Category: la mia vita ciabattara violenta

Folli limiti

Su un tratto di una strada che frequento abbastanza, quello che vedete in foto, una volta c’era il limite dei 50 km/h. Un limite assurdo per quel tipo di strada. Un limite che ovviamente nessuno rispettava in quanto totalmente innaturale. Il problema è che un conto è andare ai 70 km/h, un conto è essere incivili e andare ai 100 e passa km/h. Gli abitanti delle case a ridosso della strada, dopo varie macchine arrivate direttamente in giardino, hanno ottenuto di far installare un autovelox. Da quel momento in poi hanno cominciato a formarsi code di macchine a non finire. Gli abitanti delle case a ridosso della strada avranno pensato di essere stati catapultati in una tangenziale milanese. Lo sapete come si comportano gli automobilisti quando viene segnalato loro un autovelox: se il limite è 50 km/h, per sicurezza diventano più lenti di un vecchio con il cappello e vanno ai 30-40 km/h. La conseguenza, come detto prima, è stata un tappo che si formava all’altezza dell’autovelox. Il Comune ha preso atto di questa situazione surreale e ha fatto l’unica cosa che c’era da fare: ha alzato il limite di velocità da 50 km/h ai più consoni 70 km/h, ossia la velocità che viene naturale fare in quel tratto di strada.

Le conseguenze sono che ora la strada è monitorata con un autovelox che serve anche per tutelare gli abitanti delle case a ridosso della strada e non far loro raccogliere materia grigia in giardino e il limite è stato alzato a un livello accettabile e non da farsa. Questa secondo me è una piccola vittoria contro l’odioso malcostume italico di assegnare a un’infinità di strade un limite assurdo e servirsene, in tempi di magra, per batter cassa nei confronti degli automobilisti. Quando percorro certe strade rispettandone il limite mi sembra di essere fermo e non capisco quale idiota possa  aver posto quel limite imbecille. Poi vedo l’infame pattuglia nascosta dietro l’albero e capisco.

Senpre vanti

Per me il risultato elettorale è stata una sconfitta. Non che mi aspettassi che il PNV arrivasse al 3%, ma qualcosina sotto l’1% sì. Lo avevo già detto ad alcuni prima del voto: sopra l’1% sarebbe stata una vittoria, attorno all’1% un pareggio, sotto l’1% una sconfitta. Lo 0,27% è una sconfitta netta. Essere prossimi allo zero non può che essere una sconfitta. Il problema è duplice: evidentemente non siamo riusciti noi a farci riconoscere (per mancanza di risorse) e dalla parte degli elettori non c’è abbastanza curiosità per vedere se magari, sai mai, c’era una qualche alternativa nuova. Dato per scontato, almeno da parte mia, che strabordiamo di ottimi contenuti e ottime persone, il problema è far conoscere questi contenuti e queste persone. Inoltre, mi sembra sempre di più che alla gente normale, parlando schietto, non gliene freghi un cazzo di niente. Son contenti così come sono. Questo forse è il nostro problema principale: una popolazione addormentata. Non sto dicendo che una popolazione sveglia darebbe automaticamente il voto a noi, non sono così arrogante, Almeno però potrebbe farsi qualche domanda, potrebbe interagire di più… Mi sembra invece che, anche solo ripensando agli anni ’90, qui si brindi a Valium.

Io non lascio il PNV, sia chiaro. Il fatto che mi sia attivato per provare a lasciare questa gabbia di Stato non vuol dire lasciare il PNV o smettere di lottare. Al limite, potrò dare il mio contributo in modo diverso. Continuando a parlare in modo schietto, fino a quando non inizieranno ad arrivare i soldi veri, non riusciremo a farci conoscere e quindi ad aumentare il consenso. Questo non vuol dire che i soldi siano la parte fondamentale perché non è vero. Sono comunque una parte fondamentale senza la quale non si va da nessuna parte. Io ho solo una vita a disposizione e a pensare di passarla sempre qui in queste condizioni sono sovrastato dalla tristezza. Io sono un individualista che pensa prima di tutto per sé e per i suoi cari: mi sento male al solo pensiero di dover crescere qui un eventuale figlio. Ma siamo matti? Io voglio che il mio eventuale figlio nasca e cresca in una società più libera e più rispettosa dell’individuo. Io a dare altra carne da sfruttare allo Stato italiano non ci penso minimamente.

Il primo semino è stato piantato. Abbiamo rotto il ghiaccio. Mi sembra però che il processo possa essere molto più lungo di quello che pensavo. Darò sempre il mio contributo, anche se ora sono più consapevole del fatto che la strada non è ripida come la immaginavo, no, qui dobbiamo proprio fare roccia a mani nude. Tuttavia, non essendo un’utopia ed essendo io un uomo interiormente libero, non posso che continuare l’esperienza del PNV.

