Scriveva Stefano qualche giorno fa riguardo al fallito attentato in Times Square:
E’ evidente che a spingere Shahzad – e molti come lui – è il suo islamismo radicale e non presunte condizioni di svantaggio sociale. E’ cioè una fede, l’Islam, a fargli credere che sia giusto sterminare innocenti, colpendo nel mucchio con un’autobomba, perché occidentali e dunque infedeli. Questo non significa che chiunque aderisca, più o meno tiepidamente, all’Islam sia destinato a diventare un terrorista, si badi bene, ma è inutile fingere che ciò non avvenga con più probabilità tra chi crede all’Islam rispetto a chi crede in altre religioni. Si può, per principio, ritenere che tutte le religioni monoteistiche siano dannose per gli esseri umani, ma non si può nemmeno negare che le religioni non sono tutte uguali, non tutte si trovano al medesimo stadio di sviluppo sulla via di una progressiva laicizzazione effettiva. All’atto pratico non tutte le religioni sono uguali. E gli atti di terrorismo, nel mondo, sono in gran parte provocati da islamisti: questo è un dato di fatto. Oltretutto non si tratta né di un pregiudizio né di illazioni: sono i terroristi stessi a invocare la loro fede per spiegare quello che fanno. Siamo noi, invece, che non vogliamo credergli.
Non potrei essere più d’accordo con le sue parole. Chi oggi nelle nostre società continua a guardare con occhio benevolo questa infiltrazione fondamentalista perché fa tanto etnico e poverini son poveri proprio non riesce a capire che ha firmato la condanna a morte per la nostra malmessa libertà. Oggi l’Islam è la religione dalla quale dobbiamo guardarci perché la più vitale nel mondo dal punto di vista fondamentalista e la più propensa all’espansione territoriale attraverso l’emigrazione. Chi continua a non capirlo ha dell’empio prosciutto sugli occhi.
Lars Villks è uno dei famosi fumettisti che ha fatto una vignetta “blasfema” su Maometto nel 2007 e che per questo rischia la morte (una taglia di 100.000$ sulla sua testa). Ieri all’università di Uppsala in Svezia è stato aggredito da un gruppo di ferventi credenti che al grido di Allah akbar volevano tappargli la bocca senza andare per il sottile. La cosa più sconvolgente è che in Europa una vastissima parte della popolazione pensa che in fondo personaggi come Villks se lo meritino e che se non si critica o deride la religione, soprattutto quella islamica ché è la più permalosetta, è meglio. Insomma, ci stiamo auto-castrando della nostra libertà di parola e di espressione conquistata nei secoli e stiamo accogliendo a braccia aperte persone che hanno come chiodo fisso quello di trasformare la nostra società laicizzata in un medioevo islamico.
L’islamofobia, ossia il non poter e voler sopportare le prepotenze islamiche, è un vaccino contro il totalitarismo e ad ognuno di noi dovrebbero drizzarsi le antenne quando vediamo scene come quella del video qui sotto. Io sono islamofobo e non voglio vivere in una società che accoglie queste merde islamiche.




23 Responses to “L’islamofobia è un vaccino contro il totalitarismo”
Ciao Yoshi, mah quando tu intitoli che l’islamofobia sia un vaccino contro il totalitarismo mi pare di sentire inquientanti analogie con l’idea che il fascismo fosse la soluzione lecita e accettabile contro il comunismo, o che il concilio di Trento fosse cosa buona e giusta contro il fondamentalismo puritano protestante.
Ovviamente capisco le tue ragioni liberali e libertarie, purtroppo molta gente non le possiede, in primis i politici nostrani che inveiscono contro l’islam al solo scopo per l’appunto di privilegiare una loro forma di business leviatanico e orwelliano.
Purtroppo il tuo commento finale è una caduta di stile che poco ti distingue da quei leghisti da te tanto detestati.
Poi ovviamente sull’aggressione al vignettista o la violenza fisica di alcuni esagiati bisogna condannarla ma non mi pare comunque il caso di trascendere a valutazioni di stampo radical-sinistrato (presente anche nel pensiero neocon) di dagli all’islamico solo perchè è una religione retriva e stupida.
Quale non lo è?.
Cosa facciamo chiudiamo le mosche e facciamo come i giacobini francesi o sovietici contro il cristianesimo nei secoli scorsi?.
E poi una volta eliminati o cacciati i musulmani procediamo agli ebrei e ai liberali e libertari (dato che agli statalisti gli stanno sulle palle?).
Appare evidente come un simil modus operandi o ragionandi sia facilmente poco controllabile e limitabile.
Mi pare evidente che all’abuso si realizzerebbe altro abuso uguale e contrario.
Ovviamente ognuno ha il diritto di professare una propria fede anche se demenziale nel suo privato, le esternazioni pubbliche sono fuori luogo quando ledono le libertà individuali e l’agire umano lecito, così come è evidente come tali fanatici siano paragonabili agli ultrà delle squadre di calcio (gente con istinti violenti e poco collegati o rappresentativi di una intera comunità) o a certi personaggi non certo islamici che impediscono lo svolgimento di pubbliche attività tra privati cittadini.
I fondamentalisti esistono in ogni campo e ambito mi pare quindi corretto evitare di generalizzare o di estrapolare un episodio grave e condannabile doverosamente per definire una linea d’azione o un principio assiomatico non dimostrabile.
Ciao da LucaF.
Luca, il tuo discorso sarebbe pienamente condivisibile… se l’Islam radicale dovesse essere considerato solo una religione. Ormai è pacifico che invece considerato come un programma politico di conquista e sottomissione di altri territori con la violenza, l’intimidazione e il terrorismo (la differenza rispetto al Mein Kampf e al Memoriale Tanaka è che è orale). In quanto tale, va combattuto.
Per i musulmani che non vogliono essere confusi con questi nzifscisti (ma sinceramente… quanti distinguo abbiamo sentito finora? ben pochi, e ben pochi è un eufemismo), la soluzione è semplice. Basterebbe fare nelle loro moschee i sermoni (o come li chiamano loro) nelle lingue ufficiali dei paesi dove le moschee si trovano. In questa maniera non ci sarebbero sospetti, e in un’ottica di proselitismo converrebbe anche a loro in realtà. Poi sono liberi di fare i “sermoni” nella lingua che credono. Ma io sono libero di considerarli terroristi a priori. E regolarmi di conseguenza. E non voglio potenziali bombaroli che mi odiano nella mia strada, nel mio quartiere, nella mia città. Se voi li volete (non tu Luca,eh, in genere intendo… sai che ti voglio bene!), prendeteveli pure. Non opporrò resistenze. Altrimenti è facile fare i “finocchi col cu*o degli altri”, come ci ha insegnato l’insegnante di savonese di Colorado Café. Io nella mia strada non voglio moschee che fanno funzioni religiose in lingua araba. Punto. Se ci tenete, fateli accomodare in casa vostra.
La differenza è che io (noi) non sono (siamo)accolto/i da nessuna parte: io sono a casa mia e a casa mia sono padrone (se te sei abituato ad esser servo e quindi non ti cambia la situazione son problemi tuoi). Se vuoi (anche qua, è uan seconda persona singolare generica) stare a casa mia, ti comporti da ospite riguardoso. Se no, nessuno ti obbliga a venirci, puoi rimanere nel deserto. E non è una differenza da poco.
PS: E comunque non ti sei offerto volontario per tenerteli a casa tua o organizzare una moschea nella tua strada, magari facendo proprio te il muezzin-chierichetto. Sei solo chiacchiere (vuote) senza neanche il distintivo.
PPS: puoi andare te da loro, visto che odi tanto chi ama la libertà no? Son sicuro che vi intendereste a meraviglia, tra nazisti…
opss… vabbé, se hai tolto il commento cui mi riferivo togli anche quello mio di su che non ha senso!
Un’incazzatura a vuoto!!!
Luca, capisco il tuo tentativo di difendere la libertà di espressione di ‘sti mussulmani. Ma a forza di vederli comportarsi da fascisti, uno inizia a incazzarsi.
E che il relativismo culturale ha sinceramente rotto e quindi mi sento di dire che la cultura mussulmana è di lungo inferiore alla cultura occidentale.
