
Cari lettori, avrei bisogno di un favore. Dovreste rispondere nei commenti alla seguente domanda:
Perché bisogna mantenere per forza la cosiddetta “unità d’Italia”?
Mi piacerebbe che tutti quelli chi pensano che si debba mantenere rispondessero. Lettori assidui o occasionali, commentatori frequenti o lurker, potreste tutti farmi il favore di rispondere? Datemi le vostre motivazioni razionali e irrazionali, scrivete quello che volete. Questo sondaggione mi servirà per capire un po’ meglio l’unionista e provare a ribattere; magari salta fuori qualcosa d’interessante per tutti, no?
Sarebbe utile se scriveste anche la regione dalla quale venite.
Esprimetevi!




55 Responses to “Esprimiti!”
Una volta avrei risposto – per evitare che il Sud cada del tutto in mano alla mafia. Una volta.
Perché se no non potremmo parlare male dell’Italia!
Boh, è da un po’ che non mi sento più unionista quindi non saprei che dire. In effetti non esistono, oggi come oggi, argomentazioni a favore razionali; solo emotive e di tradizione. Ma una volta che Gott ist tot… beh tutto il resto va da sé.
per vincere i mondiali che la nazionale italiana è forte, si potrebbe fare una squadra europa che diventerebbe immediatamente la nazionale più forte del mondo (con 4 italia + 3 germani + 1 francia + 1 inghileterra titoli= 9) però non piglierebbe come la nazionale, invece diverse nazionali nel suolo ityalico sarebbero deboli, mentre invece un’italia frammentata ma con una nazionale unica minerebbe al patriottismo tifoso (diventando come la nazionale europea di cui sopra) quindi l’unica è rimanere uniti.
non vedo altri motivi
Perché sennò la madonna piange, pippobbaudo piange, brunovvespa piange e tutti i pizzaioli egiziani piangono.
E siamo già abbastanza alluvionati.
In realtà ho una risposta più pragmatica. Hai presente il casino che succederebbe? Non siamo capaci di passare ad un incrocio senza creare ingorghi, figurati a spezzettare l’Italia.
E poi ogni italiano ha famiglia sparsa su tutto il territorio, e la mamma è sempre la mamma e non possiamo cacciarla così a calci in culo all’estero. Pensaci. Potresti far piangere gesù bambino.
PS: lômbard, coa mare veneta e il babbo umbro.
nessun motivo. Ma era meglio pensarci prima, la generazione dei ragazzini di youtube non hanno alcuna motivazione identitaria-culturale, quelle economiche ci sono invece, ma forse non se ne rendono conto
(io da ignorante assoluto della materia ero per il federalismo innanzitutto fiscale, ma ormai non ne parla manco più la lega. immagino che tu che hai studiato la questione avrai forti argomenti contro questa ipotesi…)
Perché l’Europa è ancora troppo “beta version” per frammentarsi in innumerevoli staterelli che non contano un cazzo.
Con una difesa comune, alcuni ministeri comuni e forti, e un federalismo europeo estremo, per me l’Italia unita può anche andare a farsi fottere e smembrarsi o riarticolarsi secondo una suddivisione amministrativa moderna. Per ora non ci sono le condizioni.
Perchè ci hanno insegnato a scuola quanti sono morti per l’unità, ecc.
perchè non voglio vivere nello stato veneto
(resto d’italia, accoglietemi in caso!!!)
Non ho una motivazione logica e razionale.
La domanda potrebbe essere capovolta: perché non rinunciare all’unità d’Italia?
Anche per questa non avrei motivazioni.
La verità è che potrei anche essere governato dal Canton Ticino che non mi importerebbe molto.
Si potrebbe annettere l’Italia intera alla Francia o farla in tre da spartire tra Cina, India e, che ne so, Canada!
Se ne potrebbe fare un territorio olandese, o un protettorato danese.
Si potrebbe dire a israeliani o palestinesi, dove siete non vi trovate bene? Vi regaliamo lo stivale!
Si potrebbe tornare all’età comunale, perdìo!
Mi sembra che nel 2010 e con l’Europa una realtà consolidata, discutere di confini e governi nazionali sia irrilevante.
