Per presentarsi alle regionali 2010 il PNV deve presentare un programma per amministrare una regione italiana. È giusto dimostrarsi in grado di governare il periodo di transizione, ma, avendo l’obiettivo di fare uno Stato indipendente, abbiamo anche il dovere di spiegare cosa cambierà. Questo programma economico serve per delineare come gestire il surplus di risorse che avremo.
Il presente bilancio della Regione Veneto
Come già riportato, l’attuale pressione fiscale in Veneto è di €70 miliardi a confronto di un presunto totale di €50 miliardi in servizi pubblici che dovrebbero tornare indietro. A chi interessa, il Ministero del Tesoro riporta anche il dettaglio sia delle entrate che delle spese per il Veneto.
Ecco un sunto grafico per rendersi conto del divario fra tasse e servizi in Veneto, e delle proporzioni dei vari tipi di tasse e di spesa.

Per i contabili (ma che non vogliono andare a vedersi il link del Tesoro) ecco anche una tabella riassuntiva di questo grafico

*Altre Tasse: su immobili, lotterie, bolli auto…
**Altre Spese: difesa, energia, telecomunicazioni…
Il primo bilancio del prossimo Stato Veneto Indipendente
Teniamo per vero che al momento ci arrivino €50 miliardi di servizi pubblici (ci sono dei problemi metodologici che fanno pensare che siano tanti di meno). Ammettiamo anche che nei primi anni l’amministrazione pubblica veneta sarà altrettanto inefficiente di quella romana (e che non ci saranno subito risparmi dovuti alla riorganizzazione statale). Come minimo avremo €20 miliardi di surplus da gestire, o con meno tasse o con più servizi pubblici. €20 milardi sono il doppio dell’attuale budget della Regione Veneto, ed è probabile che il surplus del futuro Stato Veneto sarà ancora di più.
Avremo l’imbarazzo di non poter abbassare le tasse tutto d’un colpo per non creare una pressione inflazionistica nella nostra economia. Avremo anche troppe risorse per investire sul nostro sistema sanitario, sulle nostre scuole, e potremo anche permetterci finalmente di dare una pensione dignitosa ai nostri anziani.

Rispetto al grafico precedente, abbassando le entrate fiscali (meno tasse) e alzando la spesa (per gli amici libertarian: l’Italia ci lascerà in braghe di tela e dovremo pagare dottori e maestre) otterremo un bilancio dei conti pubblici.

*Altre Tasse: su immobili, lotterie, bolli auto…
**Altre Spese: difesa, energia, telecomunicazioni…
Riduzione della pressione fiscale
La pressione fiscale calerà all’incirca del 20% (dai €70 miliardi di tasse che ci prendevano gli italiani, a immediatamente €55 miliardi nei primi anni dell’indipendenza).
A. Le imposte indirette verranno ridotte del 25%. Vuol dire che l’IVA verrà abbassata dall’attuale 20% a un 15%. Di primo impatto è meglio non abbassare di più per aspettare che il mercato si adegui (e che ulteriori tagli non vengano compensati da margini più alti dei rivenditori). Dopo spetterà a ogni provincia decidere se abbassare o alzare la propria IVA secondo un vero sistema federale. Ma intanto, con uno Stato Veneto Indipendente tutti i prodotti costeranno da subito il 5% di meno.
B. I contributi sociali non verranno più prelevati direttamente dal datore di lavoro, ma verranno messi in busta paga (come fanno in Danimarca). Vuol dire che un operaio che in netto fa €1200 al mese, e che il lordo si vedeva €1900 al mese, con uno Stato Veneto Indipendente avrà in busta paga il vero lordo (ossia quanto lui vale per il datore di lavoro) di €2500. I contributi sociali verranno ridotti del 25% e, invece di pagare €600, il versamento per il nostro operaio sarà di €450. Nei primi anni verranno versati allo Stato Veneto, ma appena ci organizzeremo, ogni lavoratore potrà anche affidare i versamenti per la sua pensione a una assicurazione previdenziale privata.
C. Come imposte dirette avremo all’istante una tassa unica e fissa al 20% (in seguito è probabile che dovremo abbassarla ancora per via dell’inevitabile ciclo virtuoso dovuto a questo stimolo economico che ci regalerà ulteriori surplus). Portare le tasse sul reddito al 20% non vuol dire un tracollo delle entrate fiscali. A causa della misera distribuzione del reddito in Italia, tanti già pagano poco di più. Il nostro operaio del punto precedente al momento pagherà un 27% di tasse sul suo stipendio. L’impatto totale sarà un -15% sulle casse dello Stato.
