Toeachizown di Dam-Funk è un’opera mastodonticamente giganteggiante. Ventiquattro canzoni per due ore e venti di musica, anzi, di funk. Dam-Funk è un tizio di Los Angeles e ascoltando il suo album non si può non pensare che abbia un chiodo fisso, il funk appunto.
Toeachizown non è decisamente un album da radio. Canzoni di cinque, sei o anche più di sette minuti con pochissimo cantato e sonorità che non sono decisamente “sulla cresta dell’onda”. Come si fa a non amare un tizio che sulla sua fanpage su Facebook scrive: It was NEVER ‘boom-bip’ on mines. It was ALWAYS ‘bump-clap’. It’s a difference. It’s called FUNK!! Now U get it?…Cool. | With respect. Come si fa?
Certo, Toeachizown non è nemmeno quel tipo di album che brilla per diversità sonore al suo interno, ossia, il marchio di Dam-Funk è riconoscibile dalla prima all’ultima canzone, per tutte le due e passa ore. A me con questo album piace far andare la riproduzione casuale. Mi piace ascoltarlo in macchina, mentre leggo, quando faccio le faccende domestiche. Toeachizown è un album che riempe la stanza di quella bella sonorità di una volta aggiornata al gusto moderno. Un album fuori dal tempo. Un album fuori.