Possiamo benissimo sfottere la gerarchia cattolica, e i creatori di South Park o dei Griffin possono tranquillamente disegnare gesù o dio nelle loro opere. Forse perchè la chiesa cattolica o quella protestante sono “buone”, ma perchè dopo secoli di battaglie siamo riusciti a tenerli fuori da certi argomenti e guadagnare qualche libertà. Come giustamente sosteneva il padrone di questo blog in un suo vecchio post, i preti gradirebbero tornare al 16 secolo e dar fuoco agli infedeli. Ma per fortuna la cultura occidentale si è staccata dal controllo religioso. L’Islam no, continua a predicare la Fatwa contro gli infedeli.
Se nelle loro lande desertiche preferiscono che non vi siano raffigurazioni di maometto, che le donne valgano quanto francobolli, bene per loro. Ma a casa loro e non dove vivo io. Intollerante? Bisogna essere intollerante verso gli intolleranti.
@invi: ho tolto il commento in quanto chiaramente facente parte della categoria di commenti “fessi” del disclaimer.
le critiche come quelle di Luca sono ben accette, i commenti astiosi che non aggiungono nulla invece no.
Capito, magari ho sbagliato io a dargli peso, ma non mi andava di lasciargli l’ultima parola (poi non sapevo se era comunque un tuo lettore abituale, un tuo amico, ma credo di non aver trasceso più di tanto rispetto alla mia ordinaria amministrazione). L’importante è che sia chiaro che il mio secondo commento non era certo rivolto a LucaF., che è un caro amico blogger.
Aggiungo (e poi chiudo qua per il momento, giuro, lascio a voi il testimone altrimenti sembra un monologo) che qui non più siamo nel campo della libertà di espressione o della libertà religiosa, e per volere degli stessi integralisti musulmani che hanno alzato il tiro: bombe, aggressioni, taglie sulla testa degli “infedeli che ci offendono”… ma stiamo scherzando? A quale diamine di idea di libertà apparterrebbe tutto questo? La reazione all’integralismo è a protezione dei più deboli e degli indifesi dai soprusi dei violenti che agiscono in sprezzo totale della vita umana.
Ciao a tutti cercherò di rispondere alle varie obiezioni.
@ Invisig0th
“Luca, il tuo discorso sarebbe pienamente condivisibile… se l’Islam radicale dovesse essere considerato solo una religione. Ormai è pacifico che invece considerato come un programma politico di conquista e sottomissione di altri territori con la violenza, l’intimidazione e il terrorismo (la differenza rispetto al Mein Kampf e al Memoriale Tanaka è che è orale). In quanto tale, va combattuto.”
Premesso che le religioni si sono sempre diffuse e sviluppate entro dinamiche migratorie (anche il cristianesimo) e che molto spesso assuomono connotati differenti dal loro contesto originario (vedi cristianesimo) appare evidente come il dato religioso non sia un dato materiale/fisico ma un dato culturale posseduto dalle persone (al pari della laicità).
Ergo parliamo di individui non di enti o idee, e se dobbiamo giudicare gli individui dobbiamo attenerci a prassi comportamentali e di giudizio giusnaturale e prasseologico di diritto naturale.
Il fondamentalismo è solo uno strumento politico, nè più nè meno del papismo o di altre forme di integralismo politico e culturale.
Ma non esiste solo il fondamentalismo religioso islamico come forma di partito più o meno movimentista.
In Italia e in tutto il mondo sono presenti partiti fondamentalisti religiosi cristiani o ideologici basati su analoghe forme di indottrinamento cosa facciamo?.
Li proibiamo tutti?.
Ergo eliminiamo fisicamente i loro adepti?.
Penso che i burattinai o gli stessi esagitati lo sappiano benissimo, non a caso si organizzano e si sono messi a dar testate in quanto hanno avuto modo di avvicinarsi al pari degli altri al vignettista.
Lo squadrismo islamista è pari a quello dei movimenti anti-islamici e da condannare.
Che poi l’islam possa scardinare le istituzioni o incardinare attorno a sè possibili afflati antistatalisti lo escludo apriori dato che l’islam è iperstatalista in economia.
Certamente le tattiche degli islamici fondamentalisti sono (kamikaze a parte) più pervasive sotterranee entro canali indiretti e meno visibili, sono di nicchia, ma per certi versi lo siamo tutti sebbene con istanze e stili diversi.
Nel caso svedese l’azione ricorda i gruppi dell’antifascismo comunista nostrano o i noglobal per intederci, non a caso questi sono pure statalisti.
Se l’islam può mettere in crisi lo Stato, questo sarà azione inconsapevole e collaterale dell’islam stesso dato che in realtà vuole leninianamente sostituirsi al timoniere non eliminare il baraccone.
Ergo è meglio evitare di dare ulteriori poteri al baraccone dato che comunque non durerà a lungo tale suo assetto.
L’islam viene visto dagli statalisti un pò come l’orda mongola o l’invasore germanico a fine impero, in questo c’è del vero dato che tral’altro l’islam si diffuse nel nordafrica in un momento di crisi dell’impero romano d’occidente, ma ricordo come i problemi dell’impero romano fossero di natura economica e strutturale interna non dipendente direttamente da Maometto o dai suoi seguaci (posti in una zona neppure romana).
Ergo la situazione attuale rischia di ripetersi dato che l’occidente ha grossi problemi strutturali ed economici interni che non vuole risolvere (vedi Grecia ed eurosalvataggio), così da qualche tempo ha iniziato con il mantra dell’islam e dell’allarme eurabia.
Insomma è la nuova versione postmoderna delle guerre di religione tra guelfi bianchi e neri, o vista in chiave politica “degli anni di piombo” o “guerra fredda” tra fazioni rosse e nere (quindi tra due torti), non mi pare che il punto di ragionevolezza sia parteggiare per una delle due sponde, nè propendere per una scelta tra due erronee percezioni.
Se al posto degli islamici ci fossero stati un gruppo ateo estremista o una setta di qualche tipo cosa avremmo detto?.
Ripeto mettiamo la legge marziale e il coprifuoco per evitare che tutta la gente possa potenzialmente prendere o dare testate?.
Li epuriamo dalla Svezia?.
Ma poi come vivono gli islamici in Svezia?.
Lo sappiamo, sappiamo che la Svezia è un paese statalista e con il maggior numero di suicidi presso la sua stessa popolazione “autoctona”, cosa dovremmo dedurre?.
Che la Svezia induce al terrorismo per opera dello Stato?.
Il socialismo è quindi un terrorismo assimilabile il tutto e per tutto con le finalità islamiche?.
Non esattamente anche se non mancano analogie più di finalità che di origine.
Il problema resta la volontà egemonica di imporre uno stile di vita culturale sugli individui.
Il problema non è cosa non va della religione o di una ideologia politica, il problema è come questa ha modo di affermarsi o di potenziarsi.
Con il proibizionismo e lo statalismo non si combattono le religioni e gli stili di vita (vedi guerra alla droga) ma si rafforzano i centri di potere e i danni anche collaterali.
Inoltre porsi a capo di crociate di tale portata implica l’uso necessariamente di strumenti pregiudiziali e grossolani di analisi, oltre che coercitivi a livello geopolitico su un territorio e su una comunità, insomma in una parola dello Stato.
Prevenire e reprimere non sempre è bene, e molto spesso la storia ha insegnato che si favorisce solo il radicalismo e il peggioramento di una situazione attualmente minoritaria.
Insomma guardiamo a Guy Fawkes e alla storia dell’occidente dei secoli precedenti l’affermarsi dell’illuminismo e del liberalismo.
“Per i musulmani che non vogliono essere confusi con questi nzifscisti (ma sinceramente… quanti distinguo abbiamo sentito finora? ben pochi, e ben pochi è un eufemismo), la soluzione è semplice.”
Beh ma se per questo non ho visto neppure indignanti folle di fedeli italiani o di altra nazionalità davanti alle chiese cattoliche a seguito dello scandalo della pedofilia (ormai messo nel dimenticatoio dai media di regime).
L’indignazione del fedele generalmente è personale e privata (come dovrebbe essere anche la fede).
Prendersela apriori con una categoria è sciocco al pari di accusare tutti i cattolici o protestanti di essere individui invasati o collusi con la pedofilia.
