Per me il risultato elettorale è stata una sconfitta. Non che mi aspettassi che il PNV arrivasse al 3%, ma qualcosina sotto l’1% sì. Lo avevo già detto ad alcuni prima del voto: sopra l’1% sarebbe stata una vittoria, attorno all’1% un pareggio, sotto l’1% una sconfitta. Lo 0,27% è una sconfitta netta. Essere prossimi allo zero non può che essere una sconfitta. Il problema è duplice: evidentemente non siamo riusciti noi a farci riconoscere (per mancanza di risorse) e dalla parte degli elettori non c’è abbastanza curiosità per vedere se magari, sai mai, c’era una qualche alternativa nuova. Dato per scontato, almeno da parte mia, che strabordiamo di ottimi contenuti e ottime persone, il problema è far conoscere questi contenuti e queste persone. Inoltre, mi sembra sempre di più che alla gente normale, parlando schietto, non gliene freghi un cazzo di niente. Son contenti così come sono. Questo forse è il nostro problema principale: una popolazione addormentata. Non sto dicendo che una popolazione sveglia darebbe automaticamente il voto a noi, non sono così arrogante, Almeno però potrebbe farsi qualche domanda, potrebbe interagire di più… Mi sembra invece che, anche solo ripensando agli anni ’90, qui si brindi a Valium.
Io non lascio il PNV, sia chiaro. Il fatto che mi sia attivato per provare a lasciare questa gabbia di Stato non vuol dire lasciare il PNV o smettere di lottare. Al limite, potrò dare il mio contributo in modo diverso. Continuando a parlare in modo schietto, fino a quando non inizieranno ad arrivare i soldi veri, non riusciremo a farci conoscere e quindi ad aumentare il consenso. Questo non vuol dire che i soldi siano la parte fondamentale perché non è vero. Sono comunque una parte fondamentale senza la quale non si va da nessuna parte. Io ho solo una vita a disposizione e a pensare di passarla sempre qui in queste condizioni sono sovrastato dalla tristezza. Io sono un individualista che pensa prima di tutto per sé e per i suoi cari: mi sento male al solo pensiero di dover crescere qui un eventuale figlio. Ma siamo matti? Io voglio che il mio eventuale figlio nasca e cresca in una società più libera e più rispettosa dell’individuo. Io a dare altra carne da sfruttare allo Stato italiano non ci penso minimamente.
Il primo semino è stato piantato. Abbiamo rotto il ghiaccio. Mi sembra però che il processo possa essere molto più lungo di quello che pensavo. Darò sempre il mio contributo, anche se ora sono più consapevole del fatto che la strada non è ripida come la immaginavo, no, qui dobbiamo proprio fare roccia a mani nude. Tuttavia, non essendo un’utopia ed essendo io un uomo interiormente libero, non posso che continuare l’esperienza del PNV.
P.S. Ho preso in tutto 17 preferenze. Da una parte sono un po’ deluso perché pensavo di prenderne considerevolmente di più nel mio Comune di origine e quello nel quale risiede ora la mia famiglia (quando nemmeno alcuni parenti ti votano…), dall’altra invece sono onorato che dei perfetti sconosciuti mi abbiano dato la loro preferenza. Anche queste son soddisfazioni.




17 Responses to “Senpre vanti”
Credo anche io che la popolazione sia addormentata, forse meglio dire distratta. Dire però che il tuo partito ha avuto una batosta perché la gente è addormentata e non fa domande e non interagisce, lascia pensare che voi, nel vostro piccolo, fate lo stesso identico errore dei grandi partiti.
Tu sottovaluti la mastodontica premessa che il tuo partito mette avanti a tutto: INDEPENDENSA. Potresti semplicemente pensare che la gente non interagisce e non fa domande al tuo partito solo perché non è interessata all’independensa del Veneto, e non perché è addormentata.
Io non vado a fare domande laddove le premesse non mi interessano neanche in minima parte.
forse, più che non interessata direi che la risposta tipo è “sarebbe bello MA…”
Se ci credi allora ti auguro di continuare nella tua battaglia, ma sai come la penso: perché i veneti dovrebbero votare PNV quando hanno già la Lega? Può darsi che un giorno i veneti si stancheranno della Lega e riverseranno le loro aspettative sul PNV, può accadere di tutto nella vita, ma quello che intendo è che non è la gente che deve capire il partito, è il contrario.
Condivido l’orizzonte ideale, ma penso che lo strumento del particolarismo sia dannatamente errato. La caratura identitaria di un movimento porta sempre lontano dall’individualismo (e anche dal liberalismo), come dimostrano il plebiscitarismo (e il corporativismo) di tutte le leghe: la libertà dell’individuo sta nella sua universalizzazione (globalizzazione) non nell’arrocco identitario.
