Archive: March, 2010

Senpre vanti

Per me il risultato elettorale è stata una sconfitta. Non che mi aspettassi che il PNV arrivasse al 3%, ma qualcosina sotto l’1% sì. Lo avevo già detto ad alcuni prima del voto: sopra l’1% sarebbe stata una vittoria, attorno all’1% un pareggio, sotto l’1% una sconfitta. Lo 0,27% è una sconfitta netta. Essere prossimi allo zero non può che essere una sconfitta. Il problema è duplice: evidentemente non siamo riusciti noi a farci riconoscere (per mancanza di risorse) e dalla parte degli elettori non c’è abbastanza curiosità per vedere se magari, sai mai, c’era una qualche alternativa nuova. Dato per scontato, almeno da parte mia, che strabordiamo di ottimi contenuti e ottime persone, il problema è far conoscere questi contenuti e queste persone. Inoltre, mi sembra sempre di più che alla gente normale, parlando schietto, non gliene freghi un cazzo di niente. Son contenti così come sono. Questo forse è il nostro problema principale: una popolazione addormentata. Non sto dicendo che una popolazione sveglia darebbe automaticamente il voto a noi, non sono così arrogante, Almeno però potrebbe farsi qualche domanda, potrebbe interagire di più… Mi sembra invece che, anche solo ripensando agli anni ’90, qui si brindi a Valium.

Io non lascio il PNV, sia chiaro. Il fatto che mi sia attivato per provare a lasciare questa gabbia di Stato non vuol dire lasciare il PNV o smettere di lottare. Al limite, potrò dare il mio contributo in modo diverso. Continuando a parlare in modo schietto, fino a quando non inizieranno ad arrivare i soldi veri, non riusciremo a farci conoscere e quindi ad aumentare il consenso. Questo non vuol dire che i soldi siano la parte fondamentale perché non è vero. Sono comunque una parte fondamentale senza la quale non si va da nessuna parte. Io ho solo una vita a disposizione e a pensare di passarla sempre qui in queste condizioni sono sovrastato dalla tristezza. Io sono un individualista che pensa prima di tutto per sé e per i suoi cari: mi sento male al solo pensiero di dover crescere qui un eventuale figlio. Ma siamo matti? Io voglio che il mio eventuale figlio nasca e cresca in una società più libera e più rispettosa dell’individuo. Io a dare altra carne da sfruttare allo Stato italiano non ci penso minimamente.

Il primo semino è stato piantato. Abbiamo rotto il ghiaccio. Mi sembra però che il processo possa essere molto più lungo di quello che pensavo. Darò sempre il mio contributo, anche se ora sono più consapevole del fatto che la strada non è ripida come la immaginavo, no, qui dobbiamo proprio fare roccia a mani nude. Tuttavia, non essendo un’utopia ed essendo io un uomo interiormente libero, non posso che continuare l’esperienza del PNV.

P.S. Ho preso in tutto 17 preferenze. Da una parte sono un po’ deluso perché pensavo di prenderne considerevolmente di più nel mio Comune di origine e quello nel quale risiede ora la mia famiglia (quando nemmeno alcuni parenti ti votano…), dall’altra invece sono onorato che dei perfetti sconosciuti mi abbiano dato la loro preferenza. Anche queste son soddisfazioni.

L’unica considerazione che mi sento di fare sulle elezioni

Via. Sul serio.

 
 Elliott Smith - A Fond Farewell [3:58m]: Play Now | Play in Popup

 
 Elliott Smith - A Distorted Reality Is Now A Necessity To Be Free [4:35m]: Play Now | Play in Popup

Hayek is my homeboy

Most planners who have seriously considered the practical aspects of their task have little doubt that a directed economy must be run on more or less dictatorial lines. That the complex system of interrelated activities, if it is so to be consciously directed at all, must be directed by a single staff of experts, and that ultimate responsibility and power must rest in the hands of a commander-in-chief, whose actions must not be fettered by democratic procedure, is too obvious a consequence of underlying ideas of central planning not to command fairly general assent. The consolation our planners offer us in that this authoritarian direction will apply “only” to economic matters. [...] Such assurance are usually accompanied by the suggestion that by giving up freedom in what are, or ought to be, the less important aspects of our lives, we shall obtain greater freedom in the pursuit of higher values. On this ground people who abhor the idea of a political dictatorship often clamour for a dictator in the economic field.