Il fatto che la religione e la casta di comando sia stupida e criminale non vuol dire che lo siano necessariamente anche i fedeli.
Bisogna distinguere e valutare individualmente.
In tv e sui media cattolici non ho sentito molti mea culpa sinceri e tali da dimostrare una loro effettiva indignazione.
Non ho visto manifestazione davanti a S. Pietro durante la messa di pellegrini e comitive di organizzazioni religiose cattoliche ufficiali.
” Basterebbe fare nelle loro moschee i sermoni (o come li chiamano loro) nelle lingue ufficiali dei paesi dove le moschee si trovano.”
Il problema non è semplice dato che il musulmano crede che solo pronunciando la lingua di Allah durante la preghiera questi lo possa ascoltare.
D’altronde se ben ci pensi accade anche per gli ebrei nelle loro sinagoghe.
Inoltre ricordo come per i cattolici la questione della messa nella lingua nazionale sia formula recente del Concilio Vaticano II (prima vi era il latino per tutti, che lo sapessero i fedeli oppure no).
Mentre a livello storico dall’epoca della riforma protestante, inoltre il rito in lingua nazionale è stato uno dei cavalli storici del nazionalismo (vedi anglicanesimo, Enrico VIII o tentativi di riforma gallicana di Luigi XIV).
“In questa maniera non ci sarebbero sospetti, e in un’ottica di proselitismo converrebbe anche a loro in realtà.”
Il problema è che nessuno può imporglierlo dato che la libertà di culto si autoregolamenta da solo come fede, a meno di non volere una apposita commissione parlamentare di Stato che sancisca cosa è religioso oppure no.
Ma questo temo solo che favorisca una maggior pervasività dell’islam entro gli obbiettivi politici di Stato, oltre che i problemi di fondo tra religione e Stato (figuriamoci poi in Italia dove il Vaticano scriverebbe i regolamenti per i musulmani….).
“Poi sono liberi di fare i “sermoni” nella lingua che credono. Ma io sono libero di considerarli terroristi a priori.”
Il pregiudizio aprioristico non risolve il problema e la storia irlandese lo dimostra.
Imporre o adoperare analogo metro di valutazione di parte nei confronti degli islamici proponendo un codice normativo di tipo laico (ma dato che la laicità di per sè non esiste, essa risulterà summa di ciò che viene ritenuto lecito dalla maggioranza o più probabilmente da uno Stato) che limita penso i burqa, niqab e altre cose varie sul modello francese e belga) rischia solo di promuovere forme di aggressioni estetico-moraliste.
Come pensi che i musulmani ti giudicheranno?.
Penso che ti giudichereanno come tu giudichi Giovanardi o un qualche altro politico clericoide reazionario moralista dato che tu operi una violazione o limitazione sul loro stile di vita (allo scopo di prevenire una possibile escalation islamista o una possibile eventuale aggressione).
“E regolarmi di conseguenza. E non voglio potenziali bombaroli che mi odiano nella mia strada, nel mio quartiere, nella mia città.”
Ok, ma vige il principio di non aggressione, se quelli non ti aggrediscono mica tu puoi sparare a loro solo perchè si sdraiano sul tappeto a 90° o perchè vanno in giro con la palandrana…!.
Al massimo entro un sistema hoppeiano e proprietaristico puoi pretendere che questi non entrino nella tua proprietà di quartiere o enclave, ma dato che non esistono tali requisiti ora, la cosa rischia di rivelarsi impossibile.
“Se voi li volete (non tu Luca,eh, in genere intendo… sai che ti voglio bene!), prendeteveli pure. Non opporrò resistenze. Altrimenti è facile fare i “finocchi col cu*o degli altri”, come ci ha insegnato l’insegnante di savonese di Colorado Café.”
Ok, ti ringrazio anche se non seguo il tipo in tv.
“Io nella mia strada non voglio moschee che fanno funzioni religiose in lingua araba. Punto. Se ci tenete, fateli accomodare in casa vostra.”
Il punto è come fai valere le tue opinoni personali.
Ripeto fossimo un enclave o una città privata la cosa sarebbe facile, se tu fossi un miliardario e ti comprassi l’intero paese o ti edificassi una città quartiere alla periferia di Milano ti potrei dare ragione e sarebbe risolvibile.
Il problema è che le logiche della libertà di culto e della visione sociale (e maggioritaria, la quale però ti ricordo essere mobile nel tempo e nei giudizi) non te lo permette.
Inoltre usare un metro di giudizio individuale apriori e proibizionista (ma potrei dire anche intollerante) rischia di creare problemi maggiori rispetto a quelli tutt’oggi minori.
“La differenza è che io (noi) non sono (siamo)accolto/i da nessuna parte: io sono a casa mia e a casa mia sono padrone (se te sei abituato ad esser servo e quindi non ti cambia la situazione son problemi tuoi). Se vuoi (anche qua, è uan seconda persona singolare generica) stare a casa mia, ti comporti da ospite riguardoso. Se no, nessuno ti obbliga a venirci, puoi rimanere nel deserto. E non è una differenza da poco.”
Ok capito il ragionamento proprietaristico (ma quanto viene rispettata la proprietà in occidente da parte degli Stati?) e hoppeiano, purtroppo però allo stesso modo non puoi negare ad un musulmano facoltoso o in grado di integrarsi proprietaristicamente la possibilità che questi sia pure fondamentalista.
D’altronde pure i calvinisti erano in origine degli invasati teocrati ma mi pare che la Svizzera non sia l’Afghanistan….
Bisogna inoltre capire quanto è veramente e realmente di tua proprietà, dove inizia e dove finisce.
Non puoi dire che l’intera Italia, regione, città sia di tua proprietà perchè a te piace così, in quanto anche da un punto rothbardian-lockeiano questa resta legata intrisecamente in chiave estensivo-immanente al tuo lavoro e alla tua incidenza nel reale.
Ergo a meno di non credere che pagando le tasse allo Stato italiano tu sia co-proprietario o azionista di un territorio infinitamente esteso (logica del rentier descritta da Tocqueville), la tua possibilità di azione sarà limitata e di conseguenza certamente dipendente da quanti la pensano come te in esso.
Allo stesso modo ammesso la validità della proprietà anche l’islamico fondamentalista o non divenuto legittimamente proprietario nella zona, avrà tale limite prasseologico di azione umana.
Il rischio è che tutto si traduca in una logica (abuso) della maggioranza contro la minoranza su un territorio limitato (es quartiere).
Cosa che il modello hoppeiano seppur proprietaristico e ortodosso non elimina.
Ovviamente il dato maggioritario e minoritario non ha nulla a che vedere con l’autoctonia degli individui, ma al massimo sulla loro proprietà.
“PS: E comunque non ti sei offerto volontario per tenerteli a casa tua o organizzare una moschea nella tua strada, magari facendo proprio te il muezzin-chierichetto. Sei solo chiacchiere (vuote) senza neanche il distintivo.”
Ma guarda il problema che temo non è il musulmano e la sua possibile conversione dell’occidente (tral’altro dubito che un occidentale stia sotto la regolamentazione ultrafanatica di un Dio rivelato esoticamente al giorno d’oggi, in una società dove basta accendere la tv per vedere e godere di tette e culi femminili a volontà) e dove tutti se ne sbattono della fede (sebbene sia certamente vero il rischio assistenzialista offerto dallo Stato islamico quale incentivo parassitario, ma se ben ci pensi siamo già oggi in una realtà da economia islamica assistenzialista e welfarista in Occidente).
Il problema della religione di per sè non esiste, dato che è intrinseco all’individuo e alla sua interpretazione ed espressione.
Non a caso la religione è simile alla politica.
Credere al contrario (es: dagli all’islam) è ragionamento paragonabile a quello del comunista o del giacobino d’antan, in particolare senza una conoscenza adeguata del “nemico”.
“PPS: puoi andare te da loro, visto che odi tanto chi ama la libertà no? Son sicuro che vi intendereste a meraviglia, tra nazisti…”
Ma che cavolo di scempiaggini dici Invisi, a me dei musulmani me ne importa una pippa, io temo che con la scusa del “dagli all’islam” si pongano le basi per un parallelo ed antitetico Stato etico proibizionista (vedi i leghisti).
