Category: musica maestro!

Roots therapy

Che bello. Che bello. Che bello! In macchina, davanti al computer, allo stereo, dall’iPhone con le cuffie: non faccio altro che ascoltare il nuovo album dei Roots, ovunque. Il nuovo album dei Roots è la quintessenza della figaggine, della blackness, della musica di qualità che incontra il mainstream. Detto in termini più chiari: How I Got Over dei Roots è devastantemente perfetto.

La caratteristica dei Roots, se non lo sapete, è quella di essere una hip hop band, ossia fondamentalmente fanno rap (ma non solo) con musica suonata con “strumenti veri”. I Roots sono un gruppo sul quale fare affidamento. Nonostante qualche passetto falso in passato, sai che loro sono sinonimo di qualità e di musica che non si può definire se non come figa. Il piacere fisico che provo ascoltando How I Got Over deriva dal fatto che è un album fatto da Professionisti con la P maiuscola (come scrive Pitchfork) e c’ha un groove che spacca dalla prima all’ultima canzone; e scusate la terminologia da brodah.

La grandezza di questo album è dovuta anche ai tanti ospiti che impreziosiscono le canzoni: Jonh Legend, Dice Raw, Joanna Newsom, Monsters of Folk, etc etc. Quasi ogni canzone di avvale di collaborazioni che rendono l’album vario ma sempre rootslostico. Per quanto mi riguarda, sicuramente un album destinato a restare.

Po

La statale italiana di calcio è tornata a casa e nel 2003 io a Londra compravo un cd all’interno del quale c’era una canzone tristemente destinata a finire stuprata come coro da stadio per celebrare le vittorie della suddetta statale.

Mi sembra giusto riproporla qui oggi per renderle giustizia. Mi piace pensare che la canzone in questione si sia vendicata.

Bea fioi

Ieri sera a son ndà a vedàr Heman Medrano che’l se ga exibio a le Golosangeles, cioè el me quartier de Verona, intel contesto de Golosine 37136, cioè la festa de le Golosine.

Qui per leggere il resto e commentare.

Destroy Yourself Responsibly

Noi di Buraku siamo fermamente convinti che durante il periodo estivo i giovini abbiano il dovere morale di eccedere, di esagerare in maniera sconsiderata con gli alcolici, di sperimentare nuove sostanze da mattina a sera, di fare sesso sfrenato e promiscuo; insomma, di distruggersi. Il tutto ovviamente in modo responsabile. Ecco perché noi di Buraku abbiamo pensato di incentivare tutto questo con una compilation atta a favorire la migliore riuscita dell’estate 2010.

Destroy Yourself Responsibly (164,2 MB per 11 canzoni per 59,18 minuti) è la compilation che ti aiuta a carburare per le tue notti brave discotecare all’insegna dell’illegalità. Ci troverai dentro dalla tamarrata discotecara sfacciata alla minimal techno pompata, dalla hit elettropop all’arguta composizione elettronica.

Carbura la tua serata con Destroy Yourself Responsibly, magari ascoltandola a volume criminale mentre ti rechi in discoteca o, meglio ancora, a un rave party illegale. Ascolta Destroy Yourself Responsibly anche quando ti alzi la mattina, quando mangi a pranzo, quando porti fuori il cane: ti sentirai subito più carico.

  1. Swoon – Chemical Brothers
  2. Acapella – Kelis
  3. Bad Love – Booka Shade
  4. Plastic People – Four Tet
  5. One Touch - LCD Soundsystem
  6. The Splendour - Pantha Du Prince
  7. I Feel Better – Hot Chip
  8. Nude (Radiohead cover) – Synthesizer Shaikh
  9. Festa Festa - Crookers
  10. What You Want - Tiefschwarz
  11. Trouble In France - Guts

Glee Juice

Stanotte ci sarà la puntata finale della prima stagione di Glee e io fremo tutto nell’attesa. Per festeggiare questa incredibile macho free serie che tante emozioni, divertimento e canzoni ci ha regalato, vogliate gradire questa compilation di quelle che io ritengo le interpretazioni migliori: Glee Juice (101,4 MB per 16 canzoni per 57 minuti e 40 secondi).