@tutti: grazie, continuate pure
@ceci: e perché?
perchè trovo che altre regioni siano moooolto meglio del veneto (storia, cultura, cucina e un miliardo di altre cose) e sarebbe davvero triste pensare che mi appartengano come mi appartiene una cosa figa che ho visto all’estero. in più qui ho tutti gli affetti e quindi mi scoccerebbe dovermi trasferire. e anche perchè quando leggo “indipe(a?)ndensa”, “nasional” e via discorrendo non posso fare a meno di sorridere
(ma con rispetto eh)
scusa ma…l’hai mai studiata la storia del Veneto?
quindi, prendendo per assurdo per buone le tue tesi, sei una di quelle persone alle quali piace vivere di luce riflessa? Uè, noi napoletani sì che la sappiamo fare bene la pizza.
la ceci, io amo Roma, ma credimi che come venezia non c’è niente. (il resto del veneto non lo conosco molto)
ordunque mi è ventuo in mente un altro motivo, l’italiano rosica perchè vorrebbe l’impero romano, in modo da sentirsi figo e comandare su tutti, e avere un bel territorio ampio e dire “che bello quanto siamo grandi” e infatti vorrebbe come minimo riprendersi la corsica, nizza, il canton ticino e l’istria. adesso già uno rosica per questa cosa irredentista, toglici pure altra roba e non potrà più vedere la cartina, togli veneto e, per dire, l’emilia romagna e non hai più manco la forma dello stivale
per risponderti mi ci vuole del tempo, perchè devo coinvolgere anche le critiche al tuo libretto, quindi te la manderò via mail. poi semmai la pubblico anche qua. cmq non è questione di luce riflessa, non penso che il veneto, o la storia veneta faccia schifo (come venezia non c’è niente al mondo, concordo). penso che sarebbe triste non sentire come mio tutto il resto. non voglio essere solo repubblica marinara e pearà. voglio essere repubblica marinara, pearà, pizza, isole, piazza del campo, roma ladrona, argentario, cannoli siciliani e tutto il resto, giusto per dire due luoghi comuni.
ok, allora aspetto
credo di aver capito il problema della ceci. E’ il senso di appartenenza e penso sia comprensibile anche se (per me) non condivisibile.
Per fare degli esempi banali e’ il poter vantarsi dell’olio d’oliva umbro e delle spiagge della Sardegna o di “avere” il Monte Bianco (per meta’).
Credo sia un sentimento normale che si rifa’ al concetto di nazione. Laceci non ripudia tante belle qualita’ della gente italica (neanche io) e quindi le pare triste non farne piu’ parte.
Abbozzo una risposta pseudo-seria. Sono siciliano, abito a Pisa, sono stato in USA un po’.
Mantenere unito uno stato ha l’indubbio vantaggio che spesso essere grandi è meglio di essere piccoli. Per lo stesso motivo, una casa automobilistica piccola finirà immancabilmente nelle fauci di una casa automobilistica grande. Se si è grandi si ammortizzano meglio i periodi di crisi e si è in grado di difendersi meglio. Per me grande è bello.
Essere grandi ha l’indubbio svantaggio che è più difficile essere giusti, flessibili, accontentare tutti, etc. In veneto avete la predilezione per il piccolo, si sa: la piccola e media impresa italiana l’avete inventata voi, praticamente.
Io sono scontento dello stato italiano più o meno come te. A differenza di te/voi, non credo che la soluzione sia dividersi.
E poi, ti rigiro la domanda: dividersi, va beh, ma in quanti pezzi? 3 macroregioni? 21 regioni come adesso? dove comincia e dove finisce una regione? I confini attuali sono pseudo-casuali, a La Spezia non sono così diversi da quelli di Carrara. Cortina ce la mettiamo in Veneto, o no? Non mi dire che si fa a referendum! e se metà ci stanno e metà no?
il punto non è potersene VANTARE. ma sentirle proprie e, in caso di uno stato veneto (parlando da veneta ovviamente), doverle perdere. mi sembra diverso
Nel mondo di oggi le scelte che contano (politiche ambientali, energetiche, commercio tra stati, politiche monetarie, guerre) le prendono ancora gli stati, e tra questi quelli veramente influenti sono solo i più grandi (USA, Cina): in mancanza di uno stato federale europeo quindi per un cittadino che come me vive sulla penisola italica è meglio avere un’Italia unita che possa fare valere interessi che mi coinvolgono in virtù della sua dimensione media (60 milioni di persone) e del suo peso economico non indifferente (il nostro PIL è ancora tra i primi dieci), se fossi invece un cittadino dello stato di Lombardia il potere contrattuale sui tavoli internazionali del mio stato sarebbe veramente minimo. La stessa riduzione di “peso” ci sarebbe all’interno dell’UE dove contano molto di più gli stati più grandi rispetto ai più piccoli.