E guarda che molto probabilmente uno Stato che agisce contro i presunti nemici molto spesso non limita il proprio operato agli obbiettivi di partenza ma tende sempre di più a limitare le libertà individuali di tutti (vedi neocon negli Usa).
Dopo i musulmani sulla lista vengono i liberali, i liberisti e i libertari ovvero quelle persone che pur non pensandola come i musulmani temono per altre motivazioni e con raziocinio e buonsenso l’espansione di un potere statale totalitario e pervasivo da parte della politica o di una sua fazione nelle vite di tutti i giorni a danno di tutti.
I prodromi autoctoni italici ci sono già tutti in tal senso.
@ Faber
“E che il relativismo culturale ha sinceramente rotto e quindi mi sento di dire che la cultura mussulmana è di lungo inferiore alla cultura occidentale.”
Io comincio a pensare da qualche anno come pure la cultura occidentale non sia storicamente e attualmente quella grande visione di superiorità (almeno considerando gli ultimi 2500 anni).
Che cos’è poi la cultura?.
Qual’è effettivamente il migliore dei mondi (liberi) possibili al giorno d’oggi?.
Il mio non è relativismo culturale se per relativismo culturale intendi difendere a spada tratta gli islamici o fare del vittimismo sinistrato.
Io sono relativista culturale nel senso che mi pongo dei problemi sia sul mio agire che su quello degli altri, mi pongo un giudizio mio a fronte dell’ipotesi di un giudizio prasseologico uguale e contrario.
Con questo non vuol dire che io non abbia una mia opinione (come hai avuto modo di leggere nel mio articolo sulle elezioni Uk) non sono uno schizzato, ma ho una capacità di andare al di là dell’immediato o del contingente soppesando e valutando le varie conseguenze (mosse) possibili, le reazioni del mio agire nella realtà attuale e viceversa della realtà attuale su di me.
E’ relativismo culturale capire il nemico per meglio estraniarsi da esso?.
E’ relativismo culturale capire come i neocon siano pari ai fondamentalisti, o come due partiti di opposto schieramento non sempre siano differenti apriori o depositari necessariamente di una ragione/soluzione opportuna e di un torto distinto? E’ improbabile che si trovino due torti senza alcuna ragione?.
Io il relativismo non lo giudico alla vaticana o sociologocamente, io ho una mia opinione personale ma ovviamente mi rendo conto come tale mia opinione possa essere incompresa o neppure fattuale nella realtà.
Ecco che devo confrontarla o riscontrarla con altri principi, tesi e antitesi.
Non per una sintesi ma per meglio definire il mio campo d’azione.
In questo siamo tutti relativisti, dato che solo i fanatici e gli assolutisti (religiosi o politici) vivono in funzione della loro idea fregandosene della realtà del mondo e degli eventi che accadono a sostengo o diniego delle loro motivazioni.
Il mondo è un grosso paradosso!.
Non a caso i libertari e pochi altri hanno capito come “il meno equivalga al più” mentre “al più equivalga meno”.
Oppure come la “sommatoria dei più non sia un più ma un meno” e viceversa.
Mi pare molto razionale, certamente più di fare una cosa oggi nella speranza di non vedere i suoi effetti nefasti in seguito…
“Possiamo benissimo sfottere la gerarchia cattolica, e i creatori di South Park o dei Griffin possono tranquillamente disegnare gesù o dio nelle loro opere. Forse perchè la chiesa cattolica o quella protestante sono “buone”, ma perchè dopo secoli di battaglie siamo riusciti a tenerli fuori da certi argomenti e guadagnare qualche libertà. Come giustamente sosteneva il padrone di questo blog in un suo vecchio post, i preti gradirebbero tornare al 16 secolo e dar fuoco agli infedeli. Ma per fortuna la cultura occidentale si è staccata dal controllo religioso.”
Concordo pienamente anche se io non sfotto i creatori nè dei Griffin nè di South Park anzi li ritengo in linea con il mio giudizio accennato sopra (non a caso in South Park soprattutto è presente una rappresentazione di posizioni plurali negli episodi dove molto spesso la soluzione è altra dalle due iniziali sostenute dal Paese).
“L’Islam no, continua a predicare la Fatwa contro gli infedeli.”
L’islam non è un corpo monolite, esistono varie scuole e fazioni confessionali e ovviamente l’islam resta un idea personale alla pari di qualsiasi idea o matrice ideologica può essere riempita o nominalmente attribuita come giustificazione per il proprio operato.
E’ l’individuo a darne una manifesta espressione o interpretazione più o meno conciliante o fanatica.
Le religioni sono tutte il tentativo di razionalizzare l’irrazionale.
Studiando per esami universitari l’islam ho notato come il suo giudizio sia legato a forme aristoteliche e platonico-neoplatoniche non dissimili da quelle del nostro medioevo.
Con questo non nego che manchi all’islam una variazione ed una ermeneutica critica del proprio testo a differenza dell’ebraismo e del cristianesimo, anche se ricordo come il cristianesimo sia riuscito solo sul finire dell’Ottocento a sviluppare un adeguato corpo di interpretazioni critico-filologiche del suo essere e dei suoi tesi che non fossero il solito assioma anticlericale o giacobino.
I precedenti medioevali erano similari a quelli islamici, la riforma protestante è stata utile sebbene inizialmente fosse paragonabile a forme eretiche erronee (Rothbard poi ha mantenuto tale pregiudizio nelle sue analisi) nonostante il suo richiamarsi alle origini cristiane.
Il papismo d’altronde è una forma di paganesimo travestito…
Lo strumento della Fatwa è un abuso dell’azione stessa del mullah o dell’ayatollah, in teoria la fatwa dovrebbe sanzionare un comportamento prescritto come impuro dal Corano (e quindi tecnicamente il Corano sarebbe visto come una sorta di teologia giusnaturale apriori assoluta o una Common Law sacra) a seguito di un processo.
Molto spesso tale azione viene invece posta in chiave interventista aldilà della contesa giuridica come semplice strumento di “difesa fidei”.
Inoltre molto spesso le sanzioni delle fatwe si riferiscono molto spesso non al Corano ma agli hadith (detti o leggende sul profeta) oltre che a concetti e posizioni non immaginabili a quell’epoca.
In esse ricadono anche il velo e alcune forme di misoginia che non sono direttamente prescritte dal Corano ma negli hadith.
D’altronde se un giudice italiano volesse applicare le leggi proposte da un parlamento italiano suddito della CEI (la quale si ostina a rivendicare il diritto di promuovere i comportamenti ai politici italiani) o in maggioranza ultracattolico la legalità sarebbe pienamente sancita dallo Stato stesso (con tanti saluti alla laicità e al parlamentarismo…) senza per questo essere legittimo.
“Se nelle loro lande desertiche preferiscono che non vi siano raffigurazioni di maometto, che le donne valgano quanto francobolli, bene per loro.”
Ma infatti il Corano proibisce ai soli musulmani la raffigurazione di Maometto.
dato che mirano poi ad uso concretamente politico di rivendicazione sul piano sociale e formale.
Non ai non credenti.
Quest’ultima definizione deriva dagli hadith e da forme di editti proposte dai califfi successori di Maometto a livello statale a livello politico per giustificare l’espansione e la conversione (non che Maometto non fosse espansivo e bellicoso s’intenda…).
Non hanno alcun valore religioso e tecnicamente non vengono ritenuti validi da alcune scuole o mullah confessionali delle varie scuole di diritto islamico, tant’è che queste scomuniche sono simili a quelle dei papi e antipapi del medioevo.
Una fatwa di fatto non ha legalità verso un non credente proprio perchè non riconosce l’autorità di Allah e quindi non può conoscere il suo codice sanzionatorio.
In pratica i fondamentalisti che stanno proponendo in nome dell’islam tali interpretazioni universalistiche e omnicomprensive per tutti quanti sono collettivisti globali fuori dai precetti di Maometto e del significato di Islam (legato ai soli fedeli), tecnicamente sono degli ignoranti buzzurri o dei fanatici religiosi “fai da te” che vorrebbero vivere nel mondo a loro immagine e somiglianza.
Tecnicamente il loro comportamento è molto “islam devoto”
“Ma a casa loro e non dove vivo io. Intollerante? Bisogna essere intollerante verso gli intolleranti.”