The argument used appeal to our best insticts and often attract the finest minds. If planning really did free us from the less important cares and so made it easier to render our existence one of plain living and high thinking, who would wish to belittle such an ideal? If our economic activities really concerned only the inferior or even more sordid sides of life, of course we ought to endeavour by all means to find a way to relieve ourselves from the excessive care for material ends, and, leaving them to be cared for by some piece of utilitarian machinery, set our minds free for higher things of life.

Unfortunately the assurance people derive from this belief that the power which is exercised over economic life is a power over matters of secondary importance only, and which makes them take lightly the threat to the  freedom of our economic pursuits, is altogether unwarranted. It is largely a consequence of the erroneous belief that there are purely economic ends separate from the other ends of life. Yet, apart from the pathological case of the miser, there is no such thing. The ultimate ends of the activities of reasonable beings are never economic. Strictly speaking there is no “economic motive” but only economic factors conditioning our striving for the other ends. What in ordinary language is misleadingly called the “economic motive” means merely the desire for general opportunity, the desire for power to achieve unspecified ends. If we strive for money it is because it offers us the widest choice in enjoying the fruits of our efforts. Because in modern society it is through the limitation of our money incomes that we are made to feel the restrictions which our relative poverty still impose upon us, many have come to hate money as the symbol of these restrictions. But this is to mistake for the cause the medium through which a force make itself felt. It would be much truer to say that money is one of the greatest instruments of freedom ever invented by man. [...] We shall better understand the significance of this service of money if we consider what it would really mean if, as so many socialists characteristically propose the “pecuniary motive” were largely of being offered in money, were offered in the form of public distinctions or privileges, positions of power over other men, or better housing or better food, opportunities for travel or education, this would merely mean that the recipient would no longer determined not only its size but also the particular form in which it should be enjoyed.

tratto da The Road to Serfdom di Friedrich von Hayek.

Sì, noialtri a semo i fioi de la Libartà

Anch’io come il nostro segretario Gianluca Busato oggi tornerò a votare. Ho quasi 31 anni e nella mia vita di maggiorenne elettore ho votato poche volte (e verrebbe da dire poco e male). Più tardi però mi recherò al mio seggio e potrò votare finalmente in modo convinto per un progetto di Libertà. Credetemi quando vi dico che solo a pensare e a scrivere questa cosa mi viene una pelle d’oca incredibile e mi si inumidiscono gli occhi per l’emozione. Oggi mi sento pervaso da una bellissima sensazione di Libertà che mi fa star bene e mi riempie di energia.

Il film del 1956 Johnny Tremain racconta l’inizio della Rivoluzione Americana. Oggi andrò a votare canticchiando la canzone che potete ascoltare nel video qui sotto e che è tratto dal suddetto film . Il Liberty Tree è stato un simbolo della Rivoluzione Americana e della insopprimibile voglia di Libertà del Popolo Americano contro la tirannia. Il nostro albero della Libertà è il Tiglio, albero sacro ai Veneti da tremila anni e dobbiamo annaffiarlo per bene per farlo crescere sempre più forte. Il nostro albero della Libertà è il Tiglio, la cui foglia campeggia nel simbolo del Partito Nasional Veneto. Oggi la Rivoluzione Veneta si compie in modo democratico e nonviolento mettendo una X sul simbolo della Libertà, sul simbolo del Partito Nasional Veneto.

Sì, noialtri semo i fioi de la Libartà e mi ancò a me sento on Omo Libaro.

