Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Non sono un grandissimo estimatore delle varie giornate in ricordo di qualcosa o qualcuno o per o contro qualcosa o qualcuno perché mi danno l’impressione di voler confinare il dibattito in poche ore, di banalizzare argomenti che invece meriterebbero molta più attenzione, di essere una facile catarsi. Però è anche vero che queste giornate possono avere il merito di porre l’attenzione del pubblico su argomenti che magari tendiamo a dimenticare. Quindi, oggi nel mondo, o meglio, in alcune parti del mondo ci si focalizza sull’omofobia e la transfobia. Io voglio dare il mio contributo portando il mio caso.
Come ogni maschio eterosessuale che si rispetti, sono cresciuto interiorizzando omofobia a destra e a manca. Culatón, frocio, fenocio, reción, etc etc erano tutti insulti gravi. Dubitare della virilità (ossia dell’amore per la bagigia) altrui era cosa molto seria e quando sussurrando si additava una persona come possibile gay, la si iniziava a guardare in modo diverso; con sospetto. Quasi come se quel possibile gay non aspettasse altro se non di violare il nostro ano alla nostra minima distrazione. Sembrerebbe proprio che per il maschio eterosessuale il suo ano sia un luogo inviolabile nel quale risiede la sua stessa dignità. Dignità che può metaforicamente essere violata nei confronti di un altro (“ti ho inculato“) o anche letteralmente se si tratta di una persona di genere femminile; in quel caso la dignità non conta. In famiglia il sentimento nei confronti delle persone gay non era di odio o paura ma di compatimento, ossia “poverino quello che è gay perché chissà che dura vita, meglio se fosse normale, no?”. Si tratta di un sentimento più subdolo perché mette il problema nelle mani del gay: non siamo noi che siamo omofobi, sei tu che sei gay. Dopo anni di discorsi ai genitori, ora l’hanno finalmente capita.
Crescendo, per fortuna, mi sono reso conto che le persone gay in fin dei conti non sono questo pericolo mortale per la società. Ossia che non attentano violentemente e continuamente al mio ano e che non tramano nell’ombra per portare la società all’apocalisse. Questo è il punto: le persone gay non sono pericolose in quanto categoria. L’omofobia è una paura irrazionale contro le persone gay perché non c’è nessun disegno dietro, nessuna conquista a mano armata delle istituzioni. La conseguenza, per esempio, dell’estensione alle persone gay dell’istituto del matrimonio non è la fine della società ma…la sacrosanta estensione alle persone gay dell’istituto del matrimonio. Una società libera è una societa nella quale ogni individuo è libero di vivere come più gli aggrada, anche odiando gli altri, o amandoli, o disinteressandosene; l’importante è seguire il principio di non aggressione. L’omofobia oggi è un problema anche perché persone che detengono i mezzi politici agiscono omofobicamente aggredendo la libertà delle persone gay. Non si può invece cancellare con una legge l’omofobia. Per quello bisogna educare attraverso l’esempio o gli argomenti.




5 Responses to “Contro l’omofobia”
Concordo al 100%
il mio problema coi gay non era tanto che attentassero al mio ano (dovrebbero stuprarmi, e la cosa non mi sembra tanto facile) quanto piuttosto che pensassero a me quando si facevano le pippe, l’obiezione si palesa da sola perchè anche le cesse potrebbero fare una cosa del genere, però il fatto che lo facessero le cesse mi dava meno fastidio.
noooo, buuu ai commenti sotto il titolo del post! proprio tu che li fai sempre lunghissimi, alla fine della lettura ti tocca tornare su eppoi di nuovo scorrere il post in giù per leggerli!!
nooo, buuuu!
Su, vi vogliamo bene anche se siete etero, anzi, proprio perché siete etero e quindi fondamentalmente limitati.
Astrolabio, ora vogliamo le foto!!!
eccerto, nudo magari