Category: brightness

Tre cose sull’Islam

Devo verificare alcune informazione che danno nel video, tipo che i versetti posteriori annullano i versetti precedenti che contraddicono. Intanto, cosa ne pensate voi? Io ho idee divergenti a riguardo. Preso atto di questa situazione, cosa si fa?

Merely a theory

Tratto dalla nona puntata della sesta serie (andata in onda venerdì 13) di Futurama.

Non capisco perché la Disney non mi abbia già chiamato

Oggi è la giornata nella quale tutti si cimentano nel disegnare Mohammad. Invito tutti ad aderire a questo evento irrispettoso e sgradevole proprio perché si tratta di un evento irrispettoso e sgradevole. Nelle società libere la sgradevolezza e la blasfermia sono condannate dai rispettivi credenti con la promessa delle fiamme eterne dell’inferno e non facendo chiudere la bocca. Questo concetto basilare devono capirlo soprattutto i mussulmani che fanno parte delle nostre società perché sono in gioco i fondamenti già malmessi e tremanti delle nostre libertà. Tutti devono capire che la libertà molto spesso è anche sgradevole e se non mi è permesso nemmeno di essere blasfemo allora vuol dire che siamo messi molto male.

Comunque, questo è il mio contributo d’artista:

Update:

Penso che tutte le religioni dovrebbero essere oggetto di satira e che alcuni gruppi religiosi non hanno alcuna ragione di pensare di essere al di sopra della società (qui)

L’islamofobia è un vaccino contro il totalitarismo

Scriveva Stefano qualche giorno fa riguardo al fallito attentato in Times Square:

E’ evidente che a spingere Shahzad – e molti come lui – è il suo islamismo radicale e non presunte condizioni di svantaggio sociale. E’ cioè una fede, l’Islam, a fargli credere che sia giusto sterminare innocenti, colpendo nel mucchio con un’autobomba, perché occidentali e dunque infedeli. Questo non significa che chiunque aderisca, più o meno tiepidamente, all’Islam sia destinato a diventare un terrorista, si badi bene, ma è inutile fingere che ciò non avvenga con più probabilità tra chi crede all’Islam rispetto a chi crede in altre religioni. Si può, per principio, ritenere che tutte le religioni monoteistiche siano dannose per gli esseri umani, ma non si può nemmeno negare che le religioni non sono tutte uguali, non tutte si trovano al medesimo stadio di sviluppo sulla via di una progressiva laicizzazione effettiva. All’atto pratico non tutte le religioni sono uguali. E gli atti di terrorismo, nel mondo, sono in gran parte provocati da islamisti: questo è un dato di fatto. Oltretutto non si tratta né di un pregiudizio né di illazioni: sono i terroristi stessi a invocare la loro fede per spiegare quello che fanno. Siamo noi, invece, che non vogliamo credergli.

Non potrei essere più d’accordo con le sue parole. Chi oggi nelle nostre società continua a guardare con occhio benevolo questa infiltrazione fondamentalista perché fa tanto etnico e poverini son poveri proprio non riesce a capire che ha firmato la condanna a morte per la nostra malmessa libertà. Oggi l’Islam è la religione dalla quale dobbiamo guardarci perché la più vitale nel mondo dal punto di vista fondamentalista e la più propensa all’espansione territoriale attraverso l’emigrazione. Chi continua a non capirlo ha dell’empio prosciutto sugli occhi.

Lars Villks è uno dei famosi fumettisti che ha fatto una vignetta “blasfema” su Maometto nel 2007 e che per questo rischia la morte (una taglia di 100.000$ sulla sua testa). Ieri all’università di Uppsala in Svezia è stato aggredito da un gruppo di ferventi credenti che al grido di Allah akbar volevano tappargli la bocca senza andare per il sottile. La cosa più sconvolgente è che in Europa una vastissima parte della popolazione pensa che in fondo personaggi come Villks se lo meritino e che se non si critica o deride la religione, soprattutto quella islamica ché è la più permalosetta, è meglio. Insomma, ci stiamo auto-castrando della nostra libertà di parola e di espressione conquistata nei secoli e stiamo accogliendo a braccia aperte persone che hanno come chiodo fisso quello di trasformare la nostra società laicizzata in un medioevo islamico.

L’islamofobia, ossia il non poter e voler sopportare le prepotenze islamiche, è un vaccino contro il totalitarismo e ad ognuno di noi dovrebbero drizzarsi le antenne quando vediamo scene come quella del video qui sotto. Io sono islamofobo e non voglio vivere in una società che accoglie queste merde islamiche.

