Archive: December, 2009

Rock nero

Mi piacciono molto i Black Keys e penso che il loro Attack and Release sia un album che a distanza di un anno e passa riesca bene a dimostrare di essere una serie di long hit una dietro l’altra. I Black Keys sono quel raro tipo di gruppo che è così bravo che può facilmente piacere a pubblici diversi che ascoltano tendenzialmente musiche diverse.

Capirete quindi le mie copiose bave quando sono venuto a conoscenza dell’uscita del progetto Blakroc che consiste in pratica in una collaborazione tra i Black Keys che mettono le musiche e dieci tra artisti hip hop e R&B (per intenderci, gente come Mos Def, RZA, Ludacris e Q-Tip) che ci mettono le liriche. Undici giorni per registrare undici canzoni. Un lavoro sostanzialmente improvvisato che definire una gioia per le orecchie è una intollerabile riduzione.

Questo è un esempio di come le distanze tra generi e tra musicisti molto spesso sono solo distanze fittizie, soprattutto alimentate dai vari ultrà. Quando infatti su Rumore di dicembre leggo che il cantante e chitarrista dei Black Keys dice che:

Fin da quando abbiamo cominciato siamo stati influenzati dall’hip hop. Ascoltavamo il Wu-Tang Clan, usavamo un registratore a quattro piste perché volevamo registrare musica che suonasse come Enter the Wu-Tang (36 Chambers), con quel suono di batteria sporco e minimale. [...] Il nostro blues deve a RZA tanto quanto deve a Son House.

Ecco, quando leggi queste cose capisci che molto spesso le ristrettezza musical-mentali sono di chi ascolta e non di chi suona. Blakroc può essere un’ottima opportunità per far conoscere a vicenda l’ascoltatore abituale dei Wu-Tang e quello dei Black Keys. Sì, questo fa molto colonna sonora di Judgment Night, ma se dovesse arrivare una nuova stagione come quella inizio anni ’90, beh, evviva!

Aggressione al premier di ITA: la posizione del PNV

Riporto una parte di un commento di Claudio che serve a spiegare il video:

Dunque Berlusconi & Co. (e per Co. includiamo la banda dei bolognesi) hanno creato un paese incivile, incapace di confrontarsi con la democrazia, quella vera, come gli stati sudamericani, sempre instabili che oscillano tra una dittatura fascista e la revolucciòn del pueblo, senza trovare un equilibrio.
Una autentica bananas republic.

Ecco, l’Italia, alchimia impossibile, stà andando verso quella deriva, ed il messaggio politico del pnv non poteva essere più chiaro: pensiamo alla nostra indipendenza, liberiamoci di questo scafandro di piombo.

Non c’è nulla da dire né su Berlusconi, né sulla persona che lo ha aggredito, ed ancora meno sui commenti dei politici italiani, che ora tuonano per avere misure di sicurezza draconiane tra cui, ne sono certo, figurerà la censura di Internet.
Come si dice in politica “mai sprecare una buona crisi”.

Nota: “banda dei bolognesi” si riferisce ad alcuni politici dell’area emilanoromagnola: Prodi, Bersani, Fini…. per indicare che la banda è ad ampio spettro.

Ieri in Catalogna in 170 comuni si è votato un referendum autogestito (15.000 volontari e osservatori dalla Corsica, dal Sud Tirolo, dalla Scozia, etc etc) sull’indipendenza catalana. Ha votato il 30% degli interessati, il che per un referendum che non aveva tutti i crismi dell’ ufficialità e che in pratica era d’opinione non è affatto male. Ha vinto il SI all’indipendenza con quasi il 97% dei voti. Aspetto con impazienza il giorno in cui anche qui all’interno dello Stato italiano noi tutti da tutte le parti di questo stato si capisca che questa è la via per uscire dalla squallida situazione attuale.