Inoltre anche a livello pratico una penisola divisa in stati sarebbe assai scomoda: oggi capita spesso di spostarsi da una regione all’altra per studiare o lavorare, o per acquistare case magari per farci le vacanze…immaginiamoci venti stati regionali, ciascuno col suo diritto del lavoro, ciascuno con la sua burocrazia differente, (magari con la sua lingua ufficiale diversa) sarebbe tutto più complicato!
All’interno di uno stato federale europeo con gli stati nazionali ridotti a stati federali allora potrebbe avere un senso, ma nel mondo di oggi una scomposizione del paese mi sembra assurda.
La guerra civile! Ecco un punto a sfavore dell’indipendenza delle regioni. Soldati, morte, carcere e sofferenze. Non importa che tu abbia tutti gli intenti pacifici e giusti per l’indipendeza. Sono gli altri che non te lo permetteranno: ci sono milioni di fascisti in italia che sarebbero pronti a spararti contro.
che cosa ridicola…. e perchè no? per l’indipendenza del veneto? per portare il veneto in europa? perchè la storia del veneto, la cultura del veneto, la storia del veneto sarebbe qualcosa di realmente rilevante senza l’unità d’Italia? e allora da questo punto di vista il lazio? e una città come napoli? tutti piccoli stati indipendenti?
Yoshi, hai tanti lettori di blog che non hanno letto il tuo libretto.
Evidentemente esistono ancora molti luoghi comuni del tipo:
-lo stato italiano difende i miei diritti nel mondo (vallo a dire ad una ditta veneta esportatrice)
-lo stato italiano conta di piu’ in europa perche’ c’ha un Pil grosso cosi’ (quando tutta l’evidenza empirica dimostra che in Pil pro-capite gli stati piu’ grandi – Germania, Francia, UK e Italia – hanno i cittadini piu’ poveri dell’europa occidentale).
-la Lombardia (10 milioni di abitanti) non conterebbe nulla (quando la Slovenia e l’Estonia con i loro 1 milione di abitanti a testa contano come stato sovrano nella UE; per non parlare della Svezia che ha dieci milioni di abitanti come la Lombardia, ma conta piu’ dell’Italia)
-”la storia del veneto non sarebbe rilevante senza l’unita’ d’Italia” (non sapevo che anche Napolitano leggesse Buraku).
Scusate se ho interrotto il flusso di motivazioni pro Unita’ d’Italia, ma non ce la facevo piu’. Di tutte le ragioni quella della ceci (il non voler perdere qualcosa che sente proprio) mi sembra la piu’ sensata, anche se e’ una ragione piu’ emotiva che razionale.
Da un punto di vista strettamente intellettuale io sono favorevole all’autodeterminazione, di chiunque. Pertanto in sé non avrei nulla da obiettare ad un’indipendensa veneta. È però ovvio che si avrebbe un effetto domino con il risultato della frantumazione dell’intero Stato italiano. E benché l’idea di andare a vivere in una socialdemocrazia umbro-tosco-emiliana mi intrighi, non posso evitare di pensare alle conseguenze che la fine dello Stato italiano avrebbe per il Sud. Le varie mafie si impadronirebbero ancor più del potere e diverrebbero alla lunga un problema ancor più grande per tutti (Europa compresa). La maggiore autodeterminazione veneta si rifletterebbe in una ben più grave limitazione dell’”autodeterminazione” della propria vita per moltissimi singoli cittadini dei nuovi Stati meridionali. E questo non è filo-meridionalismo piagnone, bensì bieco realismo.
Rispondendo alla tua domanda: bisogna mantenere per forza la cosiddetta “unità d’Italia” perché dopo 160 di unità e 64 di Repubblica la responsabilità politica del potere delle mafie e di un certo ritardo socio-economico delle regioni meridionali è a mio modo di vedere sufficientemente collettiva da giudicare immorale la dissoluzione dello Stato italiano oggi.
