Fino a poco tempo fa usavo Firefox come browser principale e Safari come browser secondario. Dato che Firefox mi stava risultando sempre più indigesto, ho deciso di utilizzare Safari come browser principale e Chrome per i servizi by Google che uso, tipo YouTube o Picasa. Ora mi trovo decisamente bene, anche perché ho imparato a utilizzare al meglio Safari anche aggiungendo qualche estensione in stile Firefox (solo quattro però, ché Safari deve restare minimal) e sincronizzando automaticamente i preferiti dell’iMac e del MacBook (utilissimo).
Una pecca di Safari è il non poter rendere permanente lo zoom alle pagine. Ossia, si possono aumentare i caratteri e le immagine con ⌘+ (che io da conservatore continuo a chiamare tasto mela…ah mela, quanto mi manchi…) ma quando si chiude e riapre il browser si ritorna a punto e a capo. Dover aumentare ogni volta non è traumatico come posare rotaie in Siberia, però un pochino scomodo lo è. Anche perché per chi come me ha un monitor grande è un po’ un controsenso avere di default dei valori di caratteri da microscopio.
In attesa che Apple si renda conto del controsenso, c’è un metodo molto facile per ovviare a questa mostruosità anti-estetica.
Aprite TextEdit e se non lo avete già in modalità solo testo, come è probabile che sia, andate in Formato -> Converti in formato solo testo.
Copia-incollate questo body {zoom: 120%;} e salvate con il nome che volete basta che sia seguito da l’estensione .css. Io, per esempio, l’ho salvato come zoom.css. Io ho scelto un 120%, ma voi potete scrivere quello che volete, se siete ciecati anche un 400% in più.
Andate in Utente -> Libreria -> Safari e spostateci il vostro zoom.css.
Aprite sul menù di Safari -> Preferenze -> Avanzate e nel menù Foglio di stile scegliete Altro e quindi il vostro zoom.css.
Bene, ora di defautl i caratteri e le immagini saranno più a misura di monitor grande. Qui sotto potete vedere il mio blog come lo visualizzavo una volta e come lo visualizzo adesso con il nuovo foglio di stile.
Il mio social qualcosa preferito non è il mio blog, non è il mio tumblr, non è FaceBook (brrr che schifo). Io, lo ammetto, sono dipendente da Twitter.
Twitter è migliore di tutto il resto per svariati motivi. I principali sono che: è minimalista, ti costringe ad essere breve, puoi aggiornarlo anche mentre guidi (non si dovrebbe fare però), è una meravigliosa fonte di divertimento. Su Twitter scegli di seguire chi vuoi tu e puoi bellamente ignorare gli altri. Se vuoi, puoi guardare chi ti replica ma se non ti interessa, puoi bellamente lasciar perdere. Su Twitter si possono avere botta e risposta lunghi giorni e si possono avere discussioni filosofiche profonde; sempre della lunghezza di 140 caratteri.
In Osmos si impersona una cellula che deve mangiare altre cellule. Si possono assorbire però solo organismi più piccoli e assorbendoli si diventa più grandi. Bisogna stare attenti però dato che muovendosi si consuma materia, e quindi si diventa più piccoli. Detto così sembra un gioco banale e noioso ma non appena si inizia a giocare…non si smetterebbe più; almeno, a me è successo così.
La grafica di Osmos, nella sua essenzialità, è meravigliosa e le musiche sono molto ricercate e si adattano perfettamente all’ambiente di gioco. Osmos, in pratica, è il classico giochino con alla base un concetto semplice realizzato in maniera impeccabile che ti ammazza la produttività
Osmos è disponibile per mac, linux e windows al prezzo di 10$ e per iPad al prezzo di 4,99$. Io ho quest’ultima versione e devo dire che giocare facendo tapping sullo schermo è molto coinvolgente. Comunque, guardate il video ché si capisce molto meglio.
Sembrerà incredibile ma c’è tantissima gente (proprio tanta) che crede che l’uomo non sia mai andato sulla Luna o che la prima volta che ci andò si sia trattato di una messinscena. Ce n’è talmente tanta che il mai troppo lodato Paolo Attivissimo si è visto costretto a scrivere un libro (gratuitamente scaricabile) per mostrare che i lunacomplottisti sono delle capre astrali.