Plant the seed in our homeland, boys.
Let it grow where all can see.
Feed it with our devotion, boys.
Call it the Liberty Tree.

CHORUS: It’s a tall old tree and a strong old tree,
And we are the Sons, yes, we are the Sons, the Sons of Liberty.

Save it from the storm, boys.
Water down its roots with tea;
And the sun will always shine
On the old Liberty Tree. CHORUS

March along with the fifer, boys.
We were born forever free.
We will pay the piper, boys,
Beneath the Liberty Tree. CHORUS

Pay the price they’re asking, boys,
Always pay the tyrant’s fee.
Never give up the struggle, boys,
Fight for the Liberty Tree. CHORUS

Stand for the rights of man, boys.
Stand against all tyranny.
Hang the of light of freedom, boys,
High on the Liberty Tree. CHORUS

It will grow as we grow, boys.
It will be as strong as we.
We must cling to our faith, boys,
Faith in the Liberty Tree. CHORUS

Domenega e luni do the right thing

Ricordati che nella cabina elettorale la tua divinità non ti può vedere (perché non esiste, mi spiace). Non ti può vedere nemmeno l’arrapato di Arcore, l’emiliano in bianco e nero, il pretino malvagio di Bologna e il delirante di Varese. Quindi, mettiti una mano sulla coscienza e metti la tua cazzo di X sul simbolo della Libertà. Fidati, dai. Mica ti consiglio male io. Varda de no star a far monade. Se semo capii! Gaventi da vegnar lì a controlar?

Post lapidario di poche frasi scritto di fretta tra la doccia ed email di lavoro da mandare prima di andare a cena a Fidenza che più che altro è uno sfogo non più sopprimibile che esprime un mio pensiero che ho da alcuni mesi eccheccazzo

La lista di disturbo messa in piedi in pochi giorni contro il PNV è un imbarazzante nulla al quadrato e chi la voterà non può che essere un ipopensante. In un certo senso, dobbiamo sentirci onorati: non è da tutti i partiti avere una lista di disturbo ancora da piccoli. Si vede che le potenzialità ci sono.

Nulla. Sono il Nulla.

Un’idea esagerata di libertà

Ho conosciuto il PNV più di un anno e mezzo fa. Una sera navigando per il Word Wide Web mi sono imbattuto in questo sito e la prima cosa che ho pensato è stata: “sti qua i’è mati”. Poi ho iniziato a leggere per bene quello che c’era scritto nel sito e l’ho trovato così interessante che…praticamente ho letto tutto! Il risultato è stato che il giorno dopo ero mezzo rimbambito dal sonno (anticipazione profetica dei ritorni a casa dalle riunioni mai prima dell’una di notte?). Più leggevo e più mi rendevo conto che mi trovavo davanti a una novità bellissima. Io non stavo leggendo il sito del solito movimentucolo passatista e in salsa verde. Avevo scoperto l’esistenza di un partito indipendentista che aveva un percorso chiaro, democratico, legale e fattibile per l’indipendenza. Indipendenza che non era declinata al passato, no, qua si parlava di futuro. Una vision che parla di cittadinanza inclusiva, democrazia diretta, libertà individuali e responsabilità.

Certo, un conto è leggere quello che c’è scritto su un sito internet e un conto è conoscere chi c’è dietro quel sito. Così, estasiato da quello che avevo letto, ho partecipato ad alcune riunioni pubbliche del PNV e con somma gioia ho scoperto che le persone dietro questo progetto di libertà erano persino migliori di quello che c’era scritto nel sito. La cosa che mi ha subito favorevolmente colpito è stata la felicità con la quale esponevano le loro idee e l’assoluta mancanza di astio o di rancore. Insomma, mi trovavo davanti a delle belle persone con le quali si poteva parlare tranquillamente.

