Category: israele, vicino oriente e vicino l’islam

La sua rivoluzione

Con Vittorio Arrigoni avevo avuto uno scambio di commenti anni fa sul suo blog. In quell’occasione avevo smesso quasi subito di rispondere perché mi era apparso chiaro che tra me e lui c’era un universo intellettuale e politico di differenza e che provare a “dialogare” era tempo perso. Io seguo il principio di non-aggressione, sono individualista e per il libero mercato. Lui aveva un atteggiamento violento, collettivista e soprattutto era colmo di puro antisemitismo. Non voglio mancare di rispetto alla persona morta con queste mie parole ma solo descrivere quello che mi era sembrato; soprattutto sottolineare che mi aveva colpito la violenza che trasmetteva. Ogni tanto tornavo sul suo blog, senza mai commentare, per vedere fin dove era riuscito a spingersi nel suo odio antiebraico. Dopo un po’ però ho deciso di smettere perché al “divertimento” iniziale era subentrato il senso di nausea derivato dal fatto che mi sembrava di leggere un editorialista di Hamas.

Detto questo, ammetto che mi ha molto colpito la sua morte così violenta e così brutale perché è uno specchio della situazione a Gaza. Ossia un territorio con a capo un gruppo terroristico nemico di Israele che, come ha detto una sua collega e amica al tg qualche minuto fa, “regolarmente e democraticamente eletto dai palestinesi”. Un territorio la cui dirigenza vuole distruggere Israele e che ha trasformato Gaza in una rampa di lancio di missili verso i territori israeliani confinanti. La violenza verso l’esterno si riflette anche nella violenza al suo interno con esecuzioni e gruppi ancora più estremisti di Hamas che contestano la sua “linea morbida”. A Gaza la violenza islamica regna e Arrigoni è rimasto vittima di uno scontro tra gruppi terroristici.

Non penso minimamente che Arrigoni fosse in cattiva fede. Da quello che ho capito di lui, era alla ricerca della sua rivoluzione che gli permettesse di poter praticare sul campo le sue idee politiche. La sua rivoluzione l’aveva trovata a Gaza. Come ha detto sempre la sua collega di cui sopra, loro si classificano come “attivisti politici”; ed è giustissimo chiamarli così. Arrigoni aveva la sua ideologia politica che gli faceva vedere nello sionista (e nell’ebreo tout court) la fonte di tutti i mali, in particolare per i palestinesi e in particolare ancora per i palestinesi di Gaza. Hamas non è il problema perché difende i palestinesi e contrattacca l’esercito di occupazione sionista (occupazione di cosa poi non ho capito). Tesi politica che lo ha coerentemente e coraggiosamente portato a vivere a Gaza. Sì, ci vuole molto coraggio e molta determinazione nello scegliere di andare a vivere a Gaza. Come scrive in questo bel post LibertyFirst: L’umanità è più stupida che disonesta, e la politica è un amplificatore di stupidità.

Vittorio Arrigoni è stato rapito e ucciso in un modo barbaro e vigliacco. Non si meritava quella fine anche perché credeva davvero di essere amico dei palestinesi ed era percepito come tale da chi gli era attorno. Questo brutale assassinio ci mostra che Gaza ha un enorme problema; che non è Israele ma il fanatismo religioso.

Promemoria per la prossima volta

Copio-incollo interamente un post di Stefano perché esprime esattamente quello che avrei voluto scrivere anch’io se al momento non avessi il cervello impegnato a ricordare che il plurale di das Buch è die Bücher.

Sarebbe bello se quelli che, ogni volta che parlano di Israele, fanno tanti distinguo capziosi per non confondersi con i nemici dichiarati dello stato ebraico, più espliciti nel loro odio, alzassero un po’ la loro flebile voce quando Israele è evidentemente vittima di aggressioni, senza ombra di dubbio. Lo scrivo qui, perciò, a mo’ di promemoria per il futuro, quando Israele dovesse trovarsi ancora nelle condizioni di difendersi e le anime belle vedranno solo la reazione, ma non ciò che l’ha causata. Solo nel giro di una settimana sono stati sparati dal Sinai cinque razzi sulla parte meridionale di Israele, per la precisione verso Eilat – e, incidentalmente, anche verso il porto giordano di Aqaba, dove c’è scappato pure il morto. Un altro missile, un Qassam, è stato lanciato da Gaza e ha colpito un centro di riabilitazione. Sempre a nord, invece, ci sono stati gli scontri a fuoco tra l’esercito israeliano e quello libanese. Stavolta, miracolosamente, è stata l’Unifil che, per bocca del suo rappresentante Milos Strugar, ha fatto sapere che i lavori di manutenzione – la famosa potatura degli alberi che, a leggere i giornali italiani, avrebbe irritato l’esercito libanese -erano stati comunicati preventivamente sia all’Unifil che all’esercito libanese e che, comunque, avvenivano all’interno del confine israeliano. Si è trattato quindi di una provocazione dell’esercito libanese, che ha aperto il fuoco, e a cui Tsahal ha giustamente reagito. L’intenzione era di far apparire Israele, ancora una volta, come il colpevole e il cattivo di turno: stavolta gli è andata male. casualmente – quando si dicono le coincidenze – proprio in quei giorni era venuto fuori che una figura centrale di Hizbullah è il responsabile dell’assassinio dell’ex premier libanese Hariri, avvenuto nel 2005.

