Lunedì si parte.
Category: recensione minima
Away We Go (nella versione italiana inspiegabilmente con il titolo di American Life) è un film del 2009 del regista Sam Mendes (regista tra gli altri anche di American Beauty, Road to Perdition e Revolutionary Road).
È la storia di una coppia, Verona e Burt, in procinto di avere una figlia che, mossa dall’egoistica decisione dei genitori di lui di andare a vivere due anni ad Anversa, parte per visitare varie città per decidere dove stabilirsi e crescere al meglio il bocia in arrivo. Per prima vanno a Phoenix a trovare l’ex capa di lei. Poi vanno a Tucson a trovare la sorella di lei. Poi a Madison dove Burt ha un colloquio di lavoro e si ritrova con la sua “cugina” LN. Successivamente vanno a Montreal a trovare una coppia di amici dei tempi del college. Infine si recano a Miami dopo aver ricevuto una telefonata d’emergenza dal fratello di Burt. Dopo questo girare la soluzione del dove abitare arriva semplicemente dato che casa è dove il cuore è.
Away We Go è un film carino e romantico che a mio modo di vedere vuole lanciare un messaggio positivo in questi tempi di banale cinismo: amarsi, farsi una famiglia e prendersi responsabilità può anche essere una cosa bella e non necessariamente fonte di nevrosi certe. Sam Mendes in questo suo film dal profilo basso e con un’attitudine da film indipendente ci mostra una coppia che si interroga ma che alla fine arriva a qualcosa. Un bel film da tenere a mente quando toccherà anche a noi.

Alla fine (ma proprio alla fine, dopo tutti) è arrivato anche qui Inception. Ossia la storia di come Di Caprio e sua moglie nel loro spazio onirico condiviso costruiscano La Defénse…e siano contenti di abitarci!
(leggete la vecchia recensione di Fabri e andate a vederlo)

C’è qualcosa di più loser, perfettamente anti-hype e fuori dal tempo di un gruppo di canto corale che fa cover di famosi canzoni pop? No, non penso. C’è qualcosa di più meravigliosamente strambo di un telefilm teen che racconta la storia di un glee club (club di canto corale) formato da perfetti outsider di un liceo americano? No, non penso.
Glee è un telefilm che soddisfa perfettamente una delle mie molteplici personalità, ossia quella dell’adolescente gay tanto sensibile. Il glee club della William McKinley High School di Lima (OH) chiamato New Directions è uno spaccato di perdenti che attraverso il canto diventano pian piano coscienti che, in fondo, essere sfigati può anche essere cool. Abbiamo il tipo in carrozzella, quella che balbetta, la grassona, la sfigata dentro etc etc. L’interazione di questi personaggi tra loro, con il mondo esterno e con i professori rende questo telefilm, a mio parere, un prodotto fantastico. Tutto è giocato sul riscatto di questo gruppo di loser cronici e su quanto sia difficile essere quello che si è. Un bel messaggione positivo insomma.
Superata la prima diffidenza da maschio eterosessuale, se avete un animo pop non potete non diventare un gleek perché, c’è poco da fare, questo telefilm è fatto da dio. Al sottofondo che resta sempre di commedia, si aggiungono anche storie più drama e il bilanciamento in una puntata tipo tra la storia autoconclusiva e le storie che proseguono per l’intera serie rende gustosa ogni puntata e allo stesso tempo fa venire voglia di vedere cosa succederà. Sì, è un telefilm nel quale un gruppo di ragazzi canta più volte durante una puntata e, sì, ci sono anche delle coreografie. Personalmente non riesco a guardare un flm musical dall’inizio alla fine ma in questo caso, sarà la brevità delle canzoni o il loro essere famose, la cosa non mi pesa. Ah, mi stavo dimenticando di scrivere una cosa importante: i ragazzi a cantare sono fenomenali e riascoltare certe perle pop non fa mai male. Dai, lo so che avete voglia anche voi.
Whip It è uscito nell’ottobre del 2009 ed è quella che in questi casi viene chiamata “la prima prova da regista”, in questo caso di Drew Barrymore; che è una delle mie attrici preferite.
Il film è ambientato ad Austin, in Texas, e la protagonista è la piccola canadesina di Juno, Ellen Page, che trova la sua strada entrando in una squadra di roller derby. Il roller derby è uno di quei sport spudoratamente e meravigliosamente americani nei quali vige imperante la regola dello show. In pratica, ci sono due squadre da cinque pattinatrici ciascuna che girano in tondo su una pista: quattro blockers e una jammer. Il compito della jammer, che parte in un secondo momento rispetto alle blockers, è quello di superarle (sia le sue che quelle della squadra avversaria). Le regole sono più complicate ma chissenefrega, parliamo del film.
Ellen Page è una diciassettenne irrequieta e oppressa dalla madre che la spinge a frequentare concorsi di bellezza verso i quali Bliss (Ellen Page) non prova il minimo interesse. Bliss sogna insieme all’amica Pash di scappare dalla piccola cittadina vicino Austin nella quale abita per trovare un proprio posto nel mondo. Mentre è ad Austin per compere, legge un volantino di una gara di roller derby e decide di andare a vederla. Una volta là, viene convinta a provare questo sport e da qui in poi la sua vita cambierà, alè.
Insieme a quello che si potrebbe definire un club di meravigliose tardone, trova il suo posto nel mondo e lotta per restarvici. Drew Barrymore, Kristen Wiig, Zoë Bell, Eve e altre diventano la sua squadra che, da perdente seriale, inizia a scalare la classifica fino a sfidare in finale la temibile squadra capitanata da Juliette Lewis, che in questo film fa la parte della tardona rivale di Bliss.
Sì, detta così questo film sembra di una banalità infinita. Tuttavia nel suo complesso, nonostante la trama non particolarmente originale, il film funziona. Sarà merito del cast femminile stellare, ma devo dire che questa prima prova da regista di Drew Barrymore ha passato l’esame. La fotografia è molto bella, la colonna sonora (Ramones, Cut Chemist, The Go! Team, Peaches, etc etc) è ottima e la regia mantiene sempre un livello invidiabile.
Brava Drew!
Che cazzo di film meraviglioso! Yoshi’s choice!

Un consiglio spassionato.
Oggi esce nei cinema Il mio vicino Totoro. Sì, c’è quel pelino di ritardo rispetto all’uscita in sala in altri Stati, vabbè, probabilmente hanno fatto arrivare il nastro dal Giappone in una mini-carrozza trainata da lumache zoppe, forse è per questo che ci ha messo 20 anni ad arrivare.
Andate a vederlo. Anche se l’avete già visto e anche se avete paura del doppiaggio. Andatelo a vederlo perché guardare un film al cinema è sempre più emozionante. Se poi non l’avete mai visto, non avete proprio scuse: dovete andare per forza.
Stasera abbiamo guardato uno di quei film che restano, che ti segnano.
Non so se sia mai giunto qui da noi, ma vi assicuro che Beerfest va visto anche se non afferrerete la totalità dei dialoghi in inglese. Beerfest ha tutto quello che un film del genere necessita per essere un prodotto di qualità: grasse risate, situazioni paradossali, una bella storia, personaggi divertenti, tette.
Beerfest è la storia di due fratelli che mettano insieme un gruppo per vincere una supersegretissima gara che si svolge in concomitanza con l’Oktober Fest, tutto questo per riscattare l’onore della famiglia. Un duro allenamento a base di birra lungo un anno li porterà infine alla sfida finale a Monaco. Un film che parla di amicizia, di abnegazione, di rispetto verso i nonni.
Un grande film che è uscito nel 2006 e che noi abbiamo scoperto per caso.