In conclusione, il nostro operaio si troverà €2500 in busta paga e in netto, togliendo €450 di contributi e €400 di tasse (al 20%), avrà €1700. Rispetto ai €1000-1200 di adesso, è un bel 50% in più per andare a fare la spesa e pagare il 5% di meno (effetto IVA abbassata) su tutto.
Questa non è fantaeconomia. Si chiama aritemetica. Dobbiamo renderci conto di quanto ci costa rimanere in Italia, per capire perché in giro per l’Europa c’è più benessere.
Aumento servizi pubblici
Anche con tutte queste tasse di meno, ci restano €5 miliardi abbondanti di surplus che potremo impiegare con una crescita media dei servizi pubblici del 10%. È vero che ci sono tanti sprechi, ma è anche vero che l’Italia ci ha ridotti a servizi pubblici vergognosi.
A. Possiamo benissimo permetterci di aumentare immediatamente del 30% la spesa pubblica per la sanità (da €8.1 a €10.6 miliardi). Per assicurarsi che non finiscano sui soliti appalti di dubbia necessità, questo incremento deve andare per la maggior parte sul personale: più dottori e infermieri, e pagati decisamente meglio. Non ci rendiamo conto ma confronto agli Stati industrializzati i nostri dottori e infermieri vengono pagati tanto di meno. Abbiamo il dovere di assicurare una paga dignitosa per il servizio che ci prestano.
B. Abbiamo il dovere di investire pesantemente sull’istruzione. Minimo un 30% in più per scuole e università (da €3.9 a €5.1 miliardi). Venendo fuori da un sistema retrogrado, investire immediatamente €1.2 miliardi in più sulle nostre scuole è obbligatorio. Non solo per lo stipendio delle nostre maestre e professori dei licei, ma anche per incentivare la ricerca nelle nostre università, che devono servire da supporto per le nostre industrie. Al momento siamo tanto indietro in investimenti su ricerca e sviluppo, ma tanto; ultimi in Europa.
C. 30% di fondi in più per la viabilità. €400 milioni in più per strade, treni e aereoporti non sono neanche tanti. Fondamentalmente questi soldi non devono essere gestiti a livello centrale, ma devono essere amministrati direttamente dai comuni. Questo per evitare appalti di opere faraoniche, quando abbiamo necessità di manutenzione (dare una mano di bianco alle strisce pedonali, tappare i buchi sull’asfalto…) su tutto il territorio.
D. Anche con tutti questi miliardi spesi in più, ci resta abbastanza anche per comodamente alzare la pensione ai nostri anziani di un 5% (da €21.1 a €22.2 miliardi per la previdenza). Nel complesso un pensionato avrà una pensione più alta del 5% e dei prezzi di mercato più bassi del 5% (effetto IVA). Un 10% di benessere in più per passare una vecchiaia serena, e consolarsi delle perdite sui BOT italiani che si sono ostinati a tenere fino all’ultimo.
Anche tenendo conto di questa riduzione di tasse e di questo generoso aumento della spesa pubblica, il bilancio veneto resta in surplus di €159 milioni, pressapoco il 0.1% del Pil veneto.
Questo è il programma per i primi anni di gestione dei conti pubblici dello Stato Veneto Indipendente. Non è fantaeconomia, è aritmetica. Questi calcoli si basano sull’enorme divario di risorse prelevate ai veneti dallo stato italiano, e sono cifre ufficiali del Ministero del Tesoro. Il programma si limita a gestire questo surplus di risorse, senza tener conto di ulteriori risparmi dovuti ad una amministrazione veneta più efficiente. Non si prende in considerazione il ciclo virtuoso che si creerà per l’economia veneta grazie a meno burocrazia, meno tasse e più investimenti sulle nuove industrie che stimoleranno la creazione di nuovi posti di lavoro ben pagati e di qualità.
Se vogliamo, questo qui è il futuro che ci aspetta. Andiamo a prendercelo.
Lodovico Pizzati
Presidente – PNV






21 Responses to “Programma economico PNV”
Molto molto interessante.
