I used to be a Kennedy-style “liberal.” Then I wised up. Now I’m a libertarian.
But what does that mean?
When I asked people on the street, half had no clue.
We know that conservatives want government to conserve traditional values. They say they’re for limited government, but they’re pro-drug war, pro-immigration restriction and anti-abortion, and they often support “nation-building.”
And so-called liberals? They tend to be anti-gun and pro-choice on abortion. They favor big, powerful government—they say—to make life kinder for people.
By contrast, libertarians want government to leave people alone—in both the economic and personal spheres. Leave us free to pursue our hopes and dreams, as long as we don’t hurt anybody else.
Ironically, that used to be called “liberal,” which has the same root as “liberty.” Several hundred years ago, liberalism was a reaction against the stifling rules imposed by aristocracy and established religion.
I wish I could call myself “liberal” now. But the word has been turned on its head. It now means health police, high taxes, speech codes, and so forth.
So I can’t call myself a “liberal.” I’m stuck with “libertarian.” If you have a better word, please let me know.
When I first explained libertarianism to my wife, she said: “That’s cruel! What about the poor and the weak? Let them starve?”
Continua qui.
37 Responses to “What Am I?”
Traduco un brano dell’articolo, in cui Miron ammette che questa “filosofia” ha una componente di crudeltà:
Quando ho spiegato per la prima volta il “libertarianism” a mia moglie, lei ha detto: “E’ crudele. E i poveri e i deboli? Li si lascia in balia della fame?” [...] Ho fatto questa domanda ad alcuni importanti libertarian, tra i quali Jeffrey Miron, che insegna Economia ad Harvard. “Potrebbe essere in certi casi un po’ crudele” ha detto Miron. “Ma significa che non si prende da coloro che hanno lavorato duro [...] per dare a coloro che non hanno lavorato duro”.
Non sono sicura che i poveri siano necessariamente “chi non ha lavorato duro”. Ci sono condizioni di partenza incontrollabili (esempio banale: un figlio di disoccupati vs Emanuele Filiberto), sfortune imprevedibili (esempio banale: investi in una casa, arriva il terremoto)…
(NB il “necessariamente”. Ci sono anche poveri perché non fanno un cavolo, sono d’accordo.)
Il giudizio di crudeltà è soggettivo ergo rispettabilissimo, ma la spiegazione è assai strana: sembra di sentire mio nonno. Mio nonno ritiene che a chi vince la lotteria dovrebbero togliere tutto perchè ha avuto culo mentre a lui che ha fatto l’agricoltore quando si usava la zappa non dovrebbero far pagare nulla. Credevo che nessun sincero libertario questionasse sull’origine o il modo di accumulare la propria proprietà….
Infatti non sono i libertarian che questionano ma i liberal
Yoshi, fammi capire: *qualunque* modo di accumulare ricchezza a te va bene? Anche non lecito? Spero di no…
(Mi interessa davvero capire, quindi chiedo. Scusa la domanda idiota.)
Ovviamente lecito
ossia non attraverso coercizione, truffa e ladrocinio, cioè metodi che vanno contro il principio di non aggressione
A me interesserebbe sapere quanto governo e’ abbastanza governo per un libertarian, e se vi e’ un precedente storico di governo ideale.
(Hanno fatto a Ron Paul quest’ultima domanda e ha replicato “immediatamente dopo la firma della costituzione”. Non vado in dettaglio ma avrei molto da ridire a riguardo).
Dipende dal libertarian. Ci sono i volontaristi che sono gli hardcore libertarian che non accettano nessun governo in quanto anche il governo più piccolo si basa su una pur piccola coercizione e ci sono i minarchici come me che dicono piuttosto di niente (cioè tanto stato) è meglio poco. Di precedenti penso che storicamente lo stato in linea di massima e parlando per sommi capi si sia fatto sempre più “presente” nelle nostre vite, basti guardare i livelli di tassazione nel corso degli anni
Yoshi chiedevo al commentatore Mildraveno. Non avendo voglia di controllare chi sia tale Miron…
“But isn’t it wrong for people to suffer in a rich country?
“The number of people who will suffer is likely to be very small. Private charity … will provide support for the vast majority who would be poor in the absence of some kind of support. When government does it, it creates an air of entitlement that leads to more demand for redistribution, till everyone becomes a ward of the state.”