Punched

Stasera è avvenuta la completa trasformazione dello Stato italiano in una Banana Republic nella quale il caudillo durante i bagni di folle festanti e osannanti può correre il pericolo di venire assalito da un contestatore. Roba da Terzo Mondo spinto, contenti voi. Sono rimasto un po’ sorpreso nel leggere molti commenti che andavano dal “sì insomma, se l’è cercata” al “olè, olè oh oh“.

Sinceramente, io non mi sento di odiare Berlusconi. Lo trovo un politico orribile che continua la tradizione della politica italiana orribile. Ha aggiunto un tocco in più di cafonaggine e ha alzato il livello di troiume istituzionale, certo; ma sentire un odio viscerale per questo figlio del socialismo italiano…perché? Non vedo differenze nel ribrezzo che mi può dare lui o Di Pietro o D’Alema: sono tutti politici orribili dell’orribile Stato italiano che perpetrano l’orribile politica invasiva italiana. Questa orribile tifoseria da stadio che si è creata da berlusconiani e antiberlusconiani non è colpa di Berlusconi ma del basso livello di cultura politica degli italiani immersi nel (post)comunismo e nell’ (post)anticomunismo. Il più ridicolo stato dell’Europa Occidentale, non a caso.

Io vi guardo dannarvi gli uni contro gli altri come uno che guarda i tafferugli tra opposte tifoserie allo stadio e commenta: “ma cosa fanno? ma non si vergognano? ma quanti anni hanno?” Boh, tutti contenti per il fatto che a un anziano di settanta e passi anni hanno fatto sanguinare la bocca. Boh, sembra che gli italiani se lo meritino proprio Berlusconi.

Il rapporto cittadino-stato in Svizzera

Tratto da un’intervista di Philippe Daverio al Console Generale della Svizzera David Vogelsanger all’interno della trasmissione Passepartout di Rai3.

Così, tanto per ricordarmi che lo Stato italiano non è l’unico stato possibile.

La guerra d’oggidì

Call of Duty: Moder Warfare 2 si può definire un colossal. Il termine non è improprio, è proprio un colossal di videogioco.

Sono rimasto impressionato dal grado di coinvolgimento che può portare. Si è subito immersi nel gioco e si fa fatica a smettere, a spegnere la PS3. Modern Warfare 2 è una autentica esperienza virtuale di guerra e alla fine, quando metti giù il gamepad, un po’ ti resta una sensazione di disagio, un po’, per quei dieci secondi, pensi che la guerra è una cosa veramente animale. Insomma, Modern Warfare 2 a me fa scaturire considerazioni sull’abominio della guerra. Non male per un videogioco di guerra.

Io sono un po’ tardo nel seguire le storie e devo dire che ogni tanto mi perdo nei preamboli prima dell’azione e a volte non capisco bene al 100% cosa stia succedendo. Tuttavia, da bravo soldato, non mi pongo troppe domande ed eseguo gli ordini. Poi al limite vado su internet e mi leggo con calma la storia.

C’è da dire che quelli di Infinity Ward sono stati molti gentili. Infatti all’inizio della partita ti dicono che un capitolo del gioco potrebbe risultarti sgradevole e quindi ti danno la possibilità di saltarlo. Certo, mi sembra l’equivalente del tasto “no, sono minore di 18 anni e non acconsento di vedere pornazzi” nei siti porno. Mai saputo di uno che preme quel tasto? Ecco, appunto.

Nella Capitale

Stamattina sono andato a recuperare FdC a Milano dopo il suo weekend a base di genitori e amichette. Invece di andare a est per tornare in patria, abbiamo puntato a nord e siamo andati a Bellinzona, una cittadina di neanche diciottomila abitanti che è la capitale della Repubblica e Cantone Ticino e che ha i suoi tre castelli patrimonio dell’Unesco, il suo bel centro città, i suoi bei negozietti e la sua bella gente.

