Sicuri che non eravate voi la lista civetta? Umorismo da amico bastardo a parte, mi spiace. Avrei fatto le valigie per partire verso est. Toccherà anche a me fare il bollino per l’autostrada svizzera (^_^). Giovedì riesci a venire a Pordenone?
Non ti consolerà, ne sono sicuro, ma ci provo comunque: lo Scottish National Party è stato per 34 anni senza prendere un solo seggio. Adesso governa la Scozia. Se quei testardi non ci avessero creduto nonostante un trentennio di disastri…
Anch’io sono rimasto in parte deluso, mi aspettavo uno perlomeno uno 0,8 – 0,9.
Credo che passato il momento di sconforto debba arrivare l’ora delle analisi. Le idee sono chiare e buone, le persone sono valide, cosa non ha funzionato?
Io direi che la cosa più semplice è chiederlo ai nostri “clienti”. Ehi, mi spieghi perchè non hai votato il Pnv? Rispettare la scelta e cercare di capire.
It will grow as we grow, boys.
It will be as strong as we.
We must cling to our faith, boys,
Faith in the Liberty Tree.
Coraggio Yoshi pensa io che pur non son veneto oggi sono quasi più incazzato di te per la vittoria di uno come Zaia e le sue idee.
Gli italiani sono un popolo di perversi elettori sadomasochisti, ma penso che verranno ampiamente ripagati di questo….
Vogliono Zaiambabwe e sia!.
Peggio per loro…
Temo comunque che il mio omonimo perdente abbia ragione, in Italia la gente è troppo lobotizzata (per non dire peggio!) per capire le ragioni della libertà.
Ormai viviamo nella Italibia del libretto verde…
C’è voglia da tutte le parti di dittatura pesante e pure manesca, non so se mi spiego…
Il voto riflette tutto ciò.
Meglio la Svizzera (è da parecchio che lo dico anche ai miei!), aspettando il default del sistema italiano ed euro-monetario.
Dopodichè penso che forse solo allora qualcuno potrebbe dare credito alle nostre idee.
Se penso poi che gente come Grillo ha preso in Emilia quasi l’8% solo a mandar in vaffa il mondo, capisco che qui è l’inferno allo stato puro (“lasciate ogni speranza o voi che entrate”).
Ciao da LucaF.
@ja: se si vuole immettere un soggetto politico completamente nuovo nel mercato dei partiti c’è bisogno solo di una cosa: UNA MONTAGNA DI SCHEI. Se non si hanno finanziatori milionari che assicurano una degna copertura mediatica possiamo avere le idee più belle del mondo e le persone più valide ma resteremo sempre una minuscola nicchia perché oggi la gggente comune nemmeno fa uno sforzino ino ino per vedere se ci sono alternative: sono tribalizzati nella loro guerra tra bande partitiche che è una diretta estensione del tifo calcistico. Quando avremo UNA MONTAGNA DI SCHEI da spendere per farci conoscere, allora le cose potranno cambiare.
Ed era necessario presentarsi alle elezioni per scoprirlo?
Sicuramente i soldi sono necessari e tanti, motivo per cui avrei considerato ottimo un risultato al 2,5%. Ma va considerato anche, che sebbene gli sforzi economici profusi siano stati superiori, per le province di Padova e Venezia (gli unici riferimenti disponibili), i risultati non sono migliorati.
A Conegliano, ad esempio, paese dove è stata fatta una riunione, dove c’era la cartellonistica, sede storica della Life, su oltre 28000 elettori, i voti raccolti sono stati 59. Ultimi anche qui dopo Forza Nuova. Non credo sia SOLO una questione di mancata pubblicità. Chiediamo alla gente “perchè non hai votato il Pnv”? E riflettiamo la risposta. Poi verrà il tempo della strategia…
posizionarsi su una tematica satura come quella dell’indipendenza del veneto penso sia durissimo.
per quello che vale, personalmente è stato molto interessante seguire il tuo percorso. ed ho anche invidiato l’entusiasmo e la passione che hai messo in questo progetto. per fare i numeri dovrete avere molta pazienza credo, quindi fuggire non può essere la soluzione
pensa chi se la piglia nel culo da nove anni (io) che dovrebbe fare
Spiace anche a me per il risultato davvero deludente. Avevo deciso di votare questo partito proprio leggendo il tuo libretto blu ! Una mia personalissima analisi della sconfitta : il simbolo elettorale del partito(quello che compariva sulle schede) . Panto è una degna persona ma il suo cognome sparato in primissimo piano nel simbolo (invece per esempio di “indipendensa”) ha sviato l’elettore che vi conosceva poco (come lo ero io prima di leggerti). Il cognome “Panto” sa di (scusa il termine) reciclato perchè è omonimo del defunto fondatore del Partito del Nordest ed è proprio questo, secondo me,ad aver fatto pensare che fosse la vostra lista quella di disturbo e non l’altra.
@ja era necessario presentarsi per scoprirlo perché personalmente pensavo che la situazione fosse migliore. Se chiedi a uno perché non ci ha votato, ti rusponde “chi?” perché, appunto, siamo conosciuti da una minoranza di persone.
@ceci: interessante il tuo commento perché, da persona esterna, mi confermi che per l’elettore non dentro le nostre tematiche veniamo percepiti come uno del mucchio quando invece a parlare esplicitamente di indipendenza ci siamo solo noi e l’altra lista
@nebari: grazie:) mi fa moltissimo piacere sapere che per qualcuno sono stato utile anche le tue considerazioni sono interessanti e in parte concordo
sì, non volevo stare a smenarla ma penso che una parte delle valutazioni sia da fare proprio su questo aspetto: VOI sapete di essere praticamente gli unici a parlare di indipendenza, mentre la gente vi considera uno dei tanti (esempio stupido: io è da quando voto che ogni volta trovo sulla scheda elettorale una/due/tre formazioni d’ispirazione indipendentista che la volta successiva non si presentano. dovete farvi un pò di storico insomma)
una curiosità: qualche passaggio televisivo locale l’avete fatto?