Domanda ai libertari duri e puri (definiti ovviamente come “tutti quelli più libertari di me” quindi partendo, diciamo, da quelli che toglierebbero ogni forma di sanità pubblica): vi rendete conto che quando una persona che non sia già convertita al Verbo legge questo paragrafo, proprio proprio nel migliore dei casi vi ride in faccia? E non certo a causa del lavaggio del cervello statalista?
E in questa visione estrema (se permetti la domanda probabilmente sciocca) da chi dipenderebbe il rispetto della “rule of law”?
dalle varie agenzie di difesa e tribunali sul mercato in concorrenza tra loro
(Domanda altrettanto stupida) Chi decide qual’e’ la legge?
il presupposto è che il governo e lo stato siano uguale alla mafia che impone il pizzo e la protezione e che le persone possano benissimo gestirsi da sole. le leggi dovrebbero essere una specie di common law all’ennesima potenza, di consuetudini nate e affermatesi spontaneamente come la lex mercatoria. verrebbero meno anche tutte quelle leggi proibizioniste nelle quali non c’è vittima in quanto non ci sarebbe nessuno che reclama un risarcimento, infatti le sanzioni non sarebbero più comminate per “riabilitare” un colpevole ma solo per fargli risarcire (in vari modi) l’agressione che ha perpetuato ai danni di un altro.
l’argomento però è complesso e non penso di essere la persona più indicata a spiegarlo
Permettimi un po’ di scetticismo in proposito: cosa previene una societa’ di sicurezza di accettare uno “stiracchiamento” delle regole per far concorrenza alle altre? E se l’obbiettivo e’ il risarcimento, le persone ricche potrebbero permettersi quindi qualunque sfizio?
Sono convinto che il processo decisionale per fissare le regole debba essere ampio, informato e ben ponderato. Ma una volta queste sono definite vi deve essere un partner affidabile (da qui la “rule of law”) che lo impone a tutti quanti.
Tra l’altro hai mai letto “La luna e’ una severa maestra” di Heinlein? E’ praticamente libertarismo all’ennesima potenza (e non ideologizzati e pieni di buchi come quelli di Ayn) e uno dei miei romanzi preferiti.
appunto perché è in concorrenza con le altre, una società di sicurezza deve dimostrare di essere integerrima, no? io mica vado a mangiare in un ristorante dove si dice che i camerieri scatarrano dentro i piatti.
quel romanzo l’ho sentito spesso nominare e prima o poi lo leggerò. anche se prima devo terminare l’angosciante pila di libri che si è formata sulla mia scrivania
Integerrima o semplicemente con i cannoni piu’ potenti delle altre. Come diceva al capone (secondo Civ IV) “si può fare di più con una buona parola e una pistola piuttosto che soltanto con una buona parola”.
Al di la’ di quello che pensi quel romanzo e’ stupendo: te lo finisci in 2 giorni netti.
on April 9th, 2010 at 6:35 pm #
[...] Mi aggancio a questa segnalazione di Yoshi per dare (sommario) ordine a un paio di considerazioni che mi frullano per la [...]
“Integerrima o semplicemente con i cannoni piu’ potenti delle altre”
ok, immaginiamo il worst case scenario: un’agenzia che sbaraglia tutte le altre, che diventa così potente da dettare legge in regime di monopolio su un determinato territorio, alla quale le persone sono obbligate a elargire denaro e solo alla quale devono rivolgersi per ottenere giustizia…ma…ehi..ci siamo già, è lo stato!
Oppure una lotta tra bande senza fine per la supremazia del territorio..ma..ehi..ci siamo gia’, si chiama mafia!
“un’agenzia che sbaraglia tutte le altre, che diventa così potente da dettare legge in regime di monopolio su un determinato territorio, alla quale le persone sono obbligate a elargire denaro e solo alla quale devono rivolgersi per ottenere giustizia…ma…ehi..ci siamo già, è lo stato!”
Ah ah ah
in effetti.
Io credo che il problema principale sia che anche se si arriva ad una società libertaria prima o poi una agenzia più forte o un gruppo di cittadini più forte prenderà il potere e diventerà di nuovo Stato.
Insomma lo Stato (sia esso il governo, sia esso la mafia; che è la stessa identica cosa nel senso che gli stati non erano altro che mafie un tempo) sembra una costante della società umana che prima o poi arriva. Non la si può eliminare. Ecco perché anch’io preferisco la minarchia, che evita i periodi ciclici di libertarismo-stato-libertarismo-stato ecc.
in realtà la mia era una citazione di un discorso che ho sentito sul podcast di complete liberty. sono dei volontaristi duri e puri e penso che ci considererebbero tutti sporchi statalisti schiavisti
li ascolto sempre con piacere quando faccio le pulizie
@fabristol: suvvia, c’è una bella differenza tra stato e mafia. Posso capire che avete un cattivo esempio davanti al naso, ma non tutti sono così.