P.S. off topic: Qualcuno dei liberisti-autonomisti lombardo-veneti che frequentano il blog mi potrebbe spiegare perché per “dimostrare” i vantaggi di uno stato lombardo o veneto si prendono ad esempio sempre le “piccole” nazioni sostanzialmente socialdemocratiche del Nord-Europa (Olanda o Svezia, di solito)? Davvero la dimensione conta più del sistema socio-economico e dell’”educazione civica” dei loro abitanti?
“-”la storia del veneto non sarebbe rilevante senza l’unita’ d’Italia” (non sapevo che anche Napolitano leggesse Buraku).”
Un commento interessante lo ha fatto fabristol: la guerra civile. Oggi ho parlato con un Serbo della Voivodina, il discorso è troppo lungo da fare qui, e poi mi ha sorprendentemente rivelato delle cose che qui nessuno sa e io credo lui non si renda conto di quanto possano scottare.
A scatenare una guerra basta un poliziotto che spari ad un civile coinvolto nella politica.
Ed è verissimo che l’Italia è piena di fascisti, come ce ne sono pure tanti in Veneto. Fascisti fanatici e pericolosi.
Tuttavia io non condivido il suo atteggiamento. Anzi, a maggior ragione se sento di essere messo sotto pressione per una minaccia di questo tipo sono disposto a reagire a costo di rimetterci la pelle, anche se riconosco essere questo un istinto irrazionale, dove la razionalità tende a mantenermi mite, la repressione tende a fare emergere in me la faccia irrazionale.
Io credo che il motto che mi si addice sia “vivi libero o muori”. Fabristol, mi pare di capire, non vivrebbe mai in New Hampshire.
Lo stesso motto si può adattare in “meglio un giorno da leone…” o “una vita da conigli non vale il sugo che fanno” e via di questo passo.
Allora sarebbe interessante misurare la sofferenza: è meno sofferenza un continuo dolore o uno rapido e lacerante?
@Alessandro: “la responsabilità politica del potere delle mafie e di un certo ritardo socio-economico delle regioni meridionali è a mio modo di vedere sufficientemente collettiva da giudicare immorale la dissoluzione dello Stato italiano oggi.”
Oh, interessnte. Lo stato italiano, il suo governo, sono nelle mani della mafia per colpa dei mafiosi e dovremmo centrare noi?
Sarà come il debito: loro fanno i debiti e addossano a noi le responsabilità.
Ma qui c’è logica?
più uno stato è grande e centralizzato – come l’Italia – maggiore è il danno per la società: le condizioni perché si verifichi alla grande l’aforisma di Bastiat sono perfette: “lo Stato è quella finzione che consente a tutti di vivere alle spalle di tutti gli altri”.
Savarin – aus Veneto
ma te lo immagini se il Veneto diventasse stato autonomo??? l’unica forma di intellighenzia sarebbe portata dal PNV quasi tutto il resto della popolazione, maggioritario in Veneto, sarebbe rappresentato da ex-dc attualmente leghisti o neocon cesarotti in abito griffato bigotti razzisti, generalmente ignoranti su tutto cio’che riguarda l’altro da se. Il risultato sarebbe la barbarie culturale totale. Se un giorno poi la Cina dovesse trionfare in modo definitivo perderemmo anche quel benessere conquistato a fatica dai nostri nonni, tramandato ai padri ed in via di rapida dispersione grazie a noi figli parcheggiati in Frinzi o ad inseguire sogni di rock n roll…
Perché bisogna mantenere per forza la cosiddetta “unità d’Italia”? Non ti saprei rispondere ma ho le idee abbastanza chiare sul perche’ non vorrei uno stato indipendente Veneto. Dave da Verona residente a Londra.
Allora.
Se crediamo che uno stato debba inscrivere un’identità culturale, io credo che l’Italia lo faccia più di un eventuale nazione veneta. L’identità culturale italiana esiste, poco da fare, anche se è più giovane di un secolo… se crediamo alla retorica dei “popoli italiani” (che pure ha delle basi storiche solidissime) ci troviamo a frammentare l’Italia all’inverosimile (cioè, per dire, io a Trieste in che stato sarei? Un enclave della nazione veneta in territorio friulano? Posto che, a parte la lingua, coi veneti non abbiamo nulla a che fare).
Se crediamo che lo stato debba esistere per tutelare in qualche modo gli interessi dei cittadini, bigger is better. Se crediamo che sia una struttura parassitaria che al limite dovrebbe avere in carico i tribunali e il law enforcement, meglio piccolo. Portando il discorso alle sue logiche conseguenze: il problema non è Italia unita sì o Italia unita no, ma Stato sì o Stato no.