Per basarvi solo sul web dovrete aspettare ameno una generazione…. a mio modesto avviso…
Ciao Yoshi, Panto l’ho visto su telearena in replica una delle sere prima del voto intervistato e mi ha fatto una buona sensazione sebbene debba dire che il cognome lo ha a mio parere fortemente penalizzato alla pari dell’idea del “Nasional” nel partito e del puntare a tematiche come il dialetto o altre folklorismi che a mio parere vi riducono entro lo stereotipo nazionalista tipicamente leghista.
Puntate a cose pragmatiche e di facile accesso, guardate al futuro e non al passato (meno dialetto, più inglese, l’italiano non deve essere un limite di accesso al partito e alle vostre idee dato che l’italiano è una convenzione molto più comune di uso rispetto al dialetto, in particolare per un partito che parla ad una intera regione spezzettata da forme dialettali differenti).
Comunque fossi in voi più che all’indipendenza e alla secessione (in un momento di crisi economica come questa anche le PMI vogliono soldi da Roma), punterei a qualcosa tipo seasteading alla Friedman, magari Panto dato che è ingenere potrebbe interpellare qualcuno e cercare di realizzare o programmare un progetto concreto e pratico in laguna nell’Adriatico a fianco della campagna di informazioni sul web.
Cercate anche di collaborare con Facco.
Io personalmente avrei una mezza idea in proposito che mi piacerebbe proporre a voi e a Leo in futuro per una riorganizzazione federativa e di sostegno politico organizzativo tra i vari partiti e movimenti e sigle libertarie, indipendentiste e perchè no pure radicali, tutto ciò senza fusione o rinunciare ai propri obbiettivi, quanto piuttosto ad una sorta di coordinamento operativo entro le varie regioni, per avere una propria presenza e diffusione di rilevanza (dato che per essere leader indipendentisti non basta essere noti solo nelle proprie terre).
Penso però che Leo non accetterebbe l’idea di rimanere condizionato o coinvolto entro un indiretto sostegno politico del ML ad un progetto di livello partitico ed elettorale confederato vostro o unidiretto ad un solo obbiettivo.
Anche perchè al momento non paiono esserci le condizioni minimali.
Il PNV invece di invocare la secessione diretta potrebbe proporre una battaglia progressiva verso l’indipendenza.
Cioè mi spiego meglio, potreste cominciare con la questione della carta d’identità e del pagamento di alcune imposte locali sui servizi comunali per poi realizzare magari con i privati e imprenditori locali delle ipotesi di anarco-capitalismo concorrenziale con lo Stato e con la stessa regione nei servizi.
Puntate alla modifica dell’erogazione dei servizi sul territorio anzichè alla scalata delle istituzioini.
Perchè ricordatevi che la Regione Veneto intesa come istituzione non deve essere un obbiettivo di conquista elettorale ma è il primo vostro nemico da abbattere, in quanto legata a doppio filo con Roma e il potere centralista.
Puntate sulla rinuncia ad alcuni servizi promuovendoli al contempo altri concorrenziali, cercate di realizzare pubblicazioni o riviste online e in pdf da distribuire…, insomma cercate di muovervi un pò come fa il Leo per ottenere un punto d’ascolto.
Il 1 aprile a Pordenone c’è la sentenza Fidenato, fatevi vedere con bandiere e depliant informativi in piazza e fatevi conoscere, dimostrate di essere lì contro le tasse a differenza dei leghisti, fate video, ospitate Fidenato sul territorio…
Insomma di cose c’è ne sono da fare, certo alcune hanno un costo e richiedono maggior organizzazione, ma cercate di non focalizzarvi troppo sull’indipendenza nazionalista, quanto piuttosto su un modello anarcocapistalista del territorio veneto.
Il Veneto non deve essere letto come repubblica di Venezia o con la carta geografica attuale, a mio parere un nuovo indipendentismo del XXI secolo dovrebbe guardare più a Hoppe e all’anarcocapitalismo che all’irredentismo nazionalistico ottocentesco o leghista.
Il Veneto che dovreste rappresentare dovrebbe essere un Veneto dei privati e dell’economia, in quanto tessuto proprietario che si inserisce entro un contesto territoriale di riflesso rothbardiano sul concetto rex estensa proprietaria.
Non è detto che la secessione sia in un futuro integrale o completa e immediata dell’intero territorio Veneto.
Potrebbe essere un processo di implosione o di concorrenza interna nei servizi.
I veneti che dovrete rappresentare dovrebbero puntare a forme di enclavismo di mercato rimarcando l’antitesi leghista anche nella concezione di gestione del territorio e senso di appartenenza (su quest’ultimo aspetto invece mi sembrate un pò troppo legati ad una venetismo ormai superato e nemmeno presente nelle nuove generazioni).
Veneto allora non è un luogo geografico predefinito dalla storia, dal passato o dalle guerre di conquista e di espansione, Veneto deve essere inteso come tipologia di gestione liberista e anarcocapitalista , che nel vostro caso fate coincidere anche sul substrato territoriale regionale vigente.
Non so se mi sono spiegato.
Se voi invece puntate solo al comando regionale attuale è ovvio che non avrete neppure in futuro alcuna speranza.
Dato che l’operatività anche della gestione regionale istituzionalizzata attualmente vigente resta ancorata al sistema Italia.
Penso quindi che dobbiate cambiare tattica e pensare alle elezioni come un mero spot promozionale per farvi conoscere e iscritti non certo per governare o insediarvi nei consigli e circoscrizioni.
