Category: quisquilia

Paura eh?

Bala i ratt

Bala i ratt è un’iniziativa dell’UDC del Canton Ticino (che non centra niente con l’UDC italiana) che vuole far puntare l’attenzione su tre tematiche problematiche (secondo gli estensori) per il beneamato Cantone:

  1. Il grande numero dei frontalieri italiani, cioè lavoratori che quotidianamente dall’Italia vanno in Svizzera a lavorare.
  2. La criminalità dovuta agli stranieri.
  3. La fiscalità opprimente (cioè fino al 25%) e Tremonti che con la sua guerra fiscale ai cittadini italiani che vogliono portare i soldi in Svizzera ha messo in difficoltà il Cantone.

L’iconografia scelta è senza dubbio meschina, di cattivo gusto e richiama alla memoria periodi non propriamente belli per la storia europea. Se fossi nei panni dell’agenzia di comunicazione alla quale è stato commissionata la campagna mi porrei qualche domanda, tipo: “aprire una gelateria? perché no!”. Il primo problema, cioè il frontaliero italiano, è rappresentato da un topo con il casco da lavoro che mangia il formaggio svizzero. Il secondo da un topo vestito con la bandiera della UE che ruba il formaggio. Il terzo con un topo con uno scudo (allusione allo scudo fiscale di Tremonti).

Per quanto riguarda invece il nocciolo della campagna, cioè le tematiche sollevate, le cose sono più interessanti. Per me che sono un turboliberista sfrenato e immorale, il come viene posta la questione dei frontalieri è inascoltabile. Il sale del benessere è la concorrenza: più è ampia e più è benefica. Chiudere le porte a lavoratori o beni di altri paesi (politica condivisa sia a destra che a sinistra) sul medio e lungo periodo significa solo una cosa: più povertà per tutti. Più libertà di scambio, di lavoro e di spostamento abbiamo, più ricchezza per tutti si produce. Entra in ballo il vantaggio comparato ed è un concetto controintuitivo e vero; checché i politici di tutto il mondo non l’abbiano ancora imparato. Evviva l’idraulico polacco, il camionista rumeno, il frontaliero italiano, i prodotti agricoli africani e fanculo al chilometro zero sia umano che di merci.

Riguardo la criminalità dovuta agli stranieri, non ho i dati per il Canton Ticino e non so se la situazione sia così insostenibile come viene dipinta, ma mi sembra un concetto di buon senso che ogni territorio abbia fisiologicamente un numero massimo di stranieri residenti. Ogni territorio può assorbire un numero X di stranieri che gli consente di non alterare l’equilibrio sociale, di non generare situazioni spiacevoli e di consentire agli stranieri un migliore inserimento nella nuova realtà. Non so se in Ticino quel numero sia stato superato.

Infine, per quanto riguarda la fiscalità, mi fa piacere che anche in Ticino si lotti per abbassare le tasse dato che quando la pressione fiscale supera lo 0% è sempre oppressiva. Poi, certo, un 25% è meno oppressivo della totale rapina alla quale siamo sottoposti noi. Quindi, relativamente, mi piacerebbe essere oppresso dal Ticino piuttosto che dallo stato italiano. Un applauso anche per la campagna anti-Tremonti, cioè il più alto rappresentante della politica italiana incentrata sulla violazione della proprietà privata dei cittadini.

Quindi, in definitiva, questa campagna ticinese mi trova d’accordo sul terzo punto, neutro sul secondo e contrario al primo. I ticinesi, dopo tutto, sono pur sempre esseri umani e anche loro fanno le loro cazzatelle. Ma restano sempre dei gran simpaticoni.

Soddisfare i requisiti minimi (2)

Da mezze frasi e criptiche allusioni lette qua e là nella rete mi sembra di intuire che Oscar Giannino sia coinvolto in un progetto di costituire un qualcosa, un partito di duri e puri del meno-stato-più-mercato. Un qualcosa, un partito di gente delusa dai socialisti di destra e di sinistra, ossia il 99% dei politici presenti nel parlamento romano.

Stimo molto Giannino anche se non condivido tutte le sue posizioni. Questa entità potrebbe forse soddisfare i miei sei requisiti minimi per votarla del post precedente anche se in realtà nutro dei forti dubbi che sia d’accordo con il sesto:

In caso di referendum popolare che sancisca la volontà di una popolazione di un territorio di diventare indipendente dallo stato italiano, deve prenderne semplicemente atto senza mettersi di traverso blaterando di indivisibilità dello stato italiano; principio che cozza con il principio internazionale di autodeterminazione.