[Ti leggo con frequenza e molta attenzione, posso dire che sto studiando questa tua deriva verso l'identitarismo da quando era ancora in embrione e, anche se solo adesso, consentimi di dire: stai andando nella direzione opposta a quella che dichiari. Con affetto. Scusa.]
servirebbe un post per rispondere bene a forma e a malvino. magari più avanti ché adesso proprio non ho voglia.
ho fatto la prova del pranzo di matrimonio e ho in testa solo il dindarello maculan
Condivido la chiusura di “forma”, dissento dalla parte precedente.
La Lega è diventata (o forse lo è sempre stata?) un partito statalista, agli ordini di ciò che dice Bossi. E’ spesso contro il mercato e ha un suo sindacato. Dice di lottare per avere il federalismo, ma non ha la benchè minima idea di come poterlo raggiungere. Non è un caso se in 30 anni di storia del partito non abbiano raggiunto nessun obiettivo. Non è una questione di voti, ora sono tornati più o meno al livello del 1996.
L’indipendenza è invece tutta un’altra questione, non sono temi concorrenti. Si tratta solo di farlo capire alla gente…
Per la serie “imparare dai propri errori” io insisto nel dire che non è stata solo una questione di soldi: provate ad immaginare di fare un questionario che ponga la seguente domanda: “Perchè non hai votato per il PNV alle regionali?” con le seguenti opzioni:
a) non lo conoscevo;
b) il candidato/partito per cui ho votato mi soddisfaceva particolarmente, non ho valutato l’ipotesi di cambiare preferenza;
c) non sono d’accordo con ciò che propongono (indipendenza);
d) sono d’accordo con ciò che propongono, ma lo considero irrealizzabile;
e) non ritengo valido il suo candidato/candidati;
f) non ritengo valida l’organizzazione del partito;
g) altro: _______________
Se la quasi totalità dei votanti fosse orientata su a) e b), effettivamente c’è poco da fare, è solo una questione di soldi. Se invece la percentuale delle altre opzioni non fosse trascurabile, vuol dire che a parità di investimento qualcosa di meglio si poteva fare, il che è incoraggiante perchè significa che si può concretamente migliorare.
…bisognerebbe aggiungere anche:
d bis) sono d’accordo con ciò che auspicano (indipendenza) ma non con i mezzi che propongono per raggiungerlo…
finezze…
Yoshi, avevate solo il blog! Con internet raggiungi due gatti in Italia. Il tuo blog è una goccia in un oceano. E poi la gente pensa che anche la Lega sia indipendentista e quindi tra un partito minuscolo e uno grande e famoso sceglie la Lega. Noi due sappiamo benissimo che PNV e LEga non hanno niente in comune, anzi sono agli antipodi, ma la gente non lo sa.
Yoshi te lo dico da amico: questo mondo (della politica) non fa per noi. Io ho subìto una delusione dopo l’altra con i Radicali e soprattutto con la Rosa nel Pugno. Per quanto ancora sia attaccato alla passione per la politica mi sono reso conto che i voti in Italia li puoi prendere solo se sei rozzo e parli di cazzate facendo leva sugli istinti più elementari della gente ignorante. Tu/voi siete troppo intelligenti e dite cose troppo intelligenti.
@fabri: “troppo intelligenti”, addirittura
Certo. Non è mica facile comprendere appieno i significati del libertarismo, dell’indipendentismo moderno scevro di tradizionalismo e nazionalismo. Per capire l’idea libertaria bisogna fare tabula rasa di tutto quello che ci è stato insegnato per anni. Bisogna documentarsi, leggere. Sono concetti difficili.
JA ha fatto una proposta valida e da utilizzare. Non so se riuscirò a cavarmi fuori il tempo, dopo tutto quello che ho speso nelle ultime settimante, ma vorrei farlo: un bel sondaggio con carta e penna come quelli di una volta.
Se vi può interessare aggiungo una cosa. Io ho contattato, consegnando ad uno ad uno il “santino”, circa settecento persone. Ad ogni una (o a gruppetti, di due, in rari casi dieci persone) ho fatto una mia presentazione seguita da breve spiegazione dello scopo del partito e delle ragioni. Avevo studiato il discorso da fare, come dovrebbe fare un buon venditore. Molti sembravano anche convinti, e si mettevano in tasca il santino.
Ho rivevuto 22 preferenze e il pnv 49 voti in tutta la provincia di Vicenza!
In pratica non mi hanno votato nemmeno tutti i parenti o amici. Devo essere una persona odiosa.
La cosa strana è che Marco B. ha ricevuto zero preferenze! Non si è votato nemmeno lui?