Trattandosi di materiale altamente pop e altamente mainstream, vi consiglio di scaricarla subito prima che le forze del male mi oscurino il blog. Enjoy!

  1. Don’t Stop Believin’
  2. Jump
  3. Vogue
  4. Bohemian Rhapsody (feat. Jonathan Groff)
  5. What It Feels Like For A Girl
  6. Loser
  7. Can’t Fight This Feeling
  8. Hello Goodbye
  9. Don’t Stand So Close To Me / Young Girl
  10. True Colors
  11. You Keep Me Hangin’ On
  12. Safety Dance
  13. Poker Face (feat. Idina Menzel)
  14. Don’t Rain On My Parade
  15. Over The Rainbow
  16. Defying Gravity

La minestra di James

Non riuscivo proprio a capire perché This Is Happening, ossia l’ultimo (in tutti i sensi, almeno a sentire James Murphy) disco LCD Soundsystem, mi lasciasse con l’amaro in bocca, con la sensazione che qualcosa che non fosse al proprio posto. Sarà perché è forse l’album che sembra più suonato dei tre, sarà perché forse Murphy si lancia troppo spesso ad abbozzare un canto. Non riuscivo a capire e ancora non riesco a capire bene. Però è successo che questo album all’inizio non mi piaceva per niente mentre ora mi piace, eccome se mi piace. L’ho tenuto due settimane sbocconcellandolo ogni tanto fino a quando mi sono accorto che, mistero, era un grande album.

This Is Happening non presenta rivoluzioni, se non per un ritmo un po’ più blando; sarà che gli anni passano per tutti. LCD Soundsystem è sempre sinonimo prevalentemente di dance punk-funk, ossia quel genere che per molti equivale a un calcio nei coglioni. Io invece sono del parere che la faccenda sia sempre divertente. Tutte le canzoni, tranne il primo singolo Drunk Girls, sono decisamente più lunghe della canzone pop standard e Murphy non manca di puntualizzare su You Wanted A Hit che

You wanted a hit
But maybe we don’t do hits
I try and try
It ends up feeling kind of wrong

Insomma, la minestra è sempre quella. Se nel 2005 ad assaggiare questa minestra si poteva pensare alla novità, oggi si tratta di una minestra nota ma molto buona; minestra che personalmente mi piace mangiare spesso e che non mi annoia. Una cara e vecchia minestra alla quale sono abituato e che non mi delude. Magari se non l’avete mai provata, potrebbe anche piacervi. L’importante è che ricordiate che non si tratta di niente di trascendentale. I genuini sapori di una volta.

Keith Elam (17/7/66 – 19/04/10)

È morto Guru.

Un signore dell’Hip Hop se ne è andato.

I butei i’è cresui

Si parte con un piede fantasticamente giusto con A Great Day e viene subito da pensare che The Fall of 1960 sia in grado di regalare davvero grandi giorni. Spero vivamente che con questo nuovo album ai Canadians venga tolta l’etichetta di band spensierata che fa musica teen. No, non era vero con A Sky With No Stars, il loro primo album, e a maggior ragione non è vero con questo nuovo album.