Si, ma occhio a non cadere nell’eccesso di intolleranza e di abuso.
Io penso che un libertario liberale mainstream (non paleo) debba valutare un pò paulianamente le questioni in ballo cercando di depotenziare le loro motivazioni religiose, mediante il depotenziamento anzitutto di quelle politico-rivendicative.
La questione della lingua tanto per tornare a quanto scritto per Invisig0th io la lascerei come è attualmente, dato che toglierla equivarrebbe a dare una legittimità e un cavallo di battaglia formidabile ai fondamentalisti che l’acquisirebbero subito facendo mediante questa scelta maggior consensi (d’altronde prova a vedere cosa è accaduto a livello nazionalistico in Italia nell’ultimo secolo).
A volte è sufficiente limitare al minimo le problematiche e l’allarmismo su certe questioni, per ridurre i danni e l’interventismo nefasto che ne deriva o può derivare.
Ciao a tutti da LucaF.
allora, ribadisco che il mio secondo commento non era ribadito a te, LucaF, ma al commento di un troll che poi Yoshi ha (giustamente) sospeso, quindi non ti stavo accusando di essere un “nemico della libertà”
Poi, apprezzo molto l’analisi che hai fatto, ma non la condivido per alcuni motivi. Uno: dai per scontato che per limitare l’orda di beduini fondamentalisti sia necessario dare più poteri allo Stato, che poi li userà per combattere altri settori della società. Ma io non intendo questo, bensì una lotta dal basso: cittadini organizzati che impediscono ai musulmani di aprire le loro moschee nei loro quartieri, attraverso picchetti, blocchi stradali, eccetera, fino a quando non se ne vanno da un’altra parte che è disposta ad accoglierli (se non la trovano, che se ne tornino da dove son venuti, it isn’t my problem). Ribadisco CHE NELLA MIA STRADA NO!!! E ripeto, oltre le belle parole di accoglienza, non ho mai sentito qualcuno che dicesse “venite da me” dando il numero della strada, il numero civico dello stabile e il nome della città.E’ facile criticare chi si oppone alle moschee quando si è lontani chilometri e seduti in poltrona.
Due. Il discorso storico che hai fatto ha confermato ancora di più le mie idee. “tra l’altro l’islam si diffuse nel nordafrica in un momento di crisi dell’impero romano d’occidente, ma ricordo come i problemi dell’impero romano fossero di natura economica”. Un motivo in più per difendersi. Poi a me non interessa se i papisti in passato hanno fatto lo stesso, peggio, meglio… Io vivo in questo secolo adesso, e non voglio che accada adesso a me, di conseguenza reagisco. Nessuna libertà a chi minaccia la mia libertà.
Tre. “Lo strumento della Fatwa è un abuso dell’azione stessa del mullah o dell’ayatollah…” Dai Luca, hai descritto l’Islam come vorresti che fosse, non come è in realtà: nella pratica tradizione e legge coranica si confondono, e ripeto, io di distinguo ne ho sentiti davvero pochi. “l’islam resta un idea personale alla pari di qualsiasi idea o matrice ideologica può essere riempita o nominalmente attribuita come giustificazione per il proprio operato” proprio per questo, (e tre), i distinguo dovrebbero essere molto di più. Ti sei dimenticato dei festeggiamenti nel mondo islamico per l’11 settembre? Poi, se vogliamo teorizzare, ok, ma io sono pragmatico. Altrimenti anche il comunismo sarebbe in teoria un bell’ideale, salvo poi essere una barbarie nella pratica… e su!
Quattro. Salvo che mi dimostri che la pedofilia è una strategia della Chiesa per dominare il mondo, le due cose non sono paragonabili sotto nessun punto di vista. La pedofilia è un crimine individuale, il genocidio degli occidentali è un crimine contro l’umanità. Non stiamo parlando di dottrina, ma di crimini comuni effettuati da gente che ha un ruolo nella gerarchia ecclesiastica (pochi, molti, moltissimi, fa lo stesso). L’Islam (o parte di esso, according to you) predica la morte per gli infedeli durante il culto. Le reazioni dei fedeli dovrebbero essere proporzionate a questa circostanza. E se si trattasse di gente “per bene”, se tu invochi più fermezza nella condanna da parte dei cattolici, allora il mondo islamico, se tanto mi dà tanto, dovrebbe essere già in rivolta contro le “scuole” che predicano l’integralismo e il terrorismo. Non lo sono perché, in fondo, a qualunque “scuola” appartengano, l’Islam è una religione di conquista, e dunque chi più chi meno condivide questa idea.
on May 13th, 2010 at 10:17 am #
[...] Fra le perle ho trovato quella di un simpatizzante del Partito nasional veneto che titola il suo post: “L’islamofobia è un vaccino contro il totalitarismo“ [...]
Devo dire che, per quanto mi possano provocare ripulsa i costumi musulmani (ma – confesso – non tanto di più di quelli nostrani), condivido le considerazioni di Luca.
È ovvio peraltro, almeno per me, che l’immigrazione islamica faccia parte di un programma di più vasta portata, ma che non credo proprio sia orchestrato da qualche fantomatica “cupola musulmana.”
In ogni caso, la civiltà occidentale è oramai clinicamente morta da un pezzo, siamo un po’ nella situazione dei sudditi dell’URSS di un tempo, quando la morte del leader veniva comunicata ben oltre il decesso e mascherata con qualche “raffreddore.”
Non c’è quindi motivo per preoccuparsi più di tanto dei musulmani in particolare, se qualcuno minaccerà la nostra vita statisticamente è più probabile che sarà di estrazione diversa. Un banchiere centrale da solo distrugge un numero di vite superiore di tre o quattro grandezze di quante ne può eliminare un qualsiasi terrorista (ammesso e non concesso che questi ultimi esistano, almeno nella versione fornita dalla narrativa massmediatica).
Occhio ai trucchi da prestigiatore: guardi la mano destra, non vedi cosa fa la sinistra…
C’è un grosso limite nelle argomentazioni di Yoshi e di InVisigoth: quando parlate di accogliere o meno, e di essere padroni a casa propria.
I terroristi di Londra, gli squadristi di Uppsala, i predicatori estremisti di Parigi o Marsiglia spesso appartengono alla seconda generazione di immigrazione da paesi a maggioranza musulmana. Al di là delle differenze legislazioni (ius soli o ius sanguinis) per me uno che è nato, è cresciuto e lavora nella mia città ha diritto di starci quanto me, e se è uno stronzo o un fascista devo farmene una ragione.
L’islamismo è un’ideologia, non una religione. Come il fascismo, o il marxismo. Il rapporto che ha con l’Islam praticato in popolazioni più (Pakistan, Egitto) o meno (Turchia, Palestina) ortodosse è lo stesso rapporto che ha un virus con il suo ospite.
Questo non vuol dire che tutti i musulmani siano persone laiche e liberali, a parte pochi estremisti. Vuol dire che al musulmano medio non frega un cazzo nè della laicità dello stato e della libertà altrui (esattamente come all’italiano medio, by the way), ma neanche della Ummah e del Califfato e della Dhimmi che sono tutti concetti portati avanti da una manciata di ideologi sauditi o egiziani.
Perchè il turco che vive in Germania o il bengalese che vive a Sheffield a un certo punto si fa convincere a imbottirsi di esplosivo? Non perchè fa parte della sua cultura, ma per gli stessi motivi (vari e diversi) che spingono i membri dell’ETA o le BR e compagnia cantante.
Per questo motivo io NON sono islamofobo, e credo che l’islamofobia sia una risposta patologica all’islamismo, perchè non può che favorirlo.
l’islamismo è una parte non tanto piccola della religione islamica. che i suoi adepti siano appena arrivati qui o siano nati e cresciuti qui da genitori nati e cresciuti qui non conta nulla. io non ce l’ho con gli immigrati ma con gli islamisti così come non ce l’ho con i veneti o i lombardi o i vattelapesca ma con gli integralisti cattolici.
l’islamismo è una fede religiosa che vuole togliermi la libertà che ho e per questo IO SONO ISLAMOFOBO così come sono fobico di tutte le religioni totalitarieggianti
“allora, ribadisco che il mio secondo commento non era ribadito a te, LucaF, ma al commento di un troll che poi Yoshi ha (giustamente) sospeso, quindi non ti stavo accusando di essere un “nemico della libertà””
Ok scusa non avevo inteso il destinatario causa salto commento operato dal webmaster sito.