A life of privilege

Umar Farouk Abdulmutallab, the 23-year-old Nigerian man charged with trying to blow up a transatlantic flight on Christmas Day, appears to have lived a life of privilege. As the son of one of Nigeria’s most prominent businessmen he had access to international travel and a world-class education. He has been described by one former British teacher as a dream student. (qui)

Non mi stupisco molto per il fatto che un ragazzo istruito e ricco possa aver abbracciato l’idea terrorista islamica. Mi stupisco invece di quelli che si stupiscono. Sembra infatti che tanti non abbiano ancora compreso la differenza tra istruzione e intelligenza. Ossia, sembra che l’idea secondo la quale basti fare le scuole e conoscere per essere persone intelligenti sia molto comune.

Tanto per restare vicini a noi, dovremmo ricordare che le Brigate Rosse sono state fondate da gente che andava all’università e che il loro scopo era quello di “indicare il cammino per il raggiungimento del potere, l’instaurazione della dittatura del proletariato e la costruzione del comunismo anche in Italia” attraverso azioni terroristiche, ossia assassinii a sangue freddo. Non so se mi sono spiegato: questi qui uccidevano delle persone per far arrivare al potere un’ideologia totalitaria; e andavano all’università…e avevano un folto seguito di simpatizzanti tra intellettuali e studenti! Perciò penso sia di per sé evidente che l’istruzione non è sinonimo di intelligenza.

Nemmeno lo è l’essere benestanti. Ovvio che i ricchi non sono intelligenti per il fatto di essere ricchi. Però si pensa per esempio che i problemi che si possono avere in quelle città occidentali con forti presenze mussulmane nelle quali emergono fenomeni di estremismo islamico potranno essere  superati quando anche in quei settori della popolazione arriverà un po’ di benessere. Perché si sa, agli occhi di molti “i dannati della Terra” hanno una sorta di giustificazione morale per gli atti criminali che compiono, poverini. Le dinamiche però non sono così semplici e così lineari. Ossia, come si è visto per esempio in occasione degli attentati del 2005 alla metropolitana di Londra, gli attentatori non erano immigrati poveri appena arrivati in città. Ossia, si può abbracciare l’ideologia terrorista anche se si è nati e cresciuti a Londra senza particolari disagi.

Abdulmutallab è un giovanotto di 23 anni, è istruito ed è figlio di un Nigeria’s most prominet businessmen, non esattamente il figlio zoppo della serva. Questo secondo me dovrebbe essere uno sprone per farci considerare con un po’ più di attenzione la religione che attualmente è la più problematica a livello globale. Ossia, non è che si diventa terrorista islamico perché povero e ignorante; almeno, non solo. Il problema è che attualmente in ampli settori dell’Islam si trova una diffusa cultura di violenza e di conquista che non si risolve dando loro un po’ di benessere. Fino a quando questa diffusa cultura non sarà relegata dai mussulmani stessi ad aspetto marginale e fino a quando l’Islam non subirà la secolarizzazione subita, per stare dalle nostre parti, dal Cristianesimo, io starei sempre ben attento a favorire penetrazioni massicce dell’Islam nelle nostre società. Forse sbaglierò, ma continuo a pensare che più Islam voglia dire meno libertà per tutti.

Defamation of Religions

The United Nations General Assembly has handed yet another victory to Islamic states in their push to curtail freedom of expression out of “respect” for religious beliefs. On Friday the U.N. General Assembly passed a resolution combating the so-called “defamation of religions.”   The resolution, sponsored by the Organization of Islamic Conference, was adopted with 80 votes in favor, 61 votes in opposition, and 42 abstentions.  (Similar measures have been adopted for the past five years in a row.  Last year 86 member states voted in favor of the resolution.)

The “defamation of religions” resolution is both unnecessary and misguided.  It subverts longstanding principles of human rights law by empowering governments and clerics who seek to silence or intimidate religious dissidents, religious minorities and nonbelievers.  Existing international law already protects individuals from discrimination and from expression constituting incitement to violence.  UN experts agree that the concept of “defamation of religions” is an improper legal instrument for addressing the problem of discrimination based on religion. Asma Jahangir, the United Nation’s outgoing special rapporteur on freedom of religion or belief, has cautioned that resolutions targeting “defamation of religions” can be used to legitimize anti-blasphemy laws that “punish members of religious minorities, dissenting believers and nontheists or atheists.”