Come si è osservato più volte, però dobbiamo discutere il problema in una prospettiva europea. Il Veneto come piccola nazione europea (Schengen, Euro)? Benone… Il Veneto come nazione ostracizzata (per volontà dell’Italia)? Un po’ peggio.
sono daccordo col tizio che dice che si portano sempre esempi di socialdemocrazie europee, d’ora in poi portiamo un esempio migliore:
http://it.wikipedia.org/wiki/Hong_Kong
@claudio: ho scritto “responsabilità politica” (e non personale) intendendo che i governi italiani della Repubblica si sono sempre arrangiati con la mafia (e con il debito pubblico) e i governi sono stati comunque eletti dai cittadini. anche veneti a gran maggioranza, visto che da sempre l’elettorato veneto ha confermato la stragrande maggioranza dei governi in carica (DC prima, Berlusconi+Lega negli ultimi 15 anni) avvallandone in qualche modo la politica.
si può discutere su quanto sia stata visionaria l’idea del Piemonte pre-industriale di annettersi un Sud latifondista, ma ormai è fatta, la storia non si fa con i se.
da italiano (ed europeo) non veneto e non meridionale non ho alcuna ragione per preferire un limitato miglioramento della “libertà” del cittadino veneto a scapito di un prevedibile maggior peggioramento della “libertà” del cittadino meridionale, e dopo 60 di Repubblica non riesco a scindere le responsabilità della situazione attuale in netti confini geografici.
In effetti le responsabilità, come dice Alessandro, sono ormai di tutti.
@Claudio
Io sono disposto a combattere pe la mia libertà ecc ecc. ma in casi estremi. Mi pare che non ci sia, per ora, nessun popolo oppresso in Italia, a parte forse in una qualche misura i sudtirolesi di lingua tedesca decenni fa. Ora mangiano a sbaffo beccandosi milioni di euro dagli altri italiani, giusto per essere tenuti buoni. Non credo che i sudtirolesi se avessero la possiblità sceglierebbe l’annessione all’Austria: ci perderebbero.
Aggiungo un’ultima cosa che si ricollega al post precedente. Ammettiamo che i veneti decidano a maggioranza di chiedere l’indipendenza. Passeranno alcuni anni di scontri politici. Poi quando qualcuno prenderà le armi, al governo centrale avranno una bella idea “all’italiana” per risolvere la questione. Faranno la stessa cosa che hanno fatto con noi sardi, coi siciliani, coi trentinialtoadesini, i valdostani e i friulani: vi faranno diventare regione a statuto speciale. Il trucco consiste in questo: vi si dà qualche autonomia irrilevante ai fini di una nazione esi rimpeiono le tasche dei vostri politici di denaro contante. Praticamente dopo qualhce anno, a parte qualche protesta folkloristica, tutto finirà.
E’ quello che è successo in Sardegna, e in Alto Adige per esempio. Il partito sardo d’azione (Psd’Az), il più antico partito indipendentista italiano nacque negli anni 20. Con l’avvento del fascismo Mussolini riuscì a dividerlo in due tronconi e ad annetterne una parte nel partito fascista. Lo comprò. Poi, arrivata la Repubblica il Psd’Az tornò in auge e riuscì a beccarsi 30-35% di voti. Però piano piano la classe politica sarda si rese conto che Lo statuto Speciale dava un sacco di privilegi ai politici. Risultato? Il PsD’az diventò autonomista, non più indipendentista, i politici sardi si aumentarono gli stipendi e il gioco fu fatto. Accadrà anche con voi. Ed accade già oggi coi leghisti. Arrivati al governo, presi i soldi hanno abbandonato l’indipendentismo.
@Fabristol: ipotesi e congetture. Se sei realista e guardi il mondo scopri che accade tutto e il contrario di tutto, spesso a condizioni apparentemente simili.
Per via della responsabilità politica: 1) di ministri Veneti al governo ne abbiamo visti davvero pochi in tutti questi anni; 2) in ogni caso non puoi dire che i russi volevano il comunismo perché votavano uno dei due partiti comunisti. E non mi replicare che qui le cose erano/sono diverse.