Anche perché mi sembra che Giannino personalmente tenga molto all’integrità dell’attuale stato italiano. Starò a vedere e aspetterò che le carte vengano scoperte ma senza il requisito di cui sopra non potrò votare per questo fantomatico partito alle fantomatiche nuove elezioni per il parlamento romano. D’altronde, per esempio, potrei avere tutta la simpatia umana possibile per i liberali della Nuova Zelanda e dare loro il mio supporto morale; ma mi frega relativamente di aiutare i liberali della Nuova Zelanda nella loro guerra politica per avere meno stato neozelandese.

Che i se rangia da lori, no?

Intanto, a proposito, vi annuncio una grande gioia: domenica scorsa in un giorno di sole e in una sala gremita di persone felici è nato Veneto Stato, ossia il partito indipendentista veneto unitario. Un partito strutturato e ben presente nel territorio. Lo sforzo iniziale di due gruppi ha iniziato a fare da catalizzatore e ora dopo ora aumentano le adesioni di chi ora vede finalmente un qualcosa con un bel potenziale. Come si suol dire, ora non si scherza più; decisamente.

Soddisfare i requisiti minimi

Di rimbalzo leggendo in rete sono venuto a conoscenza che forse tra un po’ si voterà per il rinnovo del parlamento italiano. Non ho capito bene il perché dato che non riesco a districarmi tra i bizantinismi della politica mediorientale e non ne ho nemmeno voglia; limite mio. Sinceramente del futuro dello stato italiano non mi interessa niente né mi interessa la politica italiana. Non sono interessato a mettere becco in faccende che non mi riguardano e che mi disgustano, anche se queste faccende mi toccano essendo io un ospite forzato dello stato italiano. Come se non bastasse l’offerta politica italiana è imbarazzante sotto tutti i punti di vista e solo un masochista potrebbe votare con il sorriso sulle labbra quella masnada di orripilanti parassiti incompetenti e boriosi. Quindi di default non andrò a votare per il rinnovo del parlamento italiano; sono una persona seria io.

Tuttavia, dato che come regola generale di vita bisognerebbe sempre essere propositivi e ben disposti verso il compromesso accettabile, voglio lasciare uno spiraglio aperto e per questo indicherò qui sotto i requisiti minimi che un partito italiano che si presenti alle elezioni che forse verranno deve possedere per avere il mio voto. In caso non ci sia nessun partito soddisfacente, grazie e arrivederci e nemici come prima.

  1. Non deve essere ostile a priori all’estensione del contratto matrimoniale (o a un surrogato) per le persone dello stesso sesso.
  2. Deve rispettare la proprietà dell’individuo sul suo stesso corpo contrastando e non proponendo leggi che limitano la libertà dell’individuo di disporne come meglio crede.
  3. Deve volere un massiccio arretramento dello Stato e della politica da tutti gli ambiti (istruzione, sanità, industria, etc etc) e lasciar fare alla libera e volontaria interazione tra le persone.
  4. Deve volere una massiccia diminuzione del carico fiscale per gli individui e le aziende.
  5. Deve volere la libertà di mercato, dalla burocrazia e dal protezionismo.
  6. In caso di referendum popolare che sancisca la volontà di una popolazione di un territorio di diventare indipendente dallo stato italiano, deve prenderne semplicemente atto senza mettersi di traverso blaterando di indivisibilità dello stato italiano; principio che cozza con il principio internazionale di autodeterminazione.

Acido naftenico + acido palmitico

L’opinione che ho in generale sulla scuola italiana è condizionata dalla mia esperienza personale e si può sintetizzare nella locuzione napalm, napalm e ancora napalm. Nella mia mediocre carriera scolastica non ho mai incontrato un insegnante degno di appartenere al genere umano e ho successivamente impiegato anni e anni per disintossicarmi dalle  pestilenziali idee totalitarie, collettivistiche, antiscientifiche e statolatriche alle quali sono stato esposto per anni e anni. La scuola statale italiana è una sciagura, una palestra di conformismo, un luogo deputato a creare manichini senza cervello che ripetono come tanti bei pappagalli insulse frasette fatte. Non mi vedrete mai manifestare il minimo sostegno a quella che tanti magnificano come “la scuola pubblica” (da dire con un tono reverenziale) perché il decantato pluralismo nella scuola statale (il nome giusto da dare alla scuola pubblica) è tra socialisti di destra e socialisti di sinistra, tra insegnanti nostalgici del manganello e insegnanti barbuti che ti spiegano che loro nel ’68 sì che erano ganzi. All’interno dello stato italiano il monopolio di fatto tra scuola statale e scuola clericale è il sicuro viatico per la creazione, o meglio, la manipolazione di generazioni di futuri perdenti.

