Verticismi

Per mantenere inalterato il mio rapporto di odio-amore verso Pannella, ossia affinché l’odio e il rigetto non avessero strada libera per inondare tutto, tempo fa ho deciso di non seguire più le notizie riguardanti i Radicali e di non interessarmi più alle faccende dei Radicali. Questa decisione, che, ammetto, definire ipocrita è poco, è stata presa per mantere un po’ di amore verso Pannella in quanto gli sono debitore. Pannella è stato il mio traghettatore. Mi ha condotto, per così dire, dal mio iniziale anarchismo malatestiano all’anarchismo libertarian. In uno Stato che di liberale non ha nulla, è stata la luce liberale che mi ha illuminato. Non ci è voluto molto poi per capire che nemmeno i Radicali hanno molto di liberale, ma come scuola politica che in modo molto soft e con diecimila contraddizioni mi hanno detto che esiste quella roba là, ecco, sono stati fondamentali. Quindi, devo moltissimo a Pannella e ai Radicali.

Nonostante il mio intento di disinteressamento alle radicalete, ci sono delle eccezioni. Una di queste è sicuramente leggere i post che Malvino scrive a riguardo. Ho letto con molto interesse quello che Malvino ha scritto riguardo l’ultimo comitato nazionale dei Radicali e devo dire che lo sconforto è massimo. Soprattutto dall’ultimo suo post ho tratto la conclusione che tutto è perduto per i Radicali. La lunga trasformazione in congregazione cristiana eretica con a capo La Figura Carismatica è completata e fossi in loro, allo stato attuale delle cose, chiederei al Vaticano un riconoscimento come ordine monastico; magari solo in forma laicale, almeno potrebbero attingere fondi anche lì.

È accaduto che, nel cercare le cause di un così duro responso delle urne, cinque o sei radicali sui sessantaquattro che hanno preso la parola (forse sette) sono arrivati a mettere in discussione, o comunque ad andare assai vicino a mettere in discussione, non già la tattica in questa o in quella scelta giudicata infelice, ma la stessa strategia, addirittura la teoria della prassi radicale e, insomma, hanno sfiorato in più punti un nervo ormai scoperto: la natura stessa della cosa radicale, nel suo carattere settario e oltranzista, nella sua struttura (ormai dichiaratamente) di tipo monastico, nella cifra carismatica della sua guida, nell’impenetrabilità della situazione proprietaria e – paradossalmente – nel suo deficit di laicità, di democrazia, di trasparenza.

[...] Forse sono davvero tutte sciocchezze, ha ragione Pannella, perché questo Comitato nazionale di Radicali italiani ha sfornato una mozione generale approvata all’unanimità (con due astenuti), una mozione che te la raccomando, impermeabile ad ogni sciocchezza. Dal parlare al non votare contro, dal parlare al votare come se non si fosse parlato, dal parlare al non dimettersi, giusto per dar un po’ di forza a ciò che si è detto – da quello a questo – tutte le parole diventano sciocchezze.

I Radicali sono il partito più leninista presente sulla scena politica italiana e le loro contraddizioni sono ormai immense, non più sorvolabili. Per me, anche adesso, sono un esempio: un esempio in negativo da scongiurare. Certo, il PNV è persino più piccolo dei Radicali (anche se, a ben guardare, noi senza i loro mezzi ci stiamo muovendo meglio) ma mi fa ben sperare perché la nostra organizzazione a-centralista nella quale c’è libertà di pensiero e di dissenso è l’esatto opposto del verticismo radicale.

Se si è tranquillamente pubblicato un simile post sul blog del PNV vuol dire che qualcosa di bello è stato creato. Per voi che non siete addentro alle questioni può sembrare qualcosa di banale. In realtà la mia è una vera e propria dichiarazione di guerra a una certa mentalità che circola. Dare contro al rudere venetista è interpretato come una lesa maestà verso certi ambienti e scriverlo nel blog di un partito al quale molti di questo ambiente guardano non è cosa da poco. Ecco, noi non siamo leninisti.