E se per assurdo lui avesse votato e fatto votare me, allora non mi avrebbero votato proprio nemmeno i miei parenti.
La cosa è possibile, poiché oggi ho rivevuto due telefonate: la prima di mio cugino, che ha detto di avere dato la mia preferenza e avere votato Zaia(!), la seconda di uno che conosco appena (amico di un mio cliente) e mi ha chiesto come è andata, dicendo che lui non si ricordava del simbolo ma si ricordava di me, ma ha votato giusto: dove c’era scritto “indipendensa”.
Ho quindi effettivamente (e come dubitavo) fatto propaganda per l’altra lista.
Ciao Yoshi non so se hai letto il mio ultimissimo commento lasciato nel precedente articolo ma te lo consiglio, anche perchè può rivelarsi utile anche come proposte per il vostro futuro.
Ciao da LucaF.
Yoshi sui “parenti serpenti” sapessi quanto ti capisco, l’ho vissuto sulla mia pelle, una sensazione sgradevole.
Per il resto non mi pronuncio, spero che gente come Claudio e te rimanga dentro il PNV.
la lista di disturbo ha effettivamente disturbato (per dire, mio padre controllava i risultati sul sito del comune e per tre volte si è sbagliato dicendomi i voti dell’altra lista e non del pnv, mica scemi loro).
e sono completamente d’accordo con fabristol, sia sul fatto che in italia si vince solo se si è rozzi e populisti, sia sulla considerazione che la gente non coglie assolutamente la differenza tra lega e pnv.
mi permetto un consiglio non richiesto: potreste iniziare valutando l’idea di lasciare da parte (per il momento) la questione della lingua veneta: tra chi scrive “Indipendensa” sul proprio simbolo (ok, erano gli altri, sto semplificando) e l’assessore comunale leghista di bergamo che celebra i matrimoni solo in dialetto agli occhi della gente che differenza c’è?
Ciao Luca,
probabilmente non mi conosci, io però ho avuto il piacere di seguire nell’ultimo anno e mezzo, via internet, il tuo percorso politico e quello del PNV. Nel 1997 sono stato eletto a Milano deputato di Padania Liberale e Libertaria al Parlamento della Padania. Condivido quindi buona parte dei tuoi riferimenti culturali e politici (ti basti pensare che nel 2000 sono stato fra gli animatori di un concretissimo movimento antileva militare/civile e nei miei post mi firmavo con la bandiera di Gadsden…)
Ti scrivo oggi questo messaggio e lo faccio per la prima volta da anni rinunciando a qualsiasi barriera pseudonimica. Ciò per la grande stima che nutro nei tuoi confronti e per il profondo dispiacere che mi ha dato l’esito elettorale per il PNV. In altre parole: voglio che tu sappia che c’è qualcuno con un preciso nome e una precisa storia, “dall’altra parte della cornetta”, che intende manifestarti qualche riflessione personale.
Innanzitutto comprendo la tua delusione e quella del PNV. Da anni la politica e anche la popolazione mi deludono, tranne in qualche raro caso. Non siamo nè svizzeri nè statunitensi e si vede chiaramente. Siamo Lombardo-Veneti, gente abituata a far la fila per pagare l’ennesima tasserella inventata dallo Stato romano, fessi assortiti che praticano spesso e volentieri un provincialistico self-hate, pronti come spesso è capitato nella nostra storia a venderci al miglior offerente, cioè qualcuno che ci dia la garanzia che non sarà più necessario pensare, esprimere opinioni, fare scelte, difendere i nostri interessi. Pecoroni, ecco.
Comunque sia, al di là di questo senso di oscurità, credo che la realtà possa essere sempre aggredita da quelle minoranze capaci di trascinare le masse da qualche parte, si spera buona o almeno migliore. E credo che il PNV, per la lucidità intellettuale e per la chiara visione programmatica che lo contraddistinguono, abbia la possibilità di rappresentare questa minoranza trascinatrice.
In altre parole: si può andare avanti, con fatica, me ne rendo conto, ma si può fare.
Però, c’è un però.
Bisogna, a mio parere, rinunciare al sogno illusorio dell’”egemonia partitica”, bisogna evitare di credere che il proprio ruolo sia quello di ottenere ampie ed evidenti vittorie elettorali. Attenzione, non dico che non si debba partecipare, e convintamente anche. Dico però che non bisogna valutare la propria forza e la capacità di incidere sulla realtà (solo) con il parametro dei voti ottenuti.
Ecco dunque cosa vuol dire “trascinare”. Vuol dire essere coscienti del proprio ruolo di minoranza attiva e “illuminata” e, quindi, vuol dire cercare di incidere sulle teste altrui orientando il mainstream.
