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	<title>Buraku &#187; liber liber</title>
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	<description>Yoshi the quiet &#38; friendly libertarian</description>
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			<title>Buraku</title>
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		<title>Consiglio da ricordare</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 15:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The economist must deal with doctrines, and not with men. It is for him to critique errant doctrine; it is not his charge to uncover the personal motives behind heterodoxy. The economist must face his opponents under the fictitious assumption that they are guided by objective considerations alone. It is irrelevant whether the advocate of [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://mises.org/store//Assets/ProductImages/B932.jpg" alt="" width="200" height="300" /><span style="color: #888888;">The economist must deal with doctrines, and not with men. It is for him to critique errant doctrine; it is not his charge to uncover the personal motives behind heterodoxy. The economist must face his opponents under the fictitious assumption that they are guided by objective considerations alone. It is irrelevant whether the advocate of a false notion acts in good or bad faith; what matters is if the stated notion is true or false. It is the charge of others to reveal corruption and enlighten the public concerning the same.<br />
I have held fast to these principles throughout my life. Though I have known much, if not all, about the corruption of the interventionists and socialists with whom I have had to deal, I have never made use of this information.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <a href="http://mises.org/resources/4249/Memoirs" target="_blank"><em><strong>Memoirs</strong></em></a> di Ludwig von Mises.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo me, da seguire anche se non si è economist. A personalizzare non si fa mai tanta strada.</p>
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		<title>Moonlight shadow</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 17:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[interunetto to conputa to bideogēmu]]></category>
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		<description><![CDATA[Sembrerà incredibile ma c&#8217;è tantissima gente (proprio tanta) che crede che l&#8217;uomo non sia mai andato sulla Luna o che la prima volta che ci andò si sia trattato di una messinscena. Ce n&#8217;è talmente tanta che il mai troppo lodato Paolo Attivissimo si è visto costretto a scrivere un libro (gratuitamente scaricabile) per mostrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-5670" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2010/07/luna.jpg" alt="" />Sembrerà incredibile ma c&#8217;è tantissima gente (proprio tanta) che crede che l&#8217;uomo non sia mai andato sulla Luna o che la prima volta che ci andò si sia trattato di una messinscena. Ce n&#8217;è talmente tanta che il mai troppo lodato <a href="http://attivissimo.blogspot.com/" target="_blank"><strong>Paolo Attivissimo</strong></a> si è visto costretto a scrivere un libro (<a href="http://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html" target="_blank"><strong>gratuitamente scaricabile</strong></a>) per mostrare che i lunacomplottisti sono delle capre astrali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Luna? Sì, ci siamo andati!</em></strong> ci prende per manina e, dopo una breve storia sulla corsa allo spazio, ci guida nel debunking delle cazzate lunacomplottiste. Questo libro però non serve tanto a far capire ai lunacomplottisti che vivono in una realtà parallela tutta loro, bensì a tutte quelle persone normali che magari per la scarsa informazione sono dubbiose o a quelle persone che, sfortuna loro, si trovano a dover parlare con un paranoico e hanno quindi il dovere morale di fare in modo che il lunacomplottismo non infetti anche i presenti alla discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bel<strong><em> bravo!</em></strong> ad Attivissimo per questo libro utile e anche divertente!</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Ai &#8220;lunacomplottisti&#8221;, a coloro che sono impermeabili a ogni argomentazione, già convinti di sapere tutto e con i quali è inutile discutere, dedico il mio compatimento, perché sono incapaci di gioire di un&#8217;avventura esaltante che è una delle poche imprese di pace per le quali il ventesimo secolo ha speranze di essere ricordato come qualcosa di più che un susseguirsi di guerre, devastazioni e genocidi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Ma queste pagine non sono semplicemente una pedante confutazione di tesi eccentriche. Sono anche una celebrazione di un istante irripetibile. Perché ci saranno altri traguardi, altre missioni, altri atterraggi su mondi remoti, ma lo sbarco sulla Luna del luglio 1969 è e resterà sempre il primo contatto dell&#8217;uomo con un altro mondo. Sarà sempre il primo momento in cui l&#8217;umanità ha dimostrato, sia pure per un istante, di saper lasciare la propria fragile culla.</span></p>
<p style="text-align: justify;">tratto da <a href="http://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html" target="_blank"><strong><em>Luna? Sì, ci siamo andati!</em></strong></a></p>
</blockquote>
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		<itunes:summary>Sembreragrave; incredibile ma c'egrave; tantissima gente (proprio tanta) che crede che l'uomo non sia mai andato sulla Luna o che la prima volta che ci andograve; si sia trattato di una messinscena. Ce n'egrave; talmente tanta che il mai troppo lodato Paolo Attivissimo si egrave; visto costretto a scrivere un libro (gratuitamente scaricabile) per mostrare che i lunacomplottisti sono delle capre astrali.
Luna? Sigrave;, ci siamo andati! ci prende per manina e, dopo una breve storia sulla corsa allo spazio, ci guida nel debunking delle cazzate lunacomplottiste. Questo libro perograve; non serve tanto a far capire ai lunacomplottisti che vivono in una realtagrave; parallela tutta loro, bensigrave; a tutte quelle persone normali che magari per la scarsa informazione sono dubbiose o a quelle persone che, sfortuna loro, si trovano a dover parlare con un paranoico e hanno quindi il dovere morale di fare in modo che il lunacomplottismo non infetti anche i presenti alla discussione.
Un bel bravo! ad Attivissimo per questo libro utile e anche divertente!


Ai "lunacomplottisti", a coloro che sono impermeabili a ogni argomentazione, giagrave; convinti di sapere tutto e con i quali egrave; inutile discutere, dedico il mio compatimento, percheacute; sono incapaci di gioire di un'avventura esaltante che egrave; una delle poche imprese di pace per le quali il ventesimo secolo ha speranze di essere ricordato come qualcosa di piugrave; che un susseguirsi di guerre, devastazioni e genocidi.
