Archive for the ‘la mia vita ciabattara violenta’ Category
I’m still Yoshi from the blog
In questo primo giorno del 2010 more veneto, voglio ricominciare a scrivere a pieno regime su questo blog perché…mi è mancato tantissimo! Le ultime due settimane mi hanno prosciugato sia fisicamente che spiritualmente. Sono stato oberato da impegni familiari, impegni lavorativi e impegni di partito.
- Ho fatto un’esperienza di vita assistendo in ospedale per quattro giornate la mia futura sposa che ora è più leggera di una pietra. Confermato il mio assoluto non-amore per l’ambiente ospedaliero, persino se si tratta di una signora clinica non fatiscente.
- Ci sono nuove prospettive lavorative e io ho già iniziato a sognare il sognabile. Si fa di tutto per stare a galla e chi si ferma è perduto.
- Ragazzi, mi sono calato nel nero tunnel della morte nera in triplice copia e ho guardato in faccia l’Orrore Puro chiamato Burocrazia Italica. Aiutare a presentare il PNV alle prossime regionali è stato distruttivo dal punto di vista fisico (e c’è tanta gente che ha fatto moooolto più di me) ma ora con ancora più cognizione di causa posso dire che all’interno di questo Stato non c’è futuro.
A proposito di elezioni, la politica è proprio una cosa ridicola: prova ne è il fatto che anch’io in queste regionali sono candidato nella provincia di Verona; ma di questo parlerò più avanti
Sono qui, son tornato e nonostante che questo marzo si preannunci di fuoco, cercherò di non assentarmi più. Concludo quindi parafrando la poetessa J.Lo: I’m still Yoshi from the blog.
Quello che i corridori non dicono
Sentitissimi ringraziamenti al bel culo che ieri mi ha superato all’inizio della mia corsa. Aveva un’andatura decisamente più veloce della mia ma grazie al, appunto, culo motivazionale sono riuscito a star dietro lungo tutta la sua corsa.
La forza della “mente” è qualcosa di straordinario.
Peccato che quando a me mancavano due chilometri, il bel culo abbia finito la sua corsa e io quindi abbia avuto momenti di panico essendomi reso conto della fatica fatta. Ho dato il massimo, infatti un’unghia del piede sinistro è diventata nera…
Comunque, miglior tempo personale; olè.
Quando corro
Sono ancora una mezza sega e non sono costante come vorrei ma, nel mio piccolo, ogni volta che finisco la mia corsa di dieci chilometri mi sento il re del parco. Il primo chilometro mi scaldo. Nel secondo prendo l’andatura standard. Il terzo, quarto e quinto sono i più difficili perché sento le forze scendere e mi sembra impossibile pensare di riuscire a finire. Nel sesto la fatica si attenua e riprendo fiducia. Nel settimo, ottavo e nono spingo in velocità e mi svuoto. Il decimo è un contare i metri che mi separano dalla fine. Una volta finiti i dieci chilometri sono pervaso da una bellissima sensazione di piacevole fatica.
Mi sono reso conto che l’unico momento veramente rilassante e nel quale la mia mente è vuota è quando corro, non leggendo o ascoltando la musica. Io quando corro penso solo al correre: a mettere un piede davanti all’altro e poi ancora. Che bello.
Western decadence

Luzern

La vocina nel mio cervello continua a ripetermi una cosa: devi imparare bene il tedesco!
Genkan
Oggi dopo aver lavato la fogna, cioè la casa, ho deciso unilateralmente che un buon proposito per quest’anno sarà quello di far finta di avere un genkan (si legge “ghencan“). Ossia, nelle abitazioni giapponesi, quella zona appena entrati in casa, che è più bassa rispetto al resto, nella quale ci si toglie le scarpe. Se cliccate sul link qua sopra, vi spiegano bene.
Ho sempre sognato di avere un vero genkan e quando costruiremo dalle fondamenta la nostra casa singola dei nostri sogni, sarà mia premura includere nel progetto questo tocco di squisito senso della pulizia giapponese. D’altronde, continuo a essere un wapanese. Per il momento, mi accontento di un finto genkan, ossia, banalmente, togliersi le scarpe appena entrati in casa e riporle nella piccola scarpiera aperta di fianco alla porta che ora viene usata dalla consorte per appoggiare borse e altre cianfrusaglie.
Alla notizia della mia decisione unilaterale e vincolante anche per lei, la consorte di cui sopra ha esclamato un poco convinto “va bene” con quell’espressione che ormai ho imparato bene a conoscere e che interpretata significa più o meno: “oddio, un’altra delle sue strambe idee; ma non potevo scegliermi una persona normale?“. Incurante della nomea da baùco che mi ritrovo, vado comunque avanti per il mio buon proposito e resta solo da decidere come comportarsi in caso di ospiti. Ossia, strappo alla regola nipponica di civiltà e pulizia o gentile richiesta di consegna delle calzature? Potrei sempre comprare un po’ di ciabattine di spugna leggere, quelle che di solito si trovano negli hotel, da offrire ai miei ospiti per non farli accomodari scalzi. Ma capirebbero il mio essere superiore alla sporca e decadente civiltà occidentale o mi prenderebbero per semplice pirla?
Cosa dite voi? E cosa ne pensano quei due commentatori che hanno più volte varcato la nostra soglia di casa?
Alzati e cammina
Quest’anno orribile dal punto di vista lavorativo è stato per me, alla fin fine, molto positivo sotto gli altri punti di vista. Tanto per dirne una, quest’anno ho chiesto a FdC se voleva firmare con me il contratto di semi-schiavitù volontaria detto matrimonio.
Inoltre ho finalmente alzato le chiappe dalla sedia e mi sono messo a correre e, soprattutto, ho incanalato le mie energie civiche in un progetto chiamato PNV. Perché, insomma, mi sarei anche stancato di subire passivamente questa sciagura chiamata Stato italiano. Mi sono alzato e ho rovesciato la scrivania perbenista del “meglio non immischiarsi” e “meglio restare da parte” e pofferbacco non sapete quanto sia godurioso tutto ciò.
Il mio augurio e il mio consiglio non richiesto per il 2010 è che anche voi, se non l’avete già fatto, vi alziate per rovesciare la vostra scrivania. Può essere difficile e anche imbarazzante ma, acciderbolina, non è che abbiamo tante vite a disposizione.
Buon 2010 a tutti i miei lettori. Dai, anche a quelli che mi stanno sul cazzo.
Yuki

Nella Capitale

Stamattina sono andato a recuperare FdC a Milano dopo il suo weekend a base di genitori e amichette. Invece di andare a est per tornare in patria, abbiamo puntato a nord e siamo andati a Bellinzona, una cittadina di neanche diciottomila abitanti che è la capitale della Repubblica e Cantone Ticino e che ha i suoi tre castelli patrimonio dell’Unesco, il suo bel centro città, i suoi bei negozietti e la sua bella gente.
Che dire, cari amici Ticinesi che leggete: se siete a conoscenza di qualche offerta immobiliare interessante in zona, fate un fischio ché noi si sta ponderando.
Corri ragazzo!

Oggi abbiamo corso un’ora per la prima volta. Il prossimo passo è la maratona.