L’ultimo esempio di quanto la scuola statale italiana sia intrinsicamente fascista arriva da Verona nella quale un insegnante di ginnastica non trova niente di strano nell’esporre al ludibrio dei suoi compagni una ragazzina tredicenne in sovrappeso facendola pesare di fronte alla classe. D’altronde è risaputo che i ragazzini a quell’età sono dei gentlemen e che questo è un metodo che di sicuro accrescerà l’autostima e la sicurezza di sé all’interessata. L’unica cosa da fare a un “insegnante” del genere sarebbe, oltre a considerarlo una patetica figura, licenziarlo subito. Sono sicuro che questo provvedimento verrà preso al più presto, certo. Il fatto che una persona abilitata all’insegnamento non si renda conto che a tredici anni queste cose sono un vero e proprio dramma è lo specchio perfetto della scuola italiana: un ambiente malsano.

La mia ricetta per la scuola italiana? Lo ripeto: napalm, napalm e ancora napalm.

Massimo rispetto per l’intrattenitore

Quando muore un politico o un tiranno (che è un politico nella sua massima e più compiuta espressione) è giusto dire da subito le cose come stanno. Per esempio quando è morto Pinochet, ho scritto “Ciao merda!” perché il tiranno non merita il rispetto che si deve alle persone appena scomparse. Questo perché chi viola la libertà altrui, chi calpesta il principio di non-aggressione, chi ha le mani grondanti sangue non è una semplice persona che muore, bensì un criminale che non merita la mia benevolenza non essendo stato lui benevolente. Nella penisola italiana invece assisto da tempo a un fenomeno molto curioso, ossia riempire il web di banali malignità gratuite nei confronti di personaggi pubblici appena deceduti. Non si tratta di politici, di gente che aveva il potere coercitivo di entrare nella vita e nelle tasche delle persone, no, si spala merda su persone più o meno famose in quanto appartenenti alla vasta schiera degli intrattenitori.

Io trovo questo costume di una pochezza inaudita e di una piccineria cosmica. Come è successo con Bongiorno e con Vianello, leggo qua e là commenti imbecilli su Taricone. Commenti ancora più scandalosi perché in quest’ultimo caso si parla di un uomo di appena 35 anni che lascia una figlia di 6 (sei) anni. Purtroppo però non mi meraviglio perché ritengo questi commenti i “degni” figli della nostra società ancora purtroppo intrisa del pensiero unico triste. Una moltitudine di moralisti, di ayatollah d’Occidente, di maoisti nostrani che si ergono a censori invocanti una società triste nella quale non c’è posto per “le cose stupide”. Quelli che giudicano la vita di una persona da un solo aspetto mi fanno una paura terribile perché sono loro i veri superficiali che azzerano la meravigliosa complessità dell’essere umano. Wannabe ingegneri sociali che dall’alto delle loro convinzioni intrise di coercizione fanno i maestrini, quelli che se si facesse come dicono loro allora sì che. Esseri tristi che vogliono imporre la loro tristezza.

Io guardo i telefilm americani con le risate di sottofondo, mi piacciono i programmi di MTV tipo Pimp My Ride, non guardo X Factor o L’isola dei famosi ma seguo più o meno distrattamente (dipende dalle annate) Il Grande Fratello. Sapete perché? Perché ho bisogno di svagarmi. Ho pensieri dalla mattina alla sera, la vita è un casino da quando mi alzo a quando vado a letto e ho bisogno di programmi leggeri per farmi quattro risate, per rilassarmi. Non ho bisogno di voi persone intelligenti che puntualizzate cosa è intelligente e degno di essere seguito e cosa no; anche perché a sentire voi persone intelligenti la statalizzazione dei mezzi di produzione è una cosa intelligente. Non preoccupatevi: l’intrattenimento non uccide il mio senso critico e forse siete voi che avete bisogno di intrattenimento leggero per avere un po’ più di senso critico. Forse se voi non avete bisogno di distrazioni, vuol dire che la vostra vita è semplice e beata e potete ruminare tutto il giorno leggendo Sartre: beati voi! Massimo rispetto per gli intrattenitori perché sono una parte fondamentale della nostra vita senza la quale la nostra società sarebbe molto simile ai regimi liberticidi che le persone “intelligenti” tanto ammirano.