Voi dovete pensare di essere presenti sul territorio, partendo da un certa area e ampliandovi progressivamente in termini estensivamente intensivi come azione libertaria anarcocapitalista, un pò come la Lega delle origini ma senza usare i suoi schemi ormai antiquati e inutili.
Cercate di andare al di là della politica politicata dato che di fatto è inutile.
Puntate sulla libera circolazione delle merci e persone in Veneto, non troppo all’idea dello Stato veneto (tral’altro fuori da Venezia la Repubblica di Venezia non era molto amata storicamente).
Meno nazionalismo e più libertarianismo, guardate al FreeStateProject ad esempio.
Non so cos’altro consigliarvi.
Ciao da LucaF.
@LucaF:
Pur avendo in buona parte gettato la spugna, vorrei replicare ad alcuni punti che suggerisci.
L’uso della lingua. La lingua è uno degli elementi più caratteristici di una cultura, qualsiasi essa sia. In famiglia, con amici, al lavoro, ovunque parlo in veneto. Staccarmi significa perdere una parte della mia cultura della mia identità e delle mie origini.
L’idea libertaria non ha relazioni con la questione identitaria, anzi, ne fa parte integrate perché l’identità di una Persona è una quota della sua “proprietà privata” di sé stessa.
Inoltre non farne uso significa lasciarne l’esclusiva alla Lega, come in passato fece per la bandiera, che in realtà è di tutti, e non della Lega.
Premettendo che per il PNV la corsa elettorale è meramente strumentale a 1) fare propaganda 2) raccogliere consenso per ottenere una rappresentatività necessaria per condurre l’istanza indipendentista; una delle ragioni del mancato successo ovvero del successo della Lega è proprio quello di farsi carico di istanze sentite dalla gente, soprattutto a livello dello stomaco.
Chiudo la questione linguistico-identitaria con una nota. E’ vero che ci sono diversi dialetti del veneto tanto quanto è vero che appartengono alla stessa lingua: il veneto. Essi cioè sono reciprocamente intelleggibili e fondati sulla stessa grammatica.
Passo ad altri temi sollevati, citandoti: “Comunque fossi in voi più che all’indipendenza e alla secessione (in un momento di crisi economica come questa anche le PMI vogliono soldi da Roma), punterei a qualcosa tipo seasteading alla Friedman”
Sono sorpreso che un libertario accetti una simile cosa. Mi spiego. Abbiamo gente che a casa sua viene aggredita con tasse e poi queste vengono depredate e nemmeno spese nel territorio (e non parliamo di briciole, ma di valori da “finanziaria”) e vorresti che proponessimo alla gente di scappare su case galleggianti? D’accordo che i Veneti con il mare hanno una stretta relazione e ci hanno costruito sopra una città, ma la proposta credo troverebbe molta gente che ti guarda di sbiego.
Io invece credo che si dovrebbe puntare alla riduzione della tassazione e liberare quindi l’iniziativa delle PMI. Non è con le sovvenzioni che si curano i mali, anzi!
Tuttavia, poiché il sistema regionale è imbevuto della politica italiana, non ci sono tante possibilità, né speranze.
Non è che l’obiettivo del PNV sia arrivare in Regione per amministrare. Se questa è l’idea percepita, questo è un grosso problema di comunicazione!
Chiudo affermando che un luogo geografico lo dobbiamo avere, e normalmente la propria casa dovrebbe essere gestita da chi ci abita, e non dai vicini.
Poi storicamente i Veneti sono su questo territorio da 3000 anni (io vivo vicino Vicenza, e qui hanno trovato reperti dei paleoveneti, gli stessi che si trovano ad Eraclea).
E non è neppure del tutto vero che la Repubblica Veneta fosse poco amata dai suoi cittadini. Certo, di tante cose si invocava il cambiamento, cioè di una maggiore democrazia. Ma se tante persone sono insorte spontaneamente, addirittura contro le indicazioni che venivano dal Doge, per ribellarsi all’invasione Napoleonica, beh, non credo che quello fosse stato un segno di disaffezione verso la Repubblica, dopotutto.
@ Claudio
Ciao premesso che io non sono veneto mi sono limitato a dare alcuni consigli, ovviamente non dico che il dialetto non sia una questione da portare avanti, ma non la ritengo “la” questione, nè quella che dovrebbe caratterizzare il PNV.
Io non voglio mettere in dubbio la vostra buonafede, nè contestare le vostre singole adesioni o uscite, penso però che piuttosto che la forma di “pancia” dovreste cercare di orientare quei ceti produttivi che possano fare opinion maker anche allo stesso PNV cercando di porvi e proporvi come l’anti-Lega non una forma di para-Lega e dispiace dirlo ma l’idea del dialetto come promozione di proposta identitaria è più di “pancia” che di “testa”.
Onestamente ritengo che parlare di “testa” voglia dire proporre soluzioni anche pratiche e pragmatiche senza però tentare la strada dell’isolamento ma dell’apertura.
Guardate all’economia non solamente alle proposte folkloriche dato che in questo la Lega è e resta imbattibile (dato che è la sua unica ideologia).
Assodato che il linguaggio veneto sia parlato da una certa parte dei veneti, io ritengo che l’organizzazione di un territorio sia qualcosa di più complesso che la semplice delineazione identitaria, è innanzitutto apertura nei confronti dell’esterno e alla globalizzazione.
La Lega è contro tutto ciò, ergo il PNV dovrebbe puntare all’esatto contrario, marcando di più tali differenze.
L’indipendentismo ha un problema storico e grave un pò come il paleolibertarismo: guarda al passato e non al futuro.
La Lega guarda a forme di irrendentismo che sono la parodia di quelle mitteleuropee dell’Ottocento, penso che il PNV dovrebbe evitare di adottare simili strategie e non solo per quanto riguarda il dato di analogia con la Lega.
