Buraku

il blog di Yoshi

Archive for the ‘musica maestro!’ Category

I ♥ plastic

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Quale caratteristica principale deve avere un album techno, o meglio, di techno minimale? Secondo me deve riuscire a condensare e distillare infiniti suoni in pochi battiti decisivi. Deve essere cioè spazio cerebrale inframezzato di beat. In quei battiti deve riuscire ad evocarti un mondo di infiniti suoni. Deve essere un prodotto altamente artificiale: deve essere plastica. Deve essere un complesso tecnopolimero rinforzato di fibra di carbonio e deve essere autoestinguente V0 secondo le normative UL. La musica techno minimale è prima di tutto un prodotto del e per il cervello, la banale natura non è ammessa in questa orgia di artificio.

Il tedesco Hendrick Weber, in arte Pantha Du Prince, secondo me è riuscito a creare un album di minimal techno pressoché perfetto. Il suo Black Noise è la perfezione stilistica e il trionfo dell’inorganico. Black Noise è la razione quotidiana di plastica che il tuo corpo ha bisogno di assumere. Pantha Du Prince ha sintetizzato il Rumore Nero e noi gliene saremo eternamente grati.

 
 Pantha Du Prince - Stick To My Side [7:51m]: Play Now | Play in Popup | Download

 
 Pantha Du Prince - Satellite Snyper [5:29m]: Play Now | Play in Popup | Download

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March 8th, 2010 at 2:36 pm

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Il piccolo Stalin

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Jovan Smith è un rapper di Oakland, in California, che si è scelto il pesante moniker di J. Stalin. Il perché lo spiega sinteticamente lo stesso:

He was short like me, but he was always smashin’ on everybody.

J. Stalin è nato e cresciuto nel complesso di case popolari chiamato Cypress Village che, a dispetto nel nome aulico, è un posticino un po’ pesante nel quale vivere. Sì insomma, ci troviamo di fronte al classico rapper che da ragazzino spacciava e che è andato in prigione; un cliché ambulante. Di tutta la sua travagliata vita però a me non interessa niente, infatti non sono di quelli che si guardano troppo ai contorni: io sento la musica.

E qui inizia il bello perché l’ultimo album del nostro J. Stalin, ossia Prenuptial Agreement, è  decisamente bello. Le mie orecchie sono abituate ai suoni della costa est ma devo ammettere che ogni tanto non disdegno il salto della quaglia nella costa occidentale. In Prenuptial Agreement si respira il tipico funk e il crunk di quelle località. I testi di questo album di 22 canzoni sono molto spesso pesanti e angoscianti (“sometimes i can’t sleep at night dreaming about the red and blue lights“) e hanno un sapore realista. Se vi piace il genere, un album di street rap che merita.

 
 J. Stalin - D-Boy Blues 2010 [3:44m]: Play Now | Play in Popup | Download

 
 J. Stalin - Red & Blue Lights (feat. Jacka) [3:54m]: Play Now | Play in Popup | Download

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March 3rd, 2010 at 7:13 pm

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I caldi

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Gli Hot Chip. Sono tornati gli Hot Chip. Come si fa a parlar male degli Hot Chip? Non si può. Infatti non ve n’è ragione. One Life Stand è il loro nuovo album ed è una squisizia superba. Che bello che è avere quei gruppi dei quali ti puoi fidare. Prima ancora di ascoltare questo album, sapevo che non sarei stato deluso perché…sono gli Hot Chip!

Gli Hot Chip sono dei brutti (fisicamente) londinesi che fanno musica dance-elettronica-pop. In questo ultimo album sfoderano la loro proverbiale maestria e, sarà l’età o sarà l’esperienza, sfoderano anche una piena e calda vena che ci si potrebbe azzardare a definire intima.

I ritmi sono mediamente più lenti, la voce è più, appunto, calda e le atmosfere sono più confidenziali. Il tutto detto di un album che dovrebbe essere dance è decisamente strano. Ma questo è il bello dei nostri brutti Hot Chip, di questi non-telegenici e non-hypster che tanto amiamo.

Ora, io vi metto le due proverbiali canzoni, voi però non potete giudicare il tutto da due canzoni perché due canzoni danno un quadro molto limitato di questo album. Ecco,  insomma, dovete procuravelo tutto.