Che dire, cari amici Ticinesi che leggete: se siete a conoscenza di qualche offerta immobiliare interessante in zona, fate un fischio ché noi si sta ponderando.

For the Individual

La minoranza più bistrattata, più perseguitata, più calpestata nel corso dell’intera storia umana è sempre stata la stessa: l’individuo. Il secolo scorso è stato, per usare un eufemismo, catastroficamente tragico per l’individuo. Il ’900 è stato il secolo nel quale varie ideologie collettivistiche hanno annichilito l’individuo riconoscendolo solo in quanto parte di volta in volta di una classe, di uno stato, di un partito. L’individuo contava solo in quanto numero della massa e del popolo; una cellula del corpo organico dello stato,  un niente. Centinaia di milioni di morti per la maggior gloria del Bene Supremo, del Sol dell’Avvenire, della Nazione.

Il XXI secolo non sembra aver invertito così tanto la rotta. L’individuo è sempre in balia di chi pretende di sapere cosa sia meglio per lui e non accetta che una persona possa liberamente scegliere per sé stessa. Ogni giorno l’individuo viene attaccato e umiliato da una pluralità di istituzioni che, sotto la copertura della “protezione”, del “consiglio”, del “contratto sociale”, agiscono in maniera coercitiva nei confronti di chi vuole vivere la propria vita come meglio crede e perseguire la propria felicità. Crimini senza vittime, welfare state, esproprio politico del corpo delle donne e degli uomini, etc etc, sono tutti modi attraverso i quali l’individuo viene umiliato e incarcerato.

L’individuo è ancora la minoranza più calpestata e sfruttata. Per questo motivo, l’esigenza di oggi, non più rimandabile, è quella di combattere la guerra per la libertà dell’individuo; una guerra prima di tutto culturale. Far capire alla gente che individualismo non è una parolaccia, che più il Governo è grande più i guai sono grandi, che il libero intraprendere è la via per la prosperità, che la violazione con la coercizione statale della proprietà del proprio corpo e dei propri beni è un crimine.

Oltre che culturale, la guerra è senza dubbio politica. A differenza di quello che si potrebbe pensare, io credo che ci possano essere molti modi di difendere l’individuo da un punto di vista politico. Io sono un membro del PNV perché sono convinto che una via pratica per abbassare la coercizione statale sia, paradossalmente, quella di alzare il numero degli stati. Una frammentazione politica unita alla globalizzazione porta al “mercato degli stati” nel quale l’individuo che nello stato X sente la sua libertà schiacciata, può provare i servizi dello stato Y. 10, 100, 1000 Svizzere potenziali possono nascere dalla distruzione dei pachidermici stati ottocenteschi. Senza contare poi che l’individuo ha più peso civico (da un punto di vista elettorale ma non solo) in uno stato di cinque milioni di persone (come sarà quello veneto) che in uno da sessanta milioni (come è quello italiano).

Oggi non è il momento per tirare i remi in barca e scuotere sconsolatamente la testa. Siamo in guerra: l’individuo contro tutti. Non mi sembra educato abbandonare il campo di battaglia.

Settembrini

I September Collective sono un trio berlinese che si è recato a Dusseldorf in una chiesa protestante per suonare l’organo che lì si trova. Hanno aggiunto un po’ di spoceghesi elettronici ed è nato Always Breathing Monster, il quale è oggettivamente un album interessante.

Ovviamente questo non è quel tipo di album da mettere a una festa perché la gente potrebbe prendersela a male. Non è nemmeno consigliato come sveglia alla mattina, sempre che voi non siate soliti svegliarvi mooooolto delicatamente. Non è nemmeno quel tipo di album da ascoltare aspettando il momento giusto per fare un po’ di air guitar perché quel momento non arriverà mai. Non è neppure quel tipo di album i cui pezzi diventano dei classici da karaoke. No, decisamente.