Io credo che la proprietà e l’amministrazione enclavica di tipo anarco-capitalista sia una situazione rivolta verso il futuro, innanzitutto in termini di competizione e concorrenza economica nei servizi quindi anche la questione del seasteading sia una soluzione non da scartare a priori, in particolare per una regione come il Veneto avente nell’acqua e nella zona della laguna una delle sue risorse storiche.
Ovvio che la cosa può risultare folle, ma d’altronde la competizione è sempre innovazione, e Venezia e la sua storia passata stanno a dimostrarlo.
Non che io segua molto il PNV però può esser sembrato che il partito fosse orientato verso il palazzo regionale cercando di restare in scia alla Lega su dei rimproveri di promesse non mantenute o non realizzate dai leghisti, anzichè con proprie proposte nuove (a parte quelle economiche comunque ottime).
Al di là del fatto che non ci sia seguito e non siate noti tra la gente.
Insomma è sembrato a molti un movimento critico di protesta piuttosto che di proposta.
Forse perchè poco conosciuti, forse anche la connotazione “Nasional” oltre al cognome omonimo di Panto vi ha danneggiato fraintendendo il vostro intento.
Cercate di farvi conoscere con pubblicazioni, proposte, convegni e quant’altro.
Io non dico che i veneti non abitino il Veneto nel pieno diritto dico solo che la secessione o l’indipendenza del Veneto non sarà necessariamente un processo uniforme nè lineare nella sua definizione, nè nel concetto stesso di Veneto a livello geopolitico.
Il Veneto inteso come Repubblica di Venezia (che poi repubblica non era dato che era una oligarchia simile a quella attuale italiana, basta leggere i libri sull’argomento) storicamente comprendeva anche Bergamo, Brescia, Cipro e Creta, ma non penso che voi vogliate rivendicare tali terre ma un idea paradossalmente di indipendenza che deriva a posteriori dalla stessa regionalità sancita dallo Stato italiano (o quanto meno dal fallimento dello Stato italiano in termini di opportunità e promesse).
Per quanto riguarda la questione sudditi veneti e Repubblica di Venezia il processo di assimilazione è sempre stato visto come una forma di colonialismo da parte delle città dell’entroterra in particolare dopo Agnadello (anche se storicamente a parte Padova, sia Verona che Vicenza erano anti-veneziane e filoimperiali fin dal ’300-’400) a livello di dazi e quote economiche nelle produzioni fuori laguna allo scopo di favorire la capitale (vedi testi di economia degli stati pre-unitari tra ’500-’800).
Per non parlare poi della bonifica veneziana patriziale di terre appartenenti ad altre famiglie patrizie non veneziane (vedi ville venete e distribuzione dei terreni ai patrizi veneziani tra Padova, Treviso, Verona e Vicenza).
Poi devo ricordare come la storia della repubblica di Venezia dimostri che a parte l’episodio di Agnadello, il popolo divenne sino alla sua caduta sempre più ostile a Venezia vista un pò come “Roma ladrona” dalle altre città.
Scipione Maffei, un nobile veronese del XVIII scrisse pagine di proposte per la riforma del sistema politico e di partecipazione alla vita pubblica simile ad un sistema federale americano che vennero censurate dalle autorità veneziane divenute tra XVI e XVIII secolo sempre più reazionarie e stataliste.
Il libro venne pubblicato solo alla resa di Venezia a Napoleone e alla fine della Repubblica.
Comunque io ricordo di aver studiato all’università di Vr che le varie province venete si ribellarono contro Venezia e il suo doge entro i moti giacobini napoleonici, certo può essere una forma manipolata della storia, ma visto anche l’andamento post-Congresso di Vienna non mi sembra che la nobilità patisse la sua fine se non dopo l’unità d’Italia sul finir dell’Ottocento e i primi del Novecento (in epoca del decadentismo, vedi D’Annunzio e Mann).
Ecco spiegato perchè la Lega punti ad una mitopoiesi (Padania) anzichè a forme note (Lombardo-Veneto o Repubblica Serenissima) per pigliare voti tra la gente.
Se il ricordo non è forse più vivo certamente permangono le testimonianze e le fonti che danneggiano qualsiasi ipotesi di ritorno al passato.
Tanto più ora che c’è un partito come la Lega che è bulgaro nei consensi e che orienta (in termini più o meno illusivi) il voto di quanti hanno idee di secessione e indipendenza identitaria, ma non necessariamente idee antistataliste.
Inoltre in un momento di crisi economica, è più facile chiedere purtroppo sussidi da Roma, che pretendere di tenere il proprio denaro in saccoccia.
Purtroppo è nella natura identitario-parassitaria di tutti gli italiani (veneti compresi).
Ciao da LucaF.
sto blog mi a lo podarìa anca considerar on prodoto editorial. l'è axornà (deboto senpre) na olta par dì e par mi el xe anca piasè belo de on quotidian. prima de sbanpolar però gavì da capir ca mi no so mia talian e no scrivo mia da l'italia; infra on pochi de ani anca a livel formal, staxìne serti. xontèghe che el server ndo che xe ospità sto blog el xe inte i stati unii. par strenxar, el mesajo final el vol esar: caranba e polisioti postali taliani no staxì a ronpar i cojoni co putanade cofà "la legge n. 62 del 07.03.2001"
29 Responses to “L’unica considerazione che mi sento di fare sulle elezioni”
Come siete andati? Ma cazzo, qui sembra che hanno vinto tutti come sempre! Mica sarete stati gli unici a prenderla in quel posto?!?!?
disastro totale
bravo, inizia ad aprire la strada che mi sa che piano piano ci ritroveremo tutti, lontano da quest’Itaglia.
Ma “veneti Indipendensa” cos’è?
“Ma “veneti Indipendensa” cos’è?”
la lista di disturbo di cui parlavo che però…ha preso più di noi. ho il morale a livello delle fognature
0,28% al momento, vedo.
che tristezza. mi spiace davvero.