Ma queste pagine non sono semplicemente una pedante confutazione di tesi eccentriche. Sono anche una celebrazione di un istante irripetibile. Percheacute; ci saranno altri traguardi, altre missioni, altri atterraggi su mondi remoti, ma lo sbarco sulla Luna del luglio 1969 egrave; e resteragrave; sempre il primo contatto dell'uomo con un altro mondo. Saragrave; sempre il primo momento in cui l'umanitagrave; ha dimostrato, sia pure per un istante, di saper lasciare la propria fragile culla.
tratto da Luna? Sigrave;, ci siamo andati!
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		<title>Fermare il ciclo della miseria</title>
		<link>http://www.buraku.org/2010/06/30/fermare-il-ciclo-della-miseria/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 11:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[liber liber]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Africa non è mai stata nei miei interessi; sarà perché non ci sono mai stato e quindi non ho mai avuto nessuno stimolo per approfondire. A parte Mukiwa e Quando un coccodrillo mangia il sole di Peter Godwin sullo Zimbabwe, non penso di aver letto altro sul continente africano. Tuttavia, in occasione del primo storico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-5610" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2010/06/car.jpg" alt="" />L&#8217;Africa non è mai stata nei miei interessi; sarà perché non ci sono mai stato e quindi non ho mai avuto nessuno stimolo per approfondire. A parte <em>Mukiwa</em> e <em>Quando un coccodrillo mangia il sole</em> di Peter Godwin sullo Zimbabwe, non penso di aver letto altro sul continente africano. Tuttavia, in occasione del primo storico campionato mondiale di calcio in terra africana ho voluto omaggiare il continente leggendo un libro preziosissimo: <a href="http://www.ibs.it/code/9788817039970/moyo-dambisa/carit-agrave-che-uccide-come.html" target="_blank"><strong><em>La carità che uccide. Come gli aiuti dell&#8217;Occidente stanno devastando il Terzo Mondo</em></strong></a> di Dambisa Moyo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la valanga di aiuti occidentali al continente africano non stessero funzionando a dovere (per usare un eufemismo) ne avevo un vago sentore, anche vedendo semplicemente i risultati. Anche che la soluzione fosse quella, come in molti reclamano, di dare più aiuti, non mi sembrava una via saggia. Questo libro mi ha spiegato perfettamente quello che intuivo. La prima cosa bella di <strong>questo libro è che è scritto da un&#8217;africana</strong> e, a pensarci bene, non è cosa da poco dato che in molti dibattiti sull&#8217;Africa quello che manca sono gli africani. Dambisa Moyo è nata e cresciuta nello Zambia, si è laureata in economia a Oxford e ha lavorato per la Banca Mondiale e Goldman Sachs. L&#8217;autrice non è una pericolosa libertarian ma una liberale (tendente alla socialdemocrazia, se ho letto bene tra le righe) la cui tesi di fondo, molto sinteticamente, è che gli aiuti all&#8217;Africa sono una droga che debilita sempre più gli africani fino a ucciderli. Gli aiuti che da sessant&#8217;anni (non sei mesi) arrivano in Africa alimentano un circolo vizioso fatto di corruzione, demotivazione e uccisione del mercato locale. Le ricette della Moyo, sempre in sintesi, sono:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Aprire i Paesi africani ai mercati obbligazionari internazionali, come hanno fatto molti Paesi asiatici.</li>
<li style="text-align: justify;">Investimenti esteri sulle infrastrutture africane, come sta facendo la Cina.</li>
<li style="text-align: justify;">La possibilità di entrare nei mercati agricoli occidentali, ossia la fine dell&#8217;immonda sovvenzione protezionista occidentale di UE e USA alla propria agricoltura (a proposito, dovrò scrivere un post sulla nuova moda dei &#8220;chilometro zero&#8221;).</li>
<li style="text-align: justify;">La crescita dell&#8217;intermediazione finanziaria del microcredito e l&#8217;ottenimento dei titoli di proprietà sulle abitazioni da utilizzare come garanzia.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">In poche parole: più mercato e meno assistenzialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio assolutamente sembrare irrispettoso, però mi sembra che la situazione che la Moyo descriva si possa anche applicare alle regioni meridionali dello stato italiano; tenendo sempre a mente le evidenti differenze. Ossia decenni e decenni di sovvenzioni che non hanno fatto altro che creare classi politiche corrotte che si auto-perpetuano in contesti di bisognosi che aspettano dall&#8217;alto l&#8217;ennesimo <em>aiutino</em>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Che cosa succederebbe se uno a uno tutti i paesi africani ricevessero una telefonata (concordata da tutti i maggiori donatori: la Banca Mondiale, i paesi occidentali etc) in cui si comunica che entro cinque anni esatti i rubinetti degli aiuti verranno chiusi per sempre?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">[...] Un numero molto maggiore di africani morirebbe di povertà e di fame? Probabilmente no: la realtà è che le vittime della povertà in Africa non sono toccate comunque dal flusso di aiuti. Ci sarebbero più guerre, più colpi di stato, più despoti? È dubbio: senza aiuti internazionali si toglie un grosso incentivo ai conflitti. Si smetterebbe di costruire strade, scuole e ospedali? Improbabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Cosa pensate che farebbero gli africani se gli aiuti si fermassero: andrebbero semplicemente avanti come al solito? Troppi paesi africani hanno già toccato il fondo: sono senza governo, vittime della povertà, e giorno dopo giorno restano sempre più indietro rispetto al resto del mondo; peggio di così non può andare. Non è più probabile invece che in un mondo liberato dagli aiuti, la vita economica della maggioranza degli africani possa effettivamente migliorare, che la corruzione diminuisca, nascano imprenditori, e il motore della crescita africana cominci a scoppiettare? Questo è l&#8217;esito più verosimile: che laddove esistesse una reale possibilità di creare una vita migliore per sé, i propri figli e le future generazioni, gli africani l&#8217;afferrerebbero al volo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Se altri paesi nel mondo sviluppato lo hanno fatto senza aiuti internazionali (generando una crescita consistente, aumentando i profitti e salvando miliardi di persone dal rischio di povertà), perché non l&#8217;Africa? Ricordate che soltanto trent&#8217;anni fa il reddito pro capite del Malawi, del Burundi e del Burkina Faso era superiore a quello della Cina. Uno straordinario ribaltone è sempre possibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;">tratto da <a href="http://www.ibs.it/code/9788817039970/moyo-dambisa/carit-agrave-che-uccide-come.html" target="_blank"><em><strong>La carità che uccide </strong></em></a>di Dambisa Moyo</p>