Viva l’intrattenitore e vaffanculo all’ayatollah d’Occidente.

A volte quello che serve è semplicemente una pallottola

Il mio essere a favore del libero possesso e del libero girare per strada con un’arma deriva anche dal fatto che episodi come questo potrebbero terminare in maniera differente, ossia con una bella pallottola nel corpo del violento aggressore. Voi direte: se l’aggredito potesse girare con un’arma, lo stesso potrebbe fare l’aggressore. Sì, ma in quel caso almeno se la vedrebbero alla pari.

Non esiste nessuna giungla nel libero possesso di un’arma. In Svizzera, Canada, etc etc il possesso di armi da fuoco è una consuetudine e quei paesi non sono certo delle giungle. Il diritto all’autodifesa all’interno dello stato italiano è negato; e questo a me non va bene.

Ganbare Nihon. Hopp Schwiiz

Purtroppo non sono un appassionato di calcio. Mi manca quel senso di felicità (e di infelicità) che si prova a seguire la propria squadra, a sapere i dettagli tecnici delle squadre, a fare l’allenatore da bar. Certo, quando si sconfina nella patologia da tifo, nella guerra tra bande, nella volgarità allora provo un senso di ripugnanza fortissimo. Però mi spiace non godere del divertimento che si prova nell’essere tifoso di una squadra; sarà colpa del mio sfrenato individualismo che mi spinge ad essere pienamente felice solo dei risultati che ottengo io.

Qui per leggere il resto e commentare.

Contro l’omofobia

Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Non sono un grandissimo estimatore delle varie giornate in ricordo di qualcosa o qualcuno o per o contro qualcosa o qualcuno perché mi danno l’impressione di voler confinare il dibattito in poche ore, di banalizzare argomenti che invece meriterebbero molta più attenzione, di essere una facile catarsi. Però è anche vero che queste giornate possono avere il merito di porre l’attenzione del pubblico su argomenti che magari tendiamo a dimenticare. Quindi, oggi nel mondo, o meglio, in alcune parti del mondo ci si focalizza sull’omofobia e la transfobia. Io voglio dare il mio contributo portando il mio caso.

Come ogni maschio eterosessuale che si rispetti, sono cresciuto interiorizzando omofobia a destra e a manca. Culatón, frocio, fenocio, reción, etc etc erano tutti insulti gravi. Dubitare della virilità (ossia dell’amore per la bagigia) altrui era cosa molto seria e quando sussurrando si additava una persona come possibile gay, la si iniziava a guardare in modo diverso; con sospetto. Quasi come se quel possibile gay non aspettasse altro se non di violare il nostro ano alla nostra minima distrazione. Sembrerebbe proprio che per il maschio eterosessuale il suo ano sia un luogo inviolabile nel quale risiede la sua stessa dignità. Dignità che può metaforicamente essere violata nei confronti di un altro (“ti ho inculato“) o anche letteralmente se si tratta di una persona di genere femminile; in quel caso la dignità non conta. In famiglia il sentimento nei confronti delle persone gay non era di odio o paura ma di compatimento, ossia “poverino quello che è gay perché chissà che dura vita, meglio se fosse normale, no?”. Si tratta di un sentimento più subdolo perché mette il problema nelle mani del gay: non siamo noi che siamo omofobi, sei tu che sei gay. Dopo anni di discorsi ai genitori, ora l’hanno finalmente capita.

Crescendo, per fortuna, mi sono reso conto che le persone gay in fin dei conti non sono questo pericolo mortale per la società. Ossia che non attentano violentemente e continuamente al mio ano e che non tramano nell’ombra per portare la società all’apocalisse. Questo è il punto: le persone gay non sono pericolose in quanto categoria. L’omofobia è una paura irrazionale contro le persone gay perché non c’è nessun disegno dietro, nessuna conquista a mano armata delle istituzioni. La conseguenza, per esempio, dell’estensione alle persone gay dell’istituto del matrimonio non è la fine della società ma…la sacrosanta estensione alle persone gay dell’istituto del matrimonio. Una società libera è una societa nella quale ogni individuo è libero di vivere come più gli aggrada, anche odiando gli altri, o amandoli, o disinteressandosene; l’importante è seguire il principio di non aggressione. L’omofobia oggi è un problema anche perché persone che detengono i mezzi politici agiscono omofobicamente aggredendo la libertà delle persone gay. Non si può invece cancellare con una legge l’omofobia. Per quello bisogna educare attraverso l’esempio o gli argomenti.

