Dentro il direttivo del mio partito sono finito in minoranza (in pratica io da solo) e la linea uscita è quella dei quattro SI al prossimo referendum (come si può constatare dalla foto qui a sinistra). Tuttavia io, a differenza delle direttive del mio partito novello grillino, il 12 e 13 giugno non andrò a votare perché reputo almeno tre dei quattro quesiti delle stupidate e vi invito caldamente a seguire il mio esempio.
Il quesito sul legittimo impedimento è l’unico sul quale potrei avere dei dubbi. Dato però che non mi interessa nulla il fatto che sia una creatura di Berlusconi (perché ho imparato a fregarmene di Berlusconi, di Bersani, etc etc e vivere felice) e valutando la legge in sé, io reputo in linea di principio giusto il fatto che si argini lo strapotere inquisitorio dei giudici. Si tratta di una semplice questione di buon senso, punto. Berlusconi o non Berlusconi.
I due quesiti sull’acqua li reputo una magistrale opera di mistificazione della realtà perché sia che vinca il SI sia che vinca il NO, le direttive UE sono per la possibilità di gestione (gestione, non possesso! capre!) ai privati; checché ne dicano quelli che parlano di “privatizzazione dell’acqua” (privatizzazione che a me, tra parentesi, andrebbe benissimo perché l’acqua è un bene economico scarso troppo importante per venire sprecato). A riguardo prendo i punti di sintesi da questo post per capire di cosa stiamo parlando:
- Nessuna legge prevede la privatizzazione dell’acqua.
- Il quesito referendario n°1, se vincesse, toglierebbe l’obbligo di indire una gara pubblica per scegliere il gestore, permettendo quindi ai politici di prendere decisioni meno trasparenti su come gestire il servizio.
- Il quesito referendario n°2, se vincesse, impedirebbe di finanziare le infrastrutture idriche mediante le tariffe degli utilizzatori finali, i cui costi cadrebbero dunque sulla fiscalità generale, cioè sui contribuenti.
- Dato che l’infrastruttura idrica di questo Paese è un colabrodo, occorrerà finanziare forti investimenti infrastrutturali per rimetterla in sesto, e questi costi qualcuno dovrà sostenerli comunque.
Per chiarimenti lineari e veramente chiarificatori rimando al video qua sotto, guardatelo ché serve. Magari la smetterete di parlare a vanvera.
Riguardo il quesito sul nucleare invece non penso di avere la forza interiore per arginare l’ondata di psicosi dopo il grave incidente giapponese. Come ho ripetuto spesso, se dovesse venire un terremoto di quell’entità in Veneto, non avremmo più niente di cui preoccuparci dato che saremmo tutti spazzati via e l’eventuale centrale nucleare sarebbe uno dei pochi edifici a rimanere in piedi. Dopo il disastro giapponese mi sono rafforzato nell’idea che l’opzione nucleare è da tenere in seria considerazione perché centrali vecchie di quaranta anni hanno sostanzialmente tenuto (effetti gravi nelle immediate vicinanze della centrale ma nulli in città come Tokyo, checché si inventino i quotidiani italiani) a uno dei cataclismi più potenti della storia dell’umanità. Se prima avevo dei dubbi sulla sicurezza del nucleare, ora non ne ho più. I politici di Germania e Svizzera che hanno detto di voler uscire dal nucleare (poi bisogna vedere se lo faranno) si sono comportati come i politici italiani che guardano al brevissimo termine, mi sembra naturale dato che il politico è sempre il politico dovunque nel mondo.
Aggiungiamo che la corte di cassazione italiana ha fatto su un pastrocchio che metà basta e quindi in realtà andrete a votare su un quesito che non è più quello originario. Qui si spiega bene il perché e il percome.
Dunque, che la Cassazione abbia trasferito il quesito al comma 8 implica due conseguenze. La prima, che l’oggetto del referendum è cambiato: dalla questione nucleare alla questione energetica, con buona pace di tutte le regole procedurali relative, per esempio, alla propaganda referendaria e, più drammaticamente, alla consapevolezza degli elettori di cosa stiano votando. La seconda, che se vinceranno i sì il Governo non sarà autorizzato ad adottare la Strategia energetica nazionale. Con questi effetti, tra i tanti: che il governo non potrà varare il piano per la diversificazione delle fonti di energia, comprese quelle “pulite”, e non potrà nemmeno escludere il nucleare, dal momento che la Strategia sarebbe stata proprio la sede per farlo. Due effetti, questi, che tanto stanno a cuore agli antinuclearisti. Avranno questi il tempo e il modo di rendersi conto del nuovo, reale oggetto del voto (dal nucleare alla pianificazione) imposto dalla Corte a dieci giorni dalla chiamata alle urne?
Infine, quoto Margherita Hack:
Si ha tanta paura del nucleare e poi milioni di abitanti vivono intorno alle falde del Vesuvio, che non è morto, è bello vivo, e se sono decenni che non esplode, il giorno che esploderà sarà un vero disastro. La paura dell’atomo è dovuta all’ignoranza, ma l’Italia ha bisogno di questa energia, e anche l’incidente in Giappone aiuterà – ha concluso – con nuove precauzioni.
Il 12 e 13 giugno non andrò a votare perché non voglio far raggiungere il quorum a dei referendum che propongono il magna magna parentopolesco libero dei politici sull’acqua e che per paura del non conosciuto vogliono vietare a prescindere una fonte di energia.
Update: Margherita Hack corregge il tiro: «Quattro Sì. Convinti. Perché l’Italia non è pronta per il nucleare». Questo riporta all’eterno pensiero “sì ma in Italia siamo stupidi”. Il mio pensiero a riguardo è sinteticamente come quello espresso da D.O. su FaceBook: “[Questo argomento] lo vedo girare da tempo, non mi convince e mi infastidisce. Non mi interessa difendere l’orgoglio nazziunale, proprio per niente, però almeno dove vivo io non è che sia questo paese delle banane: abbiamo industrie, infrastrutture moderne, ponti, aeroporti, queste robe qui. Altrimenti se «non ci fidiamo» andiamo a vivere nei tucul di fango e buonanotte“.

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