Fortunately, the General Assembly resolution is non-binding against U.N. member states.  Yet defenders of religious liberty and freedom of expression should not dismiss the resolution as meaningless.  A movement is afoot at the U.N. Human Rights Council in Geneva to incorporate the “defamation of religions” concept in binding international treaties. In addition, the General Assembly’s resolution gives cover and comfort to governments that stifle freedom of expression.  Pakistan’s blasphemy laws, for instance, carry mandatory sentences of death or life imprisonment, and are frequently used against members of the Ahmaddiya community, a peaceful minority Muslim sect. Ireland passed a law earlier this year imposing a €25,000 fine for “blasphemy” and empowering authorities to raid publishers suspected of harboring copies of “blasphemous statements.”  Earlier this year the Organization of Islamic Conference (OIC), the group backing the “defamation of religions” resolution before the General Assembly, incorporated the language of Ireland’s anti-blasphemy statute verbatim in a UN ad hoc committee resolution that would add the “defamation of religions” concept to binding international treaties.  The UN General Assembly’s non-binding resolution lends a patina of respectability to these and other anti-blasphemy measures. (qui)

L’Onu si dimostra ancora una volta un luogo più pericoloso che inutile. Un luogo che, lungi dall’essere quel consesso di Stati all’interno dei quali viene rispettata la libertà dell’individuo, è in realtà una potentissima arma nelle mani di Stati feccia che, forti dei numeri, fanno il bello e il cattivo tempo guadagnando una vetrina internazionale e una assurda patina di rispettabilità. E così la lunga serie di condanne a Israele, la presidenza libica alla Commissione dei Diritti dell’Uomo, etc etc.

Con quest’ultima risoluzione si aggiungono risate a risate, se vogliamo prenderla sul ridere. Se invece vogliamo prenderla seriamente, bisogna constatare che gli Stati islamici stanno utilizzando in modo molto proficuo gli strumenti che vengono messi loro a disposizione. Con questa risoluzione contro la “diffamazione delle religioni”, che sicuramente sarà salutata con gioia dal vaticano, si assiste all’ennesimo attacco contro la libertà di espressione. Libertà di cui i pii islamici (e da noi il clero cattolico) proprio non vogliono sentir parlare. La cosa più triste è che spesso sono spalleggiati da ferventi terzomondisti nostrani che sono così presi nel capire il disagio, cercare il dialogo, interpretare le necessità, che non si accorgono di stare svendendo la nostra libertà.

Io però ho sempre bene impressa nella mia mente la vignetta sotto riportata.

Obiettivo sbagliato

La domanda da porsi secondo me non è tanto “in Arabia Saudita permetterebbero la costruzione di campanili?” ma piuttosto “le società occidentali sono mediamente più evolute delle società islamiche?“. Infatti io ritengo scontato che le nostre società occidentali siano, grazie alla secolarizzazione e alla loro storia, infinitamente migliori delle società nelle quali l’Islam detta regole.

Da un certo punto di vista, potrei anche capire e approvare la vittoria nel referendum svizzero che vieta la costruzione di minareti perché al giorno d’oggi l’Islam è soprattutto ancora un movimento politico che mira a ricreare nelle società occidentali una nicchia che si allarga sempre di più e che reclama per sé e per gli altri le stesse regole liberticide che vigono nei Paesi islamici, ossia non è ancora secolarizzato come la maggior parte del cristianesimo. Vietando il potente simbolo dei minareti, si vorrebbe dire chiaramente che la Svizzera è e rimarrà un Paese libero nel quali le regole sociopatiche dell’Islam non hanno diritto di parola. Tuttavia a mio avviso questa è una considerazione tirata per i capelli perché resto convinto che se un gruppo di persone compra un terreno, ovviamente conformandosi alle regole locali, deve avere la libertà di costruire su quel terreno privato anche un minareto. Vietando su tutto il suolo della Confederazione la possibilità di costruire minareti si afferma che non esiste nemmeno un luogo, magari in periferia o in una zona industriale, nel quale un minareto non sia un pugno in un occhio. Questo ovviamente è falso.

Le società occidentali sono mediamente più evolute delle società islamiche perché qui vige, dove di più e dove di meno, la libertà dell’individuo. Se gli Svizzeri non vogliono minareti, non dovrebbero vendere i terreni a chi vuole costruire minareti o, al limite, dovrebbero votare delle regole cittadine per limitare la costruzione di minareti. Fermare il pericolo islamico vietando in toto la costruzione dei minareti è come cercare di bloccare l’influenza vietando di dire la parola “influenza”.

Ovviamente, dei scontati piagnistei islamici sui cattivi occidentali non mi interessa nulla perché la domanda “in Arabia Saudita permetterebbero la costruzione di campanili?” non ce la dobbiamo porre a noi, ma a loro sicuramente sì.