Dopo il primo ascolto il sapore che ti resta è quello di aver ascoltato un prodotto fatto da gente che ci sa fare. I Canadians sono cresciuti artisticamente, oltre che anagraficamente. Dopo il secondo ascolto inizi a capire che The Fall of 1960 rappresenta lo stato dell’arte dell’indie rock, o pop-rock. Molto meno puttani dell’album precedente, ti conquistano con garbo e non se ne vanno più. Dal terzo ascolto in poi godi e basta. Tra le dieci canzoni più ghost track non ce n’è una che sia fuori posto. Tutte sono meravigliosamente giuste così come sono e l’album scorre così bene dalla 1 alla 10 che i tre quarti d’ora volano; letteralmente. The Fall of 1960 mi ha sinceramente stupito perché è davvero notevole come siano riusciti a creare quest’atmosfera completa nell’album. Non ci sono doppioni, non ci sono riempitivi, ci sono “solo” dieci capitoli a sé che insieme compongono un capolavoro pieno. Il suono poi, vogliamo parlare del suono? Io non me ne intendo di questioni tecniche ma si sente chiaramente che il primo album aveva un suono che io chiamo distillato, mentre questo nuovo album ha un suono pastoso, bello carico. Magari ho detto una serie di cazzate eh, ma io preferisco il suono di questo album.

Insomma, per concludere, come forse saprete sono in palese conflitto di interessi ma davanti a un prodotto come questo crolla ipso facto qualsiasi dubbio o sospetto di recensione buonista. The Fall of 1960 è oggettivamente un disco con i controcazzi. Inaccettabile pensare il contrario.

Me lo ricordo quell’autunno; è stato molto piovoso

Il prossimo disco dei Canadians, The Fall Of 1960, uscirà il 9 aprile nei negozi. Se volete però lo potete acquistare già adesso per 9 euri qui scegliendo fra una miriade di formati a disposizione (mp3, flac, etc etc). Io lo sto scaricando proprio adesso. Se siete scettici (ma perché esserlo?), potete ascoltare in streaming tutto il disco grazie al flashino qua sotto.

No, questa non è una recensione; per quella mi ci vorrà tempo perché mica dico bello a scatola chiusa io :) Questo post è solo per comunicarvi che il nuovo disco dei Canadians è tra noi. Non mi sembra una notizia da poco.

Ora scusate ma inizio ad ascoltarlo e, acciderbolina, ammetto di essere un po’ emozionato.

Canto corale

C’è qualcosa di più loser, perfettamente anti-hype e fuori dal tempo di un gruppo di canto corale che fa cover di famosi canzoni pop? No, non penso. C’è qualcosa di più meravigliosamente strambo di un telefilm teen che racconta la storia di un glee club (club di canto corale) formato da perfetti outsider di un liceo americano? No, non penso.

Glee è un telefilm che soddisfa perfettamente una delle mie molteplici personalità, ossia quella dell’adolescente gay tanto sensibile. Il glee club della William McKinley High School di Lima (OH) chiamato New Directions è uno spaccato di perdenti che attraverso il canto diventano pian piano coscienti che, in fondo, essere sfigati può anche essere cool. Abbiamo il tipo in carrozzella, quella che balbetta, la grassona, la sfigata dentro etc etc. L’interazione di questi personaggi tra loro, con il mondo esterno e con i professori rende questo telefilm, a mio parere, un prodotto fantastico. Tutto è giocato sul riscatto di questo gruppo di loser cronici e su quanto sia difficile essere quello che si è. Un bel messaggione positivo insomma.

Superata la prima diffidenza da maschio eterosessuale, se avete un animo pop non potete non diventare un gleek perché, c’è poco da fare, questo telefilm è fatto da dio. Al sottofondo che resta sempre di commedia, si aggiungono anche storie più drama e il bilanciamento in una puntata tipo tra la storia autoconclusiva e le storie che proseguono per l’intera serie rende gustosa ogni puntata e allo stesso tempo fa venire voglia di vedere cosa succederà. Sì, è un telefilm nel quale un gruppo di ragazzi canta più volte durante una puntata e, sì, ci sono anche delle coreografie. Personalmente non riesco a guardare un flm musical dall’inizio alla fine ma in questo caso, sarà la brevità delle canzoni o il loro essere famose, la cosa non mi pesa. Ah, mi stavo dimenticando di scrivere una cosa importante: i ragazzi a cantare sono fenomenali e riascoltare certe perle pop non fa mai male. Dai, lo so che avete voglia anche voi.