
Oggi sono andato a pagare le tasse e la sensazione che ho provato è stata identica a quella che avrei provato se avessi buttato i soldi giù nel cesso: stessa utilità.
Le tasse sono il prezzo che paghiamo per ricordarci la nostra posizione di schiavi dello stato italiano. Le tasse servono per spronarci a perseverare per provare a uscire in un modo o nell’altro da questa gabbia di pericolosi matti. Oggi sono più povero e più incazzato di ieri. Sempre più povero e sempre più incazzato.




15 Responses to “Avrei voluto sputare sulle banconote”
Be’, no… Se le butti nel cesso se le mangiano i pesci che sono simpatici e non ti hanno mai fatto del male.
hai ragione anche tu
Sai cosa mi fa incazzare anche di più? Che non solo prima ti tassano il reddito, ma poi con l’IVA ti tassano su qualunque consumo. Puzza molto di doppia imposizione a me, che se non lo è sulla carta, lo è comunque nei fatti.
Ci sono persone (che sfortunatamente conosco) che lavorano come te, magari prendono meno di te, e hanno la sfortuna di essere anche disabili. Gente che è costretta a pranzare fuori casa perché gli manca una mano e non sono capaci di cucinare per sé.
Molto probabilmente, grazie alla retorica degli sprechi, della tassazione iniqua, eccetera, il governo stringerà la cinghia, e con la scusa di punire i falsi invalidi renderà più difficile anche per questa gente accedere all’accompagnamento.
Quando penso a gente così, vado a pagare le tasse col sorriso sulle labbra, a testa alta.
I motivi per incazzarmi sono altri.
Giusto per far sentire “l’altra campana”.
Specifico: ho scritto “sfortunatamente” proprio in riferimento all’incazzatura che provo nel momento in cui mi vengono a raccontare di tutte le difficoltà e delle umiliazioni che GIA’ esistono per chi ha dei veri problemi ad accedere agli aiuti indispensabili.
Ti siedi davanti a una commissione, e devi spiegargli che hai difficoltà perfino ad accendere il fuoco, che magari, a fatica, ed escludendo la maleducazione quotidiana sui mezzi pubblici, al lavoro riesci anche ad andarci, ma che i problemi sono altri, che ogni forma di handicap fisico o mentale ha la sua specificità, e che è molto difficile per chi parte svantaggiato vedersi riconosciute individualmente determinate tutele, e in contemporanea trottare, lavorare, guadagnare l’indispensabile per vivere, che per te sarà sempre almeno il doppio rispetto a un normodotato.
L’incazzatura per me è solo questa, non certo nel fatto di conoscere persone simili.
Questo semmai mi onora.
Così come mi onora pagare le tasse in uno Stato che ridistribuisce la ricchezza collettiva per migliorare la vita di tutti, per migliorare l’assistenza sanitaria, la ricerca scientifica, l’istruzione.
a me invece uno stato che “benevolmente” mi preleva la ricchezza per “benevolmente” ridistribuirla fa paura perché, tra le tante altre cose, uno stato che può darti tutto può anche toglierti tutto.
quando penso che i miei soldi andranno a stipendiare i duecento milioni di forestali della calabria che svolgono un lavoro indispensabile o ad aggiustare i conti di “roma capitale” o a rifocillare i partiti che, poverini, devono essere rimborsati, ecco, mi incazzo un attimo
Ma le tasse che paghi servono anche a rendere la vita più facile ai disabili, che altrimenti non verrebbero messi in condizione di lavorare. E questo ti coinvolge a più livelli, da quello più banale (affettivo) a quello produttivo, perché magari nella tua azienda trovate una persona competente, ma disabile, che potendo contare solo sullo stipendio mensile avrebbe seri problemi a spostarsi o cucinare per sé. E se l’azienda, per ipotesi, avesse bisogno della competenza di dieci o più impiegati, non può provvedere singolarmente a tutti i loro specifici problemi. E’ la loro produttività che paga, non certo le difficoltà che incontrano fuori dall’ufficio. Che però in qualche modo finiscono per condizionare tutto il sistema.
Il problema quindi non riguarda la gestione criminale dei fondi delle guardie forestali in Calabria, che semmai è un discorso a parte, ma il fatto che quei fondi, comunque la mettiamo, servono, per poter garantire a ogni cittadino un trattamento equo.
Quindi non è lo stato a ridistribuire, sei tu, cittadino, a capire l’esigenza di mettere da parte dei fondi per i più svantaggiati.
Altrimenti, non vedo come risolvere questo tipo di problemi.
Se mi dici “che ci pensino apposite fondazioni private” in pratica stai ipotizzando lo stesso sistema di tassazione che reputi criminoso.
Con la differenza che io, alla suddetta fondazione privata, posso anche non dare un euro, stile il tizio che nasconde la mano in chiesa quando passa il cesto delle offerte. Ma in questo particolare caso, se non si raccoglie denaro a sufficienza, sono guai.
Si crea una società profondamente ingiusta, in cui determinate persone, che potrebbero essere messe in condizione di produrre e realizzarsi affettivamente e professionalmente, verrebbero gettate da un precipizio stile Sparta, con uno spreco di potenziale umano non indifferente.