La scuola italiana è una croce

Perché volete che i soldi che lo Stato mi ha estorto, a me ateo religiofobico, servano anche per i vostri simboli religiosi e per i vostri insegnanti di religione?

Poi basta, ché son stufo.

La strada che sembra la più breve

In the case leading up to Tuesday’s ruling, a woman said she was sold expensive life-improvement courses, vitamins and other products after taking a personality test. A second woman alleges she was fired by her Scientologist boss after refusing to undergo testing and sign up to courses. The organisation denied that any mental manipulation took place.

The court was unable to impose a ban because of a legal amendment that was passed just before the trial began, preventing the banning of an organisation convicted of fraud. However, that amendment has now been changed. “It is very regrettable that the law quietly changed before the trial,” Georges Fenech, the head of the Inter-ministerial Unit to Monitor and Fight Cults, told French TV. “The system has now been put in place by parliament and it is certain that in the future, if new offences are committed, a ban could eventually be pronounced,” he said.

A lawyer defending Scientology’s operations in France said there would be an appeal. Eric Roux, a spokesman for the Celebrity Centre, urged France to recognise Scientology’s “legality”. “Religious freedom is in danger in this country,” he said. (qui)

Io sono tra quelli che pensano che Vanna Marchi non avrebbe dovuto fare un secondo di carcere perché non ha rubato a nessuno ma solo convinto, grazie alla credulità, delle persone a darle molti soldi. Quello che Vanna Marchi spacciava erano tutte cazzate? Ovviamente sì, ma volete iniziare voi a stilare una lista di quello al quale è permesso credere e le cose che sono giuste e quelle che sono sbagliate? Siete proprio sicuri di volerla fare questa lista e siete proprio sicuri che dopo saremo tutti più liberi, più al sicuro e più intelligenti? Io ne dubito fortemente. Siete davvero convinti che la vostra way of thinking debba essere imposta alle altre persone? Fino a quando Vanna Marchi non mi punta una pistola contro e mi ordina di consegnarle tutti i miei soldi, può urlare quanto vuole che se il sale non si scioglie io sono nella merda, ma io, grazie alla mia razionalità, continuerò allegramente a mandarla a cagare. Molta gente non ha questa razionalità e casca nella sua trappola per creduloni. Mi dispiace molto ma se accetto il principio che lo Stato debba fare da balia  stilando una lista di credenze consentite e credenze non consentite, allora la porta è aperta, spalancata, allo Stato etico e allo Stato tutore; e io non accetto questo. Mi dispiace molto per quelle persone ma sinceramente non vedo differenze tra la vecchina che sputtana la sua pensione con Vanna Marchi e la vecchina che lascia la sua eredità al prete del paese (magari indotta sul letto di morte dalla promessa del paradiso…) perché si rifaccia la canonica. Per me sono entrambi degli sprechi immani di soldi, ma non mi sogno di limitare la possibilità delle persone di usare i propri soldi come meglio credono. Se dopo si pentono della scelta, mi spiace per loro ma avrebbero dovuto pensarci prima.

In Francia Scientology è stata condannata per frode e a me questo sembra un caso come quello di Vanna Marchi. La mia anima (ah ah) religiofobica potrà trarre venti secondi di godimento, ma mi rendo subito conto che questa è una strada che sembra la più breve e la più efficace contro la stupidità indotta dalla religione ma che in realtà non porta nulla di buono. Scientology mi è simpatica come una sveglia alle 6:00 di domenica mattina ma, mi ripugna dirlo, concordo con il rappresentante francese di Scientology quando dice che la libertà religiosa in Francia è in pericolo. Questi fenomeni si combattono limitando la libertà (anche libertà di sbagliare) delle persone? Io penso di no. Al contrario, penso che le nefandezze di queste religioni o pseudo-religioni si combattano con più libertà. Scientology (o la chiesa cattolica o i mussulmani o gli ortodossi o i zoroastriani etc etc) può provare a infinocchiare chi vuole con le sue baggianate sugli extraterrestri e con il sorrisone di Tom Cruise, noi però dobbiamo essere liberi di dire ai quattro venti che queste sono, appunto, baggianate e che Tom Cruise è finito come attore dopo Top Gun. Ossia, dare la possibilità alle persone di farsi un’idea, di conoscere per scegliere e, se scelgono di buttare via i soldi, affari loro.