</blockquote>
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		<title>Go West</title>
		<link>http://www.buraku.org/2010/06/20/go-west/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 21:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[liber liber]]></category>

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		<description><![CDATA[Sviluppata nel corso dei secoli da pionieri testardi, la politica di frontiera anglo-americana sottolineava la funzione dell&#8217;individuo nel soggiogare la natura, lasciandolo quindi libero di sfruttare la nuova terra per proprio conto. La politica di frontiera spagnola, da parte sua, subordinava l&#8217;individuo allo stato, perciò la funzione essenziale del pioniere non era di arricchirsi, bensì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"> <img class="alignleft size-full wp-image-5560" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2010/06/west.jpg" alt="" />Sviluppata nel corso dei secoli da pionieri testardi, la politica di frontiera anglo-americana sottolineava la funzione dell&#8217;individuo nel soggiogare la natura, lasciandolo quindi libero di sfruttare la nuova terra per proprio conto. La politica di frontiera spagnola, da parte sua, subordinava l&#8217;individuo allo stato, perciò la funzione essenziale del pioniere non era di arricchirsi, bensì di contribuire a creare una nazione forte e una chiesa potente. Nello scontro tra questi due sistemi &#8211; e due diversi modi di vita &#8211; l&#8217;esito non fu mai dubbio. Il conflitto si chiuse con il trionfo degli uomini di frontiera americani, che piantarono la loro bandiera &#8211; e il loro grano &#8211; sulle rive del Pacifico, avendo alle spalle il continente conquistato.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Al sottoscritto sono bastate queste poche righe all&#8217;inizio di <a href="http://www.ibs.it/code/9788862880428/billington-ray-a/storia-della-conquista-del.html" target="_blank"><strong><em>Storia della conquista del West</em></strong></a> di Ray Allen Billington per essere ben disposto alla lettura del libro; nonostante l&#8217;orribile copertina e la prescindibile introduzione di Sergio Bonelli. Sembra quasi che l&#8217;intento di quelli che hanno curato questa edizione italiana sia stato camuffare la rilevanza e lo spessore da libro di storia per farlo passare come una specie di<em> dietro le quinte </em>dei fumetti western. No, non è questo il caso. <em>Storia della conquista del West</em> è, appunto, un libro di storia. Un bellissimo libro di storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il libro sia del 1956 si sente forse dal fatto che ogni tanto l&#8217;autore butta qua e là certe frasi (come la proverbiale mancanza di progettualità dei messicani) che al giorno d&#8217;oggi suonano molto poco politicamente corrette. Tuttavia questo non è, come può sembrare, un libro che esalta acriticamente la conquista del Grande Ovest da parte dei pionieri americani. Il libro per esempio è infarcito di aneddoti e di crude descrizioni di cacciatori di marmotte che fanno pensare a tutto fuorché a un elogio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <em>Storia della conquista del West</em> viene narrato di come i pionieri siano usciti dal recinto statale statunitense per cercare fortuna a Ovest. Che si siano stabiliti in territori appartenenti blandamente al Messico o non appartenti a nessun stato, questi pionieri hanno tracciato una rotta poi seguita da migliaia di altre persone che hanno popolato il West scavalcando di numero i pochi messicani o gli indiani residenti e innescando una reazione dalla quale non si è potuto tornare indietro: la voglia da parte dei residenti provenienti dagli Usa di tornare a far parte degli Usa. A dispetto di quello che si può credere, gli Usa furono molto reticenti all&#8217;inizio nell&#8217;accogliere questi nuovi territori come parte del proprio stato; vuoi per paura di provocare il Messico, vuoi per non accrescere il peso degli stati schiavisti. Emblematico il caso del Texas che dal 1836 al 1845 fu una repubblica indipendente la cui annessione agli Usa venne negata.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l&#8217;autore prenda in qualche modo le distanze dalla teoria del <em>destino manifesto</em>, ossia la &#8220;predestinazione&#8221; degli americani a conquistare tutto l&#8217;Ovest annettendosi anche territori che facevano parte del Messico, già dall&#8217;introduzione sopra riportata si capisce che alla fine <em>non poteva che </em>essere così. Questo non perché il buon Dio abbia guidato i pionieri verso la conquista ma perché, come spiega perfettamente l&#8217;autore, l&#8217;individuo lasciato libero di perseguire la propria volontà e di organizzarsi come meglio crede avrà una <em>forza propulsiva</em> decisamente superiore a uno stato che posiziona dei fortini per marcare il territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane un grande e affascinante <em><strong>se</strong></em>: e se il Texas fosse rimasto indipendente?</p>
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		<title>Hayek is my homeboy</title>