@laceci:
Lo sapevate che la pizza e la pasta sono un piatto nazionale americano? Si, si, loro sono sicuri di questo. I cannoli siciliani sono penso il dolce meno pessimo dei dolci che si fanno al sud, stucchevoli. Se vuoi dei buoni dolci devi andare in Germania, là si che i dolci li sanno fare, profumati, equilibrati.
E per parlare di cibo in effetti la cucina più interessante che ho provato è stata in Romagna e in Linguadoca. Quest’ultima sublime, hanno una fantasia che batte tutti al mondo, e dei vini straordinari.
Ho mangiato del fegato ingrassato (paté) fatto in casa, una cosa mitica, che per colpa dei tecnocrati di Brussel adesso non è più possibile gustare per non fare venire la cirrosi epatica alle oche! Per fortuna che resta il chevre choud o la mousse di crostacei.
Posso sentire “come mio” tutto quello che mi piace? Che senso ha? L’idea di sentire “proprio” in realtà è una idea imperialista. E’ un cibo che viene servito ai sudditi che in questo modo possono consolarsi con l’idea di essere ricchi di un qualche cosa di aleatorio, quando in realtà sono degli straccioni; dato che normalmente sono degli schiavi, funzionali a chi detiene il potere su quel (piccolo) impero.
Non è che l’unità d’Italia vada mantenuta per forza, ma da cittadina del mondo sento mio ogni angolo del pianeta, figuriamoci di questo paese.
Concordo con laceci, che si è espressa meglio di me. Scrivo da Milano e sono satura di movimenti indipendentisti. Liberi di portare avanti le vostre idee, ma non sono minimamente d’accordo.
OT: a proposito di “cirrosi epatica delle oche”
http://www.stopgavage.com/it/manifesto.php
Almeno si sappia come si produce un cibo….
Quella dell’antispecismo è una battaglia molto più interessante.
in realtà il ragionamento di laceci+v non ha un nesso logico che colleghi “voglio sentire parte di me la cultura della penisola italiana” e “viviamo nello stesso stato” prima bisogna dare per vera l’equivalenza stao=nazione, cosa che non è mai stata vera nelal storia dell’uomo fino a tempi tutto sommato recenti.
si puoò tranquillamente vivere nello stesso stato e sentirsi una nazione differente o vivere in due stati differenti e sentirsi parte della stessa nazione.
In generale quasi tutti gli esseri umani vùcredo ragionino così: sento mio me stesso poi a scalare la famiglia, la propria cittào quartiere,un po’ la regione, la prorpia area geografica ela propria area, il mondo e il genere umano, l’universo intiero.
come una sorta di cipolla a strati, e non si capisce perchè una di queste identità debba per forza essere recitanta dall’istituzione stato, e perchè debba essere quella e non un’altra.
invece per quanto riguarda l’argomento economia di scala (grande è meglio) direi che è un argomento grossolano tipico di chi non ha molta infarinatura di economia istituzionale, infatti le economie di scala non sono l’unico fattore che entra in gioco, altrimenti avremmo un solo stato e una sola azienda che fanno ogni cosa, come predisse erroneamente marx,in realtà entrano in gioco moltissimi fattori, diseconomei di scala, asimmetrie informative, costi di transazione eccetera.
storicamente ad esempio vediamo come la grecia composta da città stato ebbe la meglio sul più grande impero dell’epoca.
Io non mi occupo di indipendententismo, il mio non voleva essere un ragionamento con nesso logico, semplicemente ho espresso il mio parere.
Vivo a Milano, ho studiato a Roma, ho antenati siciliani ed ebrei polacchi. Non concepisco gli stati già esistenti, figuriamoci crearne altri. Per non parlare del quartiere (!), concetto che manco riesco a concepire.
Io sento mio tutto, da Venezia a Siracusa e lo voglio così. Ma forse questo sentire è dovuto ai geni ebraici, in esilio dalla notte dei tempi
“storicamente ad esempio vediamo come la grecia composta da città stato ebbe la meglio sul più grande impero dell’epoca.”
…prima di trasformarsi a sua volta in un Impero modellato su quello persiano!