Ecco, scrivo tutto questo come promemoria. Perché non si dimentichi che, costantemente, Israele è sotto assedio, letteralmente circondata da nemici che ne vogliono non soltanto la distruzione, ma che pretenderebbero pure che  se ne assumesse la responsabilità. A me sembra che, con queste premesse, sia già un vero miracolo che Israele sia rimasta una democrazia e uno stato di diritto e non abbia, per esempio, dichiarato la legge marziale. Il contesto è questo: ne tengano conto, la prossima volta che parleranno di Israele, i benintenzionati di casa nostra, che non hanno idea di che cosa significhi voler continuare a vivere quando gli altri, tutti attorno, ti invitano a suicidarti.

Simpatici portatori di un’opinione politica

Ascoltiamo due spezzoni tratti dalla puntata di venerdì 4 giugno di Nove in punto, la versione di Oscar di Oscar Giannino per non dimenticare che i governanti di Gaza, cioè Hamas, non sono Momma Theresa e che il mondo arabo attorno Israele non è esattamente il vicino che ti presta il sale quando l’hai finito.

We are peaceful travelers

Coz the billion bucks in aid won’t buy their basic needs like some cheese and missiles for the kids.

גלעד שליט

Tre anni in mano ai terroristi, dal 25 giugno 2006. Al momento della sua cattura aveva 20 anni, adesso ne ha 23.

Il portavoce

Non capisco tutto questo scandalo e questa costernazione per le parole del barbuto iraniano. In fin dei conti, esprime ad alta voce quello che pensa la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica islamica (sia sciita che sunnita), una parte consistente dell’opinione pubblica occidentale (affetta da terzomondismo e colpevolismo congeniti), il vaticano (che è rimasto in sala ad ascoltare), molti esponenti della sinistra, del centro, della destra e anche molti (ahimè) libertarian sempre pronti a tratteggiare le democrazie come Il Male Assoluto e molti (ri-ahimè) indipendentisti sempre pronti a vedere nella massoneria e nel sionismo oscuri nemici che tramano nell’ombra.

Tutti questi soggetti hanno nel mona di Teheran un Grande Portavoce che esprime a pieni polmoni l’odio viscerale per l’ebreo e per l’entità sionista in tutte le occasioni pubbliche di rilevanza mondiale. Si devono rallegrare, vergognare di meno e ringraziare lo scravattato che veste beige. Orsù toglietevi quella maschera ipocrita e gridate tutti assieme: io la penso come Ahmadinejad!

Io, invece, consiglio di nuovo a tutti di informarsi un pochino, magari leggendo un libro di storia.

Difendersi non è reato

Se io fossi un cittadino israeliano e soprattutto di Sderot e dintorni, sarei incazzato a morte con i vari governi che si sono succeduti in Israele per aver usato il guanto di velluto contro il territorio ostile e terrorista che risponde al nome di Striscia di Gaza.

Dover subire quotidianamente attacchi missilistici, vivere nel terrore e vedere che il mio governo non esegue quello che a rigor di logica dovrebbe essere il suo compito principale, cioè difendermi, non farebbe di me una persona molto accomodante e disponibile al dialogo. Anzi, se qualche individuo con molta aria in bocca venisse da me e mi spiegasse con fare gentile che il futuro deve essere di pace, che devo stringere la mano al mio vicino, che dobbiamo vivere tutti assieme in amicizia, lo guarderei un po’ strano, prenderei la mia carabina e gli fodererei di piombo il culo.

A chi parla a vanvera senza sapere veramente l’argomento della discussione e blatera di stato terrorista etc etc non interessano i fatti. Ossia che Hamas vuole prima di tutto la distruzione di Israele, che non ha mai rispettato “la tregua“, che usa i civili palestinesi come scudi umani, che è finanziato da veri stati terroristi come l’Iran.

Se si smette di parlare a vuoto per slogan e si analizzano i fatti, cioè che gli attacchi dei terroristi sono slegati dalle iniziative di Israele essendo degli invasati religiosi il cui unico scopo è uccidere gli ebrei, io penso che l’unica conclusione alla quale si possa arrivare sia il sostegno a Israele. Se poi  si è titubanti nel dare il proprio appoggio ad Israele per via delle terre rubate etc etc, allora forse è il caso di studiare finalmente un po’ di storia e leggere libri ben fatti come questo (che non è né un panegirico né un’agiografia di Israele).

Dicevo, fossi un abitante di Sderot, avrei come minimo le palle fumanti per il fatto che il mio governo si sia mosso solo ora. Già perché a differenza di quello che dice la vulgata, l’esercito israeliano è troppo attento e quando commette degli errori ci sono delle indagini e dei processi; ma questo a quelli de “stato terrorista” non interessa. Quando ti trovi dall’altra parte gente che si nasconde dietro donne e bambini per lanciare i suoi razzi, cosa fai? L’esercito isrealiano il più delle volte non fa niente, e a me cittadino di Sderot questo non andrebbe bene.

Quando tutti noi inizieremo a trattare i palestinesi come persone adulte che devono rispondere delle proprie azioni (come l’aver votato Hamas) e non come un popolo di bambini ritardati, allora forse si riuscirà a cavare dal buco una soluzione. Fino ad allora, il cittadino di Sderot ha tutto il diritto di pretendere i bombardamenti su Gaza; perché quotidianamente fare il bersaglio mobile non è il massimo.

Ad azione, reazione

Intanto a Sderot…

La vita scorre noiosa a Sderot, come al solito.

Per passare il tempo, ‘sti ebrei due giorni fa si sono inventati un nuovo modo per bruciare le sterpaglie e dissodare un po’ il terreno. Sempre i soliti!

Intanto a Sderot…

Niente, le solite cose che si fanno un po’ ovunque, tipo mettere una protezione antimissile all’edificio della scuola, cose così.