Sicuri che non eravate voi la lista civetta?
Umorismo da amico bastardo a parte, mi spiace. Avrei fatto le valigie per partire verso est. Toccherà anche a me fare il bollino per l’autostrada svizzera (^_^). Giovedì riesci a venire a Pordenone?
sì, penso di sì. almeno mi consolo un po’. rolla qualche cicca anche per me
sì, ma non si può inneggiare alla fuga alla prima sconfitta? se no come si fa a cambiare davvero le cose ?
0,27% è una percentuale che non ammette speranza
Mi dispiace Luca, non volevo ferirti.
…tu conoscevi i miei pensieri.
Ci vediamo Mercoledi sera. Ciao.
Mi spiace tanto davvero. Ho seguito l’andamento del Veneto tutto il giorno proprio pensando a te.
Mi dispiace. Davvero…
Non ti consolerà, ne sono sicuro, ma ci provo comunque: lo Scottish National Party è stato per 34 anni senza prendere un solo seggio. Adesso governa la Scozia. Se quei testardi non ci avessero creduto nonostante un trentennio di disastri…
anche tu hai ragione Invy
Anch’io sono rimasto in parte deluso, mi aspettavo uno perlomeno uno 0,8 – 0,9.
Credo che passato il momento di sconforto debba arrivare l’ora delle analisi. Le idee sono chiare e buone, le persone sono valide, cosa non ha funzionato?
Io direi che la cosa più semplice è chiederlo ai nostri “clienti”. Ehi, mi spieghi perchè non hai votato il Pnv? Rispettare la scelta e cercare di capire.
It will grow as we grow, boys.
It will be as strong as we.
We must cling to our faith, boys,
Faith in the Liberty Tree.
Coraggio Yoshi pensa io che pur non son veneto oggi sono quasi più incazzato di te per la vittoria di uno come Zaia e le sue idee.
Gli italiani sono un popolo di perversi elettori sadomasochisti, ma penso che verranno ampiamente ripagati di questo….
Vogliono Zaiambabwe e sia!.
Peggio per loro…
Temo comunque che il mio omonimo perdente
abbia ragione, in Italia la gente è troppo lobotizzata (per non dire peggio!) per capire le ragioni della libertà.
Ormai viviamo nella Italibia del libretto verde…
C’è voglia da tutte le parti di dittatura pesante e pure manesca, non so se mi spiego…
Il voto riflette tutto ciò.
Meglio la Svizzera (è da parecchio che lo dico anche ai miei!), aspettando il default del sistema italiano ed euro-monetario.
Dopodichè penso che forse solo allora qualcuno potrebbe dare credito alle nostre idee.
Se penso poi che gente come Grillo ha preso in Emilia quasi l’8% solo a mandar in vaffa il mondo, capisco che qui è l’inferno allo stato puro (“lasciate ogni speranza o voi che entrate”).
Ciao da LucaF.
@ja: se si vuole immettere un soggetto politico completamente nuovo nel mercato dei partiti c’è bisogno solo di una cosa: UNA MONTAGNA DI SCHEI. Se non si hanno finanziatori milionari che assicurano una degna copertura mediatica possiamo avere le idee più belle del mondo e le persone più valide ma resteremo sempre una minuscola nicchia perché oggi la gggente comune nemmeno fa uno sforzino ino ino per vedere se ci sono alternative: sono tribalizzati nella loro guerra tra bande partitiche che è una diretta estensione del tifo calcistico. Quando avremo UNA MONTAGNA DI SCHEI da spendere per farci conoscere, allora le cose potranno cambiare.
io adesso mi sento tanto nockiano: no future
Ed era necessario presentarsi alle elezioni per scoprirlo?
Sicuramente i soldi sono necessari e tanti, motivo per cui avrei considerato ottimo un risultato al 2,5%. Ma va considerato anche, che sebbene gli sforzi economici profusi siano stati superiori, per le province di Padova e Venezia (gli unici riferimenti disponibili), i risultati non sono migliorati.
A Conegliano, ad esempio, paese dove è stata fatta una riunione, dove c’era la cartellonistica, sede storica della Life, su oltre 28000 elettori, i voti raccolti sono stati 59. Ultimi anche qui dopo Forza Nuova. Non credo sia SOLO una questione di mancata pubblicità. Chiediamo alla gente “perchè non hai votato il Pnv”? E riflettiamo la risposta. Poi verrà il tempo della strategia…
posizionarsi su una tematica satura come quella dell’indipendenza del veneto penso sia durissimo.
per quello che vale, personalmente è stato molto interessante seguire il tuo percorso. ed ho anche invidiato l’entusiasmo e la passione che hai messo in questo progetto. per fare i numeri dovrete avere molta pazienza credo, quindi fuggire non può essere la soluzione
pensa chi se la piglia nel culo da nove anni (io) che dovrebbe fare
Spiace anche a me per il risultato davvero deludente. Avevo deciso di votare questo partito proprio leggendo il tuo libretto blu ! Una mia personalissima analisi della sconfitta : il simbolo elettorale del partito(quello che compariva sulle schede) . Panto è una degna persona ma il suo cognome sparato in primissimo piano nel simbolo (invece per esempio di “indipendensa”) ha sviato l’elettore che vi conosceva poco (come lo ero io prima di leggerti). Il cognome “Panto” sa di (scusa il termine) reciclato perchè è omonimo del defunto fondatore del Partito del Nordest ed è proprio questo, secondo me,ad aver fatto pensare che fosse la vostra lista quella di disturbo e non l’altra.
