Archive for the ‘history channel’ Category
Satellite of Love

Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 d.C.
Siamo venuti in pace, a nome di tutta l’umanità.
No Guns for Negroes

Laws that forbid the carrying of arms disarm only those who are neither inclined nor determined to commit crimes
Thomas Jefferson
Di solito, chi è per una decisa restrizione al possesso delle armi pensa che questo possa essere utile per limitare la violenza. Non si pensa mai, invece, che in questo modo l’autodifesa della persona viene meno e si è esposti alla violenza dei malintenzionati. Sinceramente, non vedo un solo motivo che mi faccia ritenere sbagliato il difendermi se un aggressore si intromette senza il mio permesso in casa mia. In Italia no, questa è eresia: devi per forza aspettare il salvifico intervento delle forze panzone dell’ordine, il giorno dopo. Inoltre, se anche possiedi un’arma con un porto d’armi e la usi per difenderti, stai sicuro che verrai processato per eccesso di legittima difesa. Attenzione, il mio non vuole essere un discorso da macho o da amante delle armi. Io sono una persona così marziale che non uccido nemmeno le falene quando entrano in casa ma le prendo e le libero fuori. Mi piacerebbe solamente che provaste a fare il ragionamento contrario: perché il mio diritto all’autodifesa deve essere in pratica annullato dal controllo sul possesso delle armi da fuoco? Perché lo Stato mi toglie il diritto all’autodifesa? Semplicemente, lo Stato permaloso non vuole che il suo inefficiente monopolio sulla sicurezza venga intaccato e quindi ci vieta di badare a noi stessi. Di solito, si dice che se tutti avessero un’arma si vivrebbe nel Far West (anche se bisognerebbe indagare bene su cosa è stato in realtà il Far West e non fermarsi solo ai film) e cadremmo nella situazione da jungla che ci dovrebbe essere negli Usa. Nessuno però fa mai l’esempio del Canada o della vicina Svizzera, paesi nei quali la diffusione delle armi da fuoco e pari o superiore che negli Usa. Forse allora il problema non è tanto della pistola in sè?
Negli Usa ultimamente si è tornati molto a parlare di gun control. Un aspetto che non viene mai tirato fuori e al quale, probabilmente, molti favorevoli in buona fede al gun control nemmeno sono a conoscenza è che questa voglia di limitare il possesso di armi da fuoco negli Usa ha una storia razzista. D’altronde, è una cosa logica: quando vuoi schiavizzare una popolazione, la prima cosa che devi fare è impedirle di armarsi. Succedeva ieri e succede ancora oggi. Vi consiglio caldamente di guardare il filmato di venti minuti riportato qua sotto perché scardina molti luoghi comuni con i quali siamo bombardati da una vita. Vi invito a riflettere su questo tema e vi invito a non pensare in termini semplicistici. Una popolazione disarmata è una popolazione schiavizzata. Questo valeva secoli fa e, checché ne pensiate, vale ancora oggi. Con questo non voglio dire che auspico il libero acquisto e il libero possesso di armi da fuoco affinché scoppi una rivolta popolare, assolutamente. Dico solo che lasciare le persone alla totale mercé del potere statale non è mai una cosa totalmente raccomandabile; chiedetelo ai neri statunitensi. Mi verrebbe provocatoriamente da pensare che forse oggi siamo tutti un po’ negroes.
Io non sono un amante delle armi ma sono un amante del mio diritto sacrosanto a difendere me e la mia proprietà dalle aggressioni. Come si dice nella seconda parte del filmato: we’ve got to tell the other side of the story.
Bene, ora mi aspetto le accuse di pazzia e le prese in giro. Dato che non ne ho bisogno, vi pregherei di astenervi dallo scrivere nei commenti se il vostro scopo è quello.
Gandhāra
Voglio raccontarvi di un posto meraviglioso e incredibile.