 
 Hot Chip - One Life Stand [5:24m]: Play Now | Play in Popup | Download

 
 Hot Chip - Brothers [4:22m]: Play Now | Play in Popup | Download

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February 11th, 2010 at 3:56 pm

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C’è dell’amore in me

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Finalmente è arrivato tra noi. Il 25 gennaio è uscito il nuovo album del divino Kieran Hebden in arte Four Tet. Alleluja! Allora, mettiamo subito le cose in chiaro: non posso assicurarvi che questa recensione abbia tutti i crismi dell’obiettività in quanto il recensore è palesemente innamorato da una vita del recensito.

La cosa che salta di più alle orecchie di There Is Love In You, la nuova Opera di Four Tet, è il suono decisamente basic che il Maestro ha deciso di dare al tutto. Che sia stata la sbronza di improvvisazionismo insieme al socio batterista jazz Steve Reid che ha fatto venir voglia di struttura? Un album molto lineare e con pochi blip, glitch, sbriz e friz. Un album sanamente techno, di un’elettronica che va dritta al cuore e allo spirito.

Pattern solidi e meravigliosi in tutte le canzoni per far ballare le persone: una cosa che sembra semplice ma che in realtà richiede una bravura non indifferente. Questo There Is Love In You è un lavoro che rappresenta uno standard di quello che dovrebbe essere un album di musica elettronica. Four Tet non mi ha deluso; d’altronde, potrebbe mai?

 
 Four Tet - Angel Echoes [4:01m]: Play Now | Play in Popup | Download

 
 Four Tet - This Unfould: Play Now | Play in Popup | Download

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January 31st, 2010 at 1:51 pm

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Un’altra fantasia

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Michael James Owen Pallett è un compositore e violinista canadase di trenta anni e precedentemente era conosciuto con il nome d’arte di Final Fantasy. Purtroppo, per paura di azioni legali da parte della Square Enix, ha deciso di abbondanare il suo meraviglioso moniker tributo a una delle più belle saghe di videogiochi; un altro danno del so-called IP.

Quindi, Owen Pallet ex Final Fantasy il 12 gennaio ha fatto uscire il suo nuovo album, Heartland. L’album è, dal mio modesto punto di vista, uno di quelli che rimarrà in questi appena iniziati anni ‘10. Ovviamente non un pluri-disco di platino ma uno di quei album che magari riscopriremo nel 2024 (sotto forma di quale formato non ne ho idea) e, riascoltandolo pensando a quando eravamo ancora moderatamente giovani, diremo: “ohhh ma che bello che è ancora questo album! non me lo ricordavo più! che dolce! adesso lo faccio ascoltare a quel metallaro di mio figlio e vediamo cosa dice!” Sì, perché dovete sapere che i metallari esisteranno sempre nei secoli dei secoli.

Heartland è un disco moderatamente sperimentale, moderatamente pop, moderatamente elettronico e moderatamente classico. Sembrerà strano, ma tutta questa moderazione crea un album per niente moderatamente bello. Non parliamo poi di quelle percussioni moderatamente marziali che ti si appiccicano al cervello; micidiali.

Heartland, che disco!

 
 Owen Pallett - Midnight Directives: Play Now | Play in Popup | Download

 
 Owen Pallett - Oh Heartland! Up Yours!: Play Now | Play in Popup | Download

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January 20th, 2010 at 11:32 pm

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Dannato Funk!

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Toeachizown di Dam-Funk è un’opera mastodonticamente giganteggiante. Ventiquattro canzoni per due ore e venti di musica, anzi, di funk. Dam-Funk è un tizio di Los Angeles e ascoltando il suo album non si può non pensare che abbia un chiodo fisso, il funk appunto.

Toeachizown non è decisamente un album da radio. Canzoni di cinque, sei o anche più di sette minuti con pochissimo cantato e sonorità che non sono decisamente “sulla cresta dell’onda”. Come si fa a non amare un tizio che sulla sua fanpage su Facebook scrive: It was NEVER ‘boom-bip’ on mines. It was ALWAYS ‘bump-clap’. It’s a difference. It’s called FUNK!! Now U get it?…Cool. | With respect. Come si fa?

Certo, Toeachizown non è nemmeno quel tipo di album che brilla per diversità sonore al suo interno, ossia, il marchio di Dam-Funk è riconoscibile dalla prima all’ultima canzone, per tutte le due e passa ore. A me con questo album piace far andare la riproduzione casuale. Mi piace ascoltarlo in macchina, mentre leggo, quando faccio le faccende domestiche. Toeachizown è un album che riempe la stanza di quella bella sonorità di una volta aggiornata al gusto moderno. Un album fuori dal tempo. Un album fuori.