Luna? Sì, ci siamo andati! ci prende per manina e, dopo una breve storia sulla corsa allo spazio, ci guida nel debunking delle cazzate lunacomplottiste. Questo libro però non serve tanto a far capire ai lunacomplottisti che vivono in una realtà parallela tutta loro, bensì a tutte quelle persone normali che magari per la scarsa informazione sono dubbiose o a quelle persone che, sfortuna loro, si trovano a dover parlare con un paranoico e hanno quindi il dovere morale di fare in modo che il lunacomplottismo non infetti anche i presenti alla discussione.
Un bel bravo! ad Attivissimo per questo libro utile e anche divertente!
Ai “lunacomplottisti”, a coloro che sono impermeabili a ogni argomentazione, già convinti di sapere tutto e con i quali è inutile discutere, dedico il mio compatimento, perché sono incapaci di gioire di un’avventura esaltante che è una delle poche imprese di pace per le quali il ventesimo secolo ha speranze di essere ricordato come qualcosa di più che un susseguirsi di guerre, devastazioni e genocidi.
Ma queste pagine non sono semplicemente una pedante confutazione di tesi eccentriche. Sono anche una celebrazione di un istante irripetibile. Perché ci saranno altri traguardi, altre missioni, altri atterraggi su mondi remoti, ma lo sbarco sulla Luna del luglio 1969 è e resterà sempre il primo contatto dell’uomo con un altro mondo. Sarà sempre il primo momento in cui l’umanità ha dimostrato, sia pure per un istante, di saper lasciare la propria fragile culla.
Forse non lo sapete ma il blog in lingua italiana più interessante e più ricco di spunti di riflessione sui mac e gli altri prodotti Apple si chiama Il Mac Minimalista; vi consiglio di seguirlo. Nel suo ultimo post, l’autore del blog ha candidamente ammesso che per adesso non potrà più scrivere un post al giorno per il semplice motivo che…ha gli esami di maturità.
Ecco, questo fatto mi genera due pensieri:
mi fa terribilmente sentire un vecchio babbione.
mi fa riporre qualche speranza nelle giovani leve.
In bocca al lupo al maturando; che ai miei occhi è già decisamente maturo.
Essendo io una persona che non si contraddice mai, dopo aver attentamente valutato la proposta della Apple (più o meno…), ho approfittato della honeymoon in territorio statunitense per prendere in anticipo sull’arrivo europeo e, soprattutto, per approfittare del cambio ancora favorevole €/$ (a conti fatti, ho risparmiato circa 96€ sul costo italiano) il già mitologicamente famoso iPad. Il giorno del mio compleanno quindi mi sono recato all’Ala Moana Center, sono entrato in quel negozio mecca per macachi fighètti del cazzo come me che risponde al nome di Apple Store e mi sono preso l’iPad base, ossia quello wi-fi da 16GB.
Dopo qualche giorno di utilizzo la sensazione che mi sono fatto è che, mi spiace per voi odiatori-a-priori-della-Apple, siamo davanti a qualcosa che ha aperto la strada a un’evoluzione che nel giro di pochi anni cambierà parecchi scenari. Come per l’iPod e l’iPhone, Apple ha aperto la strada e gli altri seguiranno scimmiottando. Come per l’iPod e l’iPhone, molte persone all’inizio storceranno il naso per la novità ma poi fra qualche tempo si chiederanno “ma come facevo prima?“. Al di là delle applicazioni in stile iPhone che su questo dispositivo secondo me hanno una potenzialità molto maggiore (ne vedremo delle bellissime), penso che sia proprio la possibilità di acquistare (o avere anche gratis eh) libri e leggere riviste direttamente sull’iPad che porterà una rivoluzione solo vagamente immaginabile. La mia preoccupazione maggiore da questo punto di vista era che sull’iPad, che ha uno schermo LCD retroilluminato a LED, leggere fosse faticoso come leggere su un normale monitor di computer. Da quello che ho sperimentato io, non è così.