@ja era necessario presentarsi per scoprirlo perché personalmente pensavo che la situazione fosse migliore. Se chiedi a uno perché non ci ha votato, ti rusponde “chi?” perché, appunto, siamo conosciuti da una minoranza di persone.
anche le tue considerazioni sono interessanti e in parte concordo
@ceci: interessante il tuo commento perché, da persona esterna, mi confermi che per l’elettore non dentro le nostre tematiche veniamo percepiti come uno del mucchio quando invece a parlare esplicitamente di indipendenza ci siamo solo noi e l’altra lista
@nebari: grazie:) mi fa moltissimo piacere sapere che per qualcuno sono stato utile
sì, non volevo stare a smenarla ma penso che una parte delle valutazioni sia da fare proprio su questo aspetto: VOI sapete di essere praticamente gli unici a parlare di indipendenza, mentre la gente vi considera uno dei tanti (esempio stupido: io è da quando voto che ogni volta trovo sulla scheda elettorale una/due/tre formazioni d’ispirazione indipendentista che la volta successiva non si presentano. dovete farvi un pò di storico insomma)
se ti può consolare questi erano tutti i libertari d’italia nel 1997:
http://www.facebook.com/profile.php?v=photos&ref=ts&id=1141644358#!/photo.php?pid=1815738&op=3&o=global&view=global&subj=1141644358&id=1141644358
mi spiace…
una curiosità: qualche passaggio televisivo locale l’avete fatto?
Per basarvi solo sul web dovrete aspettare ameno una generazione…. a mio modesto avviso…
sì, qualche passaggio c’è stato
Ciao Yoshi, Panto l’ho visto su telearena in replica una delle sere prima del voto intervistato e mi ha fatto una buona sensazione sebbene debba dire che il cognome lo ha a mio parere fortemente penalizzato alla pari dell’idea del “Nasional” nel partito e del puntare a tematiche come il dialetto o altre folklorismi che a mio parere vi riducono entro lo stereotipo nazionalista tipicamente leghista.
Puntate a cose pragmatiche e di facile accesso, guardate al futuro e non al passato (meno dialetto, più inglese, l’italiano non deve essere un limite di accesso al partito e alle vostre idee dato che l’italiano è una convenzione molto più comune di uso rispetto al dialetto, in particolare per un partito che parla ad una intera regione spezzettata da forme dialettali differenti).
Comunque fossi in voi più che all’indipendenza e alla secessione (in un momento di crisi economica come questa anche le PMI vogliono soldi da Roma), punterei a qualcosa tipo seasteading alla Friedman, magari Panto dato che è ingenere potrebbe interpellare qualcuno e cercare di realizzare o programmare un progetto concreto e pratico in laguna nell’Adriatico a fianco della campagna di informazioni sul web.
Cercate anche di collaborare con Facco.
Io personalmente avrei una mezza idea in proposito che mi piacerebbe proporre a voi e a Leo in futuro per una riorganizzazione federativa e di sostegno politico organizzativo tra i vari partiti e movimenti e sigle libertarie, indipendentiste e perchè no pure radicali, tutto ciò senza fusione o rinunciare ai propri obbiettivi, quanto piuttosto ad una sorta di coordinamento operativo entro le varie regioni, per avere una propria presenza e diffusione di rilevanza (dato che per essere leader indipendentisti non basta essere noti solo nelle proprie terre).
Penso però che Leo non accetterebbe l’idea di rimanere condizionato o coinvolto entro un indiretto sostegno politico del ML ad un progetto di livello partitico ed elettorale confederato vostro o unidiretto ad un solo obbiettivo.
Anche perchè al momento non paiono esserci le condizioni minimali.
Il PNV invece di invocare la secessione diretta potrebbe proporre una battaglia progressiva verso l’indipendenza.
Cioè mi spiego meglio, potreste cominciare con la questione della carta d’identità e del pagamento di alcune imposte locali sui servizi comunali per poi realizzare magari con i privati e imprenditori locali delle ipotesi di anarco-capitalismo concorrenziale con lo Stato e con la stessa regione nei servizi.
Puntate alla modifica dell’erogazione dei servizi sul territorio anzichè alla scalata delle istituzioini.
Perchè ricordatevi che la Regione Veneto intesa come istituzione non deve essere un obbiettivo di conquista elettorale ma è il primo vostro nemico da abbattere, in quanto legata a doppio filo con Roma e il potere centralista.
Puntate sulla rinuncia ad alcuni servizi promuovendoli al contempo altri concorrenziali, cercate di realizzare pubblicazioni o riviste online e in pdf da distribuire…, insomma cercate di muovervi un pò come fa il Leo per ottenere un punto d’ascolto.
Il 1 aprile a Pordenone c’è la sentenza Fidenato, fatevi vedere con bandiere e depliant informativi in piazza e fatevi conoscere, dimostrate di essere lì contro le tasse a differenza dei leghisti, fate video, ospitate Fidenato sul territorio…
Insomma di cose c’è ne sono da fare, certo alcune hanno un costo e richiedono maggior organizzazione, ma cercate di non focalizzarvi troppo sull’indipendenza nazionalista, quanto piuttosto su un modello anarcocapistalista del territorio veneto.
Il Veneto non deve essere letto come repubblica di Venezia o con la carta geografica attuale, a mio parere un nuovo indipendentismo del XXI secolo dovrebbe guardare più a Hoppe e all’anarcocapitalismo che all’irredentismo nazionalistico ottocentesco o leghista.
Il Veneto che dovreste rappresentare dovrebbe essere un Veneto dei privati e dell’economia, in quanto tessuto proprietario che si inserisce entro un contesto territoriale di riflesso rothbardiano sul concetto rex estensa proprietaria.
Non è detto che la secessione sia in un futuro integrale o completa e immediata dell’intero territorio Veneto.
Potrebbe essere un processo di implosione o di concorrenza interna nei servizi.