Gandhāra è il nome di un antico, importante e glorioso regno situato nel nord dell’odierno Pakistan e nell’est dell’odierno Afghanistan. Aveva il proprio centro nella valle di Peshawar e le sue città più importanti sono state Purushapura (l’odierna Peshawar), Takshashila (l’odierna Taxila) e Pushkalavati (l’odierna Charsadda). La storia e la cultura del Gandhāra sono enormemente affascinanti e totalmente tralasciate dai patetici programmi scolastici di storia; il cui unico scopo, parere personale, sembra essere quello di non far capire nulla.
Nel 327 aC Alessandro Magno (356 aC – 323 aC), nella sua corsa verso l’India, conquista tutti i piccoli regni nel quale si era frantumato il Gandhāra (dopo la fine dell’egemonia persiana nella regione attorno al 380 aC). Successivamente, il Gandhāra viene a far parte del grande impero pan-indiano Maurya fondato da Chandragupta (c. 340 aC – c. 240 aC, una teoria vuole che lo stesso Chandragupta sia originario del Gandhāra). Intorno al 180 aC, favorito dal declino dell’impero Maurya, il Gandhāra viene conquistato dal sovrano greco Demetrio I di Battria (tra le altre cose, uno dei primi greci a convertirsi al buddhismo) e questo segna l’inizio del regno indo-greco. Nel 75 aC è la volta dei Kushan, una popolazione proveniente dall’Asia Centrale, che si impadronisce del potere. I Kushan adottano sia la cultura greca che quella indiana, una parte si converte al zoroastrismo e un’altra al buddhismo. Il periodo Kushan è considerato l’età dell’oro del Gandhāra, il cui picco massimo si raggiunge con il re Kanishka (128–151). Kanishka è un protettore del buddhismo e sotto il suo regno il Gandhāra diventa un luogo di irradiazione di questa religione verso l’Asia Centrale e la Cina (il primo buddhismo cinese deve tutto al Gandhāra).
Quello che rende meraviglioso il Gandhāra, come forse avrete capito, è questa splendida unione di cultura ellenistica e cultura indiana e buddhista. Molti pensano che questa interazione tra cultura greca e cultura buddhista possa aver favorito la nascita del buddhismo mahayana (il buddhismo attualmente dominante e dal quale sono nate un’infinità di scuole) che è caratterizzato, in estrema sintesi, dall’aver fatto del buddhismo una religione canonica con delle vere divinità e una alta speculazione filosofica. Inoltre, bisogna ricordare, che è proprio in Gandhāra che si riscontrano le prime rappresentazioni in forma umana del buddha. L’arte greco-buddhista è caratterizzata quindi dal realismo dell’arte ellenistica e da soggetti della religione buddhista. Queste rappresentazioni, e in generale tutta l’arte greco-buddhista, hanno fatto da modello per l’arte buddhista in luoghi anche molto lontani, come la Corea e il Giappone. Basti pensare che, per esempio, a Nara in Giappone c’è un tempio buddhista chiamato Hōryūji (tra l’altro, il più antico edificio ligneo al mondo, 711 dC) le cui colonne del portale mediano presentano l’entasi.
Purtroppo la demenza e la follia di certi devoti islamici (con i quali molti bramano il dialogo) ci ha privato di alcune opere maestose. In Gandhāra passava la Via della seta e questa zona dell’Asia ha sempre avuto un ruolo strategico (politico e militare) fondamentale tra est e ovest. In Gandhāra, insomma, due civiltà si sposarono e i loro frutti, nonostante la voglia distruttrice di una parte consistente della civiltà che è venuta dopo a risiedere in quelle zone, sono tra noi sotto forma di manufatti e sotto forma di idee. Il Gandhāra è stato un grande luogo che meriterebbe uno spazio maggiore nello studio della storia.
Quando in tv guardate la miseria, la morte e il dolore che oggi piegano città come Peshawar o la valle dello Swat, ricordatevi che un tempo quei posti erano la sede di una grandissima civiltà globalizzata, che quei posti un tempo erano veramente il centro del mondo. Pensate a questo e dopo deprimetevi ancora di più nel constatare come sono ridotti ora.