Tanto per farvi capire le potenzialità, ormai la sera ho preso l’abitudine di sedermi sul divano e leggermi comodamente attraverso le applicazioni per iPad della BBC, della Reuters e del WSJ, il “giornale”. Può sembrarvi la stessa cosa che leggere le notizie attraverso il computer o il portatile, ma vi assicuro che la fruibilità è tutta un’altra cosa. Ripeto: le potenzialità in questo campo sono enormi. Un altro esempio: ieri sono andato qui e mi sono scaricato gratis un libro in formato EPUB (lo standard aperto adottato dall’iBookstore) che altrimenti non avrei mai avuto. Insomma, la conoscenza si può davvero spalancare. Certo, l’iPad non è propriamente un eBook reader, non è quella la sua funzione primaria, ma attraverso il potere di penetrazione di Apple si può davvero immaginare che il mercato degli eBook da qui a poco subirà una sviluppo portentoso. E io non aspetto altro.
L’iPad non è perfetto, ha molte criticità; alcune giganti. Il suo iWork per esempio fa cagare. Ovviamente usciranno versioni aggiornate migliori nei prossimi tempi (come sempre) e noi early adopters faremo la figura dei pirletti. Però la strada per un cambiamento epocale secondo me è stata intrapresa.
P.S. qui la mia composta reazione dopo aver aperto la scatola contente l’iPad appena comprato.
Conosco virtualmenteStefano da tanti anni e, per molti aspetti, lo considero il mio “senpai“. Attraverso i suoi post ho imparato tanto e, credetemi, mi ha aiutato a crescere. Probabilmente non si rende conto della benefica influenza che ha avuto su di me (e, sono convinto, anche su tanti altri); per questo penso sia doveroso scriverlo chiaramente. Probabilmente Stefano sara anche deluso dal sottoscritto per la strada politico-cultural-filosofica che ho preso ma mi sembra giusto che il kōhai ad un certo punto percorra la propria strada anche grazie agli strumenti che ha acquisito. Inoltre, il rispetto e la stima verso il senpai non sono mai in discussione; spero che la cosa sia reciproca.
Ecco, dopo questo preambolo arriviamo al succo. Ossia, Stefano ha scritto un post molto interessante sulla democrazia e vorrei commentarlo; quindi prima si proseguire qui, andate là a leggere.
Stefano si sente schiacciato dal peso di non poter fare nulla in quanto la complessità del reale rende la democrazia uno strumento spuntato; spero di aver sintetizzato in modo esatto. Io capisco Stefano perché è esattamente la mia paura e il mio problema. Vorrei però che non cadesse nel duplice tranello dei tecnocrati e dell’”anti-multinazionalismo“, in quanto afferma:
In primo luogo, chi ha le competenze tecniche per stabilirlo e, poi, per valutare se le misure prese erano davvero quelle necessarie? Il “popolo” non corre piuttosto il rischio di esprimere il proprio giudizio sull’onda di un’emozione passeggera? In secondo luogo, molte delle decisioni che davvero contano e influenzano la vita delle singole persone vengono prese da organismi che sfuggono a ogni tipo di controllo democratico, organismi non eletti, come per esempio i consigli di amministrazione delle società multinazionali, il cui operato ha influssi molto concreti sugli individui. Come se non bastasse, queste realtà superano i confini nazionali all’interno dei quali il popolo può eleggere democraticamente i propri rappresentanti: non è questo, quindi, tutto un ambito che sfugge – persino all’interno delle democrazie – al principio stesso della democrazia? Questo sottrarsi al controllo e, soprattutto, l’impossibilità di incidere su determinate decisioni non è un affronto, un insulto, alla democrazia? O, a questo punto, poiché la realtà è tanto intricata, non varrebbe la pena affidarsi direttamente a una tecnocrazia, in cui le decisioni vengono prese da esperti?