A me pare che nel corso dei secoli gli stati molto piccoli e le città stato abbiano avuto spesso una storia gloriosa, ma sempre alla mercè degli imperi più grandi e dovendo fare giochi rischiosi di alleanze. Penso a Marsiglia, Petra, Dubrovnik… credo che tutto sommato in un mondo hobbesiano avere dalla tua il territorio e la popolazione di una Francia o di una Germania abbia il suo perchè.
lo pensava anche hitler, mentre la svizzera invece si faceva i cazzi suoi con i suoi quattro gatti.
per v, se senti tutto tuo e ti senti cittadina del mondo vorresti uno stato grande come il mondo intiero?
claudio:
“L’idea di sentire “proprio” in realtà è una idea imperialista. E’ un cibo che viene servito ai sudditi che in questo modo possono consolarsi con l’idea di essere ricchi di un qualche cosa di aleatorio, quando in realtà sono degli straccioni; dato che normalmente sono degli schiavi, funzionali a chi detiene il potere su quel (piccolo) impero.”
non concepire l’importanza di ciò che tu definisci “qualche cosa di aleatorio”, perdonami la franchezza, vi condannerà allo 0,2 (0,5? quanto avevate preso alle europee?) per sempre. secondo me è un problema che dovete porvi, non potete ridurre l’indipenza del veneto a “finalmente ci libereremo di quella zavorra piena di merda che è l’Italia”. dovete costringervi a pensare al valore culturale della vostra proposta e al peso che ha. (infatti concordo in pieno con dave.)
la questione conseguente dell’equazione stato=nazione è un discorso buono per fare procedere la discussione intellettuale, non vedo però che valore possa realmente avere, mi pare chiaro che nell’immaginario e nel sentire di tutti l’equazione si sia compiuta.
la questione che sono motivazioni emotive e non razionali ugualmente non tiene.
Perchè alla domanda “where are you from?” preferirei rispondere sempre con “from Verona, Italy” piuttosto che “from Verona, Veneto”.
E perchè l’Italia è più bella del solo Veneto
uhmmmmmmm, noialtri abbiamo da fare un discorsetto ché mi sembra che abbiate un po’ di confusione!
comunque, grazie per tutti gli spunti. devo dire che molte risposte sono già comprese nella mia Opera. Ma ho di che scrivere per tre tesi
Io ho risposto senza leggere tutti i commenti, fai un po’ te
Ho visto la tua domanda in maniera forse semplicistica, del tipo “Italia o Veneto?” e ho risposto di conseguenza
cmq, OT totale guardando la tua immangine…mi stupisce che tu non abbia un gravatar!
Uno stato grande come il mondo? E’ una delle mie utopie, nè cittadinanze nè barriere.
Leggendo la replica di Laceci penso che ci sia un equivoco di fondo. L’idea che si sono fatti molti qui è che il concetto di Stato per la Nazione veneta, sia una questione riduttiva. Addirittura culturalmente riduttiva.
Lo sarebbe se si decidesse di chiudersi in un nazionalismo ottuso, che è quello che alcuni di voi evidentemente hanno in mente quando si parla della nazione veneta come Stato indipendente (ovvero una entità rappresentativa di un popolo e della sua nazionalità).
Capisco che per vent’anni i decerebrati della banda di Varese vi abbiano inculcato questa idea stupida in testa, ma le idee stupide vengono dalle menti stupide.
Però, io ho amici tedeschi, austriaci, americani, brasiliani, e amo la cucina francese, come pure adoro la wiener schnitzel mentre odio il caffé italiano (che sa di cenere), la cultura moderna americana è leader incontrastata. Dovrei forse sentire come mie tutte queste cose? Perché allora non uno stato unificato che comprenda tutto questo?
Perché alla fine è questo il punto. Mentre io non sento alcuna affinità con altri popoli della penisola italiana, questo non significa che non ci parli, né che non possa farvi amici, né che non possa commerciarvi, viaggiarvi e quant’altro.
La ragione che non serve uno Stato che comprenda tutto è che, non è che per commerciare, viaggiare, apprezzare e amare certe cose, farsi amici, ecc. si debba per forza anche spartire gli utili -anzi, regalarli!- e fare le liti di condominio!
“Uno stato grande come il mondo? E’ una delle mie utopie, nè cittadinanze nè barriere.”
e neanche un posto dove scappare quando qualcuno a pechino o a nuova delhi deciderà che V è sacrficabile per qualche fine.
sì claudio, par fortuna che ve gavea dito a ti e a lodo de no respondar intei comenti
sta bon lì che ancò a buto xo el primo post
“la questione conseguente dell’equazione stato=nazione è un discorso buono per fare procedere la discussione intellettuale, non vedo però che valore possa realmente avere, mi pare chiaro che nell’immaginario e nel sentire di tutti l’equazione si sia compiuta.”
si ok, ma tu personalmente come la metti? il fatto che sia errata non ti interessa, ormai è così e basta?