Vorrei far notare che nella voce “Altro” ci sono alcuni milioni di euro che la regione Veneto ha regalato alla Curia. Quindi si potrebbero recuperare soldini anche da lì e dall’abolizione dell’8%1000. Non solo ma gli stipendi che oggi vengono dati ai prof di religione. E ci sarebbe un’ora in più da dedicare all’insegnamento del Veneto o dell’inglese.
Ovviamente tutto questo potrebbe succedere solo nell’utopica condizione che il Veneto tagli i legami col Vaticano.
Ma con tutta la bassa Lega che c’è in giro sarà difficile riprendere i soldi dati ai preti
P.S.
volevo chiederti: dal punto di vista della difesa? Voelte fare come il Costa Rica oppure intendete tenervi i Lagunari? Eliminando l’esercito le spese scenderebbero ancor di più ma rischiereste di avere la disoccupazione più alta: se no dove li occupati i migliaia di ragazzi che vanno nell’esercito?
wow. me spiaxe verte fato laorar. in efeti son d’acordo col to punto de ieri sera
comento da no publicar.
te ghe’ scrito “il stipendio”. no xe mia “lo stipendio”? xe talmente tanto tenpo ke no scrivo in italian ke me desmentego.
ultimo paragrafo te ghe’ scrito “sensa” invese de “senza”.
Tenchiuverimach
ahahhaha a go senpre problemi co “il” “lo “su” “nel”
@fabri: sul punto difesa si è iniziato solo adesso a ragionarvici. diciamo che personalmente sono per un esercito di volontari (il minimo!) e leggero. inizialmente forse è meglio restare in alleanze tipo NATO anche per non allarmare gli altri stati e per non farsi mettere ulteriori bastoni tra le ruote. non ho i dati, ma a occhio e sentendo le parlate in giro (
) penso che di militari veneti ce ne siano pochini in confronto con l’esercito (è proprio il caso di dirlo) proveniente dalle regioni meridionali dove andare a fare il militare è un’opzione contro la disoccupazione.
riguardo i preti, io mi batterò fino alla muerte per NON avere nuovi concordati e robaccia da dittature simili. inoltre, quando sarò ministro (
) incentiverò la proliferazione di chiese protestanti per fare un po’ di sana concorrenza religiosa. ahahahaha
verona è la città più cattolica e cesarotta d’italia secondo me, sperare di tagliare i legacci con il vaticano è più fantascienza dello stato veneto
e allora ci si trasferirà nella gaudente treviso
comunque io non capisco questa vostra apprensione cattolica. guardate che il problema è il vaticano inglobato nella capitale italiana.
una volta liberaticisi della capitale italiana, sarà una discesa
parliamo invece di questo programma economico.
cmq ceci. tu agli inizi di marzo sei precettata per una presentazione del PNV alle Golosine
Aaagghh! Abbiamo fatto il doppio lavoro Yoshi!
Dovrebbero essere chiari due punti, anche se occorre ricordare che stiamo parlando di sesso degli angeli fino a che non si sveglia un bel po’ di gente e ci vota.
I punti.
NATO. Lo Stato Veneto non ha nessuna ragione per entrare nella NATO, né vi è costretto, e forse al massimo riceverà un invito ad entrarci. Io sono contro, sensa indugi. Essere contro l’ingresso nella NATO non equivale ad essere contro gli americani, e possiamo benissimo ospitare le loro basi ancora per un po’, ma come ospiti: la nostra priorità infatti non è la permanenza delle loro basi sul nostro territorio. Tuttavia tale presenza sarà regolata in modo diverso: sarà territorio Veneto concesso in affitto (contro pagamento) per cui non abbiamo nessun problema a fare affari.
Vaticano. Il Vaticano è un problema per Roma e per l’Italia. A noi non fa nemmeno il solletico. La Chiesa cattolica in Veneto sarà come lo è in Germania.
Programma economico. Quello presentato da Lodovico è un programma transizionale, che assume lo stato di fatto tale e quale è ora. Lo dice lui stesso nell’introduzione.
sìsì, andate a dirlo a quelli delle pasque veronesi
tri gati.
anzi.
do gati.
più clamore mediatico che sostanza.
manca la questione debito pubblico, sono gli interessi su circa 30.000 euri a cranio, per quanto riguarda la quota di debito pubblico italiano, ignoro invece quanto sia il debito pubblico della regione, ma ci sta anche quello.