Il fatto è che le società multinazionali non sono democratiche perché non ha senso che lo siano e non esiste il tecnocrate ma sempre il politico. Mi spiego: le multinazionali non portano avanti issues per “il bene pubblico” ma per il proprio bene, ossia per fare utili. L’individuo sul mercato sceglie se affidarsi alla multinazionale X o Y per dei servizi o per dei beni, questo è “il voto” dell’individuo nei confronti delle multinazionali. Burger King in questo periodo è in crisi nera mentre McDonald’s no: le persone “hanno votato” per il Big Mac e, se continua così, ciao ciao per sempre al Whopper. Non capisco questa paura verso le multinazionali e la voglia di socializzarne la struttura. Tutti i diritti, stringi stringi, sono diritti di proprietà. Se, per esempio, le multinazionali ledono il diritto di proprietà di persone abitanti nel Terzo Mondo, sicuramente è grave e quelle persone dovrebbero avere alle proprie spalle uno Stato di diritto che protegge la loro proprietà. Per quanto riguarda invece i tecnocrati del big government, sono la più grande bugia del millennio in quanto, da buoni ingegneri sociali, portano sempre avanti politiche dietro la cui presuntà tecnicità, si cela sempre un disegno politico; molto spesso spinto da lobby per nulla “popolari”. Questi sì che sono l’antidemocraticità dentro la democrazia.
Come se ne esce allora? Io suggerisco a Stefano di provare a cambiare prospettiva. Tanti dicono che la democrazia sia un dio che ha fallito, io non sono così radicale ma penso che la democrazia totalizzante sia un pericolo. Ossia, la dittatura della maggioranza della minoranza votante che pretende di mettere becco ovunque, anche in questioni che riguardano unicamente l’individuo, è la forma moderna, soft e occidentale dello Stato totalitario. Ci sono un’infinità di argomenti che non dovrebbero essere sottoposti all’arbitrio della democrazia. Tutti i diritti di proprietà dell’individuo (sul proprio corpo, sui propri beni, sui propri contratti con altri individui, etc etc) non dovrebbero a priori essere toccati dalla consultazione popolare perché, per esempio, tutto quello che Hitler fece in Germania fu legale, ossia essendo democraticamente eletto, ma per niente giusto!
La complessità del reale non la si risolve con un mega ingegnere sociale che dall’alto risolve tutte le questioni e qui in basso tutti i cittadini accettano di buon grado le soluzioni alcune a favore di alcuni, altre a favore di altri. La complessità la si risolve sbriciolando sul territorio il potere e lasciando agli individui la possibilità di interagire liberamente. Io non so nulla di computer ma non devo informarmi e votare per quale tipo di computer la popolazione X si deve dotare. Tra le diverse opzioni, ho scelto il computer che fa per me perché lo reputo il più affidabile e il più adatto alle mie esigenze. Non ho votato niente e non ho imposto a un altro di comprare il mio stesso computer.
La libera interazione tra persone che dietro di loro hanno la certezza dei propri diritti di proprietà crea l’ordine spontaneo. Il dirigere dall’alto crea solo caos, inefficienze e tremende ingiustizie. La democrazia è semplicemente una forma di organizzazione dell’apparato statale. Non dovrebbe essere pompata come soluzione per tutto. Democrazia e libertà non sono sinonimi. Io reputo la seconda il mio fine, la prima un mezzo che a volte può essere utile e ragionevole usare, altre volte invece causa di schiavitù dell’individuo.
Nonostante ci siano vari modelli di ebook reader che affaticano la vista esattamente come quando si legge un libro di carta, ho aspettato a comprarmene uno perché attendevo fiducioso il coso ora ufficialmente noto come iPad. Perché, va bene ebook reader, ma se è Apple e ha altre funzioni collaterali interessanti, è meglio Ora che è uscito, constato che la funzione collaterale dell’iPad è proprio quella di essere un ebook reader. Ossia, alla Apple hanno puntato su altro e, facendo uno schermo lcd (quindi non E Ink), hanno segato le gambe a chi come me sperava in una specie di Kindle della Apple. Quindi, attendo ancora un po’ per conoscere esperienze di lettura sull’iPad ma temo che dovrò ripiegare su altro perché non sono interessato a un bel giocattolone ma a un ebook reader. Se quell’ebook reader avesse avuto anche altre applicazione stile Apple sarebbe stato il massimo; però non è così, peccato.
Comunque, è indubbio che la strada sia quella.