“Poi, apprezzo molto l’analisi che hai fatto, ma non la condivido per alcuni motivi. Uno: dai per scontato che per limitare l’orda di beduini fondamentalisti sia necessario dare più poteri allo Stato, che poi li userà per combattere altri settori della società.”
Beh guarda gli Usa dopo l’11 settembre, tra un pò i terroristi più pericolosi per il governo sono quelli dei tea party e gli stessi pauliani….
“Ma io non intendo questo, bensì una lotta dal basso: cittadini organizzati che impediscono ai musulmani di aprire le loro moschee nei loro quartieri, attraverso picchetti, blocchi stradali, eccetera, fino a quando non se ne vanno da un’altra parte che è disposta ad accoglierli (se non la trovano, che se ne tornino da dove son venuti, it isn’t my problem). Ribadisco CHE NELLA MIA STRADA NO!!! E ripeto, oltre le belle parole di accoglienza, non ho mai sentito qualcuno che dicesse “venite da me” dando il numero della strada, il numero civico dello stabile e il nome della città.E’ facile criticare chi si oppone alle moschee quando si è lontani chilometri e seduti in poltrona.”
Il problema del NIMBY sul piano religioso è che non hai l’autorizzazione per farla, ovvero finchè c’è lo Stato questi atteggiamenti te li impedirà, inoltre tu dai per scontato entro uno scenario proprietaristico come gli altri proprietari siano necessariamente affini alle tue idee.
Tral’altro sulla questione moschee faccio notare come per l’islam la moschea sia solo il luogo di raccolta e di preghiera e non necessariamente il suo modello più conclamato.
Moschea può essere anche una stanza o un edificio non necessariamente con architettura da moschea (minareto, scuola coranica…).
Non a caso in Svizzera benchè il referendum indetto dall’UDC (partito xenofobo), i musulmani non avevano chiesto l’edificazione di moschee o nuovi minareti.
Tral’altro in Svizzera i minareti sono 4 di numero (benchè le moschee-luoghi di raduno siano un centinaio).
Mica è necessario poi il richiamo o altre forme folckloriche.
“Due. Il discorso storico che hai fatto ha confermato ancora di più le mie idee. “tra l’altro l’islam si diffuse nel nordafrica in un momento di crisi dell’impero romano d’occidente, ma ricordo come i problemi dell’impero romano fossero di natura economica”. Un motivo in più per difendersi.”
Si, va bè allora difendiamoci pure scavandoci la fossa da soli o vivendo chiusi in un bunker finchè non moriamo…
Dai!!.
“Poi a me non interessa se i papisti in passato hanno fatto lo stesso, peggio, meglio… Io vivo in questo secolo adesso, e non voglio che accada adesso a me, di conseguenza reagisco. Nessuna libertà a chi minaccia la mia libertà.”
Si, ma non possiamo vivere nel timore che il cielo ci caschi addosso, chi lo ha detto che dovrebbe accadere.
Anche durante la guerra fredda c’era il rischio comunista di una guerra termonucleare, poi si scoprì che i sovietici acquistavano il grano alla borsa di Chicago dal loro nemico giurato….
Penso che l’islam sia la “minaccia fantasma” della nuova guerra fredda orwelliana.
Perchè tu sia minacciato deve esserti fatta concreta violenza fisica, non si può agire in chiave preventiva o punitiva apriori (è contro il principio di non-agressione) non mi pare che gli islamici ti abbiano sodomizzando in questi ultimi 10 anni, nè penso in futuro.
“Tre. “Lo strumento della Fatwa è un abuso dell’azione stessa del mullah o dell’ayatollah…” Dai Luca, hai descritto l’Islam come vorresti che fosse, non come è in realtà: nella pratica tradizione e legge coranica si confondono, e ripeto, io di distinguo ne ho sentiti davvero pochi.”
Guarda io ho fatto un corso universitario sulla storia della religione islamica e i libri di testo la spiegano così, poi ovviamente è ovvio che tra la carta e la pratica le cose siano diverse (così come credere che il cristiano sia buono per natura a partire dai suoi propositi…).
Poi il problema dell’islam deriva dal suo essere una religione “anarco-collettivista” come sua organizzazione priva di un vero e unico centro di potere o autorità religiosa (simil Papen) pur essendo orientata da caratteri coercitivi e collettivisti.
Essendo costituito da realtà molteplici e plurali non è esclusa che si senta sempre la voce più grossa e più stupida.
Un pò come nelle nostre società occidentali o in politica.
D’altronde pure in uno scenario anarcocapitalista o enclavista esisteranno realtà differenti e molteplici non tutte in linea con il proprio pensiero o gradimento.
““l’islam resta un idea personale alla pari di qualsiasi idea o matrice ideologica può essere riempita o nominalmente attribuita come giustificazione per il proprio operato” proprio per questo, (e tre), i distinguo dovrebbero essere molto di più. Ti sei dimenticato dei festeggiamenti nel mondo islamico per l’11 settembre? Poi, se vogliamo teorizzare, ok, ma io sono pragmatico. Altrimenti anche il comunismo sarebbe in teoria un bell’ideale, salvo poi essere una barbarie nella pratica… e su!”
Si va beh tu ti riferisci a quanto fatto vedere dai media televisivi occidentali che ovviamente avevano tutto interesse governativo nel mostrare quei tre pirla che festeggiavano (magari mostrando pure qualche matrimonio o festa locale come giubilio pro-al Qaeda).
Ripeto i distinguo ci sarebbero ma al mondo occidentale e alla società politica e dei servi di regime non interessa.
L’islamico è divenuto scusante ideologica ed escatologica a cui attribuire a prescindere da come la pensa individualmente tutte le colpe e le responsabilità di un degrado generale interno al nostro stesso sistema.
“Quattro. Salvo che mi dimostri che la pedofilia è una strategia della Chiesa per dominare il mondo, le due cose non sono paragonabili sotto nessun punto di vista. La pedofilia è un crimine individuale, il genocidio degli occidentali è un crimine contro l’umanità.”
La pedofilia è un crimine generalizzato attestato da testimonianze, prove interne e confessioni dentro allo stesso mondo cattolico e clericale di responsabilità nascoste.
Che sia una perversione dottrinale o una visione alla “super-adventure-club southparkiano” non lo so, il punto è che è un crimine commesso da una istituzione privata seppur di pubblica “”"utilità”"”.
Il fondamentalista agisce in piccoli gruppi disconnessi e disorganizzati tra loro (non necessariamente connessi ai capi o alla matrice di Alqaeda).
Tu parli di genocidio dell’umanità quando in realtà si tratta di strage, che su scala minore è meno numericamente rilevante di un genocidio.
D’altronde un omicidio plurimo volontario durante una rapina non è genocidio, nonostante la sua premeditazione ma al massimo per l’appunto una strage.
Paragonare i gulag, laogai o campi di sterminio nazisti a due tizi che si fanno saltare è fondamentalmente sbagliato in quanto la struttura d’azione e di legame organizzativo non è paragonabile.
Inoltre non mi pare che siano morti milioni di occidentali in questi ultimi dieci anni.
Non potrei dire altrettanto con certezza in Iraq e Afghanistan con Bush jr e Obama.
Nel caso poi del vignettista gli aggressori vanno perseguiti individualmente in quanto violenti agitatori e aggressori, quindi secondo la normale legge.
Non mi pare che la motivazione di una azione debba essere necessariamente fatta derivare a posteriori dal suo agire.
L’aggressione basta, la sua motivazione islamica non è nè una aggravante nè una giustificazione.
“Non stiamo parlando di dottrina, ma di crimini comuni effettuati da gente che ha un ruolo nella gerarchia ecclesiastica (pochi, molti, moltissimi, fa lo stesso). L’Islam (o parte di esso, according to you) predica la morte per gli infedeli durante il culto.”
Scusa ripeto io non noto differenze tra il pedofilo religioso e il fondamentalista almeno nella sua sanzione (non dico sul piano di gravità morale o di uguaglianza della pena da distribuire a giudizio).