hehehe i 30mila si… ma e’ quanto ci devono risarcire. Ecco qui la quota regionale:
http://www.pnveneto.org/2010/02/republica-veneta-e-debito-italian/
bon direi che come debito pubblico italiano ci andate pari e ansi ci dovreste guadagnre un po’ (5.000 € a cranio) manca la questione debito regionale, voglio dire, ma le regioni possono indebiitarsi (fino a 30 secondi fa pensavo di sì mo mica lo so, non credo emettano bot ma ma posso chiedere credito alle banche credo)? se sì, è indebitata la regione veneto? in tal caso chi se lo piglai il debito?
poi sta cosa di pretendere indietro i soldi, cioè si voterà si faranno appelli ai tribunali internazionali eccetera, però non penso che lo stato italiano vela conceda senza che vi accollate la vostra parte di debito, daltronde sono pur sempre loro quelli che hanno le armi.
Astrolabio, il debito pubblico italiano *è intestato all’Italia* non al Veneto. I titoli pubblici si chiamano Buoni Ordinari del Tesoro italiano (non veneto)!!!
Non è chiara forse la dimensione del problema: il debito lo hanno loro, non noi.
Il fatto che ci si metta a discutere ad un tavolo per valutare quanta quota possiamo considerare a nostro carico, è mera nostra buona volontà.
I carri armati loro li avranno, ma noi, senza un centesimo di debito pubblico, possiamo emettere un prestito (per esempio scambio territorio per basi militari) in cambio di armamenti.
Ti sta bene in questo modo?
No no. Non andiamo in pari. Il debito noi non lo abbiamo accumulato proprio. Ogni anno negli ultimi sessant’anni versavamo di piu’ di quanto tornava indietro. Mi ci metto per traverso: il loro debito non ce lo mettono in conto.
“I carri armati loro li avranno, ma noi, senza un centesimo di debito pubblico, possiamo emettere un prestito (per esempio scambio territorio per basi militari) in cambio di armamenti.”
no non hai capito quello che intendevo dire, è che se vi pigliate il debito può essere pure che che vi lascino separare pacificamente, sennò vi bombardano.
“No no. Non andiamo in pari. Il debito noi non lo abbiamo accumulato proprio. Ogni anno negli ultimi sessant’anni versavamo di piu’ di quanto tornava indietro. Mi ci metto per traverso: il loro debito non ce lo mettono in conto.”
penso che ti direbbero che non importa perchè prima l’italia era un tutt’uno, una monade, unica e indivisibile etc etc e non ha senso andare a vedere chi da cosa a chi, mentre ora che vi separate allora sì, tocca divide.
o io sono dalla parte vostra eh, però cerco di immesimarmi anche negli altri per capire cosa potrebbero fare o pensare; sinceramente non vedo come il governo italiano possa prendere a cuor leggero una separazione in cui non vi può più drenare risorse per darle ad altre popolazioni e oltre a questo si trova con un debito pubblico aumentato in modo sensibile da un giorno all’altro.
anch’io la penso come astrolabio.
penso che si dovrà fare gli splendidi per l’ultima volta (buon viso a cattivo gioco) e pagare allo strozzino il riscatto finale.
non è bello, non è giusto, ma per togliersi finalmente di dosso il cadavere, questo ed altro. anche se, ripeto, avremmo ragione noi.
Cari ragazzi, le negoziazioni non sono il vostro forte, evidentemente.
Intanto si parte dai punti fondamentali, soprattutto quelli sui quali si può fare leva. Il debito pubblico, lo ripeto, è intestato all’Italia. Stop.
Poi ci sono i mancati ritorni, come spiega Lodovico. Sono quattrini che lo stesso governo italiano ammette di averci rubato. Adesso vuoi che non mi prenda un cosa che la parte opposta ammette di avere in difetto?
Io so che in fase di negoziazione salterebbero fuori le scintille, mica sono nato ieri (per sfortuna). Ma resta il fatto che siamo noi che gli paghiamo la benza per gli aerei, noi e la Lombardia.
Credetemi, nel momento in cui si arriva ad avere una maggioranza che sostiene l’indipendenza, a quel punto l’Italia avrà ben altro a cui pensare che discutere di debito. In realtà il vero problema non è l’Italia, ma la mafia.
mi pare che anche le strade e tutte le infrastrutture che stanno in veneto siano “italiane”
le scuole sarebbero italiane, le caserme italiane, tutti gli edifici pubblici, gli aereoporti, i treni le stazioni, nonchè tutto il demanio:-) non credo sia il caso di tirare furoi cosa è intestato a chi