Voglio raccontarvi di un posto meraviglioso e incredibile.

Gandhāra è il nome di un antico, importante e glorioso regno situato nel nord dell’odierno Pakistan e nell’est dell’odierno Afghanistan. Aveva il proprio centro nella valle di Peshawar e le sue città più importanti sono state Purushapura (l’odierna Peshawar), Takshashila (l’odierna Taxila) e Pushkalavati (l’odierna Charsadda). La storia e la cultura del Gandhāra sono enormemente affascinanti e totalmente tralasciate dai patetici programmi scolastici di storia; il cui unico scopo, parere personale, sembra essere quello di non far capire nulla.
Nel 327 aC Alessandro Magno (356 aC – 323 aC), nella sua corsa verso l’India, conquista tutti i piccoli regni nel quale si era frantumato il Gandhāra (dopo la fine dell’egemonia persiana nella regione attorno al 380 aC). Successivamente, il Gandhāra viene a far parte del grande impero pan-indiano Maurya fondato da Chandragupta (c. 340 aC – c. 240 aC, una teoria vuole che lo stesso Chandragupta sia originario del Gandhāra). Intorno al 180 aC, favorito dal declino dell’impero Maurya, il Gandhāra viene conquistato dal sovrano greco Demetrio I di Battria (tra le altre cose, uno dei primi greci a convertirsi al buddhismo) e questo segna l’inizio del regno indo-greco. Nel 75 aC è la volta dei Kushan, una popolazione proveniente dall’Asia Centrale, che si impadronisce del potere. I Kushan adottano sia la cultura greca che quella indiana, una parte si converte al zoroastrismo e un’altra al buddhismo. Il periodo Kushan è considerato l’età dell’oro del Gandhāra, il cui picco massimo si raggiunge con il re Kanishka (128–151). Kanishka è un protettore del buddhismo e sotto il suo regno il Gandhāra diventa un luogo di irradiazione di questa religione verso l’Asia Centrale e la Cina (il primo buddhismo cinese deve tutto al Gandhāra).
Quello che rende meraviglioso il Gandhāra, come forse avrete capito, è questa splendida unione di cultura ellenistica e cultura indiana e buddhista. Molti pensano che questa interazione tra cultura greca e cultura buddhista possa aver favorito la nascita del buddhismo mahayana (il buddhismo attualmente dominante e dal quale sono nate un’infinità di scuole) che è caratterizzato, in estrema sintesi, dall’aver fatto del buddhismo una religione canonica con delle vere divinità e una alta speculazione filosofica. Inoltre, bisogna ricordare, che è proprio in Gandhāra che si riscontrano le prime rappresentazioni in forma umana del buddha. L’arte greco-buddhista è caratterizzata quindi dal realismo dell’arte ellenistica e da soggetti della religione buddhista. Queste rappresentazioni, e in generale tutta l’arte greco-buddhista, hanno fatto da modello per l’arte buddhista in luoghi anche molto lontani, come la Corea e il Giappone. Basti pensare che, per esempio, a Nara in Giappone c’è un tempio buddhista chiamato Hōryūji (tra l’altro, il più antico edificio ligneo al mondo, 711 dC) le cui colonne del portale mediano presentano l’entasi.
Purtroppo la demenza e la follia di certi devoti islamici (con i quali molti bramano il dialogo) ci ha privato di alcune opere maestose. In Gandhāra passava la Via della seta e questa zona dell’Asia ha sempre avuto un ruolo strategico (politico e militare) fondamentale tra est e ovest. In Gandhāra, insomma, due civiltà si sposarono e i loro frutti, nonostante la voglia distruttrice di una parte consistente della civiltà che è venuta dopo a risiedere in quelle zone, sono tra noi sotto forma di manufatti e sotto forma di idee. Il Gandhāra è stato un grande luogo che meriterebbe uno spazio maggiore nello studio della storia.
Quando in tv guardate la miseria, la morte e il dolore che oggi piegano città come Peshawar o la valle dello Swat, ricordatevi che un tempo quei posti erano la sede di una grandissima civiltà globalizzata, che quei posti un tempo erano veramente il centro del mondo. Pensate a questo e dopo deprimetevi ancora di più nel constatare come sono ridotti ora.