Always Breathing Monster è un album nel quale si sente, appunto, il respiro del mostro a canne. Questa è musica da sottofondo nel senso più alto del termine, ossia musica che ha la capacità di riempire dolcemente tutto lo spazio. Ammetto che stare seduto sul divano con gli occhi chiusi ascoltando questo album è un piacere onirico. Anche perché c’è la possibilità che ci si addormenti, e non c’è niente di male in questo! Non ho mai capito perché la maggior parte della gente trovi sinonimia tra musica noiosa e musica che concilia il sonno. Always Breathing Monster non è, almeno dal mio punto di vista, un album noioso ma, al contrario, un insieme di pezzi molto interessanti, una sperimentazione ben riuscita.

The curiosity to work with an unfamiliar instrument like the organ was quite strong. We had arranged the MIDI-files on the computer before and fed the organ then with them. Apart from the practical work with the manuals and the mechanics of the organ there was the recording process: we set up microphones inside the church. At this point occured the important aspect of context and history of the church organ – which tones can one get out of such a prestressed instrument? It is interesting that an instrument which is used for such sacral and ritual music owns characteristics that are very profane: magnificence and power, humility and vastness.

Corri ragazzo!

Oggi abbiamo corso un’ora per la prima volta. Il prossimo passo è la maratona.

I tigliati

Ho partecipato alla nascita del nuovo simbolo del PNV e devo dire che è stata un’esperienza istruttiva. Ci sono stati momenti di disaccordo e di tensione. Alla fine però è venuto fuori questo nuovo simbolo che secondo me va dritto all’obiettivo che ci si era dati: novità e rottura. Dai simboli dei partiti si possono capire un’infinità di cose. Dal simbolo del PNV secondo me viene fuori l’immagine di un partito che vuole discostarsi con forza dai soliti cliché che vengono affibiati per ignoranza. I concetti e le idee ce le abbiamo, ci mancava un simbolo che rappresentasse questa alterità.

Il nuovo simbolo del PNV non contiene leoni alati proprio per far capire ai potenziali elettori che non si trovano davanti né a cloni né a liste civetta né a partiti che non hanno niente da dire. Il tiglio è un simbolo veneto molto antico che, a differenza del Leone, non è conosciuto a livello popolare. È un simbolo dal valore, per così dire, civico in quanto rappresenta l’albero sotto il quale in antichità si tenevano le riunioni pubbliche. Esiste quindi un simbolo più adatto per la battaglia di libertà e di democrazia diretta che il PNV porta avanti?

Voi cosa ne pensate di questo nuovo simbolo? Io sono stato uno strenuo difensore della stringhetta arancione per fare in modo che i due colori caratteristici del PNV siano il blu e l’arancione. Ecco, non massacratemelo :)

El SNP no’l se ga mia limità a piasàr in bela mostra la bandiera de la Scosia ma el se ga sforsà de elaborar on sinbolo suo, distintivo. El SNP no’l se ga sentà xo a doparar, sensa riguardo, on sinbolo potente dexà pronto fà la podea esar la Croxe de Sant’Andrea.
[…]
El Partito Nasional Veneto, cofà el Partito Nasional Scosexe, no’l se ga mia sentà xo. El PNV el ga volesto dar on segnal forte e ciaro, el ga volesto dir: no semo mia n’altro partito che dopara el Leon par rincurar coei voti che el Leon in automatico el te fa ciapàr. No, nialtri volemo ndar oltre, on fraco oltre. Semo chive par dar LA svolta a la politica veneta e, de conseguensa, el ne serve on sinbolo de svolta. On sinbolo novo, fresco, moderno che ne diferensia da la palude.

Ghe semo, semo senpre pì forti e deso ghemo anca on sinbolo che ne rispecia inte la nostra voja de far e sbarajar el canpo veneto da politiche vece e finte-nove. Ghe semo e me par che in tanti, intel ben (de nialtri) o intel mal (de luri), i sipia drio incorzarsene. (qui)