 
 Dam-Funk - Mirrors [3:20m]: Play Now | Play in Popup | Download

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January 14th, 2010 at 2:21 pm

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Quest’anno la classifica dei migliori album è una non-classifica. Ossia riporto in ordine alfabetico in base al nome del gruppo i dieci album più rappresentativi dell’anno; per me, ovviamente. Ho scelto questo metodo perché trovo che fare le classifiche sia altamente stressante e, alla fin fine, di un’arbitrarietà intollerabile. Cioè, dai, che differenza c’è tra il settimo e il sesto album? Dai, son tutte puttanate. Molto più razionale scegliere un tot di album e dire che questi sono quelli usciti quest’anno che ascolto più volentieri e che reputo, per un motivo o per un altro, i migliori. Ah, devo ammettere che mi fa molto piacere che siano presenti due album di artisti giapponesi.

  • Black Moth Super Rainbow – Eating Us
  • Blakroc – Blakroc
  • Danger Mouse & Sparklehorse – Dark Night Of The Soul
  • Dirty Projectors – Bitte Orca
  • Ent – Welcome Stranger
  • Eyedea & Abilities – By The Throat
  • Fuck Buttons – Tarot Sport
  • N.A.S.A. – The Spirit Of Apollo
  • Thunderheist – Thunderheist
  • Sgt. – Capital Of Gravity

Naturalmente c’è anche una compilation scaricabile for free e composta da dieci canzoni prese dai dieci album.

Si chiama , che si legge kyū (cioè “chiuu”) o ku e vuol dire semplicemente 9 in giapponese; riferito al 2009 che si sta per chiudere, che fantasia. Ho cercato di non mettere canzoni che avevo già proposto ma tre canzoni proprio non si potevano non mettere.

Dieci canzoni per cinquantatrè minuti e cinquantanove secondi per ottantasette virgola uno megabyte. Una compilation che alterna momenti pop a momenti più ricercati, come è nello stile del blogger che tanto amate.

Mi sembra ragionevole che la scarichiate.

  1. Ent – Silver Moment
  2. Thunderheist – Nothing 2 Step 2
  3. Danger Mouse & Sparklehorse – Jaykub (ft. Jason Lytle)
  4. Eyedea & Abilities – Burn Fetish
  5. Black Moth Super Rainbow – Dark Bubbles
  6. Dirty Projectors – Useful Chamber
  7. N.A.S.A. – Strange Enough (ft. Karen O, Ol’ Dirty Bastard, Fatlip)
  8. Sgt. – Tears Of Naga
  9. Blakroc – What Do You Do To Me (ft. Billy Danze, Jim Jones, Nicole Wray)
  10. Fuck Buttons – Olympians

Written by Yoshi

December 22nd, 2009 at 7:37 pm

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Rock nero

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Mi piacciono molto i Black Keys e penso che il loro Attack and Release sia un album che a distanza di un anno e passa riesca bene a dimostrare di essere una serie di long hit una dietro l’altra. I Black Keys sono quel raro tipo di gruppo che è così bravo che può facilmente piacere a pubblici diversi che ascoltano tendenzialmente musiche diverse.

Capirete quindi le mie copiose bave quando sono venuto a conoscenza dell’uscita del progetto Blakroc che consiste in pratica in una collaborazione tra i Black Keys che mettono le musiche e dieci tra artisti hip hop e R&B (per intenderci, gente come Mos Def, RZA, Ludacris e Q-Tip) che ci mettono le liriche. Undici giorni per registrare undici canzoni. Un lavoro sostanzialmente improvvisato che definire una gioia per le orecchie è una intollerabile riduzione.

Questo è un esempio di come le distanze tra generi e tra musicisti molto spesso sono solo distanze fittizie, soprattutto alimentate dai vari ultrà. Quando infatti su Rumore di dicembre leggo che il cantante e chitarrista dei Black Keys dice che:

Fin da quando abbiamo cominciato siamo stati influenzati dall’hip hop. Ascoltavamo il Wu-Tang Clan, usavamo un registratore a quattro piste perché volevamo registrare musica che suonasse come Enter the Wu-Tang (36 Chambers), con quel suono di batteria sporco e minimale. [...] Il nostro blues deve a RZA tanto quanto deve a Son House.

Ecco, quando leggi queste cose capisci che molto spesso le ristrettezza musical-mentali sono di chi ascolta e non di chi suona. Blakroc può essere un’ottima opportunità per far conoscere a vicenda l’ascoltatore abituale dei Wu-Tang e quello dei Black Keys. Sì, questo fa molto colonna sonora di Judgment Night, ma se dovesse arrivare una nuova stagione come quella inizio anni ‘90, beh, evviva!