		<link>http://www.buraku.org/2010/03/29/hayek-is-my-homeboy/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 06:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[libertaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Most planners who have seriously considered the practical aspects of their task have little doubt that a directed economy must be run on more or less dictatorial lines. That the complex system of interrelated activities, if it is so to be consciously directed at all, must be directed by a single staff of experts, and [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4983" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2010/03/hayek.jpg" alt="" /><span style="color: #888888;">Most planners who have seriously considered the practical aspects of their task have little doubt that a directed economy must be run on more or less dictatorial lines. That the complex system of interrelated activities, if it is so to be consciously directed at all, must be directed by a single staff of experts, and that ultimate responsibility and power must rest in the hands of a commander-in-chief, whose actions must not be fettered by democratic procedure, is too obvious a consequence of underlying ideas of central planning not to command fairly general assent. The consolation our planners offer us in that this authoritarian direction will apply &#8220;only&#8221; to economic matters. [...] Such assurance are usually accompanied by the suggestion that by giving up freedom in what are, or ought to be, the less important aspects of our lives, we shall obtain greater freedom in the pursuit of higher values. On this ground people who abhor the idea of a political dictatorship often clamour for a dictator in the economic field.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">The argument used appeal to our best insticts and often attract the finest minds. If planning really did free us from the less important cares and so made it easier to render our existence one of plain living and high thinking, who would wish to belittle such an ideal? If our economic activities really concerned only the inferior or even more sordid sides of life, of course we ought to endeavour by all means to find a way to relieve ourselves from the excessive care for material ends, and, leaving them to be cared for by some piece of utilitarian machinery, set our minds free for higher things of life.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Unfortunately the assurance people derive from this belief that the power which is exercised over economic life is a power over matters of secondary importance only, and which makes them take lightly the threat to the  freedom of our economic pursuits, is altogether unwarranted. It is largely a consequence of the erroneous belief that there are purely economic ends separate from the other ends of life. Yet, apart from the pathological case of the miser, there is no such thing. The ultimate ends of the activities of reasonable beings are never economic. Strictly speaking there is no &#8220;economic motive&#8221; but only economic factors conditioning our striving for the other ends. What in ordinary language is misleadingly called the &#8220;economic motive&#8221; means merely the desire for general opportunity, the desire for power to achieve unspecified ends. If we strive for money it is because it offers us the widest choice in enjoying the fruits of our efforts. Because in modern society it is through the limitation of our money incomes that we are made to feel the restrictions which our relative poverty still impose upon us, many have come to hate money as the symbol of these restrictions. But this is to mistake for the cause the medium through which a force make itself felt. It would be much truer to say that money is one of the greatest instruments of freedom ever invented by man. [...] We shall better understand the significance of this service of money if we consider what it would really mean if, as so many socialists characteristically propose the &#8220;pecuniary motive&#8221; were largely of being offered in money, were offered in the form of public distinctions or privileges, positions of power over other men, or better housing or better food, opportunities for travel or education, this would merely mean that the recipient would no longer determined not only its size but also the particular form in which it should be enjoyed.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">tratto da <em>The Road to Serfdom</em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Friedrich_von_Hayek" target="_blank"><strong>Friedrich von Hayek</strong></a>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="660" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5Y1anc4B7iA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;hd=1&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="660" height="405" src="http://www.youtube.com/v/5Y1anc4B7iA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;hd=1&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Nel frattempo devo conservare alti i miei ideali</title>
		<link>http://www.buraku.org/2010/01/27/nel-frattempo-devo-conservare-alti-i-miei-ideali/</link>
		<comments>http://www.buraku.org/2010/01/27/nel-frattempo-devo-conservare-alti-i-miei-ideali/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 15:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[liber liber]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco che cos’è difficile in quest’epoca: gli ideali, i sogni e le belle aspettative non fanno neppure in tempo a nascere che già vengono colpiti e completamente devastati dalla realtà più crudele. È molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4635" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2010/01/anne_frank.jpg" alt="" /><span style="color: #888888;">Ecco che cos’è difficile in quest’epoca: gli ideali, i sogni e le belle aspettative non fanno neppure in tempo a nascere che già vengono colpiti e completamente devastati dalla realtà più crudele. È molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora all’intima bontà dell’uomo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Mi è proprio impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria e della confusione. Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace. Nel frattempo devo conservare alti i miei ideali, che forse nei tempi a venire si potranno ancora realizzare!</span></p>
<p style="text-align: justify;">Da <em><strong>Il diario di Anna Frank</strong></em></p>
</blockquote>
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		<title>Le idee</title>