Per quanto riguarda la predica della morte, io non l’ho detto, ho solo detto nell’altro post come la percezione della fede da parte di sti tizi sia alquanto approssimata e distorta/camuffata per produrre solo un fine politico (in sè per sè politico e neppure così ortodosso alla fede stessa).
Insomma stiamo parlando di una fazione che predica la morte per tutti anche per chi musulmano non lo è, appare evidente come storicamente si rifacciano ad alcuni periodi più recrudescenti dell’islam (senza per questo dire che l’islam non sia di per sè violenta o poco violenta).
Ma ricordiamoci come nel’800 il problema musulmano non fosse percepito se non in alcuni sporadici e marginali episodi.
Nel ’900 è solo negli ultimi 40 anni che abbiamo tale situazione derivante da alcune sette salafite, gruppi palestinesi e ora qaedisti.
Il fatto che un miliardo e trecento milioni di musulmani non si siano ancora armati o abbiano invaso le nostre terre è evidente.
Meno il fatto che sino ad oggi dall’11 settembre si sono scannati più tra sciiti e sunniti che tra cristiani e musulmani…
“Le reazioni dei fedeli dovrebbero essere proporzionate a questa circostanza. E se si trattasse di gente “per bene”, se tu invochi più fermezza nella condanna da parte dei cattolici, allora il mondo islamico, se tanto mi dà tanto, dovrebbe essere già in rivolta contro le “scuole” che predicano l’integralismo e il terrorismo.”
Il fatto che un fedele prova sempre imbarazzo di appartenenza o affiliazione collettiva a condannare la propria comunità (capita anche per scientology o altre sette new age) e adepti.
Nel caso poi cattolico e islamico si assiste ad una sofferenza interiore paragonabile a quella delle guerre di religione del ’600 o agli anni di piombo (la maggioranza silenziosa).
Coloro che urlano e si agitano violentemente in una società sono statisticamente sempre i più esagitati ed estremisti.
Allo stesso modo un osservatore esterno potrebbe dire dove sono i libertari e i liberali in Italia dato che non hanno un partito, nè una partecipazione pubblica e visibile contro tral’altro un governo socialista e statalista di centrodestra…
“Non lo sono perché, in fondo, a qualunque “scuola” appartengano, l’Islam è una religione di conquista, e dunque chi più chi meno condivide questa idea.”
L’islam è effettivamente sin da Maometto una religione di conquista e pure violenta, però pure il cristianesimo lo è stato (sudamerica e guerre di religione nel medioevo e in età moderna).
Il punto è che pure l’islam ebbe periodicamente per brevi periodi momenti di dialogo e di pace con le altre fedi.
Il problema dell’islam è che è aristotelicamente un motore fidei in atto, ovvero la violenza è parte della natura viva della fede, l’aazione è perpetua alla pari della sua predicazioe proprio perchè questa può sottrarre al cittadino musulmano la consapevolezza di un declino strutturale della società islamica stessa da svariati secoli.
L’islam è morto dopo pochi secoli, quel che abbiamo ancor oggi è il riflesso statalista degenerato paragonabile agli afflati imperiali post-romani in occidente.
Le giustificazioni islamiche sono paragonabili a quelle cristiane dei nostri politici: strumentali.
L’islam è declinato e degenerato in statalismo tout court e questi ricerca perennemente una scusante per non risolvere le gravi problematiche al suo interno.
Per certi versi come già scritto pure l’occidente sta autonomamente e spontaneamente assumendo questo punto di vista e di ragionamento degli islamici per evitare le inevitabili rese dei conti al suo interno.
In chiave religiosa poi il cristianesimo dal punto di vista morale è sempre stato molto simile all’islam.
Tutto questo ovviamente senza contare che l’islamofobia è riflesso paradossalmente adottato proprio per evitare il presunto rischio e invece sarà un catalizzatore di tale islamizzazione morale o culturale del modus operandi e ragionandi della nostra società (tanto per ribadire come tra un leghista e un islamista fanatico non ci siano differenze se non quelle nominali al medesimo fine).
Post: Concordo con Paxtibi e CQ (ripeto l’aspetto religioso di un individuo è variabile e individuale, l’islamico è un individuo e se questo non è politicamente liberale è certamente perchè forse è culturalmente un socialista o un conservatore bigotto, quindi non solo in quanto credente o a livello culturale, proprio come gli italiani cattolici e non).
Ciao da LucaF.
InVisigoth, nel tuo commento espliciti tutti i miei dubbi sul libertarismo: cioè la paura della “dittatura dell’opinione pubblica”.
Cioè se io voglio fare a casa mia, o in un edificio di mia proprietà, un tempio in cui si predica il Corano o si adora Satana o si tengono delle orge bacchiche devo avere l’approvazione di tutti i miei vicini (posto che vengano mantenute le normali regole di convivenza)?
Ma scusa allora mille volte meglio i piani urbanistici e i vincoli della sovrintendenza e qualsiasi altra pastoia burocratica. Perchè se dare il potere all’individuo vuol dire vivere nella parodia dei suburbs americani che può esserci in qualche filmetto indipendente del Sundance Festival, allora prendo il direttissimo per Pyongyang.
Cioè, materialmente, che fastidio ti dà una moschea nella tua strada? Ci sono delle persone barbute, astemie, che ci vanno il venerdì sera o i pomeriggi a studiare e parlare. E’ come avere un tempio dei Testimoni di Geova, solo che non ti vengono a scassare i coglioni in casa. Io ho vissuto a Londra a due passi da una moschea (quella di Walthamstow, tra l’altro frequentata da molti presunti terroristi arrestati qualche anno fa) e non mi ha fatto nè caldo nè freddo.
E poi scusa, ma tu sei favorevole a fare “picchetti e blocchi stradali” per impedire una manifestazione di neofascisti?
O per impedire a una persona con cui non sei d’accordo sia di parlare all’università?
O per impedire a qualcuno di lavorare durante uno sciopero?
E’ un’opinione legittima come un’altra, che però ti qualifica più come appartenente a un centro sociale che non come libertario.
Quanto detto da CQ è anche la mia perplessità, che non riuscivo a esplicitare bene come ha fatto lui. Io diversamente da CQ credo invece che un potere lontano e unico che possa limitare la mia libertà sia molto peggio di tanti piccoli poteri locali. Ma NON PER QUESTO questi eventuali piccoli poteri locali, nel momento in cui decidessero di limitare le libertà – addirittura in luoghi privati, come nel caso di una moschea – mi sembrerebbero auspicabili e desiderabili.
Per scendere ad un piano meno teorico e più pratico che più mi compete: Se il cazzo di musulmano integralista pretende che mi asorella non pigli il sole in giardino vicino alla sua moschea io lo insulto, urlo, strepito; se pretende di impedirmi di deridere il su Dio io urlo, strepito, lo mando affanculo; se qualcuno dei politicanti gli dovesse dare corda io mi prendo per conto mio la mia libertà; se però esprime strane teoria religiose dentro le sue silenziosa mura private, frega un cazzo.
Dite poi: ma in silenzio potrebbe organizzare attentati. Ok, problema enorme, ma non saprei come risolverlo, se non con sistemi statalisti che non “vi” piacerebbero, e che comunque non servirebber a niente, probabilmente.
Tre brevi considerazioni:
1. Dovremmo noi tutti ricordarci sempre che nel 1995 a Srebrenica furono uccisi 8000 bosniaci mussulmani e che i governi arabi più totalitari (Egitto, Arabia Saudita, Pakistan, Afghanistan, e via dicendo) si reggono con l’appoggio politico o finanziario dell’occidente. Quindi un islamico “permaloso” è il meno che ci possiamo aspettare.
2. La maggior parte degli arabi mussulmani che vive in occidente è più probabile che sia occupata come spazzino (a Parigi) o venditore di kebab (o Oxford) cercando di far quadrare i conti che a elaborare strategie di dominio mondiale. Cerchiamo di evitare di riscrivere i nuovi Protocolli di Sion ad uso e consumo delle nuove cricche statali che hanno bisogno del solito nemico di turno.
3. Quando si parla di casa sua o casa mia spero si faccia riferimento al proprio appartamento e non ai pollai nazionali attualmente chiamati Italia, Francia, Germania, ecc. realtà fittizie su cui nessuno può accampare diritti esclusivi di proprietà.