Credo che sia necessaria un po’ di prospettiva storica.
Infatti io ho detto che lo stato odierno deriva da un tipo di stato primitivo che aveva origine nel sistema delle mafie.
Scusa, adesso lasciando perdere le democrazie odierne che sono un unicum storico recente, mi sapresti indicare quali differenze c’erano tra una monarchia assoluta e la ‘ndrangheta di Scampia odierna? C’è un capo non eletto che controlla un territorio, domanda il pagamento di tasse per la protezione del territorio, regola le faccende tra i cittadini, è l’unico detentore della forza e decide della vita e della morte dei suoi cittadini. Se non paghi le tasse/pizzo ne paghi le conseguenze fisicamente ed economicamente.
Le democrazie odierne hanno aggiunto l’istituzione di carte con diritti, assemblee collegiali e voto. Ma devi ringraziare che ci sono ancora queste conquiste (anceh se il voto ormai non ha più senso), altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza. Non solo ma ci vuole veramente poco a ritornare al sistema mafioso, una volta che del diritto viene fatta carta straccia.
Ma fintanto che del diritto non viene fatta carta straccia…
Fabristol: credo di essermi confuso dal termine “stato”, che è relativamente moderno. Mi era parso di capire che comparavi qualsiasi forma di governo sotto quella definizione alla mafia, cosa che trovo un’iperbole.
Anche il ritenere il voto un’attività senza senso è un’iperbole. Ripeto: non facciamo di un unico esempio la regola e (soprattutto) un po’ di prospettiva storica non farebbe male.
Non ho detto che il voto è un’attività senza senso. Ho detto che coi tempi che corrono il voto ha ancora il senso che aveva una volta? Quando la partitocrazia si spartisce il potere; quando pochi hanno il potere di controllare l’informazione; quando si vota senza conoscere e nell’illegalità diffusa (ricordate le firme false?); quando i voti sono comprati dalle mafie, ci sono brogli ad ogni elezione ecc.
Non mi pare un’iperbole far notare che la democrazia di questi anni è in realtà divetnata una oclocrazia.
Be’, quando parlavo di un (cattivo) esempio da non usare come regola mi riferivo all’Italia. Altre democrazie funzionano piuttosto bene, tra alti e bassi. Un attento controllo da parte del cittadino è comunque sempre auspicabile.
Nova sono finiti i tempi (o forse non ci sono veramente mai stati) quando i cittadini potevano controllare l’operato della casta. Ora la casta ha tagliato i ponti col resto della cittadinanza, foraggiando centinaia di migliaia di altri parassiti.
Hai presente quando riusciamo a scoprire qualcosa della biologia del nostro corpo dallo studio dei casi borderlines o dalle malattie rare? Ecco la maggiorparte delle volte la medicina va avanti grazie allo studio dei casi estremi. Ecco, l’Italia come caso estremo ci permette di capire la vera fisiologia degli stati. Dalle altre parti non si vede, per ora. Ma sono tutti destinati a fallire. La tassazione e il parassitismo non possono essere tagliati, possono solo crescere fino a quando si arriva ad un punto di rottura.
La gente deve capire che se le società odierne sono così opulente è perché gli stati prendono soldi in prestito dal futuro. Ma il futuro prima o poi arriverà. Gli Stati non sono altro che macchine del tempo: rubano il futuro alle generazioni che verranno per far illudere quelle che vivono ora, ma prima o poi i nodi arrivano al pettine.
OMG, è ricominciato l’annoso dibattito che abbiamo affrontato su Snow Crash decine di volte… Chi è che decide la legge se non c’è lo stato? Mettiamola così: decide l’economia o se preferite la ragione umana.
fabristol, con tutto il rispetto che ho per te (e ne ho parecchio: mi piace il tuo blog), permettimi di dire che ti stai facendo prendere dal panico.
Il motivo per cui continuo a suggerire la prospettiva storica è che questo tipo di discorsi sono vecchi quanto l’uomo, un po’ come quelli sui “giovani d’oggi”.
Ma soprattutto la storia (soprattutto economica) ci mostra come, per quanto la situazione sembri terribile, non va affatto poi così male. Basta leggere qualche libro sulla grande depressione (magari da storici senza “particolari” punti di vista) o sulla vita del 99% delle persone prima della creazione dello stato moderno democratico per rendersi conto che stiamo decisamente meglio.