		<link>http://www.buraku.org/2009/10/23/le-idee/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 09:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[liber liber]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto per tirarci un po&#8217; su il morale, riporto un pezzo tratto da Politica economica. Riflessioni per oggi e per domani di Ludwig von Mises. È un libricino di un centinaio di pagine molto godevole nel quale sono trascritte le lezioni che Mises tenne nel 1959 a Buenos Aires. Certo, a leggerlo sembra che l&#8217;abbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tanto per tirarci un po&#8217; su il morale, riporto un pezzo tratto da <em><a href="http://www.liberilibri.it/opera.php?k=90" target="_blank"><strong>Politica economica. Riflessioni per oggi e per domani</strong></a> </em>di Ludwig von Mises. È un libricino di un centinaio di pagine molto godevole nel quale sono trascritte le lezioni che Mises tenne nel 1959 a Buenos Aires. Certo, a leggerlo sembra che l&#8217;abbia scritto oggi e che a distanza di cinquantanni ci sia ancora un&#8217;eternità di strada da fare. A pensarci bene, forse non tira tanto su il morale&#8230; Più che altro, le parole dell&#8217;immortale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Von_Mises" target="_blank"><strong>Mises</strong></a> (un autore che, accidenti, più lo conosco più gli voglio bene) dovrebbero servire a spronarci.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3826" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2009/10/pol_eco.jpg" alt="" /><span style="color: #888888;">Esistono enormi differenze tra le condizioni della nostra epoca e quelle della Roma imperiale; difatti le cause che portarono alla disintegrazione dell&#8217;Impero romano non erano state premeditate. Non sono state il risultato di riprovevoli dottrine formalizzate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Al contrario, le teorie socialiste, interventiste e inflazioniste dei nostri tempi sono state costruite e formalizzate a tavolino da studiosi e professori, e vengono anche insegnate nelle università. Voi direte: Allora oggi la situazione è molto peggiore. Io vi rispondo: No, non è peggiore. Al contrario, ritengo sia migliore, perché le idee possono essere sconfitte da altre idee. Nell&#8217;era degli imperatori romani, nessuno metteva in discussione il diritto del governo di fissare i prezzi massimi delle merci né la validità di una politica simile. Nessuno mai mise in discussione tutto ciò.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Ma ora che vi sono scuole, professori e testi che consigliano di perseguire tale politica, sappiamo bene che rappresenta un problema tutto da discutere. Le cattive teorie che circolano oggi e che hanno reso le nostre politiche così nocive sono state sviluppate da studiosi accademici.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">[...] Le idee, e solo le idee, possono illuminare il buio. Esse devono essere presentate agli individui in modo che possano convincere. Dobbiamo far capire che queste idee sono quelle giuste e non quelle sbagliate. La rigogliosa epoca del diciannovesimo secolo, le grandi imprese del capitalismo, sono state il risultato delle idee degli economisti classici, di Adam Smith e di David Ricardo, di Bastiat e di altri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Dobbiamo solo sostituire idee migliori a quelle cattive. Io spero e sono convinto che ciò verrà fatto dalle nuove generazioni. La nostra civiltà non è destinata alla rovina, come ci hanno detto Splengler e Toynbee. La nostra civiltà non sarà sopraffatta dallo spirito di Mosca. La nostra civiltà può e deve sopravvivere. E sopravviverà grazie a idee nuove, migliori di quelle che guidano oggi l&#8217;operato dei governi di buona parte del mondo, e queste nuove e migliori idee verranno sviluppate dalla prossima generazione.</span></p>
</blockquote>
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		<title>Veneto è chi il Veneto fa</title>
		<link>http://www.buraku.org/2009/08/26/veneto-e-chi-il-veneto-fa/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 17:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[liber liber]]></category>
		<category><![CDATA[venetismi]]></category>

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		<description><![CDATA[La prefazione: Questo piccolo libricino vuole perorare la causa dell’indipendenza del Veneto dallo Stato italiano e lo vuole fare con il sorriso sulle labbra. L’autore (cioè io) promette solennemente che durante la lettura non correrete il pericolo di incorrere in insulti, violenze verbali o razzismi. Infatti l’autore (sempre io) non ama insultare (e in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="660" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Ae6HtOXMj8Y&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="660" height="405" src="http://www.youtube.com/v/Ae6HtOXMj8Y&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>La prefazione:</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Questo piccolo libricino vuole perorare la causa dell’indipendenza del Veneto dallo Stato italiano e lo vuole fare con il sorriso sulle labbra. L’autore (cioè io) promette solennemente che durante la lettura non correrete il pericolo di</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">incorrere in insulti, violenze verbali o razzismi. Infatti l’autore (sempre io) non ama insultare (e in questo caso non capisce nemmeno cosa ci sia da insultare), non è una persona violenta (nemmeno verbalmente) e non è razzista (anche perché per lui il termine razza non significa nulla).</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">L’autore (a son senpre mi)  gradirebbe molto che questo piccolo libricino fosse letto soprattutto da quelle persone che mai si sognerebbero di appoggiare la causa dell’indipendenza del Veneto dall’Italia, siano essi residenti in Veneto o meno, dato che è intimamente convinto della ragionevolezza delle sue idee e che molte persone che reputano l’Indipendenza Veneta una follia, alla fine della fiera, abbiano qualche pregiudizio involontario da eliminare.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">L’autore (indovina chi è) ci tiene a precisare che questo non è un libricino di partito. Ossia, l’autore (ormai l’abbiamo perso) è sì socio del Partito Nasional Veneto (pnveneto.org) e lo ritiene il partito migliore della Via Lattea, ma le considerazioni che qui verranno esposte possono non coincidere con la linea di partito o della maggioranza dei suoi membri. Inoltre, l’autore (to sorela)  ricorda che questo piccolo libricino nasce dal blog Venetia Libertarian</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">(venetialibertarian.org) e svilupperà anche alcuni post lì scritti originariamente.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">In definitiva, questo libricino, più che esporre nuove tesi, cercherà di fare una leggera summa e una sintesi introduttiva di tutte le buone, anzi, buonissime ragioni a favore dell’indipendenza del Veneto e della ragionevolezza e normalità di questa proposta.