Verticismi

Per mantenere inalterato il mio rapporto di odio-amore verso Pannella, ossia affinché l’odio e il rigetto non avessero strada libera per inondare tutto, tempo fa ho deciso di non seguire più le notizie riguardanti i Radicali e di non interessarmi più alle faccende dei Radicali. Questa decisione, che, ammetto, definire ipocrita è poco, è stata presa per mantere un po’ di amore verso Pannella in quanto gli sono debitore. Pannella è stato il mio traghettatore. Mi ha condotto, per così dire, dal mio iniziale anarchismo malatestiano all’anarchismo libertarian. In uno Stato che di liberale non ha nulla, è stata la luce liberale che mi ha illuminato. Non ci è voluto molto poi per capire che nemmeno i Radicali hanno molto di liberale, ma come scuola politica che in modo molto soft e con diecimila contraddizioni mi hanno detto che esiste quella roba là, ecco, sono stati fondamentali. Quindi, devo moltissimo a Pannella e ai Radicali.

Nonostante il mio intento di disinteressamento alle radicalete, ci sono delle eccezioni. Una di queste è sicuramente leggere i post che Malvino scrive a riguardo. Ho letto con molto interesse quello che Malvino ha scritto riguardo l’ultimo comitato nazionale dei Radicali e devo dire che lo sconforto è massimo. Soprattutto dall’ultimo suo post ho tratto la conclusione che tutto è perduto per i Radicali. La lunga trasformazione in congregazione cristiana eretica con a capo La Figura Carismatica è completata e fossi in loro, allo stato attuale delle cose, chiederei al Vaticano un riconoscimento come ordine monastico; magari solo in forma laicale, almeno potrebbero attingere fondi anche lì.

È accaduto che, nel cercare le cause di un così duro responso delle urne, cinque o sei radicali sui sessantaquattro che hanno preso la parola (forse sette) sono arrivati a mettere in discussione, o comunque ad andare assai vicino a mettere in discussione, non già la tattica in questa o in quella scelta giudicata infelice, ma la stessa strategia, addirittura la teoria della prassi radicale e, insomma, hanno sfiorato in più punti un nervo ormai scoperto: la natura stessa della cosa radicale, nel suo carattere settario e oltranzista, nella sua struttura (ormai dichiaratamente) di tipo monastico, nella cifra carismatica della sua guida, nell’impenetrabilità della situazione proprietaria e – paradossalmente – nel suo deficit di laicità, di democrazia, di trasparenza.

[...] Forse sono davvero tutte sciocchezze, ha ragione Pannella, perché questo Comitato nazionale di Radicali italiani ha sfornato una mozione generale approvata all’unanimità (con due astenuti), una mozione che te la raccomando, impermeabile ad ogni sciocchezza. Dal parlare al non votare contro, dal parlare al votare come se non si fosse parlato, dal parlare al non dimettersi, giusto per dar un po’ di forza a ciò che si è detto – da quello a questo – tutte le parole diventano sciocchezze.

I Radicali sono il partito più leninista presente sulla scena politica italiana e le loro contraddizioni sono ormai immense, non più sorvolabili. Per me, anche adesso, sono un esempio: un esempio in negativo da scongiurare. Certo, il PNV è persino più piccolo dei Radicali (anche se, a ben guardare, noi senza i loro mezzi ci stiamo muovendo meglio) ma mi fa ben sperare perché la nostra organizzazione a-centralista nella quale c’è libertà di pensiero e di dissenso è l’esatto opposto del verticismo radicale.

Se si è tranquillamente pubblicato un simile post sul blog del PNV vuol dire che qualcosa di bello è stato creato. Per voi che non siete addentro alle questioni può sembrare qualcosa di banale. In realtà la mia è una vera e propria dichiarazione di guerra a una certa mentalità che circola. Dare contro al rudere venetista è interpretato come una lesa maestà verso certi ambienti e scriverlo nel blog di un partito al quale molti di questo ambiente guardano non è cosa da poco. Ecco, noi non siamo leninisti.