Nel senso: per quel ne sai il denaro che hai speso andando a pagare le tasse va a finanziare la serenità nella vita di un ricercatore disabile, il quale, messo nelle giuste condizioni produttive, domani potrebbe scoprire il vaccino contro l’Aids. Per me le tasse sono il prezzo che pago per assicurare un futuro alla mia idea di società. E non vedo schiavi, nel fatto che tante persone abbiano accesso alle stesse possibilità degli altri. E l’unico modo che mi viene in mente per ottenere ciò è prelevare un tot da ciascun cittadino, e metterlo in funzione delle esigenze collettive.
La stessa cosa che fai anche tu, quando conti i soldi alla fine del mese e cerchi di decidere come spenderli per il bene della tua famiglia. Solo che la famiglia non è quella cosa che finisce dove termina la porta di casa tua. Sei costretto a interagire e lavorare con tante persone, i loro problemi diventano anche i tuoi.
Anche soltanto quando si decide quanti soldi stanziare per riparare una strada. Possiamo anche discutere su quali siano i migliori meccanismi per far decidere alla popolazione come spendere i soldi, ma sulla necessità di stanziarli tutti siamo d’accordo.
La schiavitù è rimanere bloccati in casa, fare scelte limitate perché gli altri sono un passo avanti a te, quando la colpa non è tua, ma del modo in cui sei nato, o del posto in cui sei nato.
Il denaro che ti resta, dopo aver pagato le tasse, è quello con cui mangi, decidi, vivi. Non mi sembra una tragedia darne una parte per aiutare anche le decisioni degli altri.
la solidarietà o è volontaria o si chiama costrizione.
io NON decido di pagare le tasse per i disabili, io sono costretto a pagare tasse che in una parte infinitesimale vanno ad aiutare disabili. stai prendendo fischi per fiaschi.
che la metà e passa del frutto del proprio lavoro venga preso dallo stato e sperperato è un crimine. il tuo discorso non c’entra con quello che ho scritto.
I soldi delle tasse vanno alla sanità, alle scuole, all’urbanistica.
Ma quando paghi le tasse e ti lamenti di buttare i soldi nel cesso forse dovresti pensare anche a queste cose.
Anche tu fai parte di un sistema. Il tuo lavoro deve necessariamente relazionarsi con quello degli altri, le disparità sociali creano squilibri che si ripercuotono anche sulla funzionalità del lavoro che svolgi, da solo o in equipe.
Qui non stiamo parlando di solidarietà. La solidarietà è se ti commuovi e dai cento lire per strada a un tizio che chiede la carità. La società in cui vivi, i servizi erogati dagli enti di cui tu stesso, o probabilmente i tuoi amici e parenti, usufruiscono, sono pagati dalle stesse tasse che ti sembrano una ladrata.
Non chiameresti la pensione d’accompagnamento che consente a un tuo parente di mangiare e andare al lavoro “carità”.
Non chiameresti una scuola pubblica “elemosina”.
E’ semplicemente un insieme di servizi che la comunità dei cittadini ritiene irrinunciabili, per sé stessi e per chi gli sta vicino.
E che poi ripagano la stessa comunità, in termini di risorse umane. Perché la gente che va nelle tue scuole, che viene curata, ecc., andrà a lavorare, a produrre, a generare altro lavoro, altro reddito.
Ebbene, le mie tasse pagano tutte queste cose, e mi sembrano perfettamente in argomento col tuo post.
marco, senti. tu pensi che lo stato debba provvedere a cose come le pensioni, la scuola, la sanità etc etc. io penso invece che se queste cose fossero gestite da privati ne trarremmo tutti enorme beneficio.
quindi, per piacere, non venire a scrivermi il pistolotto dell’uomo che si relazione alla società attraverso lo stato perché questo a mio modo di vedere è esattamente il CONTRARIO della libera e felice interazione tra persone.
>marco, senti. tu pensi che lo stato debba provvedere a cose come le >pensioni, la scuola, la sanità etc etc. io penso invece che se >queste cose fossero gestite da privati ne trarremmo tutti enorme >beneficio.
Quindi, rapportando al mio esempio di prima, pagheresti dei privati affinché aiutino un invalido ad andare al lavoro o cucinare.
O gli pagheresti un salario maggiore degli altri dipendenti, affinché se li paghi da solo.
E non è esattamente lo stessa cosa rispetto al pagamento delle tasse? Praticamente per farti contento basterebbe chiamarle in un altro modo, come “conguaglio rimborso temporaneo” nella puntata dei Simpsons con Lisa presidente.
“E non è esattamente lo stessa cosa rispetto al pagamento delle tasse?”
come disse (credo) Block se non capisci la differenza tra il fare le cose sotto minaccia e farle per libera scelta non abbiamo molto da discutere.
ANDIAMOCI PIANO ad auspicare sanità, scuola e pensioni PRIVATE !!!
E diamo un’occhiata agli Stati Uniti … dove se ti viene un tumore non ti rinnovano l’assicurazione sanitaria (e senza assicurazione si muore !!!), dove i giovani si indebitano fino ai capelli per le rette del college, e dove i fondi pensione privati FALLISCONO !!! OK, se guardiamo ai nostri ospedali, all’INPS e alla situazione delle scuole non c’è da stare sereni … ma che posso dire? La situazione americana a me fa gran paura.
UNA che, nonostante tutto, paga le tasse, volentieri.
e attenzione in carcere quando cade la saponetta