UE? Uhm…

Il grande equivoco dal quale bisogna liberarsi per, almeno, non avere un dialogo tra sordi è quello che dipinge gli eurocontrari come me alla stregua di isolazionisti, gente che vuole erigere barriere di filo spinato e vivere autarchicamente. No. Io sono per il libero scambio, per la libertà di movimento di idee, individui, merci, cultura e sogni. Io adoro il mondo globalizzato in quanto espressione di tutto questo. La domanda è: serve l’Unione Europea per avere una fratellanza europea? Io penso di no perché a stati che fanno comunella preferisco di gran lunga individui da ogni dove che cooperano liberamente; e per questo non serve la UE. Bisogna dare atto che la UE in passato ci è servita favorendo lo sviluppo di un mercato europeo tendente alla soppressione delle barriere. Molto probabilmente questo sarebbe avvenuto ugualmente, ma va bene.

Una volta ero un euroentusiata proprio perché non coglievo la fondamentale differenza tra unione di stati e libera cooperazione tra individui e pensavo che, beata ingenuità, dentro un superstato federale potessimo volerci tutti bene. Poi sono diventato euroscettico perché mi sono reso conto che l’Euroleviatano stava lievitando sempre di più, in barba al principio di sussidiarietà. Citandomi, principio di sussidiarietà significa che:

Lo Stato non deve fare quello che possono fare i cittadini per conto loro. Quando invece deve intervenire, le decisioni devono essere prese il più vicino possibile al cittadino. Il principio di sussidiarietà quindi implica che la persona viene prima dello Stato e che lo Stato deve  essere federale per non essere un Leviatano lontano che tutto decide e tutto organizza. Quindi, la sussidiarietà si riferisce a una società nella quale i cittadini sono liberi e responsabili, una società nella quale il principio organizzativo è quello della confederazione, della libera unione di individualità sovrane.

Nonostante a parole la UE si basi anche su questo principio, nei fatti stiamo assistendo a continui tentativi, che riescono sempre più, di normalizzare, conformare, livellare e accentrare. Sono diventato decisamente eurocontrario dopo aver assistito all’ultima manovra per “salvare” la Grecia. Attenzione, l’Euro non è necessariamente una brutta cosa, se all’unità monetaria si affianca l’indipendenza e la responsabilità dei singoli stati. Quando sento gente come i Radicali che auspicano la nascita degli Stati Uniti d’Europa (magari con dentro la Turchia) mi sale un brivido su per la schiena. Io quelli che vogliono i centri decisionali del potere ancora più lontani dal cittadino di quanto siano già adesso non li capisco. Vabbeh che i Radicali sono romanocentrici e quindi per loro è normale pensare per centri di potere, però la motivazione che usano più spesso mi fa venire ancora più brividi. Ho sentito innumerevoli volte la Bonino dire che bisogna fare un superstato europeo “per contare” a livello globale. Io questa storia del contare non l’ho mai capita. Un cittadino della repubblica dell’Estonia all’interno dell’Urss faceva parte di uno stato immenso che contava eccome sulla scena internazionale; però ho come l’impressione che il cittadino dell’Estonia stia molto meglio adesso che fa parte di un piccolo stato. Io penso che questa smania di grandezza sia assimilabile a quelli che si comprano il macchinone perché hanno il pistolino. Penso che il contare sia a uso e consumo dei politici. Un superstato europeo nel quale la concorrenza tra stati per attirare menti, capitali, industrie è livellata: che prospettiva rosea. Quello che deve contare non è lo stato, ma il cittadino! La libertà dell’individuo conta, non la costruzione di imperi per la smania di potere e di accentramento dei politici e dei burocrati.

Ecco perché quando il nuovo stato veneto indipendente indirà il referendum per confermare o meno la sua adesione alla UE, io personalmente voterò NO.