è come se il filosofo della caverna torna, libera gli altri, e quelli gli dicono “no guarda, fuori ci saranno tutte le belle cose che dici, ma noi ormai ci siamo abituati a vedere le ombre riflesse e ci va bene così”
COntrariamente a quanto si pensa, ho capito bene cosa intenda Yoshi quando parla della sua idea di stato. Ho anche letto il suo libretto e l’ho trovato ben scritto e chiaro. Efficace quindi per la causa che porta avanti. E non ho commentato solo perché non mi trovo comunque d’accordo su certe idee e penso che, quando qualcuno chiede commenti su qualcosa che gli sta a cuore, desideri idee propositive. Ma rispetto le sue idee e non ho mai pensato che lui la pensi come i leghisti, assolutamente!
Io non cerco di far cambiare idea a nessuno, ci mancherebbe, la vedo solo in modo diverso, quindi non capisco perché si tirino in ballo Pechino e compagnia andante. Non sono brava in politica, confido nella mia utopia, non faccio male a nessuno
a dir la verità anch’io sarei per un mondo senza barriere.
questo però non implica un unico stato (brrrr) ma lo sbriciolamento del potere e la libertà di movimento di persone e merci. il veneto indipendente è il primo passo verso lo Stato di Io
Domando scusa Yoshi, hai ragione, pensavo che la discussione fosse completa, e allora ho provato ad animarla.
mi sembra che per v lo stato sia solo una specie direcinto che dei tizi mettono in coincidenza delle cartine politiche, insomma sembra che tutto il mondo sia tappezzato di robe come la barriera al confine col messico o il muro israeliano.
E’ una visione piuttosto riduttiva, per esempio in europa, vigendo il trattato di shengen si va da una parte all’altra senza problemi eppure ci sono stati diversi.
quello su cui chiude gli occhi è ciò che avviene all’interno dei vari stati.
visto che tira in ballo il retaggio ebraico per esempio faccio un esempio noto, e non tiro in ballo hitler onde evitare la nota legge per cui ogni conversazione internettiana finisce con hitler.
nel 1942 inizia l’epoca moderna, in modo assai paradigmatico, viene scoperta l’america e gli ebrei vengono cacciati dalla Spagna.
supponiamo che l’impero spagnolo, all’epoca appena cominciato, fosse già l’impero dove non tramonta mai il sole, ma così grande da abbracciare tutto il mondo o quasi.
Che fine avrebbero fatto gli ebrei spagnoli? si sarebbero convertiti, avrebbero affrontato una brutta morte, o avrebbero fatto i marrani vivendo la loro religione di nascosto.
invece nella realtà è successo che si sono sparsi per tutta europa, diventando il ceppo dei sefarditi, alla ricerca di posti più (livorno ad es.) o meno (Roma, venezia) tolleranti.
la funzione prima di uno stato ricordiamocelo è quella di fare norme, leggi eccetera, quindi limitare la libertà dei prorpi cittadini, più si limita la possibilità dei cittadini di “evadere” da questa situazione, più non avrà limiti all’esercizio del suo potere.
come esempio di fantasia, ma mica tanto, si prenda 1984, rappresenta un mondo con solo tre superstati in una più o meno finta guerra perpetua utilizzata al solo scopo di opprimere i propri sudditi, tre soli stati e una vita di merda sotto il totalitarismo.
poi vabbè, dico così per amor di discussione, che tanto lo so che non convinco nessuno.
Potrei non essere d’accordo con te, ma mi piace la tua mente, Astrolabio.
In realtà non sono d’accordo solo su un particolare: che la funzione di uno stato sia quella di opprimere i suoi sudditi. O meglio, non dovrebbe esserlo in teoria. Uno stato dovrebbe essere prima di tutto una entità, astratta, che rappresenta un popolo. Tale entità si incarna nei rappresentanti dei cittadini (al limite ciascuno dei suoi cittadini), che si misurano con i rappresentanti degli altri stati. Da qui si evince che una delle principali missioni che dovrebbe avere chi gestisce uno stato è quella di difendere i cittadini che rappresenta dalle aggressioni esterne, e la cura dei loro interessi, in un contesto ineluttabilmente anarchico dell’organizzazione del mondo.