Copio-incollo interamente un post di Stefano perché esprime esattamente quello che avrei voluto scrivere anch’io se al momento non avessi il cervello impegnato a ricordare che il plurale di das Buch è die Bücher.
Sarebbe bello se quelli che, ogni volta che parlano di Israele, fanno tanti distinguo capziosi per non confondersi con i nemici dichiarati dello stato ebraico, più espliciti nel loro odio, alzassero un po’ la loro flebile voce quando Israele è evidentemente vittima di aggressioni, senza ombra di dubbio. Lo scrivo qui, perciò, a mo’ di promemoria per il futuro, quando Israele dovesse trovarsi ancora nelle condizioni di difendersi e le anime belle vedranno solo la reazione, ma non ciò che l’ha causata. Solo nel giro di una settimana sono stati sparati dal Sinai cinque razzi sulla parte meridionale di Israele, per la precisione verso Eilat – e, incidentalmente, anche verso il porto giordano di Aqaba, dove c’è scappato pure il morto. Un altro missile, un Qassam, è stato lanciato da Gaza e ha colpito un centro di riabilitazione. Sempre a nord, invece, ci sono stati gli scontri a fuoco tra l’esercito israeliano e quello libanese. Stavolta, miracolosamente, è stata l’Unifil che, per bocca del suo rappresentante Milos Strugar, ha fatto sapere che i lavori di manutenzione – la famosa potatura degli alberi che, a leggere i giornali italiani, avrebbe irritato l’esercito libanese -erano stati comunicati preventivamente sia all’Unifil che all’esercito libanese e che, comunque, avvenivano all’interno del confine israeliano. Si è trattato quindi di una provocazione dell’esercito libanese, che ha aperto il fuoco, e a cui Tsahal ha giustamente reagito. L’intenzione era di far apparire Israele, ancora una volta, come il colpevole e il cattivo di turno: stavolta gli è andata male. casualmente – quando si dicono le coincidenze – proprio in quei giorni era venuto fuori che una figura centrale di Hizbullah è il responsabile dell’assassinio dell’ex premier libanese Hariri, avvenuto nel 2005.
Ecco, scrivo tutto questo come promemoria. Perché non si dimentichi che, costantemente, Israele è sotto assedio, letteralmente circondata da nemici che ne vogliono non soltanto la distruzione, ma che pretenderebbero pure che se ne assumesse la responsabilità. A me sembra che, con queste premesse, sia già un vero miracolo che Israele sia rimasta una democrazia e uno stato di diritto e non abbia, per esempio, dichiarato la legge marziale. Il contesto è questo: ne tengano conto, la prossima volta che parleranno di Israele, i benintenzionati di casa nostra, che non hanno idea di che cosa significhi voler continuare a vivere quando gli altri, tutti attorno, ti invitano a suicidarti.