Invece mi sembra che Scientology sia parecchio arrogante contro la satira e le critiche che le vengono rivolte e, nello stesso tempo, molti governi abbiano la voglia matta di bandirla. Quindi, da una parte viene negata la libertà di opinione (sia essa diffamazione o meno, io non faccio differenze), dall’altra viene negata la libertà di confessione (sia essa con intenti alti o bassi, io non faccio differenza). Due cose negative non fanno una cosa positiva. Io penso infatti che più libertà, e non meno, sia la strada giusta che sul lungo periodo porterà dei vantaggi. Purtroppo mi sembra però che tutti, keynesianamente, ragionino sul corto periodo e siano contenti di vedere la libertà ridotta.

Urqa!

Ammetto di non potermi fregiare del titolo di amico dell’Islam né di amante delle tradizioni islamiche e, ahimè, nemmeno di tollerante nei confronti di questa religione totalitaria. Insomma, sono decisamente islamofobo, perché ritengo che non avere paura di questi invasati fascisteggianti la cui goduria suprema è quella di limitare la libertà di tutti sia un atteggiamento decisamente autolesionita. Per carità, liberi di fare i masochisti, ma non coinvolgete anche me nei vostri sordidi giochetti kinky.

Dicevo, l’Islam e tutto il corollario che ne segue mi fanno decisamente schifo ma penso che ci sia modo e modo per combattere questa minaccia tanto amata (i kinky di cui sopra) dai nostri cari fautori progressisti dell’autodistruzione. Da quello che ho sentito, mi sembra che ora vada di moda proporre leggi sull’abbigliamento coprente. Ossia, quei cari ragazzi della Mastella Nord sono intenzionati a vietare il famoso burqa; per motivi di sicurezza, dicono. A me invece questa proposta sembra possa essere riassunta e spiegata con un gnè gnè gnè; una legge che serve tanto per dare un dispiacere a qualche zelante maomettano.

Il nostro caro sindaco Tosi si è, come al solito, spinto oltre dicendo che:

il burqa è già vietato in quanto nasconde il volto. Ci tocca però intervenire perchè questo sistema buonista finora ha tollerato tutto. Ora basta.

Tosi ha detto una cosa giusta. Una legge che vieta di mascherare il volto in casi non motivati (tipo carnevale) c’è già. Il fatto però è: vi sembra una legge degna di uno Stato nel quale vivono persone libere? A me no. Vietando alla donna di andare in giro in quel modo orrendo, si risolve il problema islamico? Ossia, si risolve il fatto che gruppi crescenti di persone reclamano e reclameranno sempre di più (gli altri Stati europei insegnano) in nome della loro religione limitazioni alla libertà di tutti (tipo la libertà di espressione)? A mio modo di vedere no. Limitare la libertà di una persona persino nel vestirsi non è esattamente la soluzione, ma piuttosto un leggerissimo palliativo che serve solo ed unicamente a catàr su voti di cittadini frastornati e impauriti. Non sono ingenuo. Sono perfettamente consapevole che le donne che indossano quella prigione di vestito nel 95% dei casi sono costrette dall’ambiente familiare oppressivo. Perché allora, invece di inventarsi ogni giorno nuove regole, non si dice chiaramente (e lo si pratica!) che mai e in nessun caso si verrà meno nel considerare ogni persona libera. Libera di disegnare vignette considerate sacrileghe, libera di ribellarsi alla catene familiari oppressive, libera di andare in giro con l’ombelico di fuori e le mutande in vista, libera di togliersi il burqa perché qui la sharia non esiste. Libero io di indicare per strada una donna con il burqa e riderle dietro per il suo abbigliamento idiota, ma libera lei di indossarlo. Libero io di pretendere piscine private burqini-free (penso sia anti-igienico e sacrilego per la mia religione delle curve in vista), ma liberi i feticisti malati del burqini di farlo usare nelle loro eventuali piscine private. Libero io di pensare che una massiccia immigrazione islamica sia un pericolo tremendo per la nostra società, ma liberi voi di pensare (ovviamente erroneamente) il contrario.

Una giornalista del Gazzettino ha fatto una prova. Il risultato è che ad Azzano in provincia di Pordenone l’hanno fermata. Per il fatto di indossare un tipo di vestito non consono. Dopo i primi trenta secondi di godimento per il fatto che la stupidità umana sia stata multata, sono tornato in me e mi sono accorto che non era soddisfacendo i miei immediati istinti islamofobi che si può vincere la guerra contro la religione attualmente più deleteria. Ci vuole una strategia di lungo periodo, ci vuole la libertà di dire che le cazzate islamiche qui non dovranno mai diventare legge.