Non avendo una forma mentis e un atteggiamento conservatore riguardo a nulla, non mi interessano minimamente le paturnie dei romanticoni che devono sentire la carta, annusarla, palpeggiarla, seviziarla. A me interessa quello che c’è scritto nel libro, non il libro. Mi interessa la musica, non il supporto del vinile o del cd. Certo, rispetto i feticisti del supporto fisico (sia esso cartaceo o policarbonatico o vinilico etc etc) perché come tutte le perversioni umane, se non ledono la mia libertà, non ho nulla da obiettare e, anzi, alcune perversioni umane hanno tutta la mia personale stima. Solo che, detto in simpatia tra noi, mi sono stancato di sentire questi ultraconservatori della cellulosa; do cojoni, eh!
Ringrazio ogni giorno la tecnologia per aver liberato la musica dai supporti scomodi facendola diventare puro spirito facilmente immagazzinabile. In futuro il formato mp3 potrà benissimo scomparire, di sicuro però ci sarà un programmino facile che trasformerà gli mp3 nel nuovo formato. Ossia, una volta che ci siamo liberati della materia, tutto è molto semplice e i traumi dei passaggi vinile-musicassetta-cd d’ora in poi saranno solo un ricordo. Il prossimo passo, mi ripeto da qualche anno, deve essere l’annichilimento dei libri cartacei. Una rivoluzione, come con la musica, deve avvenire anche con i libri perché, secondo il mio infimo parere, i libri di carta e il metodo di distribuzione di questi libri non hanno più senso. Comprare o “procurarsi in altre maniere” un ebook via rete e leggerlo su un ebook reader che può immagazzinare una biblioteca mi sembra il naturale parallelo di quello che faccio già con la musica, ossia comprare o “procurarsi in altre maniere” gli mp3 e ascoltarli attraverso un lettore mp3 (che può essere attaccato al computer, allo stereo, all’impianto audio dell’auto, etc etc) che può contenere una discoteca. Questo è il futuro che io voglio. Un futuro nel quale se sono interessato a un libro, nel giro di due minuti ce l’ho pronto da leggere: non è il paradiso?
Mi piace la caratterizzazione dei personaggi: Keynes sborone che paga le conseguenze dei suoi eccessi e Hayek sfigatino che adesso nessuno conosce. Comunque, un video fantastico!
We’ve been going back and forth for a century
[Keynes] I want to steer markets,
[Hayek] I want them set free
There’s a boom and bust cycle and good reason to fear it
[Hayek] Blame low interest rates.
[Keynes] No… it’s the animal spirits
Keynes:
John Maynard Keynes, wrote the book on modern macro
The man you need when the economy’s off track, [whoa]
Depression, recession now your question’s in session
Have a seat and I’ll school you in one simple lesson
BOOM, 1929 the big crash
We didn’t bounce back—economy’s in the trash
Persistent unemployment, the result of sticky wages
Waiting for recovery? Seriously? That’s outrageous!
I had a real plan any fool can understand
The advice, real simple—boost aggregate demand!
C, I, G, all together gets to Y
Make sure the total’s growing, watch the economy fly
We’ve been going back and forth for a century
[Keynes] I want to steer markets,
[Hayek] I want them set free
There’s a boom and bust cycle and good reason to fear it
[Hayek] Blame low interest rates.
[Keynes] No… it’s the animal spirits
You see it’s all about spending, hear the register cha-ching
Circular flow, the dough is everything
So if that flow is getting low, doesn’t matter the reason
We need more government spending, now it’s stimulus season
So forget about saving, get it straight out of your head
Like I said, in the long run—we’re all dead
Savings is destruction, that’s the paradox of thrift
Don’t keep money in your pocket, or that growth will never lift…
because…
Business is driven by the animal spirits
The bull and the bear, and there’s reason to fear its
Effects on capital investment, income and growth
That’s why the state should fill the gap with stimulus both…
The monetary and the fiscal, they’re equally correct
Public works, digging ditches, war has the same effect
Even a broken window helps the glass man have some wealth
The multiplier driving higher the economy’s health
And if the Central Bank’s interest rate policy tanks
A liquidity trap, that new money’s stuck in the banks!
Deficits could be the cure, you been looking for
Let the spending soar, now that you know the score
My General Theory’s made quite an impression
[a revolution] I transformed the econ profession
You know me, modesty, still I’m taking a bow
Say it loud, say it proud, we’re all Keynesians now
We’ve been goin’ back n forth for a century
[Keynes] I want to steer markets,
[Hayek] I want them set free
There’s a boom and bust cycle and good reason to fear it
[Keynes] I made my case, Freddie H
Listen up , Can you hear it?
