Costretti ad essere ricchi

Specialmente in tempi di crisi e di incertezze molto pesanti, si sentono inevitabilmente da parte dei politici e di lobby interessate discorsi tendenti al protezionismo. Io trovo che questi discorsi siano estremamente interessanti perché nonostante la storia sia lì a mostrarci come il protezionismo sia stato praticamente sempre deleterio, ecco che immancabilmente spunta l’ideona: protezionismo!

Le lobby che chiedono misure protezionistiche fanno parte di settori che non reggono, o reggono male, la concorrenza estera. Queste aziende, invece di chiudere o fare altro o migliorarsi in quello che fanno, chiedono la barriera statale per essere protetti dall’esterno. In questo modo si ottiene che:

a) Il cittadino comune paga di più una merce o un servizio che prima trovava a meno grazie all’azienda estera, e quindi spende soldi che magari avrebbe usato per altro o per risparmio. Potrebbe anche capitare che non acquisti proprio il bene “protetto” perché uscito dalle sue possibilità economiche. Il protezionismo danneggia soprattutto le persone comuni, quelle con meno disponibilità finanziarie.
b) L’azienda “protetta” non ha stimoli per migliorarsi in quanto, essendo la concorrenza estera tagliata fuori, vive in un regime di protezione statale nel quale soggetti più dinamici non possono partecipare. Aziende decotte rimangono in vita interrompendo il naturale e salutare ciclo dell’innovazione.

Paradossalmente parlando, se ai tempi della rivoluzione industriale ci fosse stata la UE con le sue laute sovvenzioni all’agricoltura, milioni di contadini non si sarebbero spostati nei distretti industriali e le società europee sarebbero diventate molto meno ricche; per usare un eufemismo. Questo è quello che comporta l’innovazione: l’abbandono di vecchi settori per la nascita di nuovi settori con più valore aggiunto e il conseguente aumento del benessere per tutti. Se attraverso il protezionismo o le sovvenzioni produciamo una distorsione del mercato, non facciamo altro che renderci più poveri. Un altro effetto sgradevole del protezionismo è il suo comportare inevitabili guerre commerciali. Anche in questo caso la storia ha milioni di esempi. Se lo stato X alza una barriera protezionistica contro la tal merce del tal stato Y, questi si vendicherà alzando una barriera contro la talaltra merce dello stato X. In questa spirale perversa quindi ci perdono tutti e soprattutto, ancora una volta, le persone comuni che si vedono di punto in bianco i prezzi aumentare. In un regime protezionista, la gente è costretta ad essere ricca per avere quei servizi e quei beni che in un regime di libero scambio si potrebbe procurare con meno.

La chiave per la prosperità è la libertà di commercio. In un contesto di piccolo villaggio chiuso nei confronti dell’esterno non abbiamo grandi ricchezze e grandi innovazioni ma un’economia povera di sussistenza nella quale gli abitanti del villaggio tirano avanti a campare senza prospettive. Più allarghiamo il campo e più possibilità per tutti ci sono. Chi parla di protezionismo parla in realtà di povertà. I due termini sono sinonimi.