Sì, il PNV ha dietro delle teste pensanti, sì, il PNV ha un progetto chiaro, sì, il PNV è il partito indipendentista che vuole un futuro per il Veneto ma il PNV è, ora lo so, prima di tutto un partito formato da persone delle quali mi fido. Potrei usare il termine idealisti se questo termine non rischiasse di evocare qualcosa come dei babbei in buona fede che seguono una chimera. No, le persone del PNV non seguono nessuna utopia perché il percorso indipendentista è tutto fuorché utopia; la quasi triplicazione di Stati sovrani dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi è lì a dimostrarcelo. Persone giovani e meno giovani che insieme uniscono la sana spregiudicatezza con l’altrettanto sana esperienza. Le idee sono fondamentali, ma penso che si dovrebbero guardare attentamente anche gli individui che portano avanti queste idee. Io da quando ho conosciuto gli individui dietro la sigla PNV ho abbandonato ogni dubbio a riguardo e mi sono esposto in prima persona con la mia faccia e il mio nome perché ho capito che ne vale la pena.

Il 28 e 29 marzo, alle elezioni regionali del Veneto potete davvero aiutare qualcosa di bello e sano a crescere: un’idea esagerata di libertà.


Me lo ricordo quell’autunno; è stato molto piovoso

Il prossimo disco dei Canadians, The Fall Of 1960, uscirà il 9 aprile nei negozi. Se volete però lo potete acquistare già adesso per 9 euri qui scegliendo fra una miriade di formati a disposizione (mp3, flac, etc etc). Io lo sto scaricando proprio adesso. Se siete scettici (ma perché esserlo?), potete ascoltare in streaming tutto il disco grazie al flashino qua sotto.

No, questa non è una recensione; per quella mi ci vorrà tempo perché mica dico bello a scatola chiusa io :) Questo post è solo per comunicarvi che il nuovo disco dei Canadians è tra noi. Non mi sembra una notizia da poco.

Ora scusate ma inizio ad ascoltarlo e, acciderbolina, ammetto di essere un po’ emozionato.

Canto corale

C’è qualcosa di più loser, perfettamente anti-hype e fuori dal tempo di un gruppo di canto corale che fa cover di famosi canzoni pop? No, non penso. C’è qualcosa di più meravigliosamente strambo di un telefilm teen che racconta la storia di un glee club (club di canto corale) formato da perfetti outsider di un liceo americano? No, non penso.

Glee è un telefilm che soddisfa perfettamente una delle mie molteplici personalità, ossia quella dell’adolescente gay tanto sensibile. Il glee club della William McKinley High School di Lima (OH) chiamato New Directions è uno spaccato di perdenti che attraverso il canto diventano pian piano coscienti che, in fondo, essere sfigati può anche essere cool. Abbiamo il tipo in carrozzella, quella che balbetta, la grassona, la sfigata dentro etc etc. L’interazione di questi personaggi tra loro, con il mondo esterno e con i professori rende questo telefilm, a mio parere, un prodotto fantastico. Tutto è giocato sul riscatto di questo gruppo di loser cronici e su quanto sia difficile essere quello che si è. Un bel messaggione positivo insomma.

Superata la prima diffidenza da maschio eterosessuale, se avete un animo pop non potete non diventare un gleek perché, c’è poco da fare, questo telefilm è fatto da dio. Al sottofondo che resta sempre di commedia, si aggiungono anche storie più drama e il bilanciamento in una puntata tipo tra la storia autoconclusiva e le storie che proseguono per l’intera serie rende gustosa ogni puntata e allo stesso tempo fa venire voglia di vedere cosa succederà. Sì, è un telefilm nel quale un gruppo di ragazzi canta più volte durante una puntata e, sì, ci sono anche delle coreografie. Personalmente non riesco a guardare un flm musical dall’inizio alla fine ma in questo caso, sarà la brevità delle canzoni o il loro essere famose, la cosa non mi pesa. Ah, mi stavo dimenticando di scrivere una cosa importante: i ragazzi a cantare sono fenomenali e riascoltare certe perle pop non fa mai male. Dai, lo so che avete voglia anche voi.

 
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Yo LvM!

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