I veneti che dovrete rappresentare dovrebbero puntare a forme di enclavismo di mercato rimarcando l’antitesi leghista anche nella concezione di gestione del territorio e senso di appartenenza (su quest’ultimo aspetto invece mi sembrate un pò troppo legati ad una venetismo ormai superato e nemmeno presente nelle nuove generazioni).
Veneto allora non è un luogo geografico predefinito dalla storia, dal passato o dalle guerre di conquista e di espansione, Veneto deve essere inteso come tipologia di gestione liberista e anarcocapitalista , che nel vostro caso fate coincidere anche sul substrato territoriale regionale vigente.
Non so se mi sono spiegato.
Se voi invece puntate solo al comando regionale attuale è ovvio che non avrete neppure in futuro alcuna speranza.
Dato che l’operatività anche della gestione regionale istituzionalizzata attualmente vigente resta ancorata al sistema Italia.
Penso quindi che dobbiate cambiare tattica e pensare alle elezioni come un mero spot promozionale per farvi conoscere e iscritti non certo per governare o insediarvi nei consigli e circoscrizioni.
Voi dovete pensare di essere presenti sul territorio, partendo da un certa area e ampliandovi progressivamente in termini estensivamente intensivi come azione libertaria anarcocapitalista, un pò come la Lega delle origini ma senza usare i suoi schemi ormai antiquati e inutili.
Cercate di andare al di là della politica politicata dato che di fatto è inutile.
Puntate sulla libera circolazione delle merci e persone in Veneto, non troppo all’idea dello Stato veneto (tral’altro fuori da Venezia la Repubblica di Venezia non era molto amata storicamente).
Meno nazionalismo e più libertarianismo, guardate al FreeStateProject ad esempio.
Non so cos’altro consigliarvi.
Ciao da LucaF.
@LucaF:
Pur avendo in buona parte gettato la spugna, vorrei replicare ad alcuni punti che suggerisci.
L’uso della lingua. La lingua è uno degli elementi più caratteristici di una cultura, qualsiasi essa sia. In famiglia, con amici, al lavoro, ovunque parlo in veneto. Staccarmi significa perdere una parte della mia cultura della mia identità e delle mie origini.
L’idea libertaria non ha relazioni con la questione identitaria, anzi, ne fa parte integrate perché l’identità di una Persona è una quota della sua “proprietà privata” di sé stessa.
Inoltre non farne uso significa lasciarne l’esclusiva alla Lega, come in passato fece per la bandiera, che in realtà è di tutti, e non della Lega.
Premettendo che per il PNV la corsa elettorale è meramente strumentale a 1) fare propaganda 2) raccogliere consenso per ottenere una rappresentatività necessaria per condurre l’istanza indipendentista; una delle ragioni del mancato successo ovvero del successo della Lega è proprio quello di farsi carico di istanze sentite dalla gente, soprattutto a livello dello stomaco.
Chiudo la questione linguistico-identitaria con una nota. E’ vero che ci sono diversi dialetti del veneto tanto quanto è vero che appartengono alla stessa lingua: il veneto. Essi cioè sono reciprocamente intelleggibili e fondati sulla stessa grammatica.
Passo ad altri temi sollevati, citandoti:
“Comunque fossi in voi più che all’indipendenza e alla secessione (in un momento di crisi economica come questa anche le PMI vogliono soldi da Roma), punterei a qualcosa tipo seasteading alla Friedman”
Sono sorpreso che un libertario accetti una simile cosa. Mi spiego. Abbiamo gente che a casa sua viene aggredita con tasse e poi queste vengono depredate e nemmeno spese nel territorio (e non parliamo di briciole, ma di valori da “finanziaria”) e vorresti che proponessimo alla gente di scappare su case galleggianti? D’accordo che i Veneti con il mare hanno una stretta relazione e ci hanno costruito sopra una città, ma la proposta credo troverebbe molta gente che ti guarda di sbiego.
Io invece credo che si dovrebbe puntare alla riduzione della tassazione e liberare quindi l’iniziativa delle PMI. Non è con le sovvenzioni che si curano i mali, anzi!
Tuttavia, poiché il sistema regionale è imbevuto della politica italiana, non ci sono tante possibilità, né speranze.
Non è che l’obiettivo del PNV sia arrivare in Regione per amministrare. Se questa è l’idea percepita, questo è un grosso problema di comunicazione!
Chiudo affermando che un luogo geografico lo dobbiamo avere, e normalmente la propria casa dovrebbe essere gestita da chi ci abita, e non dai vicini.
Poi storicamente i Veneti sono su questo territorio da 3000 anni (io vivo vicino Vicenza, e qui hanno trovato reperti dei paleoveneti, gli stessi che si trovano ad Eraclea).
E non è neppure del tutto vero che la Repubblica Veneta fosse poco amata dai suoi cittadini. Certo, di tante cose si invocava il cambiamento, cioè di una maggiore democrazia. Ma se tante persone sono insorte spontaneamente, addirittura contro le indicazioni che venivano dal Doge, per ribellarsi all’invasione Napoleonica, beh, non credo che quello fosse stato un segno di disaffezione verso la Repubblica, dopotutto.
P.s. per “gettato la spunga” intendo il fatto di essermi ritirato dall’essere attivo nel PNV.
@ Claudio
Ciao premesso che io non sono veneto mi sono limitato a dare alcuni consigli, ovviamente non dico che il dialetto non sia una questione da portare avanti, ma non la ritengo “la” questione, nè quella che dovrebbe caratterizzare il PNV.
Io non voglio mettere in dubbio la vostra buonafede, nè contestare le vostre singole adesioni o uscite, penso però che piuttosto che la forma di “pancia” dovreste cercare di orientare quei ceti produttivi che possano fare opinion maker anche allo stesso PNV cercando di porvi e proporvi come l’anti-Lega non una forma di para-Lega e dispiace dirlo ma l’idea del dialetto come promozione di proposta identitaria è più di “pancia” che di “testa”.
