L’opinione che ho in generale sulla scuola italiana è condizionata dalla mia esperienza personale e si può sintetizzare nella locuzione napalm, napalm e ancora napalm. Nella mia mediocre carriera scolastica non ho mai incontrato un insegnante degno di appartenere al genere umano e ho successivamente impiegato anni e anni per disintossicarmi dalle pestilenziali idee totalitarie, collettivistiche, antiscientifiche e statolatriche alle quali sono stato esposto per anni e anni. La scuola statale italiana è una sciagura, una palestra di conformismo, un luogo deputato a creare manichini senza cervello che ripetono come tanti bei pappagalli insulse frasette fatte. Non mi vedrete mai manifestare il minimo sostegno a quella che tanti magnificano come “la scuola pubblica” (da dire con un tono reverenziale) perché il decantato pluralismo nella scuola statale (il nome giusto da dare alla scuola pubblica) è tra socialisti di destra e socialisti di sinistra, tra insegnanti nostalgici del manganello e insegnanti barbuti che ti spiegano che loro nel ’68 sì che erano ganzi. All’interno dello stato italiano il monopolio di fatto tra scuola statale e scuola clericale è il sicuro viatico per la creazione, o meglio, la manipolazione di generazioni di futuri perdenti.
L’ultimo esempio di quanto la scuola statale italiana sia intrinsicamente fascista arriva da Verona nella quale un insegnante di ginnastica non trova niente di strano nell’esporre al ludibrio dei suoi compagni una ragazzina tredicenne in sovrappeso facendola pesare di fronte alla classe. D’altronde è risaputo che i ragazzini a quell’età sono dei gentlemen e che questo è un metodo che di sicuro accrescerà l’autostima e la sicurezza di sé all’interessata. L’unica cosa da fare a un “insegnante” del genere sarebbe, oltre a considerarlo una patetica figura, licenziarlo subito. Sono sicuro che questo provvedimento verrà preso al più presto, certo. Il fatto che una persona abilitata all’insegnamento non si renda conto che a tredici anni queste cose sono un vero e proprio dramma è lo specchio perfetto della scuola italiana: un ambiente malsano.
La mia ricetta per la scuola italiana? Lo ripeto: napalm, napalm e ancora napalm.


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