 
 Blakroc - Ain't Nothing Like You (feat Jim Jones & Mos Def): Play Now | Play in Popup | Download

 
 Blakroc - Hope You're Happy (feat. Billy Danze, Nikki Wray & Q-Tip): Play Now | Play in Popup | Download

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December 15th, 2009 at 5:37 pm

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Settembrini

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I September Collective sono un trio berlinese che si è recato a Dusseldorf in una chiesa protestante per suonare l’organo che lì si trova. Hanno aggiunto un po’ di spoceghesi elettronici ed è nato Always Breathing Monster, il quale è oggettivamente un album interessante.

Ovviamente questo non è quel tipo di album da mettere a una festa perché la gente potrebbe prendersela a male. Non è nemmeno consigliato come sveglia alla mattina, sempre che voi non siate soliti svegliarvi mooooolto delicatamente. Non è nemmeno quel tipo di album da ascoltare aspettando il momento giusto per fare un po’ di air guitar perché quel momento non arriverà mai. Non è neppure quel tipo di album i cui pezzi diventano dei classici da karaoke. No, decisamente.

Always Breathing Monster è un album nel quale si sente, appunto, il respiro del mostro a canne. Questa è musica da sottofondo nel senso più alto del termine, ossia musica che ha la capacità di riempire dolcemente tutto lo spazio. Ammetto che stare seduto sul divano con gli occhi chiusi ascoltando questo album è un piacere onirico. Anche perché c’è la possibilità che ci si addormenti, e non c’è niente di male in questo! Non ho mai capito perché la maggior parte della gente trovi sinonimia tra musica noiosa e musica che concilia il sonno. Always Breathing Monster non è, almeno dal mio punto di vista, un album noioso ma, al contrario, un insieme di pezzi molto interessanti, una sperimentazione ben riuscita.

The curiosity to work with an unfamiliar instrument like the organ was quite strong. We had arranged the MIDI-files on the computer before and fed the organ then with them. Apart from the practical work with the manuals and the mechanics of the organ there was the recording process: we set up microphones inside the church. At this point occured the important aspect of context and history of the church organ – which tones can one get out of such a prestressed instrument? It is interesting that an instrument which is used for such sacral and ritual music owns characteristics that are very profane: magnificence and power, humility and vastness.

 
 September Collective - Zimbel [3:30m]: Play Now | Play in Popup | Download

 
 September Collective - Amorosa [4:07m]: Play Now | Play in Popup | Download

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December 2nd, 2009 at 11:39 pm

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Muro sonoro di bottoni

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fuck buttons - tarot sportCi ho messo circa un mesetto a metabolizzare Tarot Sport, ossia il nuovo album dei bristoliani Fuck Buttons. Non sono abituato a un livello di rumorosità così elevato, bisogna farci l’abitudine.

I Fuck Buttons infatti sono la risposta elettronica al noise, o almeno, a me banalizzando sembra così. Io li ho presi a spicchi. Non riuscendo a sopportare più di due canzoni per volta, ho seguito il mio istinto (di sopravvivenza uditiva) e ho fatto proprio così: due canzoni per volta.

Qualcuno potrà chiedersi il perché di tanto masochismo, perché sforzarsi per ascoltare un album che al primo ascolto manda un messaggio così ostico. La risposta è semplicissima: perché sentivo (percepivo) che l’album aveva un potenziale. Il discorso è molto simile a quando da bambino non ti piace un determinato sapore ma poi crescendo impari ad apprezzarlo e alla fine ti piace (caffè, vino, etc etc). Tarot Sport, dopo l’istantaneo gusto amaro, ti lascia in bocca un sapore gradevole; così gradevole che ora non posso non ascoltarlo ogni giorno. Tarot Sport è fatto a strati sovrapponibili, a gusci che piano piano si sciolgono e che ti fanno apprezzare quello che all’inizio si può prendere come mattone.

Sette “canzoni”, ognuna delle quali è un piccolo concentrato sonoro a sé stante. Sette “canzoni” che per essere apprezzate in pieno, dovrebbero essere suonate da uno stereo: no computer, no macchina.

Ascoltate il primo singolo, cioè Surf Solar.

 
 Fuck Buttons - Surf Solar [10:35m]: Play Now | Play in Popup | Download

Written by Yoshi

November 10th, 2009 at 4:42 pm

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