Penso che molti libertarian compiano un grandissimo “errore di marketing” nell’attaccare a testa bassa la democrazia in quanto tale. Il problema dal mio punto di vista è che alla voce “democrazia” la filosofia politica libertarian associa semplicemente un sistema coercitivo basato sulla dittatura di minoranze organizzate (il parlamento, il governo, i partiti, “la “maggioranza” degli elettori, etc etc) ai danni di maggioranze non organizzate (l’insieme degli individui); coercizione fatta passare come giusta perchè vidimata dal voto popolare. Fondamentalmente sono d’accordo con questa visione ma penso che venderla a persone alle quali è stato insegnato fin da bambino che la democrazia è il sistema perfetto per vivere in società sia molto difficile e abbia bisogno di un corso minimo di un’ora per essere spiegata. Dato che mi sembra che l’individuo medio non abbia molta voglia di andare oltre la superficie delle cose, penso che questa strategia di marketing sia fallimentare. Ossia, i libertarian spesso passano paradossalmente per fascisti o monarchici. Oltre all’aspetto d’immagine, per andare più in profondo con il ragionamento e lasciar perdere l’individuo medio, io penso che questa strategia di delegittimazione non renda nemmeno come strategia politica per avvicinarsi sempre più a una società libera (dallo Stato): non penso si possa arrivare all’estinzione dello Stato nel corso della nostra vita, dall’oggi al domani senza una serie di lunghi e faticosi passaggi intermedi. Penso serva ancora un po’ di evoluzione dell’essere umano.
Secondo me la domanda che dobbiamo porci è “quale democrazia?“ e non tanto esclamare “no alla democrazia!“. Quando si parla di democrazia, si pensa soprattutto alla democrazia rappresentativa, ossia vengono eletti dei rappresentanti e morta lì. Questi “rappresentanti” solitamente possono fare il bello e il cattivo tempo e nonostante in teoria rispondino agli elettori, nella pratica rispondono ai capi dei loro partiti. Se invece passiamo a proporre un tipo di democrazia diversa, la faccenda cambia molto. La democrazia diretta è tutto un altro paio di maniche. Qui sono i cittadini che direttamente decidono riguardo innumerevoli temi; anche e soprattutto di natura fiscale. In Svizzera per esempio i referenda sono molto comuni. In Svizzera però si è votato anche per vietare la costruzione di minareti, ossia per mettere dei paletti molto pesanti alla libertà di disporre come meglio si crede della propria proprietà privata; e qui veniamo al punto successivo.
La democrazia diretta è migliore della democrazia parlamentare ma non è garanzia di non-coercizione in quanto può sempre capitare che una maggioranza tiranneggi una minoranza; e ricordiamo che l’individuo è la minoranza più bistrattata del mondo. Io penso che una parziale soluzione al problema possa essere quella di fissare in una costituzione delle norme molto rigide (cioè non facilmente modificabili da parte del parlamento) per tutelare i diritti dell’individuo; che nell’accezione libertarian è unicamente il “diritto negativo“. Quindi, riassumendo, una democrazia diretta nel quale una costituzione rigida impedisca alla maggioranza (o meglio, a una minoranza organizzata) di violare (più realisticamente, di violare il meno possibile) la libertà dell’individuo a colpi di leggi e referenda ma si limiti a legiferare (il meno possibile) su questioni amministrative ordinarie. Una democrazia, aggiungo, con un ordinamento giuridico di common law che in questo modo sia basata sulla consuetudine e non sulle bizze di legislatori creativi. Una forma simile di democrazia sarà sempre una dittatura della maggioranza, ma una dittatura mitigata; che è meglio di un calcio in culo. Una simile democrazia è difficile da creare in uno Stato già in piedi, è difficile riformare così tanto e così profondamente uno Stato già creato. Ecco un motivo per il quale sono un propugnatore di una esponenziale frammentazione statale (unita alla globalizzazione economica) che favorisca lo sviluppo di nuovi Stati più piccoli e più a misura di cittadino; i quali tendono a farsi la concorrenza tra loro (a beneficio dei cittadini) per l’accaparramento di cervelli e capitali.