Mantenere un occhio attento sul processo democratico è fondamentale, così come informare correttamente i votanti. Ma credere che tutto sia sull’orlo del baratro perché alcuni punti su una trend-line sembrano volgere verso il basso (discutibile) è ridicolo e oltre a non avere senso statisticamente.
In fondo penso invece che una certa verità ci sia in quello che dice fabristol. Gli USA mi pare stiano per dimostrarlo. Però alla base del problema credo vi sia l’assenza di responsabilità da parte delle persone. Infatti lo stato fallisce anche perché esiste un sitema di democrazia rappresentativa, che non è affatto democrazia visto che una volta eletto il rappresentante ha mano libera. Nei piccoli stati, in quelli federali con piccoli stati confederati, questo viene mitigato dal controllo dato dai cittadini sull’operato pubblico. Ma nei grandi stati, specie quelli centralisti, questo controllo sbiadisce e la deriva autarchica della democrazia rappresentativa emerge. Il dirigismo si espande e lo stato diventa il leviatano che viene additato dai libertari.
So che l’Islanda è stato un esempio di anarchia durata mi pare per 500 anni. Ho purtroppo smarrito un libro in cui si raccontava come funzionava, ed anche cosa ha portato alla caduta di quel sistema, unico caso conosciuto al mondo, dove gli USA dei primi anni dopo la rivoluzione vi assomigliavano solo perché ancora lo stato non si era sviluppato e l’enorme territorio non permetteva il controllo.
Io penso che uno stato minimo sia necessario. Il suo scopo è di essere sia ente aggregatore sia ente regolatore a cui và delegata la difesa *non esclusiva*. Affinché funzioni dovrebbe essere frammentato al massimo, con autonomie di comunità con abitanti non superiori a 25000, in una confederazione.
Le leggi saranno realizzate dai cittadini-sovrani i quali le stabiliscono per la loro comunità. I loro rappresentanti potranno farlo per l’intera federazione, ma disponendo solo di compiti operativi ma non poteri deliberativi, i quali dovrebbero comunque essere in pugno ai cittadini-sovrani.
Non si arriverà mai ad una forma ideale, ma ci si può avvicinare.
“Io credo che il problema principale sia che anche se si arriva ad una società libertaria prima o poi una agenzia più forte o un gruppo di cittadini più forte prenderà il potere e diventerà di nuovo Stato.
Insomma lo Stato (sia esso il governo, sia esso la mafia; che è la stessa identica cosa nel senso che gli stati non erano altro che mafie un tempo) sembra una costante della società umana che prima o poi arriva. Non la si può eliminare. Ecco perché anch’io preferisco la minarchia, che evita i periodi ciclici di libertarismo-stato-libertarismo-stato ecc.”
Il fatto è che storicamente anche la tua è un’utopia. Non c’è stato che non si sia espanso dopo la sua creazione. E’ un’espansione che conosce un solo ed unico limite: la bancarotta e la decadenza. Prima o poi devo davvero fare un post, o una serie di post, sulla democrazia. Una sorta di Bignami del processo di creazione ed espansione dello stato, un Hoppe condensato. Il bello è che più lo stato minimo iniziale è libertario, liberale e liberista, più grana raccoglie e più può espandersi. E’ un po’ la storia degli States, giusto per restare “in the real world”.
“Ma soprattutto la storia (soprattutto economica) ci mostra come, per quanto la situazione sembri terribile, non va affatto poi così male. Basta leggere qualche libro sulla grande depressione (magari da storici senza “particolari” punti di vista) o sulla vita del 99% delle persone prima della creazione dello stato moderno democratico per rendersi conto che stiamo decisamente meglio.”
Bisognerebbe anche capire se stiamo meglio grazie alla democrazia, o nonostante la democrazia
io ste cose sulla sanità non le capisco, tutti vogliono garantire la sanità ai meno abbienti, però nessuno vule farlo liberamente.
è come dire “sì, io voglio dare la sanità ai poveri, ma non gliela voglio dare così, in semplicità, prima voglio nominare qualcuno che mi obblighi a farlo”
mi ricorda quando da adolescente nominavo un tizio che mi avrebbe punito fisicamente in caso non ci avessi provato con la tal tipa.
non ci posso credere, 35 commenti ad un post lunghissimo, in inglese e che non finisce qui.
cazzo, hai dei lettori di tutto rispetto yoshi
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