Infine, modificherei il titolo del post in: Antinazionalismo e antistatismo, vaccini essenziali contro il totalitarismo.
non ho capito cosa c’entrino i punti 1 e 2 con il mio post. per quanto riguarda il 3, io non ho usato il termine “casa mia” ma società, ossia quell’insieme di individui abitano in un determinato territorio e che hanno determinati tratti comuni, per esempio in occidente la libertà di espressione mi sembrava fosse più o meno ben accetta, mi sembrava.
x LucaF.
Sempre circa il commento “fantasma” di su: no te preocupe, chiaramente era un errore in cui si poteva incorrere. Non c’è bisogno che ti scusi, ma ci mancherebbe!
Però LucaF, forse i festeggiamenti islamici per l’11 settembre saranno pure stati fatti vedere dai media occidentali, ma o mi dimostrate che erano orchestrati ad arte da questi media o comunque ci sono stati. E non erano due invasati, ma decine e decine in diverse nazioni… Siamo sempre lì…
x CQ:
“Cioè, materialmente, che fastidio ti dà una moschea nella tua strada?”
Beh, se predicano in arabo la morte per tutti gli infedeli (e dunque anche per me), se ritengono le infedeli (e dunque mia madre e mia sorella, o la figlia del mio vicino) cammelle da monta, a me personalmente qualche fastidio lo danno…
Circa il corteo di neofascisti (a parte che è un corteo, e non ho mai parlato di vietare manifestazioni, è bello vedere come storpiate i concetti pur di avere ragione… ma facciamo finta di sì, comuque), francamente una decina di fessacchiotti (senza offesa) di Forza Nuova per me non rappresentano poi tutta questa minaccia. Se tu temi più una bandiera con la svastica che un imam che predica a gente semi-ignorante che per raggiungere il paradiso deve sterminare più infedeli possibile, forse hai bisogno di un bagno nel senso della misura. Facciamo il conto dei morti per fanatismo neonazista e fanatismo islamico nel mondo negli ultimi dieci anni? Poi, oh, se neanche i numeri hanno possibilità di vincere sulle tue simpatie personali, è inutile che discutiamo…
Sugli altri esempi: veramente stiamo discutendo proprio di come i musulmani (che tu stai difendendo a spada tratta) hanno impedito a qualcuno che non gli andava a genio di parlare all’Università. Strana difesa accusare la pubblica accusa del reato contestato al tuo cliente.
Poi, io non ho detto che non voglio moschee in senso assoluto. Nei primi commenti, avevo anche lanciato un’idea per far sì che potesse sorgere senza creare problemi (mi è venuta sui due piedi, sicuramente studiandole verrebbero fuori altre soluzioni): la funzione nella lingua del luogo. Che, ribadisco, farebbe comodo anche a loro in termini di proselitismo. Non mi sembra di chiedere granché… Un accordo si raggiunge fra le due parti, o una (io in questo caso) deve dare il c*lo per principio? Mi spiace, io non lo dò. Deformazione professionale. Volete una moschea nella mia strada? Trattiamo e incontriamoci a metà strada. Volete la moschea come dite voi, alle condizioni che volete voi, quando dite voi, e io devo solo acconsentire? I’m sorry! Fin dove potrò arrivare ve lo impedirò.
Poi, e questo va per tutti, non capisco perché dobbiate ribadire che sono più pericolosi lo stato, il papato, eccetera eccetera: nessuno lo ha mai negato, né mi sembra che sia l’argomento del topic di Yoshi fare una graduatoria delle minacce alla libertà. Stiamo parlando di UNA minaccia, non DELLA minaccia. Non mi sembra di aver fatto una dichiarazione d’amore al potere statale, ho sempre parlato dal mio punto di vista privatistico: fin dove potrò arrivare con la mia iniziativa le bloccherò ste cavolo di moschee. Punto. Francamente, nella vostra difesa d’ufficio, mi sembra che stiate scantonando in tutte le direzioni per confondere un pochino le acque. Basta dimostrare che l’Islam sia una religione di pace e che la maggior parte dei terroristi non siano islamici per convincermi. Non c’è bisogno di altro. Parliamo di pratica e non di teoria. Datemi almeno un ragionevole dubbio, in subordine. Ma mettere nel calderone papi, crociate, neonazisti, centri sociali, papponi, messe nere, piani urbanistici… (ve ne siete resi conto almeno? Non vi sembra un po’ ridicolo?) O state creando un off topic da Guinness dei primati, o davvero non avete un solo argomento valido PRATICO all’obiezione di Yoshi. La lezione di filosofia è nell’aula accanto. Detto questo, stavolta chiudo sul serio, perché poi tanto ripeterei sempre le stesse cose. Siete solo pregati di non attribuir un significato estensivo alle mie parole. Se dico “X non mi piace” non sto dicendo “Amo Y”, per intenderci. Grazie per l’attenzione! So long, guys!
Quoto in toto quello che dice Invisigoth. Il discorso sta andando Off topic e molti commentatori non capiscono la differenza tra l’opinione personale e l’intervento della società tramite stato. Il fatto che a me non piacciano i punkabestia e gli hippies (per dire) non significa che li voglio eliminare. E poi, come dice Invi, dire che non mi piace X non significa che allora il papato, i nazi e i puffi siano dei santi.
a me sembra un enorme equivoco. se “tutto quello che posso fare” è limitato alla mia iniziativa privata, sono anche d’accordo, non ho nessuna simpatia per un estremista religioso che crede di vivere nel XIII secolo, non vorrei averci a che fare, non gli venderei casa mia, e se ci avessi a che fare finirei per insultarlo senza dubbio.
Continuo però a non capire, ed è un dubbio squisitamente pratico non “”filosofico”", come questo potrebbe tradursi nel divieto di costruire moschee. Dico se questi trovano uno che gli vende il terreno, non disturbano, si limitano a esprimere le loro assurde teorie. Fatico ancora di più a capire come (cosa, per meglio dire) potrebbe loro impedirlo, quando questa “soluzione” è prospettata da libertari duri e puri: come glielo impedisco, violando la loro proprietà?
@ nomedelblog
Ma infatti è quello che dico anch’io a Invisig0th, la questione anche hoppeiana della proprietà non impedisce comunque la realizzazione di una moschea o di una presenza musulmana fondamentalista (ma proprietaria) entro una enclave.
Se la proprietà è una discriminante sufficiente a livello di ceto e reddito non lo è certamente sul piano immateriale e filosofico del pensiero individuale.
Ciao da LucaF.
“Facciamo il conto dei morti per fanatismo neonazista e fanatismo islamico nel mondo negli ultimi dieci anni? Poi, oh, se neanche i numeri hanno possibilità di vincere sulle tue simpatie personali, è inutile che discutiamo…”
Facciamo il conto di aggressioni che avvengono nelle città italiane da parte di estremisti di destra (e di sinistra), e da parte di musulmani?
Comunque lascia stare tutti i discorsi utilitaristici (su chi è più cattivo e chi meno), il discorso è molto più semplice. Diciamo che sono un cittadino italiano di religione islamica. Possiedo un appartamento nella casa di fronte alla tua. Voglio adibire questo appartamento a moschea; tu organizzi un picchetto o un blocco stradale per impedirmi di utilizzare il MIO appartamento per farci quello che voglio.
Ti stai comportando esattamente come i musulmani che hanno malmenato il vignettista, o come gli attivisti di un CSOA che impediscono a un politico di destra di parlare all’università.
L’idea di costringere le persone a usare l’italiano nei sermoni, oltre a ricordare momenti non proprio brillanti della storia di questo paese, è la classica soluzione dirigista e controproducente.
A me pare che in ballo non siano le MIE simpatie personali, ma l’universalità dei principi liberali. A me i neonazisti stanno antipatici ancora più dei fondamentalisti musulmani, e tuttavia sono contrario a robe tipo la legge Mancino o alla censura nei confronti dei negazionisti. D’accordo il diritto di autodifesa, ma tu parli di manovre estremamente limitanti la libertà di culto, di associazione e di parola; la loro implementazione sarebbe il primo passo verso la vittoria dei fondamentalismi.