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Spero che il risultato non vi faccia venir voglia di non leggere più un libro.La prefazione:</div>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Questo piccolo libricino vuole perorare la causa dell’indipendenza del Veneto dallo Stato italiano e lo vuole fare </span><em><span style="color: #888888;">con il sorriso sulle labbra</span></em><span style="color: #888888;">. L’autore (cioè io) promette solennemente che durante la lettura non correrete il pericolo di incorrere in insulti, violenze verbali o razzismi. Infatti l’autore (sempre io) non ama insultare (e in questo caso non capisce nemmeno cosa ci sia da insultare), non è una persona violenta (nemmeno verbalmente) e non è razzista (anche perché per lui il termine </span><em><span style="color: #888888;">razza</span></em><span style="color: #888888;"> non significa nulla).</span></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><span style="color: #888888;">L’autore (</span><em><span style="color: #888888;">a son senpre mi</span></em><span style="color: #888888;">)  gradirebbe molto che questo piccolo libricino fosse letto soprattutto da quelle persone che mai si sognerebbero di appoggiare la causa dell’indipendenza del Veneto dall’Italia, siano essi residenti in Veneto o meno, dato che è intimamente convinto della </span><em><span style="color: #888888;">ragionevolezza</span></em><span style="color: #888888;"> delle sue idee e che molte persone che reputano l’Indipendenza Veneta una follia, alla fine della fiera, abbiano qualche pregiudizio involontario da eliminare. </span></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><span style="color: #888888;">L’autore (indovina chi è) ci tiene a precisare che questo non è un libricino di partito. Ossia, l’autore (ormai l’abbiamo perso) è sì socio del </span><strong><a href="http://www.pnveneto.org/" target="_blank"><span style="color: #888888;">Partito Nasional Veneto</span></a></strong><span style="color: #888888;"> e lo ritiene il partito migliore della Via Lattea, ma alcune considerazioni che qui verranno esposte possono non coincidere con </span><em><span style="color: #888888;">la linea di partito</span></em><span style="color: #888888;"> o della maggioranza dei suoi membri. Inoltre, l’autore (<em>to sorela</em>)  ricorda che questo piccolo libricino nasce dal blog </span><span style="color: #888888;">Venetia Libertarian</span><span style="color: #888888;"> e svilupperà anche alcuni post lì scritti originariamente.</span></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><span style="color: #888888;">In definitiva, questo libricino, più che esporre nuove tesi, cercherà di fare una leggera summa e una sintesi introduttiva di tutte le buone, anzi, buonissime ragioni a favore dell’indipendenza del Veneto e della </span><em><span style="color: #888888;">ragionevolezza</span></em><span style="color: #888888;"> e </span><em><span style="color: #888888;">normalità</span></em><span style="color: #888888;"> di questa proposta. Spero che il risultato non vi faccia venir voglia di non leggere più un libro. </span></p>
<p>Scaricate<a href="http://www.venetialibertarian.org/docu/veneto.pdf"> </a><strong><em><a href="http://www.venetialibertarian.org/docu/veneto.pdf">Veneto è chi il Veneto fa. Indipendenti e Content</a></em></strong><strong><em><a href="http://www.venetialibertarian.org/docu/veneto.pdf">i</a></em></strong>.</p>
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		<title>For Good and Evil</title>
		<link>http://www.buraku.org/2009/08/22/for-good-and-evil/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 17:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[liber liber]]></category>
		<category><![CDATA[libertaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Diciamo la verità, dai. Ogni tanto i libertarian sembrano degli esaltati e dei monomaniaci. Sempre a pensare alle tasse, ai soldi che vengono loro estorti con la coercizione. Sempre a sbraitare contro lo Stato che li deruba del frutto del loro lavoro, eccetera eccetera, la solita solfa. Ogni tanto vien proprio voglia di mandarli a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Diciamo la verità, dai. Ogni tanto i libertarian sembrano degli esaltati e dei monomaniaci. Sempre a pensare alle tasse, ai soldi che vengono loro estorti con la coercizione. Sempre a sbraitare contro lo Stato che li deruba del frutto del loro lavoro, eccetera eccetera, la solita solfa. Ogni tanto vien proprio voglia di mandarli a cagare e dir loro: get a life! I soldi non sono tutto nella vita, viene detto, e giustamente lo Stato ha bisogno di sostentamento per andare avanti. Certo, si può discutere sul livello delle tasse, però, insomma, che la finiscano di rompere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, è vero, i soldi non sono tutto, è verissimo. A un certo punto della vita ti accorgi immancabilmente che le priorità sono ben altre, che le cose importanti non c&#8217;entrano con il denaro e che i soldi sono solo una piacevole appendice. Il nocciolo della questione però è un altro: la tassazione è un sintomo, una spia d&#8217;allarme di quello che è la nostra società. I libertarian non si incazzano contro le tasse perché sono solo attaccati al frutto del loro lavoro ma per il fatto che<strong> le tasse sono il mezzo</strong> attraverso il quale lo Stato compie (o dice di compiere) il suo fine. Provo veramente molto stupore quando sento dire che lo Stato al giorno d&#8217;oggi è sopravvalutato. In realtà, più passa il tempo e più lo Stato diventa ingombrante e invadente. Un secolo fa c&#8217;era molto meno Stato di cinquanta anni fa e cinquanta anni fa c&#8217;era molto meno Stato di adesso. Lo Stato è <strong>ovunque</strong> e decide ovunque <strong>al nostro posto</strong>. È l&#8217;ente che discrimina più di tutti e ha in sé sempre più potere. Il Governo non ha niente di meraviglioso e giusto: è fatto da uomini che non hanno in mente la bellezza dell&#8217;umanità ma il loro potere e la loro conservazione. Le persone comuni come me e come chi sta leggendo non dovrebbero fare affidamento (un affidamento che a volte sembra <em>religioso</em>) sullo Stato e sul Governo per il semplice fatto che alla fine resteranno sempre con un pugno di mosche in mano e meno libertà personale tutt&#8217;intorno. Lo Stato ha tutto questo potere principalmente grazie a una cosa: le tasse.