Persone come Wes Bertrand (del cui podcast sono un fan accanito) non sarebbero d’accordo con me. La sua strategia è far sì che un considerevole gruppo di persone ignorino completamente lo Stato. Se questo numero di persone fosse elevato, allora lo Stato non potrebbe far niente. Patri Friedman invece crede che la salvezza ci venga dal mare, o meglio, andando in mare. Il suo Seasteading Institute è (sfortunatamente per ora solo) un’idea geniale: costruire comunità volontarie permanenti e autonome in alto mare per lasciarsi alle spalle la coercizione statale. Io in linea di principio concordo con l’impostazione “dura e pura” di Wes Bertrand e anche con il sogno marino di Friedman. Il fatto però è che reputo questi due approcci più difficili da realizzare del mio nuovo Stato Veneto. Sono d’accordo con l’idea di Hoppe della frammentazione a catena, anche se, a differenza di Hoppe, credo che la democrazia non sia una divinità che ha fallito ma un’evoluzione ancora (e non può che essere così) imperfetta di una forma di Stato; sempre di Stato, e quindi di coercizione, si parla. Tendo a percepire la democrazia come un’evoluzione di forme di stato più autoritarie e totalitarie. Non è la perfezione perché, come scritto all’inizio, è ancora un sistema coercitivo basato sulla dittatura di minoranze organizzate, ma è pur sempre meglio di forme più totalitarie nelle quali i diritti di proprietà sono disprezzati ancora di più. A mio modo di vedere, la strada più pratica non è quella dell’attacco alla democrazia ma del suo miglioramento. Si tratterà sempre di una coercizione nei confronti dell’individuo, ma meglio una sberletta che un sonoro calcio in culo.
Tuttavia è bene ricordare che si sta parlando di aria fritta. Fondamentalmente, nella pratica, non nutro nessuna speranza e penso che non ci sia altro da fare che salvaguardarsi il più possibile dalla violenza dello Stato, ossia la mafia con la bandiera.

(vignetta trovata su Wolverines!!!!!)




7 Responses to “La dittatura della maggioranza”
ma è questo il post che dicevi che avrebbero letto in tre? Perché?
Più lineare e chiaro di così (e lo dico da denigratore della democrazia). Concordo sopratutto con la lode al sistema di common law.
Bel pezzo, Yoshi.
Il tutto si potrebbe riassumere – o meglio, titolare – “Primo non prenderle”. Perchè si che Rothbard sosteneva di chiedere 100 per ottenere 10, ma alla fine a me sembra che chiedendo 100 si ottenga -5.
Il punto è che ormai l’ideale democratico è ben radicato nella popolazione, si voglia perchè gli è stato insegnato così (perchè lo stao sei tu! Ma vaffan..) sia perché hanno capito che è un ottimo sistema per vivere alle spalle degli altri.
E tutta la anti-democrazia liberale spesso non riesce a sfondare le barriere di indottrinamento.
Il futuro -lontano, se non utopico- è veramente la frammentazione in piccoli stati basati sulla concorrenza e perchè no l’accettazione dei membri in base a molteplici fattori.
Quindi per ora solo una difesa rigida delle minoranze e un sistema giuridico di stampo anglosassone sarebbero una vittoria. Come dicevo, “primo no prenderne/prenderne meno”.
E tre lettori.
Sulle comunità autonome in alto mare mi viene un po’ da ridere…
Ma se ce la fanno gli amish nel deserto, vuol dire che basta sapersi adeguare.
Il punto debole è che l’essere umano è fondamentalmente avido, egoista e in gran parte gregario e quando non c’è altro s’associa volentieri al branco perdendo in libertà ma guadagnando in “bullismo” (tanto per farla breve).
Qualunque società perfetta crolla nel giro di due o tre generazioni a causa della sete di potere, comunque tu la metta, qualunque associazione o gruppo o controllore privato esterno usi.
Anche il piccolo stato non funziona, faccio finta di accettare tutti i principi e poi ti fotto, in accordo con i miei amici degli altri staterelli.
Non che ci si debba rassegnare, ma forse è più efficiente non pensare solo alle utopie.
però secondo il tuo ragionamento, città-stato come singapore o montecarlo o san marino non dovrebbero esistere perché sopraffatte da stati più grandi
l’uomo è un animale sociale e le sue interazioni più sono libere, più sono vantaggiose per tutti. più stati ci sono, più libertà di scelta c’è e meno guerre catastrofiche possono nascere. è con l’imperialismo di grandi stati protezionisti che sono scoppiate le grandi guerre.
I piccoli stati, finche restano pochi possono essere utili, come il matto del villaggio.
E poi c’è evidentemente un alternarsi storico di piccoli e grandi stati, dove poi stato ha significati diversi, da impero romano, a sacro romano impero fino all’UE e a che so “la coalizione delle democrazie”.
Alla fine è il potere che va contrastato, il resto è sovrastruttura.
http://www.lestinto.it/articoli/pena-di-morte-in-svizzera/
Un post interessante ma poco convincente. Quello che non mi convince è l’impostazione individualista (lebertaria?) di una democrazia diretta come l’hai disegnata tu. Cioè, ci sono questioni che richiedono una cultura collettivista che va necessariamente contro l’individuo, se giudichiamo dal tuo punto di vista. Penso alla scuola, al welfare, alla sanità. Tutto quello che stanno cercando di distruggere i sistemi liberisti (liberisti non libertari). Come esere libertari senza essere liberisti? Senza elevare a ranghi superiori un’etica che premia l’individuo di successo e punisce, se non elimina, l’individuo che fallisce (per le ragioni più varie, dalla malattia alla povertà etc, etc…)?
Mi interesserebbe sapere il tuo punto di vista.
titti