il figlio zoppo della serva. Questo secondo me dovrebbe essere uno sprone per farci considerare con un po’ più di attenzione la religione che attualmente è la più problematica a livello globale. Ossia, non è che si diventa terrorista islamico perché povero e ignorante; almeno, non solo. Il problema è che attualmente in ampli settori dell’Islam si trova una diffusa cultura di violenza e di conquista che non si risolve dando loro un po’ di benessere. Fino a quando questa diffusa cultura non sarà relegata dai mussulmani stessi ad aspetto marginale e fino a quando l’Islam non subirà la secolarizzazione subita, per stare dalle nostre parti, dal Cristianesimo, io starei sempre ben attento a favorire penetrazioni massicce dell’Islam nelle nostre società. Forse sbaglierò, ma continuo a pensare che più Islam voglia dire meno libertà per tutti.