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3263" title="for good and evil - charles adams" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2009/08/for.jpg" alt="for good and evil - charles adams" />Spinto dalla recensione di <a href="http://residenclave.wordpress.com/2009/07/03/ho-visto-un-re-sa-lha-vist-cuse/" target="_blank"><strong>Z3ruel</strong></a>, ho letto <em><strong>For Good and Evil. L&#8217;influsso della tassazione sulla storia dell&#8217;umanità </strong></em>di Charles Adams (su <a href="http://www.ibs.it/code/9788895481036/adams-charles/for-god-and-evil.html" target="_blank"><strong>IBS</strong></a> e, meglio ancora, su <a href="http://www.liberilibri.it/opera.php?k=52" target="_blank"><strong>Liberilibri</strong></a>). Questo libro è semplicemente meraviglioso, uno dei più bei libri che io abbia mai letto. Poche volte imploro i lettori di leggere un libro o ascoltare un cd che recensisco. Questa è una di quelle poche volte. Il libro è prima di tutto un libro di storia che affronta il tema dell&#8217;ascesa e della caduta di alcune grandi civiltà viste attraverso l&#8217;ottica della tassazione. Si scopre così per esempio che l&#8217;impero spagnolo finì per la follia delle sue tasse o che la Gran Bretagna divenne una potenza grazie alla sua moderazione fiscale o che il pensiero illuminista è intriso di idee quali il governo minimo e la tassazione spontanea o che il famoso <em>Boston Tea Party</em> non fu &#8216;sto granché. Nonostante le sue quasi seicento pagine, non è per nulla un libro pesante dato che l&#8217;autore, avvocato tributarista e storico, adotta un taglio agile e leggero. Non è un libro difficile che si dilunga in aspetti tecnici ma racconta in maniera accessibile la storia, estremamente affascinante, della tassazione lungo tutto il cammino della civiltà. Leggendo questo libro ho scoperto aspetti veramente interessanti. L&#8217;autore non è un <em>estremista</em>, scrive più volte che varie tasse hanno offerto un servizio benefico alla società. Il discorso centrale del libro è invece il fatto che storicamente grandi e potenti Stati o, addirittura, civiltà si sono spente per la smania tassatrice degli uomini al governo. Smania tassatrice che ha comportato sempre le stesse cose: ribellione e inevitabile fuga di persone e di capitali in luoghi più accoglienti. Non è forse quello che succede oggi? Quello che realmente mi sorprende è come molta gente accetti ancora così supinamente questo stato di cose e, anzi, sia contenta quando le tasse vengono alzate. È un fatto ai miei occhi inspiegabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggete questo libro perché è favoloso e può concretamente riuscire ad aprirvi gli occhi su quello che comporta la voglia irrefrenabile di tassare dei nostri governanti. Riporto un brano tratto dalla parte finale del libro:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Nel sistema della tassazione sul reddito c&#8217;è uno scontro palese tra cittadino e Stato che non esiste nelle imposte indirette. L&#8217;imposta sul reddito è accompagnata da un&#8217;indagine inquisitoria nelle faccende del contribuente: la sua vita personale, come conduce la propria attività e come spende il proprio denaro. Questo è il potere che viene collegato ai despoti, e ogni contribuente sa che il sistema fiscale è una sacca di totalitarismo in una società altrimenti libera. Ciò lo esaspera e lo rende ribelle. Quando le aliqute diventano progressive al punto da realizzare una confisca, sa che lo stanno derubando, e chiunque affermi che si possa acconsentire a un simile furto dice un&#8217;assurdità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">La tipica argomentazione in base alla quale il contribuente in cambio dell&#8217;imposta pagata starebbe comperando la civiltà perse sempre più valore quando si esaminano i cosiddetti vantaggi della civiltà. Ciò è particolarmente vero quando egli si rende conto che il denaro delle sue tasse viene speso per scopi che non approva, o quando, in realtà, molto del suo denaro viene sperperato. Il commento di Adam Smith, secondo cui in presenza di &#8220;un sospetto generale che molte spese non siano necessarie, e che si faccia un uso sbagliato delle entrate pubbliche&#8221; si evaderanno le imposte e si presterà poco rispetto alle leggi fiscali, è vero oggi esattamente come lo era duecento anni fa, e come lo sarà tra duecento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">[...] Come regola generale, un&#8217;evasione diffusa è un segnale certo del fatto che il sistema fiscale è sbagliato. Se le aliquote sono ragionevoli, la gente pagherà le imposte, anche quelle sul reddito. Uno studio recente rivela che la maggioranza degli americani era molto contenta della prima imposta sul reddito. Essa significava, pensavano, una riduzione dei dazi e quindi imposte più basse per le merci. &#8220;Settantacinque anni fa&#8221;, affermava l&#8217;autore, &#8220;gli americani pagarono la prima imposta sul reddito. E ne erano contenti&#8221;. Io credo che agli americani l&#8217;imposta piacerebbe ancora se il governo l&#8217;avesse mantenuta semplice, giusta e moderata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">La convinzione che alcune persone siano più inclini di altre all&#8217;evasione viene messa in dubbio da Jude Wanniski: &#8220;I latinoamericani, gli italiani o gli asiatici non hanno una propensione maggiore a evadere le imposte rispetto ai cittadini di New York o ai tedeschi&#8221;. Un sondaggio tedesco ha rivelato come la moralità fiscale sia piuttosto bassa. Uno studio francese ha indicato che la maggior parte degli uomini d&#8217;affari e dei professionisti ritiene giustificata l&#8217;evasione fiscale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Di regola, i legali e i contabili fiscali considerano negativamente l&#8217;evasione perché l&#8217;evasore non si avvale dei loro servigi. Dopo tutto, essi guadagnano attraverso l&#8217;elusione fiscale, che è una cosa complicata e che richiede molto tempo. Quando i clienti del professionista passano dall&#8217;elusione all&#8217;evasione, questi perde il lavoro, e se fossero in troppi a evadere egli dovrebbe cercarsi una nuova occupazione. L&#8217;evasore fiscale non minaccia solo gli introiti dello Stato, ma minaccia ancor più il professionista fiscale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">[...] Un&#8217;assurdità comunemente sostenuta dal fisco è che l&#8217;evasore obbliga il contribuente onesto a pagare di più. Ma non è così. Gli oneri