P.S. Ho preso in tutto 17 preferenze. Da una parte sono un po’ deluso perché pensavo di prenderne considerevolmente di più nel mio Comune di origine e quello nel quale risiede ora la mia famiglia (quando nemmeno alcuni parenti ti votano…), dall’altra invece sono onorato che dei perfetti sconosciuti mi abbiano dato la loro preferenza. Anche queste son soddisfazioni.

L’unica considerazione che mi sento di fare sulle elezioni

Via. Sul serio.

 
 Elliott Smith - A Fond Farewell [3:58m]: Play Now | Play in Popup

 
 Elliott Smith - A Distorted Reality Is Now A Necessity To Be Free [4:35m]: Play Now | Play in Popup

Me lo ricordo quell’autunno; è stato molto piovoso

Il prossimo disco dei Canadians, The Fall Of 1960, uscirà il 9 aprile nei negozi. Se volete però lo potete acquistare già adesso per 9 euri qui scegliendo fra una miriade di formati a disposizione (mp3, flac, etc etc). Io lo sto scaricando proprio adesso. Se siete scettici (ma perché esserlo?), potete ascoltare in streaming tutto il disco grazie al flashino qua sotto.

No, questa non è una recensione; per quella mi ci vorrà tempo perché mica dico bello a scatola chiusa io :) Questo post è solo per comunicarvi che il nuovo disco dei Canadians è tra noi. Non mi sembra una notizia da poco.

Ora scusate ma inizio ad ascoltarlo e, acciderbolina, ammetto di essere un po’ emozionato.

Il nuovo che avanza

Scambio di sms tra Yoshi e suo fratello:

  • Bro: Oggi operazione volantinaggio per tutta Porto!
  • Yoshi: Bravo! Quando sarò eletto ti troverò un posto in Regione!

Perché questi ragazzi di oggi bisogna stimolarli per non farli cadere nel tunnel della dhhroga.

I’m still Yoshi from the blog

In questo primo giorno del 2010 more veneto, voglio ricominciare a scrivere a pieno regime su questo blog perché…mi è mancato tantissimo! Le ultime due settimane mi hanno prosciugato sia fisicamente che spiritualmente. Sono stato oberato da impegni familiari, impegni lavorativi e impegni di partito.

  • Ho fatto un’esperienza di vita assistendo in ospedale per quattro giornate la mia futura sposa che ora è più leggera di una pietra. Confermato il mio assoluto non-amore per l’ambiente ospedaliero, persino se si tratta di una signora clinica non fatiscente.
  • Ci sono nuove prospettive lavorative e io ho già iniziato a sognare il sognabile. Si fa di tutto per stare a galla e chi si ferma è perduto.
  • Ragazzi, mi sono calato nel nero tunnel della morte nera in triplice copia e ho guardato in faccia l’Orrore Puro chiamato Burocrazia Italica. Aiutare a presentare il PNV alle prossime regionali è stato distruttivo dal punto di vista fisico (e c’è tanta gente che ha fatto moooolto più di me) ma ora con ancora più cognizione di causa posso dire che all’interno di questo Stato non c’è futuro.

A proposito di elezioni, la politica è proprio una cosa ridicola: prova ne è il fatto che anch’io in queste regionali sono candidato nella provincia di Verona; ma di questo parlerò più avanti :) Sono qui, son tornato e nonostante che questo marzo si preannunci di fuoco, cercherò di non assentarmi più. Concludo quindi parafrando la poetessa J.Lo: I’m still Yoshi from the blog.

Quello che i corridori non dicono

Sentitissimi ringraziamenti al bel culo che ieri mi ha superato all’inizio della mia corsa. Aveva un’andatura decisamente più veloce della mia ma grazie al, appunto, culo motivazionale sono riuscito a star dietro lungo tutta la sua corsa.

La forza della “mente” è qualcosa di straordinario.

Peccato che quando a me  mancavano due chilometri, il bel culo abbia finito la sua corsa e io quindi abbia avuto momenti di panico essendomi reso conto della fatica fatta. Ho dato il massimo, infatti un’unghia del piede sinistro è diventata nera…

Comunque, miglior tempo personale; olè.

Quando corro

Sono ancora una mezza sega e non sono costante come vorrei ma, nel mio piccolo, ogni volta che finisco la mia corsa di dieci chilometri mi sento il re del parco. Il primo chilometro mi scaldo. Nel secondo prendo l’andatura standard. Il terzo, quarto e quinto sono i più difficili perché sento le forze scendere e mi sembra impossibile pensare di riuscire a finire. Nel sesto la fatica si attenua e riprendo fiducia. Nel settimo, ottavo e nono spingo in velocità e mi svuoto. Il decimo è un contare i metri che mi separano dalla fine. Una volta finiti i dieci chilometri sono pervaso da una bellissima sensazione di piacevole fatica.

Mi sono reso conto che l’unico momento veramente rilassante e nel quale la mia mente è vuota è quando corro, non leggendo o ascoltando la musica. Io quando corro penso solo al correre: a mettere un piede davanti all’altro e poi ancora. Che bello.

Western decadence

Luzern

La vocina nel mio cervello continua a ripetermi una cosa: devi imparare bene il tedesco!