Il PNV ha preso lo 0,27% nelle urne, ma se ci fosse stato un referendum sull’indipendenza avrebbe forse vinto, o comunque ottenuto percentuali pesantissime (decine di punti, e non decimali).
Allora questo significa che il PNV deve saper accettare la realtà (cioè il fatto che esiste un ampio elettorato autonomista/leghista/ecc.) con un proprio consolidato riferimento partitico -la gente è fatta così, ama le certezze e i partitoni- e concentrarsi sull’azione di radicalizzazione di tale massa popolare. E’ così che hanno imposto la propria visione del mondo le forze della sinistra tradizionale. Non occupando le seggiole, ma occupando le menti. E oggi lo Stato italiano è un paese paracomunista in tantissimi ambiti anche se i comunisti dichiarati sono fuori dalla maggior parte delle stanze dei bottoni, e per giunta fra loro molto divisi.
Prendiamo come esempio l’ultimo mantra che si sono inventati, l’”acqua pubblica”. E’ sulla bocca di tutti loro e anche se han preso una bastonata alle regionali in Lombardia e Veneto già si ritrovano attorno a questo mantra, tentando di condizionare le menti dei cittadini.
Allora io dico: non prendetevela troppo per il prefisso telefonico rimediato nella competizione. Cercate piuttosto di trasformare in mantra il concetto di indipendenza, arricchendolo di cifre semplici come quelle che Luca Ricolfi ha definito nel suo saggio “Il sacco del Nord”.
E aggiungo: non concentratevi astiosamente su ciò che fa (o non fa) la Lega Nord, bensì su ciò che fareste voi al suo posto. Non serve creare contrapposizioni con il partito autonomista dominante, serve semmai dimostrare alle persone comuni che c’è qualcuno che sposta più in là l’obiettivo. Dentro nella Lega e nella società veneta pullulano le persone che ben volentieri farebbero a meno domani mattina della Repubblica italiana. Si tratta solo di far sapere loro, con il modo chiaro e netto che vi contraddistingue, che non sono tutti sognatori illusi. Devono sapere che c’è chi elabora credibilmente teorie attorno a questa tesi separatista. E devono saperlo bene anche gli altri, gli avversari di questa tesi, che essa è viva e vegeta e continua a diffondersi nelle menti delle persone.
Ho scritto molto, forse troppo, spero di averti potuto trasmettere un po’ di speranza e anche una certa idea sul tuo, sul vostro, sul nostro ruolo nella società.
Ti ringrazio per l’ospitalità su questo tuo originale e stimolante blog e ti ringrazio in special modo per quel bellissimo “libretto blu”, che è proprio un esempio concreto di cosa voglia dire cercare di diffondere il messaggio indipendentista in modo semplice e positivo (penso in proposito che un compito che tu in particolare potresti darti dovrebbere essere quello di diffonderlo in maniera capillare).
Ti saluto con amicizia, anche se forse non ci conosceremo mai di persona. Ti auguro buone cose per il tuo prossimo “impegno familiare”.
Alessandro Storti
grazie alessandro. ti sono profondamente grato per il tuo commento perché mi fa capire che forse con questo blogghetto son riuscito a fare qualcosa di interessante e a connettermi con gente interessante.
grazie ancora, veramente di cuore.
Caro Luca,
la politica italiana non si basa su meccanismi di convincimento dell’elettorato incentrati sulla bontà dei programmi. Gli elettori che agiscono valutando gli obiettivi dei candidati sono una sparuta minoranza del totale.
La politica si basa su:
1) La forza mediatica che hai: cioè i favori che puoi elargire ai gruppi di pressione in cambio di risalto mediatico.
2) La base elettorale che ti costruisci occupando posizioni pubbliche.
3) I favori che puoi promettere.
4) L’onda emotiva che puoi cavalcare.
5) Le risorse che hai.
Il PNV si presenta senza risorse, cavalcando emozioni popolari che già la Lega domina da anni, potendo contare su una fitta schiera di personaggi infiltrati nei gangli dello stato e delle amministrazioni locali (mentre il PNV niente). Inoltre il PNV ha pure un programma politico cinico, economico, anti-statalista, antiprivilegio, insomma contrario a quei poteri che in sintesi garantiscono ai partitocrati di tirare avanti.
Il caso di Giannini, in epoca diversa dalla nostra, la dice lunga: ha provato ad avanzare idee autenticamente liberali ed il regime lo ha spazzato via, riscrivendo il significato del termine qualunquista come monito per le future generazioni.
Insomma, quello che ti voglio dire è di tralasciare consigli su che cosa devi fare nel tuo futuro: tanto il liberalismo è comunque condannato. Io userei queste occasioni elettorali per diffondere le nostre idee, incurante del reale risultato ottenuto nelle urne. Ben venga il PNV dunque.