fiscali che vengono evasi o elusi non vengono assunti da altre persone. Se il mio vicino lavora &#8220;in nero&#8221; e non paga le imposte, le mie aliquote fiscali non aumentano. Questo poteva valere nell&#8217;antico Egitto, dove ogni abitante era responsabile per il pagamento delle imposte dell&#8217;intero villaggio, ma oggi una regola simile non esiste. Oggi, meno imposte vengono pagate, meno lo Stato può spendere, e molta gente ritiene che lo Stato abbia comunque troppo denaro da spendere. Più di vent&#8217;anni fa un inglese di nome Parkinson formulò un paio di aforismi sulle tasse e sulla burocrazia: &#8220;Le spese aumentano fino a raggiungere le entrate&#8221;, cosa che significa che un governo spenderà tutto quello che riceverà; e &#8220;Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile&#8221;. In altre parole, gli Stati (e i loro impiegati) sprecheranno, se verrà loro data l&#8217;opportunità di farlo, sia tempo che denaro. Viceversa, se i loro portafogli saranno piccoli, i governi faranno economia, quindi l&#8217;evasione potrebbe, alla lunga, avere un effetto benefico sulla spesa pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <a href="http://www.liberilibri.it/opera.php?k=52" target="_blank"><em><strong>For Good and Evil. L&#8217;influsso della tassazione sulla storia dell&#8217;umanità</strong></em></a> di Charles Adams.</p>
</blockquote>
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		<title>Elogio dell&#8217;evasore fiscale</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 11:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yoshi</dc:creator>
				<category><![CDATA[liber liber]]></category>
		<category><![CDATA[libertaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Bisogna ringraziare Leonardo Facco perché con Elogio dell&#8217;evasore fiscale è riuscito a fare una summa del perché, checché ne dica Tommaso Padoa Schioppa, le tasse siano bruttissime e, come ogni cosa imposta, siano un&#8217;aggressione. È un libro che consiglio in primis a quelli che pensano che gli evasori siano dei mostri, che le tasse siano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3106" title="leonardo facco - elogio dell'evasore fiscale" src="http://www.buraku.org/wp-content/uploads/2009/07/elogio.jpg" alt="leonardo facco - elogio dell'evasore fiscale" />Bisogna ringraziare Leonardo Facco perché con <a href="http://www.ibs.it/code/9788874244874/facco-leonardo/elogio-dell-evasore-fiscale-se.html" target="_blank"><em><strong>Elogio dell&#8217;evasore fiscale</strong></em></a> è riuscito a fare una summa del perché, checché ne dica Tommaso Padoa Schioppa, le tasse siano bruttissime e, come ogni cosa <em>imposta</em>, siano un&#8217;aggressione.</p>
<p style="text-align: justify;">È un libro che consiglio in primis a quelli che pensano che gli evasori siano dei mostri, che le tasse siano necessarie, che &#8220;<em>pagare tutti per pagare meno</em>&#8220;. In realtà le tasse sono necessarie soprattutto per mantenere in piedi la statocrazia e il sistema di potere dei politici e se tutti pagasssero, lo Stato avrebbe solo più soldi da sprecare e basta; e di sicuro non si metterebbe <em>a dieta </em>volontariamente. Io non penso che allo stato attuale delle cose, si possa fare a meno dello Stato (gioco di parole, ah ah), c&#8217;è una stratificazione secolare che secondo me non si può eliminare in quattro e quattr&#8217;otto; ma questi sono pensieri che meriterebbero molti post a parte. Il fatto che io sia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Minarchism" target="_blank"><strong>minarchico</strong></a>, non implica l&#8217;accettazione che uno Stato cadaverico mi rubi, tra le varie tasse, molto più della metà del frutto del mio lavoro. Semplicemente, è una rapina alla quale ogni persona con un minimo di giudizio e di buon senso dovrebbe ribellarsi. Non c&#8217;è niente di <em>democratico</em> o di <em>giusto</em> o di <em>necessario</em> in un sistema che ti toglie, oltre ai soldi, anche la voglia di creare qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di Facco è un bel libro anche perché, con tutti i suoi rimandi, può essere un punto di partenza per iniziare ad approfondire il pensiero libertario. Insomma, un bel libro che non è né pesante né noioso. Qualcosa di diverso da leggere sotto l&#8217;ombrellone!</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla seconda di copertina:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">&#8220;Le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa&#8221;. Non si tratta di uno slogan da qualunquisti o dell&#8217;affermazione di qualche evasore. Le imposte, come spiega l&#8217;etimologia stessa della parola, sono un atto di coercizione bella e buona, un esproprio ai danni di chi onestamente lavora e produce, una rapina legalizzata. Lo Stato adopera come scusa i beni e i servizi che fornisce, anche se nella realtà essi sono pessimi e costosissimi. Servendosi delle parole dei grandi pensatori e di fatti concreti, Leonardo Pacco confuta le tesi dei gabellatori, cominciando la sua opera di smascheramento proprio dal re dei tassatori, quel Tommaso Padoa Schioppa che, nel 2007, durante un programma televisivo ebbe l&#8217;ardire di sostenere che &#8220;le tasse sono bellissime&#8221;. &#8220;Elogio dell&#8217;evasore fiscale&#8221; non è una mera provocazione culturale né un&#8217;operazione populistica, bensì l&#8217;espressione di una coscienza di classe che va maturando in Italia. Che non si limita alla semplice reazione &#8220;antipolitica&#8221; alla corruzione e alle inefficienze della classe governante, ma va in profondità, arrivando a interrogarsi sull&#8217;intera organizzazione dello Stato e degli enti pubblici con dati, numeri, rapporti istituzionali, dalle clamorose truffe nascoste nelle accise al prelievo occulto da parte dello Stato nelle nostre tasche, passando per tutta una serie di trucchi, tra i quali la clamorosa &#8220;tassa sulla tassa&#8221;.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #000000;"><strong>Update:</strong> martedì 14 luglio Leonardo Facco parteciperà a<em> <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Nove_in_punto%2C_la_versione_di_Oscar" target="_blank"><strong>Nove in punto, la versione di Oscar</strong></a></em>, ossia il programma radiofonico in onda dalle 9.00 alle 10.00 su Radio 24 condotto da Oscar Giannino, per parlare di tasse.</span><br />
</span></p>
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