Onestamente ritengo che parlare di “testa” voglia dire proporre soluzioni anche pratiche e pragmatiche senza però tentare la strada dell’isolamento ma dell’apertura.
Guardate all’economia non solamente alle proposte folkloriche dato che in questo la Lega è e resta imbattibile (dato che è la sua unica ideologia).
Assodato che il linguaggio veneto sia parlato da una certa parte dei veneti, io ritengo che l’organizzazione di un territorio sia qualcosa di più complesso che la semplice delineazione identitaria, è innanzitutto apertura nei confronti dell’esterno e alla globalizzazione.
La Lega è contro tutto ciò, ergo il PNV dovrebbe puntare all’esatto contrario, marcando di più tali differenze.
L’indipendentismo ha un problema storico e grave un pò come il paleolibertarismo: guarda al passato e non al futuro.
La Lega guarda a forme di irrendentismo che sono la parodia di quelle mitteleuropee dell’Ottocento, penso che il PNV dovrebbe evitare di adottare simili strategie e non solo per quanto riguarda il dato di analogia con la Lega.
Io credo che la proprietà e l’amministrazione enclavica di tipo anarco-capitalista sia una situazione rivolta verso il futuro, innanzitutto in termini di competizione e concorrenza economica nei servizi quindi anche la questione del seasteading sia una soluzione non da scartare a priori, in particolare per una regione come il Veneto avente nell’acqua e nella zona della laguna una delle sue risorse storiche.
Ovvio che la cosa può risultare folle, ma d’altronde la competizione è sempre innovazione, e Venezia e la sua storia passata stanno a dimostrarlo.
Non che io segua molto il PNV però può esser sembrato che il partito fosse orientato verso il palazzo regionale cercando di restare in scia alla Lega su dei rimproveri di promesse non mantenute o non realizzate dai leghisti, anzichè con proprie proposte nuove (a parte quelle economiche comunque ottime).
Al di là del fatto che non ci sia seguito e non siate noti tra la gente.
Insomma è sembrato a molti un movimento critico di protesta piuttosto che di proposta.
Forse perchè poco conosciuti, forse anche la connotazione “Nasional” oltre al cognome omonimo di Panto vi ha danneggiato fraintendendo il vostro intento.
Cercate di farvi conoscere con pubblicazioni, proposte, convegni e quant’altro.
Io non dico che i veneti non abitino il Veneto nel pieno diritto dico solo che la secessione o l’indipendenza del Veneto non sarà necessariamente un processo uniforme nè lineare nella sua definizione, nè nel concetto stesso di Veneto a livello geopolitico.
Il Veneto inteso come Repubblica di Venezia (che poi repubblica non era dato che era una oligarchia simile a quella attuale italiana, basta leggere i libri sull’argomento) storicamente comprendeva anche Bergamo, Brescia, Cipro e Creta, ma non penso che voi vogliate rivendicare tali terre ma un idea paradossalmente di indipendenza che deriva a posteriori dalla stessa regionalità sancita dallo Stato italiano (o quanto meno dal fallimento dello Stato italiano in termini di opportunità e promesse).
Per quanto riguarda la questione sudditi veneti e Repubblica di Venezia il processo di assimilazione è sempre stato visto come una forma di colonialismo da parte delle città dell’entroterra in particolare dopo Agnadello (anche se storicamente a parte Padova, sia Verona che Vicenza erano anti-veneziane e filoimperiali fin dal ’300-’400) a livello di dazi e quote economiche nelle produzioni fuori laguna allo scopo di favorire la capitale (vedi testi di economia degli stati pre-unitari tra ’500-’800).
Per non parlare poi della bonifica veneziana patriziale di terre appartenenti ad altre famiglie patrizie non veneziane (vedi ville venete e distribuzione dei terreni ai patrizi veneziani tra Padova, Treviso, Verona e Vicenza).
Poi devo ricordare come la storia della repubblica di Venezia dimostri che a parte l’episodio di Agnadello, il popolo divenne sino alla sua caduta sempre più ostile a Venezia vista un pò come “Roma ladrona” dalle altre città.
Scipione Maffei, un nobile veronese del XVIII scrisse pagine di proposte per la riforma del sistema politico e di partecipazione alla vita pubblica simile ad un sistema federale americano che vennero censurate dalle autorità veneziane divenute tra XVI e XVIII secolo sempre più reazionarie e stataliste.
Il libro venne pubblicato solo alla resa di Venezia a Napoleone e alla fine della Repubblica.
Comunque io ricordo di aver studiato all’università di Vr che le varie province venete si ribellarono contro Venezia e il suo doge entro i moti giacobini napoleonici, certo può essere una forma manipolata della storia, ma visto anche l’andamento post-Congresso di Vienna non mi sembra che la nobilità patisse la sua fine se non dopo l’unità d’Italia sul finir dell’Ottocento e i primi del Novecento (in epoca del decadentismo, vedi D’Annunzio e Mann).
Ecco spiegato perchè la Lega punti ad una mitopoiesi (Padania) anzichè a forme note (Lombardo-Veneto o Repubblica Serenissima) per pigliare voti tra la gente.
Se il ricordo non è forse più vivo certamente permangono le testimonianze e le fonti che danneggiano qualsiasi ipotesi di ritorno al passato.
Tanto più ora che c’è un partito come la Lega che è bulgaro nei consensi e che orienta (in termini più o meno illusivi) il voto di quanti hanno idee di secessione e indipendenza identitaria, ma non necessariamente idee antistataliste.
Inoltre in un momento di crisi economica, è più facile chiedere purtroppo sussidi da Roma, che pretendere di tenere il proprio denaro in saccoccia.
Purtroppo è nella natura identitario-parassitaria di tutti gli italiani (veneti compresi).
Ciao da LucaF.