Hayek:
I’ll begin in broad strokes, just like my friend Keynes
His theory conceals the mechanics of change,
That simple equation, too much aggregation
Ignores human action and motivation
And yet it continues as a justification
For bailouts and payoffs by pols with machinations
You provide them with cover to sell us a free lunch
Then all that we’re left with is debt, and a bunch
If you’re living high on that cheap credit hog
Don’t look for cure from the hair of the dog
Real savings come first if you want to invest
The market coordinates time with interest
Your focus on spending is pushing on thread
In the long run, my friend, it’s your theory that’s dead
So sorry there, buddy, if that sounds like invective
Prepared to get schooled in my Austrian perspective
We’ve been going back and forth for a century
[Keynes] I want to steer markets,
[Hayek] I want them set free
There’s a boom and bust cycle and good reason to fear it
[Hayek] Blame low interest rates.
[Keynes] No… it’s the animal spirits
The place you should study isn’t the bust
It’s the boom that should make you feel leery, that’s the thrust
Of my theory, the capital structure is key.
Malinvestments wreck the economy
The boom gets started with an expansion of credit
The Fed sets rates low, are you starting to get it?
That new money is confused for real loanable funds
But it’s just inflation that’s driving the ones
Who invest in new projects like housing construction
The boom plants the seeds for its future destruction
The savings aren’t real, consumption’s up too
And the grasping for resources reveals there’s too few
So the boom turns to bust as the interest rates rise
With the costs of production, price signals were lies
The boom was a binge that’s a matter of fact
Now its devalued capital that makes up the slack.
Whether it’s the late twenties or two thousand and five
Booming bad investments, seems like they’d thrive
You must save to invest, don’t use the printing press
Or a bust will surely follow, an economy depressed
Your so-called “stimulus” will make things even worse
It’s just more of the same, more incentives perversed
And that credit crunch ain’t a liquidity trap
Just a broke banking system, I’m done, that’s a wrap.
We’ve been goin’ back n forth for a century
[Keynes] I want to steer markets,
[Hayek] I want them set free
There’s a boom and bust cycle and good reason to fear it
[Hayek] Blame low interest rates.
[Keynes] No it’s the animal spirits
Voce-manifesto di un gruppuscolo anarchico apparentemente di diffusione e attività molto limitate. IMO, allo stato, non enciclopedica.
Così si è espresso l’utente che ha proposto di cancellare la pagina wiki del Movimento Libertario. Dopo la cancellazione della pagina del PNV, non seguita da analoga cancellazione della pagina nella Wikipedia in lingua inglese (qualcosa vorrà pur dire…), mi si ripropone la sgradevole sensazione che la Wikipedia in lingua italiana sia animata da personaggi che non hanno ben presente cosa voglia dire il termine enciclopedia e che siano, come dire, animati da intenti non molto enciclopedici ma più che altro politici.
Oltretutto, dire che il Movimento Libertario ha diffusione e attività limitate è dire una sonora castroneria perché, tanto per dirne una, un Leonardo Facco che interviene su varie testate giornalistiche e radiotelevisive e un Giorgio Fidenato al centro di una battaglia politica estremamente rilevante che suscita attenzione da più parti…non mi sembrano così tanto limitati.
Qui l’unica cosa limitata che vedo è lo spirito di certi wikipediani che tarpano le ali a un progetto di enciclopedia che non è neppure vincolata al discrimine che si dovrebbe fare se fosse cartacea.
sto blog mi a lo podarìa anca considerar on prodoto editorial. l'è axornà (deboto senpre) na olta par dì e par mi el xe anca piasè belo de on quotidian. prima de sbanpolar però gavì da capir ca mi no so mia talian e no scrivo mia da l'italia; infra on pochi de ani anca a livel formal, staxìne serti. xontèghe che el server ndo che xe ospità sto blog el xe inte i stati unii. par strenxar, el mesajo final el vol esar: caranba e polisioti postali taliani no staxì a ronpar i cojoni co putanade cofà "la legge n. 62 del 07.03.2001"